La comunità romena in Italia

La comunità romena si incontra e si racconta attraverso storie quotidiane, punti di vista, fatti di cronaca, appuntamenti e novità, per non dimenticare le radici e per vivere meglio la distanza da casa.
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lunedì 16 gennaio 2017

Storiografia medievistica in Romania Roma-Orte, 19-20 gennaio 2017

 
 

Giornata della cultura romena: Eminescu - tra l'umanità e l'assoluto

ACCADEMIA DI ROMANIA IN ROMA
http://www.accadromania.it/home.htm

INVITO

Giornata della cultura romena
Eminescu - tra l'umanità e l'assoluto
Martedì, 17 gennaio 2017, ore 18.30
SALA CONFERENZE

Lega degli Studenti Romeni all’Estero (LSRS) – Italia
e
Arpeggio & Roua (grupo vocale polifonico)

Interviene: prof. Nicoleta Nesu
Sapienza Università di Roma

Con la partecipazione di M. Daria Trofanchouk (pianoforte)

Seguirà rinfresco
Ingresso libero.

In occasione dell’anniversario della nascita del poeta nazionale romeno Mihai Eminescu (15 gennaio 1850), nella Sala Conferenze dell'Accademia di Romania in Roma avrà luogo una conferenza sulla vita e le opere del poeta nazionale, tenuta dalla Prof.ssa Nicoleta Nesu (Università “Babes-Bolyai” di Cluj-Napoca, Romania /Sapienza Università di Roma).
A seguire un recital di poesie, presentato dagli studenti Lega degli Studenti Romeni all’Estero (LSRS) - Italia e un momento artistico sui versi del grande poeta nazionale presentato dal gruppo Arpeggio & Roua, con l’accompagnamento al pianoforte della M. Daria Trofanchouk.

La Lega degli Studenti Romeni all’Estero (LSRS) è un’associazione non-profit, a carattere non politico e non religioso, formata da studenti romeni che studiano in Italia. La sua attività consiste sia in iniziative proprie, che nel coinvolgimento in vari progetti in cui la lega collabora come partner, realizzati da associazioni romene che si trovano in Italia, Romania, e non solo. Inoltre, i membri partecipano regolarmente ad eventi organizzati dalle istituzioni romene in Italia, in modo da essere sempre aggiornati sulle novità riguardanti il nostro paese.

Arpeggio & Roua nasce nel 2015 dall’idea comune di diffondere l’arte musicale romena rielaborando elementi di puro folclore. Ha collezionato collaborazioni prestigiose con artisti romeni e moldavi (Ducu Bertzi, Fuego, Zinaida Julea) e ha portato la musica romena nel cuore di Roma (Festival dell’Avvento, MartisoRoma 2016, Festival Propatria). Numerose le esibizioni in Accademia di Romania (Ziua Iei, Un pic de Romanie, o poveste de iarna, Poveste de mai, Confluenze musicali, Ritrovando Brancusi). Nel curriculum anche due esibizioni ad ExpoMilano 2015 e la partecipazione al festival internazionale dei cori “Ioan D. Chirescu” (Romania, 2016).

Sul palco della storia va in scena la tragedia: a teatro con Eliade


Esce per la prima volta in Italia l'edizione integrale dei drammi scritti dal grande studioso delle religioni

Luca Gallesi - Lun, 02/01/2017

Solo in anni recenti, dopo la dissoluzione della cosiddetta «cortina di ferro», la cultura dei paesi dell'Est ha ricominciato a essere considerata europea, anche se, in realtà, l'arte e la letteratura dell'Europa orientale mostrano spesso un attaccamento alle radici classiche superiore a quello delle nazioni occidentali, ben più sensibili agli influssi provenienti d'oltreoceano.

Ad esempio, l'opera di Mircea Eliade (1907-1986), poliedrico intellettuale romeno apprezzato soprattutto come storico delle religioni, dimostra che l'Europa condivide una storia e un destino comuni, che oltrepassano le posticce frontiere di unioni costruite a tavolino per radicarsi nella dimensione mitica, dove si perdono le origini della storia ma si ritrovano le anime dei popoli e degli individui.

Se la sua produzione saggistica è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo da molti decenni, non altrettanto si può dire per la sua altrettanto vasta bibliografia non scientifica, scritta esclusivamente in romeno, dato che «per ogni esiliato come fu Eliade dopo la Seconda guerra mondiale - la patria è la lingua materna che continua a parlare».

