La comunità romena si incontra e si racconta attraverso storie quotidiane, punti di vista, fatti di cronaca, appuntamenti e novità, per non dimenticare le radici e per vivere meglio la distanza da casa.
Informazioni utili per i romeni che vivono in Italia, per conoscere le opportunità che la realtà circostante offre e divenire cittadini attivi.

Bun găsit pe site! Benvenuto!

Comentează articolele publicate!

domenica 28 febbraio 2010

Invito mostra: Le Donne di Barbara Hangan‏



Accademia di Romania

Soarta cetăţii Râşnov, decisă în justiţie. Administratorul italian a construit parcări peste ruine


25 februarie 2010

Peste 600 de ani de istorie s-au dus pe apa Sâmbetei. Administratorul italian al Cetăţii Râşnovului a construit parcări peste vestigiile arheologice şi a distrus capelele cetăţii pentru a face loc unor restaurante. Înalta Curte de Justiţie şi Casaţie decide, joi, dacă monumentul distrus se va întoarce sau nu în administrarea Primăriei Râşnov.

Contractul de asociere în participaţiune între Primăria Râşnov şi firma Drumuri Publicitare, administrată de un cetăţean italian, a fost încheiat în anul 2000.

Prin contract, italianul se angaja să investească în cetatea Râşnovului aproape un milion de dolari. Investiţiile nu numai că nu s-au făcut, dar administratorul cetăţii a fost acuzat că a distrus monumentul.

Expertiza cerută de Primăria Râşnov a relevat numeroasele abuzuri ale administratorului. Potrivit ziariştilor de la Jurnalul Naţional, italianul a construit parcări peste vestigii arheologice, a distrus capelele catolice şi evanghelice din curtea cetăţii. În plus
, el a excavat situl istoric şi a ridicat un balcon, care s-a prăbuşit anul trecut în toamnă. De altfel, de atunci cetatea este închisă publicului, din cauza pericolului de prăbuşire a unor ziduri, semnalat de experţi.

Distrugerile făcute în urma intervenţiilor neautorizate sunt estimate la aproape 70 de miliarde de lei.

În 2007, Primăria Râşnov s-a adresat justiţiei pentru rezilierea asocierii cu firma care administrează monumentul. În instanţă, reprezentanţii societăţii a cerut ca statul român să îi plătească pretinsele investiţii.

Dosarul a ajuns pe rolul Înaltei Curţi de Casaţie şi Justiţie, care decide, joi, dacă Cetatea Râşnovului se va întoarce în administrarea primăriei sau va rămâne pe mâinile celor acuzaţi că au distrus-o.



Sursa: Antena 3

Proficuo incontro fra la Provincia di Siracusa e la rumena Prahova


Politica 26 Febbraio 2010

Un incontro, quello fra la provincia di Siracusa e la provincia rumena di Prahova, che potrebbe avere importanti sviluppi nella collaborazione economica e negli scambi di know-how tecnologico in vari settori, a partire da quello petrolchimico.
Stamani, presso la sede del consiglio provinciale di Siracusa, il presidente della provincia On. Nicola Bono, con il presidente del consiglio Michele Mangiafico, ha ricevuto una delegazione delle provincia rumena guidata dal suo presidente Ing. Mircea Cosma presente a Siracusa con vari sindaci della sua provincia e con rappresentanti di organizzazioni economiche rumene.

L’incontro, denominato Bilateal Economic Meeting, è stato organizzato da Confeuropa Imprese di cui per la Sicilia è presidente Sebastiano Butera.
Il Presidente Bono, dopo avere salutato gli ospiti, ha illustraro le caratteristiche economiche della nostra provincia, ipotizzando possibili collaborazioni nei vari comparti, con particolare riferimento alla petrolchimica, illustrando i contenuti principali dell’Accordo di Programma per la Chimica, che incentiva investimenti nel polo di Priolo, ed in particolare per il cosiddetto “bilanciamento” dell’impianto di Cracking etilenico di proprietà dell’ENI.
Bono ha altresì annunciato una visita, che si terrà domani, presso gli impianti ENI di Priolo, dei due presidenti e dei loro tecnici.

Bono ha consegnato al presidente della provincia di Prahova un documento tecnico sul Cracking per sollecitare l’interesse di possibili investitori rumeni.
Questo progetto, ma più in generale le potenzialità dell’Accordo, sono state illustrate dalla dottoressa Pinella Aurigemma dell’Osservatorio nazionale della Chimica e dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico.
Per la rappresentante del Ministero l’Accordo di programma per la chimica nel polo di Priolo parte da un’idea di sviluppo e cioè che la chimica è una infrastruttura, cioè crea le condizioni per lo sviluppo competitivo dell’industria in genere.

Seppur ridimensionati, ha detto l’Aurigemma, i poli chimici sono per il paese una ricchezza da valorizzare. E Priolo è uno dei più importanti e strategici poli chimici. C’è il cracking più importante d’Italia e fra i più importanti in Europa. Altra risorsa è la presenza di aree libere dove si possono insediare altre iniziative. Consolidare la chimica di base significa, a Priolo, bilanciare il Cracking e promuovere la creazione di piccole e medie imprese di filiera.
Nelll’accordo di programma anche un progetto per la produzione di ossido di etilene e glicole etilenico. Oggi le condizioni di mercato sono cambiate, e recentemente in sede di Ministero, con le istituzioni siracusane, è stato fatto il punto sulla situazione.
Sono stati raggiunti risulatati significativi, ha detto l’Aurigemma. Innanzitutto l’ENI, proprietaria degli impianti, ha garantito l’efficienza del Cracking di Priolo attraverso opportuni investimenti. Ha inoltre assicurato all’Osservatorio della Chmica che per i nuovi investimenti a valle del cracking stesso, sarà assicurato il prodotto a prezzi competitivi per chi acquista e trasforma dentro lo stesso petrolchimico di Priolo i suoi prodotti. Le stesse condizioni competitive saranno applicate per la cessione delle aree dismesse.

“Ci sembra un buon modo, questo, per ripartire”, ha commentato la dottoressa Aurigemma.
Per quanto riguarda lo sviluppo di medie e piccole imprese sono state individuate due aree a Priolo che sono pronte ad ospitare nuove imprese. Aree che non hanno bisogno di nulla. Già individuate, inoltre, sette nuove iniziative industriali. Si tratta di iniziative produttive conformi alle esigenze di verticalizzazione produttiva dell’area. In alcuni casi già sottoscritti i preliminari di acquisto delle aree con Syndial. L’accordo prevede anche un centro di ricerca per le materie plastiche ed un incubatore di impresa. Significativa la riconferma di Ionio Gas a realizzare il Rigassificatore.

