La comunità romena in Italia

La comunità romena si incontra e si racconta attraverso storie quotidiane, punti di vista, fatti di cronaca, appuntamenti e novità, per non dimenticare le radici e per vivere meglio la distanza da casa.
Informazioni utili per i romeni che vivono in Italia, per conoscere le opportunità che la realtà circostante offre e divenire cittadini attivi.

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giovedì 18 dicembre 2014

Echipa Institutului Român de Cultură și Cercetare Umanistică de la Veneția vă urează Sărbători Fericite! / L'équipe dell'Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia Vi augura Buone Feste!...


Echipa Institutului Român de Cultură și Cercetare Umanistică de la Veneția vă urează Sărbători Fericite!

 L'équipe dell'Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia Vi augura Buone Feste!...

Mercantino di natale,presente anche l'associazione romena

Tra i vari stand organizzati per le festivita
 Un'esperienza commerciale importante per diffondere prodotti tipici artigianali e culinari

 (Velletri-Attualità)-Non solo tradizioni e specifità dei Castelli Romani ,ma anche integrazione e apertura verso culture diverse e sempre più presenti nel nostro tessuto sociale.Con questi obiettivi quest'anno è presente per la prima volta .tra le bancarelle natalizie del centro di Velletri ,anche uno stand dell'Associazione romena.

Fondata nel 2012 su iniziativa dell'allora Consigliere delegato all'immigrazione Fabio Taddei e di alcuni amici della comunità romena,l'organizzazione conta oggi alcune centinaia di iscritti e si propone di favorire l'integrazione di tutti i cittadini romeni residenti in città.Presente,al banco del mercatino di Natale ,anche Florentina Florea ,Segretaria dell'Associazione .
Per i clienti ,una particolare occasione per prendere contatto con prodotti caratteristici ,artigianali e culinari ,provenienti dal Paese dell'Est Europeo. (Lorenzo Mattia Nespoli)

 Fonte:Castelli News

Giornata internazionale del migrante

Oggi, 18 dicembre si celebra la Giornata Internazionale del Migrante, istituita dalle Nazioni Unite nel 2000, a 10 anni dall’adozione della Convenzione per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, avvenuta per l’appunto il 18 dicembre 1990

 Fu una tragedia dell’immigrazione, verificatasi nel 1972, a spingere la comunità internazionale ad avviare un confronto che avrebbe portato all’adozione di questo strumento giuridico, per tutelare quanti hanno lasciato il loro Paese d’origine per costruirsi altrove un futuro migliore. Un camion che ufficialmente doveva trasportare macchine da cucire ebbe un incidente all’interno del tunnel del Monte Bianco, morirono ventotto lavoratori originari del Mali che, nascosti nel rimorchio, cercavano di raggiungere la Francia.

 Le migrazioni, genti o interi popoli che lasciano la loro terra in cerca di maggiori opportunità altrove, hanno sempre fatto parte della storia dell’umanità. Nella preistoria, nel medioevo, nell’età moderna, i flussi migratori sono una costante del genere umano, in ogni parte del mondo.

 Oggi, complice da una parte il progresso di alcune aree del pianeta e dall’altra l’intensificarsi di nuove guerre, disastri naturali e violazioni dei diritti umani nei sud del mondo, il fenomeno migratorio interessa maggiormente la direttrice sud-nord. Le società del nuovo millennio sono sempre più multietniche e globalizzate. Nella sola Europa vivono 65 milioni di immigrati, l’8,8% della popolazione.

 Chi osteggia questo fenomeno punta sulla diffusione di un sentimento di paura e disprezzo nei confronti dell’immigrato e le politiche interne ai paesi europei riflettono spesso tale sentimento. I decreti di espulsione verso i Rom in Francia, il respingimento degli immigrati provenienti dal Nord Africa in Spagna e la segnalazione dei clandestini bisognosi di cure mediche in Italia, vanno senz’altro in questa direzione.

 La Giornata Internazionale dei Migranti, istituita dalle Nazioni Unite, mira, al contrario, a richiamare i singoli governi al rispetto dei diritti fondamentali degli immigrati, così come al riconoscimento del reale contributo di questi ultimi allo sviluppo economico dei paesi destinatari.

 In occasione della Giornata Internazionale del Migrante, è interessante navigare nel sito www.parlezvousglobal.org, uno spazio sociale e didattico in 5 lingue dedicato alle scuole secondarie europee ed africane attivo grazie al progetto di educazione alla cittadinanza mondiale “Parlez-vous global?”