Queste opere comprendono, oltre a una folta produzione pubblicistica, una quantità sterminata di romanzi e racconti, molta prosa diaristica e memorialistica e una piccola, ma significativa, componente drammaturgica, che è per la prima volta raccolta nel volume Tutto il teatro 1939-1970, (Bietti, pagg. 456, euro 22) magistralmente curato da Horia Corneliu Cicortas. L'opera omnia teatrale di Eliade comprende solo cinque pièces, anche se il suo interesse per il palcoscenico dura tutta la vita, a partire da quando, adolescente, fonda con i compagni di liceo una «società culturale teatrale». Crescendo, l'attenzione di Eliade per il teatro si focalizza su quelli che sono i temi principali della sua ricerca: la dimensione mitica e la sua persistenza nella realtà quotidiana. «Come il tempo liturgico differisce da quello profano ricorda in un'intervista del 1978 - il tempo teatrale costituisce una uscita fuori dal tempo ordinario» e l'attore riveste il ruolo di cerniera tra i due mondi, dato che «lo sciamano è un attore nella misura in cui certune delle sue pratiche sono teatrali: lo spettacolo che dà, per edificare e rassicurare la comunità di cui è la guida spirituale, costituisce una delle fonti del teatro».

Fedele a questa concezione rituale e mitica della drammaturgia, Eliade, nelle sue opere teatrali, ha più o meno esplicitamente attinto a fonti classiche: la sua opera principale, o comunque quella più conosciuta, è Ifigenia, una rielaborazione della celebre Ifigenia in Aulide di Euripide, riattualizzata in modo da sottolineare, come ebbe modo di scrivere, «la valorizzazione del sacrificio come mezzo per dare un'anima a un tempio o a un edificio, insomma la concezione che niente può durare se a esso non si conferisce, con il sacrificio, un'anima». Come sempre, l'intellettuale romeno non intende soddisfare un particolare gusto del pubblico, ma evidenziare l'attualità perenne del mito in generale, e quello di Ifigenia in particolare, quindi, considerato il fatto che l'opera venne scritta tra il 1939 e il 1941, non è infondato il riferimento al sacrificio di Corneliu Zelea Codreanu, capo della Legione dell'Arcangelo Michele, movimento a cui Eliade fu molto vicino, e che fu tra le principali ragioni della censura subita in patria dopo l'avvento del regime comunista.

Un altro riferimento trasparente all'attualità politica è contenuto in 1241, opera incompiuta dedicata alla resistenza europea contro l'invasione mongola, scritta nel 1944, quando la Romania, alleata dell'Asse, si trovava in prima linea contro le truppe sovietiche, che questa volta non furono fermate.

Dello stesso periodo è Uomini e pietre, che si svolge in una grotta sotterranea, con i due speleologi protagonisti che oltre a esplorare le cavità della terra si immergono nel reciproco inconscio. Gli ultimi due drammi, invece, Avventura spirituale e La colonna infinita riprendono, più o meno esplicitamente, i temi cari allo storico delle religioni: il mito di Orfeo ed Euridice nel primo e quello della funzione sacrale dell'arte nel secondo, dedicato all'opera di un altro gigantesco artista ed esule romeno, Costantin Brancusi, nel cui capolavoro, quella «colonna senza fine» che torreggia nella città di Targu Jiu, Eliade ravvisa il tema perenne dell'axis mundi, del collegamento tra sacro e profano che permane come solido cardine tra terra e cielo in tutta la storia dell'umanità.