All’incontro hanno partecipato, fra gli altri, Aldo Garozzo, presidente di Confindustria Siracusa e dell’Autorità portuale di Augusta, e Pippo Gianninoto in rappresentanza del presidente della Camera di Commercio Ivan Lo Bello.
Per Garozzo il porto di Augusta è il naturale destinatario di collegamenti con il mar Nero, dove sbocca il territorio rumeno. Possono quindi esserci non solo opportunità di comunicazione ma di scambi culturali e commerciali.
Il presidente di Prahova Ing Mircea Cosma, ha illustrato a sua volta le caratteristiche economiche della sua provincia, per altro molto simili a Siracusa come anche, ha detto, “abbiamo origini etniche, culturali e linguistiche comuni”.

A conclusione del convegno il presidente Bono, il presidente Cosma e il è Dr. Calogero Campisi presidente nazionale Confeuropa Imprese, hanno sottoscritto un protocollo di intesa di collaborazione per il raggiungimento di accordi economici fra i territori delle due province.

(In foto: da sinistra Dr Calogero Campisi presidente nazionale Confeuropa Imprese, On Nicola Bono. Ing Mircea Cosma presidente della provincia rumena di Prahova).

Fonte: Sircusa News.

Alcool, nel Lazio arriva l’opuscolo in romeno per contrastare la dipendenza negli immigrati


Un opuscolo in due lingue, italiano e romeno, per contrastare l'alcolismo negli immigrati. E’ la prima risposta concreta del neonato tavolo permanente di lavoro e collaborazione internazionale “Alcool sos: est-ovest”, che si è costituito due mesi fa a Roma per tutelare la salute dei cittadini dell’Europa dell’Est che vivono in Italia e che hanno problemi legati all’abuso di alcolici. “Nel Lazio sono circa 100 mila gli stranieri che hanno problemi di alcolismo – dice Mauro Ceccanti, responsabile del Crarl, il Centro di riferimento alcologico della regione –. Rappresentano il 25% del totale della popolazione migrante, una percentuale doppia rispetto a quella della italiani perché gli immigrati devono fare i conti con la solitudine, l’essere qui senza famiglia, l’emarginazione, la difficoltà di trovare casa e lavoro e di non sapere la lingua”.

“Per quanto riguarda il rapporto tra alcolismo e provenienza – continua Ceccanti –, questo varia in proporzione alla presenza degli stranieri sul territorio (e i cittadini romeni sono la nazionalità più numerosa). Ma anche i musulmani abusano di alcolici per disperazione, e nonostante la loro religione glielo vieti” espressamente. “Ed è difficile curare gli alcolisti immigrati, sia per via della breve durata del permesso di soggiorno sia a causa delle situazioni di irregolarità: di questo le istituzioni devono tenerne conto”. Ad “Alcool sos: est-ovest” è intervenuta anche Ramona Badescu, delegata all’immigrazione del sindaco di Roma. “Con l’aiuto del comune stiamo creando un numero verde, una linea telefonica gratuita e in romeno per dare le prime informazioni a chi è arrivato da poco nella capitale”, ha annunciato la delegata.

Il pieghevole, presentato stamattina nella sede della regione Lazio, contiene informazioni su cos’è un’unità alcolica, sulle norme e le sanzioni per chi viene beccato in stato d’ebbrezza e sui danni causati dall’alcol, più due numeri di telefono cui rivolgersi per chiedere aiuto: 800-046655 (Crarl) e 06-55263316 (Fispa, Fondazione italiana Silvestrelli per l’alcolismo). “Il prossimo passo del tavolo, che non gode di finanziamenti pubblici – precisa la coordinatrice Iris Azzimanti –, sarà la distribuzione dell’opuscolo”. Il tavolo “Alcool sos: est-ovest” è formato da varie realtà: Crarl, Fispa, Agenzia comunale per le tossicodipendenze di Roma, Federazione delle associazioni di romeni in Italia (Fari), Forum degli intellettuali romeni in Italia (Firi), Italia Romania futuro insieme onlus (Irfi), associazione Romania chiama Parma, Comunità di Sant’Egidio, XV municipio e Consulta del volontariato dello stesso municipio, Alcolisti anonimi, Sert Asl Roma D, cooperativa di medici di base Arvamed, associazioni Dianova e Il piccolo principe, cooperativa sociale Acquario 85.

Fonte: Affari Italiani.

Romania: fra razzismo e riabilitazione


febbraio 25, 2010

Nei vagoni dei treni che percorrono la tratta Foix – Tolosa in Francia, e’ stata affissa una nota in cui si chiede ai viaggiatori di riporate al capotreno la presenza di cittadini romeni, colpevoli secondo la nota, dei numerosi furti di valigie avvenuti di recente.

Su vari siti francesi sono apparsi messaggi razzisti contro la comunita’ romena che avrebbe “invaso” la Francia. Come avviene da anni anche in Italia, la comunita’ romena viene accusata di inviare bambini per derubare i turisti e i viaggiatori.

La societa’ di trasporto SNCF sui cui treni sono apparse le note incriminate, si e’ scusata pubblicamente indicando un suo dipendente come responsabile del gesto razzista e prendendo le distanze da tale atto.

Articolo originale

Il sito Roumanophilie ha denunciato in Francia la comparsa di una decina di siti anti-romeni su Facebook paragonando l’insorgenza razzista francese a quella gia’ conclamata in Italia. Anche qui la comunita’ romena viene spesso accomunata erroneamente alla comunita’ Rom, generando reazioni di razzismo generalizzato che colpiscono la nazione romena nel suo complesso. La Romania ospita la piu’ grande comunita’ Rom in Europa ed e’ l’unica nazione europea ad aver fin’ora concesso loro i documenti.

Per saperne di piu’ sulla Romania; Une Autre Roumanie e Bucarest

Rimanendo in tema, domenica 21 febbraio Tommaso Labranca ha presentato durante la trasmissione “Che Tempo che Fa”, il suo ultimo libro dal titolo “Haiducii” ;





“Nel 2004 una oscura band dal nome Haiducii ci sorprese con un brano in rumeno al tempo stesso insopportabile e incancellabile: Dragostea din tei. Qualcuno tradusse in italiano il termine haiducii con eroi. Traduzione imprecisa, ma che ha spinto l’Autore a pensare: chi sono gli eroi attuali?