 I paesi direttamente coinvolti sono: l’Italia, la Francia, l’Austria, la Romania, il Benin, il Burkina Faso e il Senegal. Tutto questo nel quadro del progetto “Parlez-vous global?”, finanziato dall’Unione Europea e realizzato dalle Ong CISV, ACRA, APDD – Agenda 21, COOPI, COSPE, Stretta di Mano, Sudwind, UNMFREO.

 Il progetto iniziato nel 2013, si propone di formare 12.000 insegnanti e 3.500 futuri insegnanti (studenti universitari) sulle sfide globali del Millennio. I docenti, seguendo corsi gratuiti tenuti dalle Ong, approfondiscono il tema della xenofobia, dello sviluppo sostenibile e della multiculturalità; inoltre, apprenderanno gli strumenti per educare alla cittadinanza mondiale nella scuola, adoperando tecniche legate al citizen journalism; infine, acquisiranno degli strumenti per valutare l’apprendimento degli studenti, elaborati da esperti internazionali.

 Una parte degli insegnanti viene accompagnata e sostenuta dalle Ong anche nel lavoro nelle scuole: non solo per costruire il piano formativo e i moduli didattici, ma anche per realizzare i laboratori e per applicare il format di valutazione delle competenze. In particolare, alcuni gruppi di insegnanti avranno la possibilità di effettuare un viaggio studio in un altro paese partner del progetto: per esempio, docenti europei potranno effettuare scambi con docenti africani e viceversa. Gli studenti si incontreranno invece a livello nazionale.

 Fonte:Valle Sabia News

martedì 16 dicembre 2014

Scene di vita quotidiana rumena. Raccontate a Milano da Serban Savu

Galleria Monica De Cardenas, Milano - fino al 28 febbraio 2015. Raccontare con freddezza fotografica la Romania postcomunista. Ispirandosi alla pittura di Tiziano. L’esordio italiano di Serban Savu.

 L’amore per l’arte italiana di Serban Savu (Sighisoara, 1978; vive a Cluj), colpito, durante un soggiorno a Venezia, dai dipinti di Tiziano, è oggi ricambiata con l’esposizione a lui dedicata dalla Galleria Monica De Cardenas, la prima in Italia. Il fascino dell’arte classica e rinascimentale non solo gli rivelò un modo di esprimersi, ma gli fece comprendere che quel linguaggio lo aveva sempre posseduto. Le tele prodotte sono veri e propri frammenti, come fotografati, della vita quotidiana della Romania postcomunista. Nel linguaggio realistico (fotografico, appunto) s’insinuano simbologie classiche inserite a volte con ironia, ma mai in modo dissacrante.

 Il punto di vista è distante, svela la freddezza di un osservatore che si attiene alla realtà. Il titolo, Sometimes my Eyes are the Eyes of a Stranger, suggerisce un processo produttivo quasi meccanico, da turista di piccoli attimi di bellezza, ma distaccato e non interpretativo. Ma il suggerimento, a sua volta, riflette il paradosso, perché quelle che sembrano fotografie di reportage, altro non sono che tele composte.
(Lodovico Lindemann)

 Milano // fino al 28 febbraio 2015
 Serban Savu – Sometimes my Eyes are the Eyes of a Stranger

 MONICA DE CARDENAS
 Via Viganò 4 02 29010068
info@monicadecardenas.com
 www.monicadecardenas.com

 Fonte: Artribune

lunedì 15 dicembre 2014

Luigi Ferdinando Marsigli şi Principatele Române în epoca lui Constantin Brâncoveanu conferinţă la Institutul Român de Cultură şi Cercetare Umanistică de la Veneţia / Luigi Ferdinando Marsigli e i Principati Romeni nell’età di Costantino Brâncoveanu conferenza presso l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia


Comunicat de presă

Institutul Român de Cultură şi Cercetare Umanistică de la Veneţia, cu ocazia comemorării a trei sute de ani de la moartea domnitorului Ţării Româneşti, Constantin Brâncoveanu (1688–1714), are plăcerea de a invita publicul italian, mai ales cel interesat de cultura, istoria şi patrimoniul cultural al Europei Central‒Răsăritene, să cunoască mai bine o personalitate care, la sfârşitul secolului al XVII-lea şi începutul secolului al XVIII-lea, s-a aflat în prim-planul evenimentelor politice, diplomatice şi militare ce au marcat istoria Sud‒Estului european. Institutul propune, astfel, o conferinţă care va prezenta figura principelui Constantin Brâncoveanu şi diplomaţia română a epocii prin prisma scrierilor eruditului nobil bolognez Luigi Ferdinando Marsigli, ofiţer al armatei habsburgice angajat, în răstimpul 1684‒1688, pe frontul ungar şi transilvănean împotriva trupelor Imperiului Otoman. Conferinţa susţinută de Prof. Andrea Gardi (Universitatea din Udine), se intitulează «Luigi Ferdinando Marsigli şi Principatele Române în epoca lui Constantin Brâncoveanu» şi se va desfăşura joi, 18 decembrie 2014, la orele 17,30, în sala „Marian Papahagi” a Institutului Român de Cultură şi Cercetare Umanistică de la Veneţia.

 Andrea Gardi, conferenţiar universitar doctor titular la Universitatea din Udine, specializat în istorie premodernă şi modernă, unul dintre cercetătorii italieni cu studii şi publicaţii solide privitoare la Istoria Europei Răsăritene din veacurile XVII‒XVIII, va prezenta comunicarea sus-menţionată, întemeiată pe informaţii noi care provin din fondul Marsigli conservat la Biblioteca Universitară din Bologna. Curiozitate naturală a lui Luigi Ferdinando Marsigli, abordarea sa tipică cercetătorului responsabil, dotat cu un habsburgice angajat, în răstimpul 1684‒1688, pe frontul ungar şi transilvănean împotriva trupelor Imperiului Otoman. Conferinţa susţinută de Prof. Andrea Gardi (Universitatea din Udine), se intitulează «Luigi Ferdinando Marsigli şi Principatele Române în epoca lui Constantin Brâncoveanu» şi se va desfăşura joi, 18 decembrie 2014, la orele 17,30, în sala „Marian Papahagi” a Institutului Român de Cultură şi Cercetare Umanistică de la Veneţia. Andrea Gardi, conferenţiar universitar doctor titular la Universitatea din Udine, specializat în istorie premodernă şi modernă, unul dintre cercetătorii italieni cu studii şi publicaţii solide privitoare la Istoria Europei Răsăritene din veacurile XVII‒XVIII, va prezenta comunicarea sus-menţionată, întemeiată pe informaţii noi care provin din fondul Marsigli conservat la Biblioteca Universitară din Bologna.

Curiozitate naturală a lui Luigi Ferdinando Marsigli, abordarea sa tipică cercetătorului responsabil, dotat cu un acut simţ critic, bazându-se pe izvoare şi pe cunoaşterea directă a evenimentelor descrise în scrierile sale, l-au determinat pe acesta să-l contacteze pe Constantin Cantacuzino, unchi al domnitorului Constantin Brâncoveanu, mare dregător şi consilier de încredere pentru afacerile de politică externă. Atât Marsigli, cât şi Cantacuzino nutreau un interes comun pentru trecut, ambii încercau să perceapă şi să înţeleagă evoluţia evenimentelor politice şi militare din cea de-a doua jumătate a secolului al XVII-lea pe temeiul învăţămintelor istoriei, începând cu Antichitatea clasică şi mergând până la faptele memorabile ale monarhilor şi condotierilor Renaşterii târzii.

Evenimentul este organizat de Institutul Român de Cultură şi Cercetare Umanistică de la Veneţia. Intrarea este liberă.

 Pentru informaţii suplimentare: INSTITUTUL ROMÂN DE CULTURĂ ŞI CERCETARE UMANISTICĂ
Palazzo Correr ‒ Cannaregio 2214 (Campo Santa Fosca)
30121 Veneţia (VE), ITALIA
Tel. +39.041.524.2309
www.icr.ro/veneţia/

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Comunicato stampa

 Luigi Ferdinando Marsigli e i Principati Romeni nell’età di Costantino Brâncoveanu conferenza presso l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia

 L’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, in occasione del tricentenario della morte del principe di Valacchia Costantino Brâncoveanu (1688–1714), è lieto di offrire al pubblico italiano, e soprattutto a chi è interessato alla cultura, alla storia e al patrimonio culturale dell’Europa Centro–Orientale, l’opportunità di conoscere meglio una delle personalità che, a cavallo tra Seicento e Settecento, si rese protagonista delle vicende politiche, diplomatiche e militari che segnarono la storia del Sud–Est europeo. L’Istituto propone, dunque, una conferenza che ci presenterà la figura del principe Costantino Brâncoveanu e la diplomazia romena dell’epoca attraverso gli occhi dell’erudito nobile bolognese Luigi Ferdinando Marsigli, ufficiale nell’esercito degli Asburgo impegnato, tra il 1684 e il 1688, sul fronte ungherese e transilvano contro le truppe dell’Impero Ottomano. La conferenza tenuta dal Prof. Andrea Gardi (Università degli Studi di Udine) è intitolata «Luigi Ferdinando Marsigli e i Principati Romeni nell’età di Costantino Brâncoveanu» si svolgerà giovedì 18 dicembre 2014, alle ore 17,30, nella Sala “Marian Papahagi” dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia.

  Il relatore, professore associato di Storia moderna presso l’Ateneo friulano, uno tra i maggiori esperti italiani di Storia dell’Europa Orientale in Età moderna, farà ampio uso, nella sua relazione, di cospicue e interessanti informazioni tratte dalle fonti manoscritte del fondo Marsigli, conservato presso la Biblioteca Universitaria di Bologna. La naturale curiosità di Luigi Ferdinando Marsigli, il suo approccio di studioso responsabile, dotato di un acuto senso critico, che fondava sulle fonti e sulla diretta conoscenza dei fatti gli eventi narrati nei suoi scritti, spinse il nostro bolognese a mettersi in contatto con il dotto Costantino Cantacuzeno, zio del principe Costantino Brâncoveanu, dignitario di corte e fidato consigliere per gli affari di politica estera.

Il Marsigli e il Cantacuzeno erano accomunati dal loro interesse per il passato, entrambi cercavano di leggere e capire l’evoluzione degli eventi politici e militari dell’ultimo Seicento facendo tesoro degli insegnamenti della storia, a partire dall’Antichità classica per giungere fino alle memorabili imprese dei monarchi e dei condottieri del tardo Rinascimento.

 L’evento è organizzato dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia;
 ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Per ulteriori dettagli:ISTITUTO ROMENO DI CULTURA E RICERCA UMANISTICA
Palazzo Correr ‒ Cannaregio 2214 (Campo Santa Fosca)
30121 Venezia (VE), ITALIA
Tel. +39.041.524.2309
www.icr.ro/venezia/

mercoledì 10 dicembre 2014

Diaspore in Italia: il Natale romeno

I regali del Vecchio Nicola, la tradizione del digiuno, i canti tradizionali. La comunità romena in Italia sente molto le festività legate al Natale. Una rassegna Canti, presepi itineranti, Mos Nicolae, colinde, sarmale, “Irod-ul “e “Viflaim-ul”. Le tradizioni del Natale romeno ogni anno risuonano da inizio dicembre fino al 6 gennaio. A renderle ogni anno vive non sono però solo i cittadini che non hanno lasciato la Romania ma anche coloro che per lavoro, studio o per stare con la loro famiglia vivono all'estero.

Un esempio di tradizioni difese e tramandate è quello della diaspora romena in Italia, la più grande nel nostro paese per numero di cittadini, oltre un milione e mezzo, che ogni anno rievocano le usanze tipiche romene portandole nelle piazze e nelle strade dei centri d'Italia. Dall'inizio di dicembre e in particolare dal 6 dicembre, giorno del “Vecchio Nicola” (Mos Nicolae) fino al Natale ortodosso i romeni d'Italia praticano le loro tradizioni, anche grazie all'aiuto delle associazioni in cui si riuniscono, dell'ambasciata romena in Italia e della chiesa ortodossa.

 Per molti, anche bambini - anche se ormai più italiani che romeni per vita vissuta – è Mos Nicolae a rappresentare il giorno dei doni. E' l'equivalente del nostro Babbo Natale che, assieme al Santa Claus anglosassone (termine che deriva dall'olandese Sinterkloos) è legato alla figura storica di San Nicola, vescovo di Myra (oggi Demre, città situata nell'odierna Turchia). Su quest'ultimo si narrano storie e leggende: una di queste, quella secondo cui schiaffeggiò l’eretico Ario durante il Concilio Ecumenico di Nicea nel 325, ne fa derivare la tradizione secondo cui la notte del 5 dicembre ai bambini romeni disobbedienti e pigri Mos Nicolae porterà un’asta come monito, mentre a quelli rispettosi e obbedienti i regali (di solito dolci o giocattoli). Una tradizione che in qualche modo sopravvisse anche al periodo comunista, quando nella Romania atea, Babbo Natale e San Nicola vennero ribattezzati “Babbo Gelo”. E quest'anno in diverse parti d'Italia si è voluto ricordare il Santo, in particolare a Bari, dove San Nicola è anche il patrono.

