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martedì 11 novembre 2008

Latina. Il calvario dei sopravvissuti

di Silvia Colasanti

LATINA «Mamma stai tranquilla, non ti agitare. Io sto bene». Sono queste le parole che Gabriel Cana, 18 anni, uno dei rumeni coinvolti nell'esplosione della palazzina di via Grassi, ha rivolto alla madre la prima volta che la donna ha parlato con lui.

Il ragazzo ha ustioni sul 95% del corpo, il fuoco gli ha salvato solo il viso, eppure il suo primo pensiero è stato quello di tranquillizzare sua madre, perché non muoia di dolore per la tragedia che ha investito, quel maledetto lunedì mattina, un'intera famiglia. Così lo dipinge anche lei, Nela Cana, raggiunta al telefono, perché da qualche giorno ormai è a Pisa, dove nel centro grandi ustioni, sono ricoverati, oltre al figlio, anche il compagno, Costantino Aremia, che è fuori pericolo. «Io sono in Italia - ha raccontato la donna - da dicembre 2007. Gabriel è arrivato a febbraio. Il 24 febbraio ha compiuto 18 anni e il giorno dopo ha affittato un'auto ed è arrivato a Latina. Mi telefonava ogni giorno dicendomi che non riusciva a starmi lontano e io gli ho detto che se aveva voglia di lavorare avrebbe potuto raggiungermi». «Da quando è arrivato - ha continuato con la voce rotta dal pianto - ha lavorato ogni giorno in campagna. Si alzava alle 5.30 e mi chiamava per dirmi che per quel giorno doveva raccogliere i kiwi o le olive». Nei giorni precedenti la disgrazia c'erano stati momenti di festa. «Sabato avevo preso il pomeriggio libero perché era il mio compleanno e Gabriel, la sua ragazza e Gheorghe mi hanno portato a fare una passeggiata». I ricordi riemergono alla mente della donna, come quelli strazianti dell'ultima volta che gli ha parlato, quando ancora tutto sembrava poter andare per il meglio. «Domenica sera Gabriel è rimasto a casa fino alle 19, quando io sono uscita per andare a lavoro. Mi ha abbracciato nel salutarmi e mi ha mostrato una foto di me e di Gheorghe che aveva scattato con il telefonino la sera precedente». Quando ha parlato di chi le è stata vicina in questi giorni la prima persona che le è venuta in mente è stata Michela Serban, responsabile insieme al marito Costantin Ciltea della Diaspora romena, e poi subito dopo il Comune di Latina e di Pisa. «Mi hanno aiutato questi bravi italiani», sono state le parole commosse della donna, che ancora non parla benissimo la nostra lingua. «Ora però - ha aggiunto - ho perso il lavoro, per venire a Pisa ed assistere i miei cari e non ho un posto dove stare». Unico conforto un'amica rumena che la sera la ospita nel suo appartamento e le fa compagnia. Il ragazzo è stato operato mercoledì scorso e l'intervento è riuscito. Questo ha riacceso una speranza. La sua prognosi, però, resta riservata. Dovrà subire, inoltre, almeno altri cinque interventi. «Le cure dureranno mesi - ha dichiarato Michela Serban - e la signora Cana, di cui mi ha colpito la grande dignità, ha bisogno di aiuto. Dopo il primo appello alla comunità rumena soltanto quattro persone sono venute a portare la loro solidarietà e un po' di denaro. Eppure i connazionali a Latina sono tanti. Completamente diversa la risposta degli italiani, invece. Dalle istituzioni, vorrei ancora ringraziare il sindaco Zaccheo per il suo appoggio, ai cittadini». La ragazza ricoverata al Goretti, Florina Limbosu, era arrivata in ospedale priva di tutto. Le famiglie delle altre persone ricoverate si sono adoperate per fornirle ogni cosa di cui potesse avere bisogno. «Un altro problema, che preoccupa Nela Cana - ha aggiunto il dottor Ciltea - è che ancora non si riesce a portare la salma del fratello deceduto domenica scorsa, in Romania». «Sarebbe necessario l'intervento del consolato romeno, che invece, fino a questo momento si è disinteressato totalmente della vicenda».
10/11/2008
Fonte: Il Tempo.

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