Sicuramente quelli che resistono in un Paese straniero, alle prese con una lingua non propria, con abitudini non proprie e che cercano disperatamente di rendersi simili agli autoctoni, massacrandosi di bollettini postali, condividendo i sogni e il superfluo. Nicolae Petrescu, la moglie Liana Pop e le loro due figlie sono gli eroi di questo neoromanzo d’appendice. Vicini di casa del narratore, i quattro osservano incantati il paradiso delle merci che li circonda e la facilità con cui le finanziarie permettono loro di accedervi. Ma è sempre una felicità fugace perché la loro vita è uno slalom tra cattiverie di perfide padrone di casa, prepotenze di lavoratrici insoddisfatte, sogni che si infrangono quando i conti non tornano. E soprattutto tanta diffidenza da parte di persone ignoranti che tendono a far coincidere il romeno con il cattivo.

Invece i Petrescu sono candidi, ingenui, quasi bambini nel modo in cui affrontano tutte quelle difficoltà, aiutati anche da una profonda fede evangelica. Nel descriverli, l’Autore si è ispirato ai caratteri e alle disavventure di una vera famiglia rumena, originaria di Iaşi, di cui è stato realmente vicino di casa.

Narrato in maniera destrutturata, in una serie di capitoli ambientati in anni diversi, a volte persino nel passato o in un improbabile futuro, e con un finale inatteso che spiega questa strettura, Haiducii non è un romanzo buonista, come si potrebbe pensare. I romeni non vi sono dipinti come vittime né come carnefici, ma come esseri umani capaci di sbagliare, ma il cui unico sogno è cercare di vivere in maniera dignitosa. Gli italiani, invece, rimediano una figura non dignitosa, carichi di una arroganza immotivata che, pur non sconfinando mai nel razzismo, tende ad applicare quell’atteggiamento brillantemente definito da un filosofo francese homo homini pitbull.

Haiducii è stato pubblicato in versione parziale sul settimanale italiano Film TV nell’estate del 2009 e ora viene proposto nella sua versione integrale in un volume uscito per Excelsior1881.

Trovate tanti altri dettagli e curiosità sul libro nel minisito dedicato.

Fonte: Il Radicchio Avvelenato, blog.

Poesia migrante per la Giornata mondiale della poesia all’Auditorium di Roma


febbraio 26, 2010 in Poesia

vagabonda blu
di Irma Immacolata Palazzo
in coproduzione con Musica per Roma e la collaborazione di Fondazione Roma-Poesia

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

con il Patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA – SALA PETRASSI
V.le P.De Coubertin, 30

Martedì, 23 marzo ore 21

COSIMO CINIERI
in
VIANDANDO QUI E ALTROVE

rapsodia poetica contemporanea di
italiani migranti e di migranti in Italia
partecipazione straordinaria di
MICHIKO HIRAYAMA
e con
GIANNI RICCHIZZI: sitar
GIANCARLO SCHIAFFINI: trombone
MOHSSEN KASIROSSAFAR: zarb, daff, voce
SIMONETTA IMPERIALI: zarb, daff, dohol
GIUSEPPE FRANA: barbat, robab, zarb
ROBERTO BELLATALLA: contrabbasso
SANJAY KANSA BANIK: tabla
SALUA: danza del ventre, danza del candelabro
ricerca e selezione dei testi
a cura di FILIPPO BETTINI
per l’Ass.Cult.ALLEGOREIN
con la collaborazione di Mirna Gvozdenović
ideazione, elaborazione drammaturgica e regia
IRMA IMMACOLATA PALAZZO

“Migrazione è libertà di conoscere un deserto, un mare, un grattacielo, un canto. Non disperazione. Un volo d’uccelli” I.I.Palazzo&C.Cinieri

Martedì 23 marzo 2010 ore 21 a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica-Sala Petrassi, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, con il Patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, in coproduzione con Musica per Roma e con la collaborazione di Fondazione Roma – Poesia, e il Patrocinio del Senato della Repubblica, Regione Lazio-Assessorato alla Cultura, Provincia di Roma, Comune di Roma-Assessorato alle Politiche Culturali, “Vagabonda Blu” presenta Cosimo Cinieri in VIANDANDO QUI E ALTROVE-rapsodia poetica contemporanea di Italiani migranti e di migranti in Italia, ideazione, drammaturgia e regia Irma Immacolata Palazzo.

La migrazione è oggi argomento quotidiano, vissuto e giudicato nei modi più disparati, ma sempre con la disperante speranza che si possa individuare una soluzione. La poesia dei nostri migranti e dei migranti che arrivando in Italia hanno imparato l’italiano, supera, non nei contenuti ma nel suo essere poesia, le divisioni e invoglia a non chiudersi nei propri recinti, a fare della diversità una ricchezza e ad accettare un mondo in cambiamento con lucida serenità. Il contatto tra variegate creatività genera l’emozione di riconoscersi. L’emozione porta la conoscenza e serve a conservare la memoria.

Viandando presenta una rosa di 22 poeti bilingue che hanno la caratteristica di scrivere nella lingua madre e in quella di adozione: 11 poeti italiani che scrivono e pubblicano in altre nazioni e 11 poeti stranieri che scrivono anche in italiano.

Migranti Italiani: si parte dal dialetto molisano di Giose Rimanelli (Stati Uniti) per approdare all’inglese di Adeodato Piazza Nicolai. I temi ci sono tutti: lo strazio della partenza vissuta come morte per Antonio Aliberti (Argentina), le cui radici sono rimaste nel Mediterraneo e che si porterà sempre dietro quel lui bambino morto in Sicilia all’età di 12 anni; il disagio dell’adattamento al Nuovo Mondo per Rosa Cappiello, operaia tessile a Sydney ma, dopo la pubblicazione dei suoi libri, invitata ad insegnare all’Università; la tenerezza per le figure più vicine: il padre, il compaesano generoso di ‘vino fatto in casa’ (Delia De Santis-Canada); il desiderio d’un impossibile ritorno e il dolore della ‘perduta patria’ di Marco Lucchesi, brasiliano, ma visceralmente legato alla sua terra d’origine. E ancora: il momento dell’abbandono amoroso di Gino Carmine Chiellino (Germania) che vive il proprio corpo come un atlante su cui si possono ‘tracciare mari e continenti’, o il capodanno di Giancarlo Pizzi (Francia), ‘ospite sempre di altri’; la consolazione di Flaviano Pisanelli (Francia) con la sua preghiera che ‘scioglie un orizzonte’, fino alle ardite sperimentazioni di Philippe Di Meo, emerito professore a Parigi.

Migranti in Italia: docenti, grandi scrittori riconosciuti. Quasi tutti militanti in prima linea: dal rumeno Mihai Mircea Butcovan che si occupa di tossicodipendenze e interculturalità, all’impegno politico, sociale e culturale di Ndjock Ngana (Camerun), rivolto alla conservazione delle culture africane, alla brasiliana Marcia Teophilo, candidata al Nobel, paladina di appassionate campagne per la salvaguardia dell’Amazzonia.