Nostalgia delle tradizioni

 “Una volta all’anno nei romeni che abitano in Italia cresce una nostalgia che nemmeno le meraviglie di questo Paese riescono a placare: sono le tradizioni collegate alle feste invernali romene – ha confermato l'ambasciatrice Dana Constantinescu, presente a molte delle celebrazioni e degli eventi di dicembre - l’emozione della prima nevicata, l’entusiasmo che riscalda corpo e spirito del poter passeggiare a bassissime temperature, i pupazzi di neve, i canti natalizi che risuonano da ogni parte, in strada, alla tv, le ricette ereditate dalle proprie nonne per le feste, le porzioni esagerate, le visite agli amici. Se per i romeni che abitano nelle regioni del nord Italia, il cui meteo si avvicina di più al clima romeno, le cose sono più facili, per quelli che abitano al centro e al sud, la nostalgia è un nemico temibile. Ecco spiegata la ragione per cui i romeni del Lazio ci tengono ad ogni costo a ricreare queste atmosfere con ogni mezzo, malgrado l’ambiente mediterraneo, così contrastante”.

“Chi non riesce a tornare in Romania in questa occasione ritrova questa magia all’interno delle associazioni di romeni, della chiesa ortodossa e delle scuole italiane che organizzano i corsi LCCR (Corsi lingua, cultura e civiltà romena, ndr), ambienti nei quali le tradizioni degli inverni romeni sono perpetuate da un anno all’altro, da una generazione all’altra – ha aggiunto l'ambasciatrice - e poi la gioia di ricevere un regalo o la minaccia di qualche simbolica punizione per i bambini rappresentano forti motivazioni per il rispetto delle regole e il 'Vecchio Nicola' o la Befana sono quelli che, nell’immaginario dei bimbi, premiano o meno i loro comportamenti. Certo, assieme all’aumentare della prosperità ed agli stimoli del consumismo, il 'Vecchio' diventa sempre più generoso”.

Gli eventi in Italia Parole che rispecchiano il sentore della comunità romena in Italia dove da inizio dicembre si sono susseguiti e si susseguiranno moltissimi eventi natalizi in tutta la Penisola, il concerto dei cantori Corul Symbol, della parrocchia di "Botezul Domnului " di Fonte Nuova che hanno intonato le colinde, oppure il Coro “Sfântul Dionisie Exiguul” della Chiesa ortodossa in Italia (qui in un concerto natalizio nel 2013). E ancora i concerti che si terranno a Roma il 14 e il 21 dicembre , rispettivamente alla chiesa di San Vitale e alla Basilica di Santa Cecilia in Trastevere.

 E nei centri dove la diaspora è più numerosa si svolgeranno anche i tipici presepi viventi itineranti come gli “Irod-ul “e “Viflaim-ul” (nomi carichi di significati per tutti i cristiani, che derivano da Erode e Betlemme) nei quali si narrano le vicende bibliche dell’uccisione dei bambini e della nascita di Gesù Cristo. E poi la veglia di Capodanno e la mattina dopo risuoneranno le “colinde” – i canti natalizi romeni. Cortei di maschere che si muovono al suono di campane e campanelli, di fruste e tamburi, con i cavalli addobbati a festa ed i buoi che portano sulle corna asciugamani ricamati a mano e ciambelle e trascinano aratri, simboli di fertilità e speranza.

Se per i bambini la tradizione viene rispettata con i regali del “Vecchio Nicola”, che si uniscono alle tradizioni del Natale italiano, raddoppiando di fatto i doni, per i grandi invece, il fattore di equilibrio, sia fisico che spirituale, è rappresentato dall’autoimposizione: il digiuno, uno dei cardini della religione ortodossa. Lo ha spiegato la stessa ambasciatrice che ha voluto poi aggiungere che una volta concluso il digiuno, anche la gastronomia rientra a pieno titolo tra le tradizioni più amate: “Le 'sarmale' nazionali, quei saporitissimi involtini di carne e riso in foglie di verza, le salsicce, i particolari insaccati, un vero brand del paese, una specie di 'Made in Romania'. Solo pochi anni fa questi prodotti si potevano trovare solo nei negozi con specialità romene. Ultimamente invece hanno fatto la loro apparizione anche sui ripiani dei supermercati italiani diventando alla portata anche dei consumatori italiani. Allo stesso tempo questo rappresenta un chiaro indicatore della forte presenza dei romeni in tutta la penisola”.