Fonte: Il Giornale

Romania: 10 anni di UE, 10 anni di traduzioni


di Anita Bernacchia, in Blog, Editoria, Letteratura, Libri, del 3 Gen 2017

C’ero anch’io dieci anni fa, nella notte tra il 31 dicembre 2006 e il 1° gennaio 2007, in Piazza della Rivoluzione a Bucarest con i miei cugini, una guancia tatuata di blu, giallo e rosso, l’altra di blu stellato, a festeggiare l’entrata della Romania nell’Unione europea. Si aveva l’impressione, in quei giorni, che tutto stesse cominciando di nuovo, che le speranze che diciassette anni di democrazia non erano riusciti a realizzare avrebbero adesso conosciuto una nuova, decisiva occasione, che sarebbe stata “la volta buona”. In effetti diverse cose sono cambiate da allora, le frontiere si sono aperte, i fondi europei sono affluiti, pur con tutti i problemi relativi al loro assorbimento. Benché non ancora particolarmente influente sull’arena politica europea, la Romania, membro dell’Est più popoloso dopo la Polonia, contribuisce oggi alle decisioni sul futuro del continente accanto agli altri Stati membri, ed è in grado di negoziare contributi importanti per il suo sviluppo industriale, agricolo, socio-economico. Se in Occidente già si guardava a questo Paese come un partner commerciale privilegiato prima del 2007, con le nuove possibilità offerte dall’adesione sono stati tanti gli imprenditori che ne hanno beneficiato, creando posti di lavoro sia per lavoratori romeni che stranieri. Infatti, tra questi sono sempre più numerosi quelli che scelgono la Romania come dimora o luogo di lavoro, temporaneo o permanente; tra loro, anche tanti giovani italiani. Ma l’integrazione economica e commerciale tra stati è solo il primo passo verso una vera integrazione europea. La vera integrazione, per alcuni solo oggetto di utopie, si realizza nel dialogo tra culture.

L’Istituto Culturale Romeno e il programma di finanziamento TPS

Anche nel campo della promozione della cultura romena all’estero sono stati compiuti dei passi enormi. La congiuntura felice tra l’adesione all’UE e la presidenza lungimirante di Horia-Roman Patapievici all’Istituto Culturale Romeno (2005-2012) generò occasioni nuove di rilancio del patrimonio culturale romeno in Europa e nel mondo. Tra l’altro, il 2007 vide anche la nomina di un Commissario romeno alle politiche linguistiche e al multilinguismo nella Commissione europea, portfolio oggi purtroppo scomparso, ma che Leonard Orban seppe gestire in modo efficiente. Si ricorda, ad esempio, il Programma per l’apprendimento permanente 2007-2013 per le lingue straniere e la promozione dei servizi di interpretariato, traduzione e pubblicazione nelle allora 23 lingue ufficiali dell’UE.

Tornando all’Istituto Romeno, una delle direzioni che caratterizzò la presidenza Patapievici fu il grande accento posto sulla traduzione della letteratura romena all’estero, il cui vero valore non era stato compreso da nessuna istituzione romena prima di allora. Tra le iniziative lodevoli messe in campo, ricordiamo il fortunato programma di finanziamento delle opere letterarie romene in lingua straniera, tuttora presente e operativo: il TPS (Translation and Publication Support Programme), operato dal Centro Nazionale del Libro, dipartimento dell’ICR. Dati alla mano, in dieci anni il TPS ha finanziato la pubblicazione di oltre 500 opere tradotte dal romeno verso tutte le lingue europee, verso il turco e altre lingue. Tra i Paesi ad aver beneficiato di tale programma, l’Italia si situa senz’altro in una posizione importante, vuoi per la vicinanza linguistica e culturale con la Romania, vuoi per la consistente comunità romena che vive nella Penisola.

Editori

Sono soprattutto gli editori piccoli, medi e indipendenti a scegliere di pubblicare autori romeni. Si tratta essenzialmente di una scelta “culturale”, in seconda battuta commerciale, cosa che si iscrive alla perfezione nello spirito dell’integrazione europea. Più riluttanza si riscontra invece presso i grandi editori italiani, che non si interessano alla letteratura romena se non in qualche caso più unico che raro, oppure quando l’autore romeno in questione è emigrato altrove e ha adottato la lingua del Paese d’adozione (francese, tedesco, inglese), pubblicando per un buon editore di cui l’omologo italiano “si fida”. Negli anni successivi al 2006, quando vide la luce il TPS, c’è stato anche in Italia un forte entusiasmo da parte degli editori, che ha dato luogo – anche se non subitissimo – a una serie di opere tradotte. Il picco è stato raggiunto nel 2012, quando la Romania è stata invitata al Salone del Libro di Torino in qualità di Paese ospite. Nonostante tale evento chiave, negli ultimi due o tre anni l’interesse pare essersi in qualche modo affievolito, in parte per via degli strascichi della crisi economica e gli stravolgimenti nel mondo editoriale italiano, che privilegia i grandi gruppi a discapito dell’editoria indipendente. Una crisi che ha portato anche alla scomparsa di alcune case editrici che avevano pubblicato autori romeni. Inoltre, il proliferare di traduzioni presso editori sì coraggiosi, ma troppo piccoli (alcuni minuscoli) e poco distribuiti per poter arrivare al pubblico e realizzare un vero impatto. Alcuni di quelli che, invece, ci sono riusciti, hanno smesso dopo qualche titolo, o qualche nome, e non hanno proseguito con pubblicazioni ulteriori dello stesso o di altri autori, pur a fronte di un buon successo di stampa. Dunque, se escludiamo “i soliti noti” (Voland, il Saggiatore, Keller, per citarne alcuni) e pochissimi altri, attualmente c’è una relativa ritrosia a pubblicare letteratura romena in Italia.