I versi di Butcovan abbracciano un vissuto a volte doloroso: orchestrali in attesa di espulsione, badanti, puttane. Nonostante la disperazione, invece, il cinese Mao Wen trova l’amore e il marocchino Mohamed Khalil Elkhchin incontra l’amata in qualche sogno. Anche la nostalgia è raccontata dal poeta albanese, Gezim Hajdari, attraverso l’amore, che di volta in volta diviene sogno struggente per la donna agognata, tenerezza per la madre che aspetta il ritorno del figlio ricco, passione erotica per la terra lontana. C’è poi la poesia civile: accorata nenia per l’Africa che muore; ma ‘sempre verde (è) l’albero della vita’ di Latif Al Saadi. Il brasiliano Murilo Mendes, poliedrico e visionario sperimentalista, ci regala una ballata dal sapore trecentesco. Molto forte il legame con Roma: ‘il diario romano’ del giapponese Sonu Uchida scritto in delicati haiku, la solitudine del bosniaco Predrag Matvejevic condivisa con le statue di Villa Borghese o l’evocazione di Tincoa, divinità amazzonica, visto ad un semaforo di Ponte Sisto e pregato di prestare le sue ali per raggiungere l’amata.

Due omaggi, per la parte italiana a Rodolfo Wilcock, uno dei più noti poeti argentini, pluripremiato, emigrato nel ’58 e morto in Italia, il cui italiano era paragonato da Roberto Calasso ad ‘una piccola isola tropicale’ e a Predrag Matvejevic, nominato professore di Slavistica a La Sapienza per ‘chiara fama’.

Questi poeti scrivono senza alcun tramite nella ‘lingua dell’ospitalità’, Jacqueline Risset ha magistralmente tradotto in francese ‘La Divina Commedia’. E’ dagli anni ’90 che si parla di letteratura migrante italofona. La scelta di scrivere in italiano è una condizione nuovissima dal punto di vista interculturale.

Nella scelta si è stati coadiuvati dal prof. Filippo Bettini, docente di letteratura italiana e presidente dell’Associazione culturale Allegorein, con la collaborazione di Mirna Gvozdenović.

La voce del rapsodo Cosimo Cinieri s’impatta in un rapporto osmotico con i testi che Irma Immacolata Palazzo monta e rismonta con una sapienza teatrale che cancella il formalismo della lettura e permette di offrire al pubblico un ritratto vivo dei poeti, le loro storie, la loro anima.

Impreziosisce la serata la partecipazione del soprano Michiko Hirayama, una vera star, una delle voci più amate dai compositori di musica contemporanea e d’avanguardia che le hanno dedicato più di 100 opere da lei eseguite nei più importanti festival musicali internazionali.

Ideale coprotagonista è un ensemble interraziale di 7 prestigiosi solisti: Gianni Ricchizzi-sitar, Giancarlo Schiaffini-trombone, Mohssen Kasirossafar-zarb, Simonetta Imperiali-daff, Giuseppe Frana-barbat, Roberto Bellatalla-contrabbasso, Sanjay Kansa Banik-tabla. Gli strumenti di diverse parti del mondo creano una musica che risente delle suggestioni delle varie culture, dando origine ad un sound del tutto nuovo. Sui versi d’amore e di passione erotica, un sole altramonto accoglierà Salua con la sua danza del ventre.

Con le immagini proiettate su uno schermo rotondo che diventerà Sole e diventerà Luna si racconterà contestualmente la storia della migrazione degli Italiani verso altri paesi dall’800 in poi e l’immigrazione in Italia degli altri popoli che, negli ultimi anni, affacciandosi sulle sponde dei nostri mari, si sono via via uniti e mescolati a noi nel corso dell’ultimo ventennio.

VIANDANDO QUI E ALTROVE è in programma negli Istituti Italiani di Cultura di Strasburgo, Il Cairo e Tel Aviv per la Settimana della Lingua Italiana 2010.

Biglietti: 10 euro; ridotto studenti e giovani sotto i 26 anni: 5 euro
Info 06-80241281
www.auditorium.com
BIGLIETTI: 10 EURO; STUDENTI 5 EURO
Promozione e segreteria organizzativa
Inventa Eventi srl tel.06/98188901
Carla Caiafa 338/6812902 carlacaiafa@inventaeventi.com
www.inventaeventi.com
Ufficio stampa
Margherita Fusi cell. 3387488465 e-mail margherita.fusi@fastwebnet.it
Paola Rotunno cell. 3393429716 e-mail paolasilvia.rotunno@fastwebnet.it
Ufficio stampa Musica per Roma tel. 06-80241574 – 231 – 228 – 261
ufficiostampa@musicaperroma.it

Fonte: Blog di Bianca Madeccia.

Campo vietato, la sfida dei romeni: «Ce lo giochiamo con la Padania»


la storia
Campo vietato, la sfida dei romeni: «Ce lo giochiamo con la Padania» A San Giorgio in Bosco niente impianto alla squadra di stranieri

La squadra di Alleanza Romena (archivio)

SAN GIORGIO IN BOSCO (Padova)— Sono stati cacciati dal campo da calcio, perché il sindaco Roberto Miatello ha vietato loro di giocare a pallone nello stadio comunale di San Giorgio in Bosco. Hanno fatto denuncia all'ufficio anti-discriminazioni razziali di palazzo Chigi a Roma, che invierà un loro ispettore. E per ribadire come, secondo il loro punto di vista, lo sport sia stato affossato dal razzismo, due sabati fa hanno giocato una partita con il lutto al braccio (vinta 2-0, per la cronaca). Ora chiedono che la questione si chiuda dove (e perché) è cominciata: sul campo da gioco.

Alleanza romena contro Padania. E' questa la sfida che lanciano. Alleanza Romena sfida la formazione della Lega Nord e in palio mette il campo da calcio di San Giorgio in Bosco. In caso di sconfitta i romeni faranno decadere ogni denuncia e ogni richiesta di giocare a pallone in quel comune, dove ha sede l'associazione del presidente della squadra romena Adrian Teodorescu. «Se un problema non si può risolvere per via istituzionale, allora proviamo a risolverlo per via sportiva — spiega il presidente di Alleanza romena— vorremo affidare l'esito della questione del campo ad una partita amichevole, in cui intendiamo confrontarci con la Lega Nord».