 E uno dei momenti ufficiali che si affiancherà alle tante giornate di festeggiamenti in piazza sarà la Giornata a porte aperte organizzata dall'Ambasciata di Romania a Roma il 18 dicembre “quando romeni ed italiani potranno venire a cantare o ascoltare i canti tradizionali e apprezzare la bellezza dei costumi nazionali romeni”.

 Fonte:Osservatorio Balcani e Caucaso

martedì 9 dicembre 2014

Perugia, mostra del pittore Constantin Udroiu e degli allievi della sua Fucina d’Arte Nikopeia Di Goffredo Palmerini

CAMMINANDO SU UN RAGGIO DI LUCE

Perugia, 12 dicembre 2014 – 8 Gennaio 2015 Sala del Dottorato, Museo Diocesano, Piazza IV Novembre 6

Un tributo al grande eclettico Artista recentemente scomparso l’attesa Mostra di Perugia. Nel 2013 il maestro Constantin Udroiu progettò una mostra di sue opere e dei lavori degli allievi della Scuola d’arte “Nikopeia” che egli aveva creato una ventina di anni fa. La scuola prende il nome da una grande icona dipinta dall’artista che rappresenta la “Madonna Nikopeia”. Nel dicembre 2013 la mostra fu aperta nella Sala delle esposizioni dell’Accademia di Romania in Roma, in attesa di riuscire a portarla a Perugia nei mesi successivi, come “Omaggio all’Umbria”. È quanto viene realizzato ora, dopo la scomparsa del maestro Udroiu, nel rispetto di quanto egli aveva ideato e desiderato portare a termine. L’esposizione “Camminando su un raggio di luce” è stata allestita nella Sala del Dottorato, adiacente al Museo capitolare della Cattedrale di San Lorenzo, in Piazza IV Novembre 6, e verrà inaugurata venerdì 12 dicembre 2014, alle ore 16. Rimarrà aperta fino all’8 gennaio 2015.

 Perugia, Cattedrale di San Lorenzo Perugia, Cattedrale di San Lorenzo La realizzazione dell’evento si deve alla preziosa disponibilità dell’arcivescovo di Perugia, Cardinale Gualtiero Bassetti, e dell’Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, dr. Bogdan Tataru Cazaban, con la collaborazione con la Diocesi Ortodossa Romena d’Italia e con la Parrocchia Ortodossa Romena di Perugia. La Mostra ha il patrocinio dell’Ambasciata di Romania in Italia, dell’Accademia di Romania in Roma, dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Fara in Sabina (Rieti). All’inaugurazione presenzieranno l’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Card. Gualtiero Bassetti, il Vescovo della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, Mons. Siluan Span, e l’Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, dr. Bogdan Tataru Cazaban.

 La Mostra espone le seguenti opere del Maestro Constantin Udroiu: 2 trittici con Cristo e Annunciazione, 6 icone su legno dorato 50×70 con i Misteri del Rosario, 6 icone su legno dorato 50×70 con la Via Crucis, 14 dipinti olio su tela raffiguranti Luoghi di preghiera dell’Umbria e della Romania, 4 dipinti olio su tela 60×80 raffiguranti Sibille, 2 dipinti su vetro. Per questa mostra a Perugia, oltre ai suoi lavori personali, il maestro Udroiu e la sua Scuola avevano preparato le icone che compongono un grande polittico in affresco su pannelli, costituito da: Madonna Nikopeia, 2 arcangeli, S. Costanzo, S. Lorenzo, S. Francesco, S. Chiara, 2 Sibille e 12 Profeti. Il polittico è stato progettato e realizzato perché resti come omaggio e dono all’Umbria.