Lo stand della Romania curato da ICR Venezia al Salone del Libro di Torino 2016.

Scrittori

Ai prosatori e poeti già noti e tradotti in Italia prima del 2006, tra cui spiccano Mircea Cărtărescu, Norman Manea, ma anche Eliade, Ionesco , Cioran, Noica etc., se ne sono aggiunti negli ultimi dieci anni molti altri. Tra costoro, se escludiamo altri grandi scrittori attivi molto prima della caduta del comunismo, come Gabriela Adameșteanu, Nora Iuga, Matei Vișniec, Dumitru Țepeneag, Ana Blandiana, Nina Cassian, il gruppo più folto dei “tradotti” appartiene alla schiera di autori trentenni, quarantenni/ultraquarantenni, ovvero coloro che in Romania hanno esordito dopo l’89: Dan Lungu, Lucian Dan Teodorovici, Florin Lăzărescu, Vasile Ernu, Filip Florian, Cezar Paul-Bădescu, Florina Ilis, Cecilia Ștefănescu, Ana Maria Sandu, Savatie Baștovoi e altri. Questi autori hanno avuto, grazie alla felice congiuntura UE-ICR-TPS, una fortuna negata alla maggior parte dei loro predecessori: quella di essere tradotti all’estero a pochi anni dall’esordio, o dopo aver pubblicato i primi titoli. Si tratta di un cambiamento enorme per la Romania, che senza i programmi di finanziamento forse difficilmente avrebbe avuto luogo.

Traduttori

Al cambiamento hanno contribuito anche le borse di traduzione concesse dall’ICR di Patapievici, da un lato a traduttori professionisti, dall’altro a traduttori in formazione. Peccato che, tra questi ultimi, pochi siano quelli che abbiano scoperto la vocazione al tradurre, o che, una volta tradotti alcuni titoli, abbiano mantenuto la direzione presa, a prescindere dal fatto che si tratti di lavorare per editori di piccole o grandi dimensioni. Fare il traduttore editoriale vuol dire anche essere scout, leggere di continuo, informarsi, scorrere le recensioni, visitare fiere del libro ed eventi letterari. È essenziale tenersi aggiornati sulle ultime uscite, promuovere scrittura e scrittori di qualità e, ogni tanto, scoprire anche qualche talento o perla nascosta. Un bell’impegno. Un traduttore di letteratura (romena) autentico al principio della sua carriera difficilmente si vedrà “piovere dal cielo” proposte di lavoro senza aver faticato, e non poco, girando per fiere e festival con le sue schede editoriali corredate di sinossi e saggi di traduzione (che avrà stampato a proprie spese), dialogando con editori e altri addetti ai lavori, cogliendo quell’indizio in più che lo possa aiutare, ricevendo coraggio, ma anche incassando rifiuti e ritrovando quell’umiltà necessaria per andare avanti.

Conclusioni e proposte

In fin dei conti, dieci anni di buoni risultati. Al momento, tuttavia, assistiamo a una battuta d’arresto. Non si può certo dire che il 2016 si sia contraddistinto per le traduzioni di narrativa; la saggistica invece è andata decisamente meglio. Ma quanto realizzato è ancora insufficiente. A fronte di un impegno rinnovato da parte di editori che già hanno già pubblicato autori romeni, incoraggerei i giovanissimi traduttori a gettarsi nella mischia e ad osare di più. C’è da tradurre parecchio, ma le persone disposte a farlo sono poche. Non si può lasciare il destino della letteratura romena in mano a qualche anima volenterosa. L’approccio da adottare dovrebbe privilegiare non solo i gusti personali, ma una ricerca editoriale autentica. Realizzare un connubio tra gli obiettivi di un editore e le proprie passioni non è un’impresa impossibile. In aggiunta a questo, potrebbero rivelarsi utili le collaborazioni tra i traduttori letterari già attivi, specie se interessati al medesimo titolo del medesimo autore, come alcuni riusciti esperimenti degli ultimi anni hanno dimostrato.
Tra gli autori già citati in questo articolo ve ne sono molti che aspettano di proseguire la loro avventura editoriale in Italia. Si vedano, ad esempio, Filip Florian, Cezar Paul-Bădescu, Dumitru Țepeneag. Perciò, editori e traduttori di buona volontà, coraggio! Molti di questi autori continuano ad avere fortuna oltralpe, oltreoceano, in terre iberiche e germaniche, e altrove in Europa, dunque anche in Italia si andrebbe sul sicuro.