Questa è la scommessa: «Se perdiamo ci rassegneremo e ritireremo qualsiasi opposizione per il campo da calcio— dice Teodorescu— ma se vinciamo il sindaco di San Giorgio in Bosco dovrà darci gratuitamente l'uso del campo anche per i prossimi campionati. E la Lega si impegnerà a ad avere un atteggiamento di apertura e accoglienza verso la comunità romena». Il guanto è stato lanciato. Verrà raccolto? Maurizio Conte, segretario provinciale del Carroccio, dice: «Siamo abituati a correre per altre cose, ci troveremo svantaggiati — spiega — sicuramente c'è una provocazione, una sfida un po' goliardica: sarà sempre il sindaco a decidere la destinazione finale del campo. Io sto con Bobo». Bobo non è l'ex bomber Vieri, ma il sindaco Renato « Bobo » Miatello, «convocato» (si fa per dire) in panchina da Alleanza romena. «No — ribadisce il primo cittadino— ho detto no e resta no. Ho i motivi tecnici di inagibilità del campo, anche se ci giocano altre otto squadre, e altre cose a cui pensare». Niente partita, dunque? «L'ho sempre detto: non trovo l'utilità di una squadra di soli romeni, per l'integrazione, che tra l'altro non risiedono nemmeno a San Giorgio in Bosco». Ma poi magari a una squadra di «padani» verrà in mente di tirare giù gli scarpini dal chiodo e raccogliere la sfida. Chissà
Martino Galliolo
27 febbraio 2010
Fonte: Corriere del Veneto.

Varese Arci Varese, sfida a due per la nuova presidenza


Il presidente uscente Giuseppe Musolino
Partito questa mattina, presso il Teatro Apollonio di Varese, il congresso provinciale dell’Arci di Varese, l’assise che dovrà stabilire la leadership che guiderà l’associazione nei prossimi anni. Una vigilia ricca di confronto, di polemiche, di opinioni diverse circa il futuro di questa importante realtà dell’associazionismo. A contrapporsi per la nuova presidenza due personalità molto conosciute a Varese: il presidente uscente Giuseppe Musolino e lo sfidante Giulio Rossini, patron del cineclub Filmstudio ‘90 e tra i principali protagonisti del dibattito culturale.

A tagliare il nastro del congresso, il presidente Musolino, che nella sua relazione introduttiva ha ribadito le tematiche principali su cui l’Arci si impegna: il lavoro, l’equità sociale, l’opposizione alla deriva autoritaria, la difesa della Costituzione, il pluralismo dell’informazione, l’anti-razzismo, il federalismo democratico e solidale. Un quadro di riferimenti che fanno dell’Arci un punto di riferimento nel dibattito sociale e culturale sul territorio.

Hanno preso la parola alcuni ospiti del congresso. Marco Quadri delle Acli varesine ha ricordato le molte iniziative realizzate in collaborazione con l’Arci, soprattutto sul fronte della lotta al razzismo e su quello della tutela della legalità.

Incisivo e ricco l’intervento del segretario generale della Cgil di Varese, Franco Stasi, che ha ribadito il ruolo fondamentale del sindacato nell’ambito delle battaglie portate avanti dal mondo dell’associazionismo, Arci in primis. Stasi ha ricordato che resta irrinunciabile la questione-stranieri. A questo proposito, il congresso provinciale della Cgil, in programma il 2 e 3 marzo alle Ville Ponti, che sarà dedicato a Jon Cazacu, l’ingegnere romeno bruciato vivo dieci anni fa dal suo datore di lavoro.

Sui tagli alle amministrazioni locali da parte di governo e Regione, è intervenuto il sindaco di Daverio, Alberto Tognola. “Non vedo al momento federalismo, ma solo continui tagli nei confronti dei Comuni. Viene avanti, anzi, un nuovo centralismo, del quale si lamenta anche il sindaco di Varese, Fontana”.

Interventi anche da parte di esponenti di partiti politici: Milani dell’Italia dei Valori e Zappoli di Sinistra Democrazia LIbertà.

Il congresso stabilisce i componenti del gruppo dirigente dell’Arci di Varese, dal quale poi uscirà il nome del nuovo presidente.
27 febbraio 2010

Fonte: Varese Report.

I miei Rumeni. Sono andati via.


In Fondo degli scrittori
sabato 27 febbraio 2010

Hanno abitato l’attico che sovrasta il mio appartamento per poco più di un anno. Ricordo quando erano appena arrivati con le loro povere cose, valigie gonfie e malandate, pacchi confezionati alla meglio, buste di plastica provate da un lungo viaggio.

Accolti dai condomini con sospetto e forzata sopportazione. In nome dei tempi che cambiano, qualcuno diceva :- Speriamo che si comportino bene! Altrimenti…!

Già tutti pronti a far capire ai “nuovi” che le regole vanno rispettate, anzi che qualcuno deve rispettarle di più.

I Rumeni cominciarono la loro avventura muovendosi con circospezione, ridotti alla condizione di piccole formiche esploratrici, su un terreno che avvertivano impervio e pericoloso.

Salutavano sempre con rispetto, cedevano il passo all’ascensore, trattenevano aperto il pesante cancello quando scorgevano un condomino in arrivo: piccole accortezze che hanno a che fare con le norme della buona educazione ma che loro sentivano l’obbligo di osservare a differenza degli altri, i padroni di casa , cui era concesso qualche piccola o grande reciproca scortesia che non avrebbe avuto conseguenza alcuna.

Un giorno diedero una grande festa, con canti, suoni e balli in stile rumeno, nel mio appartamento sembrava essersi scatenato l’inferno!

Salii al piano di sopra determinata a chiedere, in nome della civile convivenza, di contenere la loro allegria…Non ero arrabbiata ma stupita e allarmata, ero certa che qualcuno si sarebbe risentito e volevo battere gli altri sul tempo.

Mi accolsero con vera gioia:- Entra! Entra! Mi dissero. –Stiamo festeggiando per ingresso Romania in Europa!

Avevano gli occhi neri e lucenti, grandi e piccini.

Vollero farmi assaggiare i loro dolci (squisiti) e i loro cibi piccanti.

Poi la padrona di casa mi presentò parenti e amici e ognuno pareva ansioso di raccontarmi la sua storia.

Ognuno a modo suo chiese scusa per il disturbo arrecato, le donne si tolsero repentinamente le scarpe promettendo balli silenziosi…

Così ho conosciuto Kaljia e i suoi tre figli musicisti, venuti in Italia per lavorare e sfuggire alla miseria di un paese che non offre prospettive.

Col tempo io e Kaljia siamo diventate amiche. Lei lavorava duramente dal mattino alla sera, i figli soprattutto la sera, di giorno si esercitavano a trarre nostalgiche melodie o allegre ballate dai loro strumenti.