La Scuola d’arte Fucina Nikopeia è affiliata all’AIAM (Accademia Internazionale di Arte Moderna), Istituto superiore di cultura con sede in Roma. La Scuola d’arte Nikopeia fu stata creata da Constantin Udroiu nel 1993 ad Airola (Benevento), presso il Convento francescano di S. Pasquale, e la sua attività si è svolta in altre località come Matera, S. Giorgio del Sannio, Benevento, Passignano sul Trasimeno, Monterotondo. I corsi sono gratuiti e alla fine, dopo un esame pratico, i corsisti ricevono da parte dell’AIAM e della Scuola Nikopeia un diploma annuale. I partecipanti sono obbligati a realizzare nelle varie tecniche apprese durante i corsi, che svolgono programmi di pittura in tecnica affresco “umido”, pittura delle icone, pittura su vetro, oltre ai principi dell’incisione e della stampa. Il primo corso si è svolto ad Airola presso il Convento francescano di S. Pasquale; il secondo a Matera, nell’agosto 2006, presso la parrocchia Maria SS. dell’Annunciazione nel rione Picciarello; il terzo, solo teorico, nell’agosto 2007, presso la Sala Consiliare del Comune di Passignano sul Trasimeno.

 Dal 2010 la sede della Scuola è a Passo Corese, in un locale comunale messo a disposizione dall’Assessorato alla cultura della Città di Fara in Sabina. Da allora gli allievi della Scuola guidati dal maestro Udroiu hanno esposto annualmente i loro lavori in mostre laboratorio, organizzate presso la Scuola stessa. Nel dicembre 2013, presso l’Accademia di Romania in Roma, è stata presentata provvisoriamente, in attesa di giungere a Perugia, l’esposizione Omaggio all’Umbria, l’ultima che il maestro Udroiu, deceduto a marzo di quest’anno, ha organizzato insieme al gruppo di allievi della Scuola d’arte Fucina Nikopeia.

 La cerimonia per l'80° compleanno (3 febbraio 2010) del Maestro Constantin Udroiu, all'Accademia di Romania in Roma La cerimonia per l’80° compleanno (3 febbraio 2010) del Maestro Constantin Udroiu, all’Accademia di Romania in Roma Costantin Udroiu era nato a Bucarest il 3 febbraio 1930. Intellettuale di spicco della Romania, insegnava all’Università di Bucarest quando, nel 1954, venne arrestato dal regime comunista per dissidenza politica e condannato. Era un testimone vivente dei princìpi di libertà e di democrazia, affermati e pagati a caro prezzo con una condanna a 22 anni di prigione, sofferti con un decennio di dura carcerazione, fino al 1964, quando venne rilasciato a seguito del nuovo clima politico nei Paesi d’oltre cortina, dopo il XX Congresso del PCUS. Giunto in Italia per la sua prima mostra all’estero, nel 1971 a Sassari, inaugurata dall’allora Presidente della Camera Sandro Pertini, restò nel nostro Paese girando in lungo e largo le vie dell’arte bizantina, specie nel Meridione. Intensa la sua frequentazione dell’Europa – Svizzera, Francia, Spagna, Grecia, Olanda, Portogallo – dove ha portato con grande successo la sua produzione artistica ma anche la competenza accademica, partecipando a seminari e convegni promossi da prestigiosi atenei con proprie comunicazioni.

Gran maestro dell’arte bizantina, Constantin Udroiu è stato uno dei più fecondi Artisti della diaspora romena che ha mantenuto nella sua opera un luogo centrale all’icona bizantina e alla propria romenità. Tra le sue mostre personali, oltre 200, moltissime in Italia – la sua 99^ a L’Aquila, al Castello cinquecentesco, memorabile – , le più significative all’estero sono state a Parigi, Lutry, Avignon, Amsterdam, Bordeax, Carpentras, Atene, Barcellona, Lisbona e, dopo la caduta del regime comunista in Romania, a Bucarest, Targoviste e Cluj Napoca. Le sue opere sono esposte nei musei di molte città in Romania, Francia, Portogallo e Italia, e in numerose collezioni pubbliche e private in diversi Paesi del mondo.

 La Romania democratica lo ha risarcito con una rilevante considerazione artistica e personale, manifestata con la presenza dell’Ambasciatore in tutte le mostre che ha tenuto in Italia. Era membro del Senato dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna. Da alcuni anni Constantin Udroiu, era andato da Roma a vivere in Sabina, a Passo Corese (Rieti), dove in collaborazione con il Comune aveva aperto la Scuola Nikopeia, centro di formazione artistica senza scopi di lucro dove il Maestro ha insegnato gratuitamente le tecniche pittoriche ad una sessantina di allievi. Fino alla scomparsa, avvenuta a Roma il 26 marzo 2014.
(Goffredo Palmerini)

 Fonte:La Prima Pagina