Va da sé che vi sono molti altri autori che meritano un posto al sole in Italia, come Petre Barbu, autore di almeno tre ottimi romanzi, con poche traduzioni all’attivo in pochi paesi e non apprezzato al suo vero valore. Per non parlare, poi, di Radu Aldulescu, della generazione di Cărtărescu, considerato un po’ un “Céline di Romania”, che ha avuto molta meno fortuna del suo coetaneo, ma che negli ultimi anni è stato tradotto e apprezzato in Francia. E per quanto riguarda la narrativa, senza trascurare i classici, molti dei quali da (ri)tradurre, procederei in modo orizzontale, ovvero esplorando i prosatori che hanno esordito negli anni Novanta, proprio in quel limbo di semi-libertà, dove tutto pareva possibile.

Ad ogni modo, il 2017 si preannuncia interessante, a giudicare dai risultati dell’ultima sessione TPS. Qui è possibile consultare quali e quanti editori italiani, e non solo, pubblicheranno quest’anno autori romeni.
Insomma, tanti auguri di buona letteratura romena e buona traduzione per tutto il 2017!

Anita Bernacchia
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Anita Bernacchia, linguista e interprete di conferenza, è nata a Roma e ha origini triestine e romene. Studi in interpretazione, traduzione e integrazione europea a Trieste, Roma e Bruxelles. Parla 7 lingue e traduce e promuove letteratura romena per editori italiani dal 2009. A Bruxelles, dove vive da cinque anni, si occupa anche di comunicazione e scrive sul blog InsidEU. Autori tradotti in volume: Nina Cassian, Liviu Rebreanu, Norman Manea, Varujan Vosganian, Vasile Ernu, Cecilia Ștefănescu, Dan Lungu, Savatie Baștovoi, Tatiana Niculescu-Bran.

Fonte: Cultora

Merate, la bottega che si adatta ai tempi: è tutto made in Romania

Insaccati, pesce, formaggi e perfino vino, acqua e birra sono importati. La titolare: "Dopo aver perso il lavoro per colpa della crisi ho avuto questa idea e mi sono data da fare. Ora spero di potermi ampliare presto".
di DANIELE DE SALVOU

Ramona Donka, la titolare dell'attività

Merate (Lecco), 12 gennaio 2017 - Un'enclave romena a Merate, nel cuore della Brianza lecchese. Per assaporare i gusti e i sapori dei prodotti tradizionali e tipici della Romania non è più necessario superare confini, attraversare dogane e nemmeno affrontare un viaggio di 15 ore e 1.500 chilometri, basta varcare la soglia del nuovo negozio «Delizie romene» di via Cerri, in centro città, alle spalle della chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio e a due passi dall’ospedale San Leopoldo Mandic, il primo in assoluto del genere in provincia di Lecco e probabilmente dell’intero circondario. Lo ha aperto la giovane intraprendente Ramona Donka, 27 anni di Lomagna, in Italia da quando ne aveva 12, un modo per lei per assicurarsi un lavoro e di che vivere e per i tanti suoi connazionali di respirare aria di casa e soprattutto mangiare il cibo di casa.

«Ero impegnato, ma come molti purtroppo sono stata licenziata a causa della crisi economica e sono rimasta disoccupata – racconta -. Invece che lamentarmi mi sono rimboccata le maniche e ho avviato una mia attività in proprio». Nella spaziosa bottega, dietro il bancone e sugli scaffali del suo minimarket, non si trova nulla di nulla che non sia made in Romania: insaccati, affumicati, pesce, formaggi, conserve, semi di girasole, dolci, prodotti sottaceto e in salamoia, spezie, verdura, latte, persino il pane arrivano esclusivamente dalle diverse regioni della Romania.