In uno dei nostri momenti di confidenza, non molto tempo fa, a seguito di episodi di violenza che avevano coinvolto suoi connazionali, Kaljia mi ha detto di essere molto preoccupata perché vedeva in pericolo il suo posto di lavoro. – Ora Italiani pensano che noi Rumeni siamo tutti delinquenti…Non è giusto!

Più tardi mi confidò che avrebbe dovuto cambiare casa. Il proprietario dell’appartamento le aveva, da un giorno all’altro, aumentato l’affitto di trecento euro…Un modo come un altro per costringerla ad andare via.

Ci siamo salutati, io e i miei Rumeni, con le lacrime agli occhi e poche parole.

Le ultime parole di kaljia sono state:- Coraggio! Io sempre prego per tuo fratello e tutti voi…Dio ci ama e ci protegge, per Lui noi siamo come figli…tutti uguali!

Eleonora Bernardi

Fonte: Primo Marzo 2010.

sabato 27 febbraio 2010

Carpatair annuncia nuovi voli per Craiova


26 Feb 2010

A partire dal 24 maggio 2010, Carpatair avvierà nuovi collegamenti diretti da Craiova a Bergamo e Roma Fiumicino. Inizialmente entrambi i voli saranno operati con i Fokker 70 della compagnia aerea rumena e avranno frequenza bisettimanale.
I volo tra Craiova e Orio al Serio decollerà il lunedì e il giovedì alle 17.10, il volo di ritorno partirà negli stessi giorni dall'aeroporto lombardo alle 18.50. Il volo Craiova - Roma Fiumicino decollerà dalla città rumena il martedì e il venerdì alle ore 17.05 con ripartenza verso Craiova alle 18.40.

Fonte: Il Volo.

Il Bucarest di Windjet è ufficiale: Tre volte a settimana, da fine aprile


24/2/2010

Orari pomeridiano/serali - Due voli con 320 e un volo con 319 - Già in vendita su www.volawindjet.it - Ottime connessini da Palermo e Catania

Windjet ha confermato le indiscrezioni del blog: via al Bucarest, tre volte a settimana (lunedì, mercoledì e venerdì), con 320 e 319. Piu tardi i dettagli su questo volo, particolarmente atteso anche dalla folta comunità rumena a Torino ... C'è da battere la concorrenza dei pullman (Atlassib e compagni) che propongono tariffe a 80 euro a tratta, ma con possibilità di trasportare sino a 40 chilogrammi di bagaglio. Con Windjet il costo è nettamente inferiore : intorno ai 120 euro/andata ritorno con 20 chilogrammi di bagagli in franchigia per ogni passeggero. Il volo dura poco più di 2 ore, il viaggio in pullman circa 36 (!). Sono previste ottime connessioni e ottime tariffe per le prosecuzioni da Palermo e Catania.
--
Ecco il comunicato Windjet:

WIND JET VOLA NO STOP DA TORINO A BUCAREST

Continua la crescita di Wind Jet sullo scalo Torinese di Caselle con l’inaugurazione il prossimo 21 Aprile del collegamento Torino – Bucarest. Il volo sarà operato tre volte la settimana nei giorni di Lunedì, Mercoledì e Venerdì con i seguenti operativi:
Lunedì e Venerdì Torino – Bucarest Otopeni 13.30-16.50
Bucarest Otopeni – Torino 17.50-19.20

Mercoledì Torino – Bucarest Otopeni 14.30-17.50
Bucarest Otopeni – Torino 18.50-20.20

Il nuovo collegamento permetterà non solo al mercato piemontese di raggiungere agevolmente la capitale rumena che è anche il maggiore centro industriale e commerciale del Paese, ma faciliterà anche gli spostamenti della comunità etnica rumena presente nel bacino piemontese. Il collegamento è operato con aeromobili Airbus A320 da 180 posti e A319 da 144 posti .
Con il lancio di questa rotta internazionale, Wind Jet porta a quattro le destinazioni servite dall’aeroporto di Caselle: Bucarest infatti va ad aggiungersi ai già consolidati collegamenti per Catania, Palermo e Mosca. Per prenotazioni ed acquisti: call center 89.2020, www.volawindjet.it, presso le agenzie di viaggio.

Fonte: LA STAMPA.

Troppi aborti tra le rumene. Incontro di primavera per la prevenzione

Una festa con piatti tipici, animazione, musica e informazione

Montecatini, 25 febbraio 2010 - Festa di primavera con le donne rumene. E’ stata organizzata da Nosotras in collaborazione con il consultorio per prevenire le mutilazioni genitali e le interruzioni volontarie di gravidanza. Si terrà domenica dalle 12 alle 17, alla pizzeria ristorante «Antica Trattoria Valdinievole» in via Cavour, 48 con buffet di piatti tipici rumeni, musica e animazione. L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione Nosotras in collaborazione con i servizi consultoriali, per sensibilizzare ed informare le donne sulla problematica delle mutilazioni genitali femminili e delle interruzioni volontarie di gravidanza.

Quasi il 32% di donne straniere nella nostra regione pratica aborti, ripetuti fino a 10 volte. La comunità maggiormente interessata a questa recidiva è quella rumena, che utilizza spesso questa pratica come metodo contraccettivo. Cercare di sensibilizzare sul tema e informare sui rischi per la salute e soprattutto sull’utilizzo di metodi contraccettivi diversi, sono alcuni degli obiettivi che la Regione Toscana in collaborazione con i servizi consultoriali e con il contributo dell’associazione Nosotras si è posta.

La festa del primo marzo o festa di primavera è per la comunità rumena una ricorrenza molto cara, un giorno in cui si dà il benvenuto alla primavera, ci si scambia doni e auguri per un nuovo inizio, un periodo di fortuna e rinascita. E’ un’occasione per stare insieme condividere un pranzo, musica e scambiarsi piccoli doni augurali. L’associazione di donne immigrate Nosotras ha deciso di scegliere la ricorrenza non solo come momento di tradizione e condivisione in cui la comunità si può riconoscere, ma anche come occasione di riflessione e sensibilizzazione nei confronti della salute della donna.

Attraverso banchini informativi sarà distribuito materiale divulgativo studiato appositamente per una corretta informazione sul tema. L’associazione Nosotras, personale esperto, medici, ostetriche, ginecologi saranno tutto il giorno a disposizione. Durante la festa sarà distribuito il gadget: «il marzolino» (martisor in rumeno), un dono che rappresenta una piccola riproduzione del fiore del bucaneve, che in Romania è usanza scambiarsi quale segno di buon auspicio. Il marzolino sarà accompagnato da un piccolo biglietto su cui è stampata la semplice frase «Ti aspettiamo al consultorio», tradotto in rumeno.

