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mercoledì 6 agosto 2008

Bimbi rom, nasceranno le case d'accoglienza

di Susanna Novelli

Saranno delle vere e proprie case, dove i piccoli potranno imparare l'italiano e iniziare quel complesso percorso di integrazione sociale altrimenti difficilissimo, se non impossibile. La proposta è raccolta in una memoria che l'assessore capitolino alle Politiche sociali, Sveva Belviso, porterà in giunta venerdì prossimo.

«È nostra intenzione realizzare due case di accoglienza per i bambini nomadi che, in base alla nuova legge e al censimento che si sta effettuando - spiega la Belviso - risultano privi di genitori o quando a questi ultimi viene tolta la patria potestà». Il progetto prevede la realizzazione di due case famiglia «che ospiteranno al massimo dieci bambini ciascuna - precisa l'assessore - di questi, due posti saranno riservati alla prima accoglienza, gli altri otto invece saranno predisposti per far vivere questi bambini in luoghi sicuri e accoglienti». Le case ospiteranno anche un mediatore culturale, uno psicologo, un assistente sociale. L'intero progetto verrà realizzato in collaborazione con l'università la Sapienza. Una volta approvata la memoria di giunta, si potrà formulare il bando di gara per la realizzazione delle due strutture. Tra le attività previste per i piccoli, corsi di italiano «che sono il primo fondamentale passo verso l'integrazione - sostiene la Belviso - a questo seguirà poi un programma di scolarizzazione strutturato in modo tale da arrivare davvero a quell'inclusione sociale da troppo tempo ricercata, ma mai davvero realizzata». Un segnale importante e decisivo, insomma, per dare una speranza a centinaia di bambini spesso sfruttati per chiedere l'elemosina nelle strade. Un percorso quasi obbligato almeno fino a 12, 14 anni, quando gli aguzzini «impegnano» i ragazzini appena formati per i furti negli appartmenti, scippi o borseggi. A Roma, si calcola, siano almeno mille i «baby accattoni», certamente ottocento quelli registrati dall'ultimo censimento. Mille bambini. Mille giochi mai fatti, mille abbracci negati, mille penne, mille colori, mille quaderni mai utilizzati. Un fenomeno, quello dell'accattonaggio minorile, che assume forme diverse. Dalla manina che chiede qualche spiccio, al piccolo lavavetri che spesso non arriva neanche al parabrezza, dalla vendita di fiori dentro ai ristoranti, al suonare un tamburello o una fisarmonica. Le soluzioni per togliere questi bambini dalla strada non sono molte e tutte, comunque, difficili. Dare loro una casa, un luogo sano dove crescere, punti di riferimento come psicologi e mediatori culturali è senza dubbio un primo decisivo passo per fare in modo che anche i piccoli rom trascorrino la loro infanzia tra pennarelli, matite e lego da costruire e non più per la strada tutto il giorno a fare soldi, per evitare i calci e i pugni della sera.
04/08/2008
Fonte: Il Tempo.

Segnalato da Doriana.

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