«Per me e per i miei clienti è anche un modo per sentire meno la nostalgia del nostro Paese d’origine, mantenere un legame con le nostre tradizioni enogastronomiche e continuare a gustare prodotti che altrimenti non si trovano altrove». Pure il vino, la birra, l’acqua sono romeni doc e ogni mercanzia in vendita riporta un’etichetta o si trova in una confezione romena. Tutto insomma e all’insegna del tricolore blu, giallo e rosso che richiama gli stemmi di Moldavia e Valacchia. L’idea pare vincente, la posizione sembra quella giusta e, nonostante la burocrazia italica, gli esordi sono più che promettenti e di buon auspicio.

«Sono appena agli inizi, ma le premesse sono più che positive – conferma la 27enne -. I clienti non mancano, del resto siamo in molti». La ragazza inoltre sogna in grande: «Spero di poter ampliare sempre di più i servizi offerti e di diventare un punto di riferimento per tutti i romeni della zona ma anche per coloro che vogliono conoscere qualcosa della nostra cultura e della nostra terra»

Fonte: Il Giorno

Calcio Serie D: il Lanusei acquista l'attaccante rumeno Marco Enciu

CALCIO » LANUSEI

Venerdì 13 Gennaio

Marco Enciu

Nuovi arrivi al Lanusei.

La squadra di Gianluca Hervatin che punta a conservare la Serie D, è stata rafforzata con gli arrivi di Daniele Mancini, centrocampista, ingaggiato dal Racing Roma e dell'attaccante Marco Enciu, proveniente dalla Dacia Unirea Braila, club della serie B rumena.
Domenica scorsa il Lanusei ha conquistato i primi punti fuori casa vincendo a San Teodoro.
di Antonio Serreli

Fonte: L'Unione Sarda

Romania: i ministri del nuovo governo hanno assunto ufficialmente gli incarichi

ROMANIA

Bucarest, 06 gen - (Agenzia Nova) - I ministri del nuovo governo di Bucarest hanno assunto ufficialmente i loro incarichi con il passaggio di consegne da parte degli ex titolari dei dicasteri. Lo riferisce l'agenzia d'informazione romena "Mediafax". Il nuovo governo romeno, presieduto dal socialdemocratico Sorin Grindeanu - sostenuto dalla coalizione formata dal Partito socialdemocratico (Psd) e l'Alleanza liberal democratica (Alde) - ha ricevuto l'altro ieri la fiducia del Parlamento di Bucarest e ha prestato giuramento davanti al presidente Klaus Iohannis. L'esecutivo Grindeanu si prefigge di adottare nei prossimi quattro anni un modello economico molto ambizioso, che migliorerà l'ambiente imprenditoriale in Romania e aumenterà il benessere di tutti i cittadini romeni. Le misure del governo prevedono, tra l'altro, crescita dei salari, calo delle imposte e dell'Iva, riduzione della burocrazia, costruzione di nuove fabbriche, autostrade e linee ferroviarie ad alta velocità, oltre alla ricapitalizzazione di una serie di aziende strategiche. Il presidente Iohannis ha richiesto al nuovo esecutivo di mantenere chiaro l'orientamento euro-atlantico del paese, di sostenere un sistema di giustizia indipendente tramite il rafforzamento dello stato di diritto e di assicurare che la Romania resti un polo di stabilità e sicurezza nella regione.

Presidente del Consiglio provinciale di Timis (nell’area occidentale della Romania) ed ex deputato socialdemocratico, Grindeanu (43 anni) è stato scelto dal leader del Psd Liviu Dragnea per attuare, in qualità di capo del governo, il programma molto ambizioso grazie a cui i socialdemocratici hanno vinto in modo categorico le elezioni parlamentari. Grindeanu, peraltro, rappresenta una seconda opzione dopo che il presidente Klaus Iohannis ha respinto, senza presentare le motivazioni, la prima proposta del Psd, l'ex ministro dello Sviluppo, Sevil Shhaideh. Nel caso in cui fosse stata investita, la Shhaideh – una figura molto discreta nella scena politica romena – sarebbe diventata il primo premier donna e di confessione musulmana della storia della Romania. In ogni caso, la Shhaideh sarà, almeno a livello formale, il numero due del nuovo esecutivo, in qualità di vicepremier e titolare di un dicastero importante, quello dello Sviluppo regionale, l'Amministrazione pubblica e i Fondi europei.