Fonte: La Nazione

Le Accademie straniere svelano i loro tesori


Mura e giardini Quattro giorni per poter ammirare i tesori delle “Accademie svelate” da oggi a domenica. Visite guidate, mostre e musica.

Le Accademie Straniere di Roma e del Lazio accoglieranno il pubblico da oggi fino a domenica, dando la possibilità di conoscere i magnifici edifici e giardini che le ospitano e le numerose attività che vi si svolgono.

Anche musica e mostre

All’edizione 2010 di “Accademie svelate” partecipano: American Academy in Rome, Academia Belgica, The British School at Rome, Académie de france à Rome - Villa Medici, Reale Istituto Neerlandese, Accademia di Romania, Real Academia de España en Roma, Istituto Svizzero, Accademia Tedesca - Villa Massimo, Accademia d’Ungheria. Ogni istituto propone visite guidate per le quali la prenotazione è obbligatoria. Per l’occasione, organizzata e voluta dall’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio e della Provincia di Roma, sarà proposta anche una mostra presso la sede dell’Ex Gil (l.go Ascianghi, 5) che illustra la storia delle Accademie e nelle diverse sedi si svolgeranno incontri, letture e concerti. Coinvolto nell’iniziativa anche il territorio laziale con la città di Palestrina che apre il museo archeologico nazionale e con il suggestivo centro di Anticoli Corrado, conosciuto come il paese delle modelle, nel quale si organizzano visite guidate al museo civico di arte moderna e al centro storico del paese. Inoltre nel teatro Principe di Palestrina venerdì 26, alle ore 21.00, si terrà un concerto di musica classica dell’Ensemble ConTempo proposto dall’istituto romeno. Il giorno dopo, stessa ora, sarà la volta dello spettacolo di Nando Citarella e dei Tamburi del Vesuvio con un repertorio di musica popolare. Per il programma completo delle visite e degli eventi: www.accademiesvelate.it, tel. 06-66163267, ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.
Chiara Cordelli
25 febbraio 2010

Fonte: City.

Primavara la români - 1 Martie- marţişor


Romania:

Primavara la români - 1 Martie- marţişor

Românii sărbătoresc venirea primăverii într-un mod unic, la începutul lunii martie.
Tradiţia mărţişorului este o moştenire de la strămoşii noştri, romanii. Cuvântul "mărţişor" are origini latine şi este numele popular al lunii martie. In zilele noastre, mărţişorul este un simbol al primăverii care va să vină. Oamenii oferă cu multa plăcere de 1 Martie mărţişoare celor pe care îi iubesc sau ca expresie a admiraţiei lor, ca respect şi stima. Sunt oferite în exclusivitate fetelor şi femeilor.

Mărţişorul este o sărbătoare specific românească care celebrează venirea primăverii. In aceasta zi, se oferă persoanelor de sex feminin apropiate mărţişoare,cu valoare simbolică a iubirii şi bucuriei venirii primăverii. Se consideră că mărţişoarele sunt aducătoare de fericire şi noroc. Ele sunt formate în mod tradiţional dintr-o fundiţă roşie cu alb, la care se adaugă diferite simboluri ale norocului: trifoi cu patru foi, potcoavă, coşar, inimă. Acest simbol este purtat la vedere o săptămână sau două.

----------

La primavera dai romeni
di Marilena Rodica Chiretu

1 Marzo- 'martziscior'

1 Marzo - 1 Martie
La Galleria virtuale, made in Italy, per una reale presenza nel mondoI Romeni festeggiano l'arrivo della primavera in un modo unico, all' inizio del mese di marzo. La tradizione del "martziscior" è ereditata dai nostri avi, i Romani. La parola "martzisor" ha origini latine e viene dal nome popolare del mese di marzo. Oggidì è un simbolo della primavera che sta per arrivare.

La gente offre piacevolmente, in occasione del 1 Marzo, "martziscioare" a quelli che vogliono bene oppure come espressione della loro ammirazione, come rispetto e stima, esclussivamente alle ragazze e alle donne.

La Festa del “Martisor” è specifica alla tradizione romena e celebra l’ arrivo della primavera. Le persone di sesso femminile ricevono questi piccolissimi oggetti perché si considera che portino felicità e fortuna.Sono formati da un fioccho di filo bianco- rosso di seta, al quale si aggiungono, generalmente, simboli tradizionali: trifoglio, ferretto, spazzacamino, cuore ecc.Questi piccoli oggetti si indossano per una- due settimane.

Fonte: 2DueRighe.

Bianca vinde bine în Italia


26 Februarie 2010
Articol semnat de Petre Dobrescu

Romanii au fost in prim-plan, miercuri, la Săptămana Modei de la Milano. Bianca Drăguşanu i-a lăsat muţi pe italieni cu frumuseţea ei şi a reuşit să vandă o întreagă colecţie, realizată de Cătălin Botezatu, pentru Valeria Marini.

Bianca Drăguşanu i-a zăpăcit pe italieni cu frumuseţea ei. Blonda lui Bote a strălucit pe podiumul Festivalului de Modă de la Milano, acolo unde a deschis colecţia “Seduzioni Diamonds by Valeria Marini”, la care şi-a adus contribuţia şi românul Cătălin Botezatu.

Spectacolul de modă a avut loc miercuri seara, în faţa a aproximativ 3.000 de spectatori. Imediat după prezentare, întreaga colecţie a fost cumpărată de un milionar rus. Cei doi îndrăgostiţi au reuşit să-şi facă timp şi pentru ei.

Deoarece era Dragobetele, Bianca şi Cătălin au sărbătorit, după prezentare, printr-o cină romantică la restaurantul hotelului de cinci stele Principe di Savoia, acolo unde au şi locuit pe parcursul celor câteva zile cât au stat în Italia. Şi pentru că era o sărbătoare a îndrăgostiţilor, Bianca l-a pupat cu foc pe Bote, aşa cum se poate vedea şi în fotografia de mai sus.

Sursa: Libertatea

Romania, nuova legge: adozione internazionale ancora blindata


Data: 24-02-10

La Romania non prevede spiragli di apertura per l’adozione internazionale, nonostante siano preoccupanti le condizione degli 80mila minori fuori famiglia nel Paese.

Il sito dell’Ufficio per le Adozioni rumeno (ORA) ha comunicato che il testo di modifica dell’attuale legge sulla protezione dell’infanzia (273/2004) intende favorire l’adozione dei minori da parte delle coppie rumene residenti all’estero. Nessuna apertura per l’adozione internazionale, di fatto bloccata da Bucarest dal 2004.