Alcuni nomi del nuovo esecutivo hanno destato clamore fra gli organi di stampa locale. Appena rieletta lo scorso giugno sindaco della città di Craiova, malgrado fosse coinvolta in un a causa per reati di corruzione, Lia Olguta Vasilescu (Psd) diventa ora ministro del Lavoro e della Giustizia sociale, una nomina che quindi rende necessario indire elezioni anticipate nella città situata nell’area meridionale del paese. Agli Esteri ritorna, a 75 anni, Teodor Melescanu (Alde), che nel 2014 aveva occupato l’incarico per soli 14 giorni, dal 10 al 24 novembre. Successore di Titus Corlatean – costretto a dimettersi dopo il primo turno delle elezioni presidenziali del 2 novembre per la pessima organizzazione del voto all’estero –, Melescanu ne aveva raccolto la difficile eredità, senza tuttavia riuscire a garantire un processo di voto affidabile ai cittadini residenti al di fuori del territorio nazionale neanche al ballottaggio del 16 novembre. Melescanu si era quindi dimesso subito, scusandosi con la comunità romena all’estero.

Agli Affari europei è stata nominata la deputata Ana Birchall (Psd) che vanta delle esperienze lavorative presso il ministero degli Affari esteri e nella Commissione per la politica estera del Senato. Nel giugno del 2012 era stata nominata consigliere dell’allora primo ministro, Victor Ponta. Il nuovo ministro per la Comunità romena all’estero è Andreea Pastarnac, che sinora ha ricoperto l’incarico di ambasciatore in Israele. Al dicastero dell’Economia è stato nominato Alexandru Petrescu (Psd), ex presidente della compagnia di trasporto ferroviario Cfr e delle Poste romene. Carmen Dan (Psd), persona molto vicina a Dragnea ed ex prefetto della contea di Teleorman, è il nuovo ministro dell’Interno, mentre all'Agricoltura è stato incaricato Petre Daea (Psd) che ha già guidato il dicastero nel 2014. (Rob)

Fonte: Agenzia Nova

domenica 1 gennaio 2017

La mulţi ani!


domenica 25 dicembre 2016

Presidente romeno a concerto Natale dell'Ambasciata italiana

Presso la Cattedrale cattolica San Giuseppe di Bucarest
Presidente romeno a concerto Natale dell'Ambasciata italiana

Bucarest, 14 dic. (askanews) - L'Ambasciata d'Italia in Romania e l'Istituto Italiano di Cultura hanno organizzato ieri presso la Cattedrale Cattolica San Giuseppe di Bucarest il tradizionale concerto di Natale, al quale ha partecipato come ospite d'onore il Presidente della Repubblica di Romania Klaus Iohannis. Anche quest'anno infatti il Presidente romeno ha voluto partecipare a questa importante iniziativa culturale, giunta ormai alla sua terza edizione, dopo i concerti di Natale di Sibiu del 2014 e 2015.

Di fronte ad un folto pubblico, il famoso organista Giorgio Benati si è esibito insieme all'orchestra giovanile romena diretta dal Direttore Cristian Mandeal in un concerto con opere di Bellini, Scarlatti, Corelli, Bossi, Petrali, Salieri, che è stato molto apprezzato sia dal Capo di Stato che dal pubblico presente.

Oltre al Presidente Iohannis, hanno preso parte al concerto varie autorità romene, una vasta rappresentanza della collettività italiana in Romania e del corpo diplomatico accreditato ed esponenti del mondo della cultura e dell'economia romena.

Fonte: AskaNews

Natale in rumeno alla Chiesa di Saint-Pierre

Saint-Pierre

Il 25 dicembre alle 17,30 verrà celebrata la Santa Messa di Natale in lingua rumena. La celebrazione, aperta a tutti, sarà presieduta dal parroco di Saint-Pierre don Gabriel Bogatu

Fra le tante iniziative natalizie in tutte le parrocchie valdostane, si distingue quella della parrocchia di Saint-Pierre dove il 25 dicembre alle 17,30 verrà celebrata la Santa Messa di Natale in lingua romena.

La celebrazione, aperta a tutti, sarà presieduta dal parroco di Saint-Pierre don Gabriel Bogatu che ha completato il percorso di studi al Seminario di Aosta, ma rumeno di origini.

23/12/2016

Fonte: AostaSera

giovedì 22 dicembre 2016

Crăciun fericit!