Il responsabile dell’ORA Bogdan Panait aveva già annunciato a fine 2009 la volontà di lavorare con i Paesi in cui risiedono le comunità più massicce di rumeni per promuovere l’accoglienza dei minori abbandonati da parte di cittadini rumeni residenti all’estero. Si tratta comunque di un’ipotesi residuale, alla quale si può ricorrere solo nel caso in cui non si trovi una famiglia rumena disponibile ad accoglierlo, né un parente (fino al quarto grado) residente fuori dalla Romania che ne richiede l’adozione.

La proposta di legge prevede una modifica della 273 stabilendo infatti che “l’adozione del minore a una famiglia rumena residente all’estero è consentita solo per quelli per i quali non vi sia la disponibilità di adozione da parte di un parente fino al IV grado del minore.”

Nessun avanzamento, invece, rispetto alla possibilità di aprire le adozioni internazionali ai bambini che le famiglie rumene non sono disposte ad accogliere e rimangono in istituto (minori appartenenti a minoranze etniche, con problemi di salute, con tanti fratelli).

La proposta era stata presentata dallo stesso Panait in un Memorandum al Governo rumeno lo scorso autunno.

Fonte: Amici dei Bambini

Lavoro: Progetto Claim, Leanza presenta i tirocini formativi

(AGI) – Palermo, 26 feb. – Favorire l’inserimento sociale e lavorativo di immigrati, comunitari e non, mediante tirocini formativi. E’ l’obiettivo del progetto Claim (Cittadini, lavoratori, immigrati), finanziato dal Ministero dell’Interno a valere sul Fondo Untta (United Nations Relief and Rehabilitation Administration – Amministrazione delle Nazioni Unite per l’assistenza e la riabilitazione), e sostenuto da numerosi partner istituzionali, coordinati dall’Ufficio provinciale del lavoro di Catania. I contenuti dei tirocini sono stati illustrati, stamattina, nella sede di Catania della Presidenza della Regione, dall’assessore regionale al Lavoro, Nicola Leanza, e dal responsabile dell’Ufficio provinciale del lavoro, Domenico Palermo, ai responsabili dei centri per l’impiego della provincia di Catania, ai rappresentanti degli enti partner ed alle associazioni datoriali. L’iniziativa si avvale anche di una rete di supporto costituita da associazioni di categoria, del volontariato sociale, da organizzazioni sindacali, distretti socio sanitari e sportelli multifunzionali. “L’inserimento lavorativo – ha detto Leanza – e’ previsto per immigrati comunitari ed extracomunitari, di prima e seconda generazione, in regola con le norme sull’ingresso e il soggiorno in Italia. Sono cento i tirocini formativi sovvenzionati dal progetto che saranno attivati presso aziende pubbliche e private di differenti comparti”. Dei tirocini oltre il 65% riguardera’ aziende private per le quali il momento formativo e’ a costo zero. Ai tirocinanti, inoltre, sara’ corrisposto un rimborso che ammonta a mille euro per i tre mesi di corso. “I settori economici interessati – spiega Domenico Palermo – sono quelli del sociale, dell’agricoltura, dell’artigianato e del commercio. Siamo in presenza di qualifiche professionali anche di alto livello, come testimoniato dalla presenza di ingegneri ed esperti di marketing. I tirocinanti avranno l’opportunita’ di acquisire competenze di natura professionale che saranno certificate. Mi auguro – ha concluso Palermo – che, al termine dell’esperienza, per molti possa seguire un rapporto di lavoro stabile”. (AGI) Mrg/Mzu
Fonte: AGI

Giornata europea della mozzarella: Festa a Bucarest per prodotto casertano

BUCAREST, 24 FEBBRAIO 2010 - Presentazione, con degustazione, della mozzarella accompagnata da salumi italiani, pasta e tiramisù oggi a Bucarest, in occasione della Giornata europea della mozzarella di bufala Dop. L'evento, organizzato dalla Regione Campania e le Camere di commercio di Salerno e Caserta, in collaborazione con la Camera di commercio italiana per la Romania (Ccpir), è inteso a promuovere e valorizzare la mozzarella di bufala Dop della Campania come eccellenza alimentare del Made in Italy. "La nostra intenzione è quella di portare anche sul mercato romeno la mozzarella di bufala", ha detto all'ANSA il segretario generale della Ccipr, Adrian Dimache, spiegando che al momento sul mercato romeno ci sono almeno una decina di distributori: il grosso business sulla mozzarella per ora rimane industriale, ha aggiunto. Una analoga manifestazione promozionale si è svolta oggi anche nella capitale bulgara, Sofia.

Fonte: Caserta Sette.

Somma. Notte di follia sul borgo antico


26/02/2010
Un giovane pregiudicato del Casamale tenta di rapinare una famiglia di rumeni in piena notte. Preso.

Notte di follia in uno degli appartamenti del borgo antico Casamale. Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio, poco dopo la mezzanotte, un rumore di vetri in frantumi desta il sonno di una onesta e laboriosa famiglia rumena. A forzare la porta, fino a romperne il vetro e a ferirsi, è Giovanni Aliperta, ventitreenne originario del Casamale e già noto alle forze dell’ordine.

Aliperta tenta di rapinare i malcapitati che, ormai svegli, si difendono in ogni modo. Ne scaturisce una colluttazione durante la quale il giovane pregiudicato riceve la peggio e decide di abbandonare il campo, dileguandosi nel buio della notte nelle vie strette ed anguste dell’antico borgo. Ma è una fuga di breve durata. Grazie al riconoscimento e ai dettagli forniti dalla famiglia rumena, infatti, i carabinieri della stazione locale, diretta dal comandante Semprevivo, alle prime luci dell’alba riescono a trovare e ad arrestare Aliperta e ad accompagnarlo a Poggioreale.

Intanto, tra i vicoli del Casamale si respira aria di paura, ma soprattutto di incredulità. I residenti non vogliono commentare, camminano a testa bassa, guardandosi continuamente alle spalle.
Autore: Carmela D’Avino
Fonte: Il Mediano

mercoledì 24 febbraio 2010

“La casa mare nel tempo dell’esodo”

Valentina Macaluso

28 febbraio 2010 - ore 15,30

CENTRO STUDI DONNE PER LA PACE
Campo della Chiesa, 3 - S. Elena

“La casa mare nel tempo dell’esodo”
con Valentina Macaluso, ricercatrice di lingua e cultura romena

E finalmente aprirono quella porta e mi spiegarono:
“Aceasta este casă mare” “questa è la casă mare”).
Casă mica e casă mare: una divisione fondamentale
nella casa contadina.
proiezione di un video

A cura di : WAVEs - Women Arts Venice - http://www.venicewave.com/ e
La Settima Stanza - Scuola di Poesia

ingresso libero

in collaborazione con l’associazione Dacia

Fonte: Venice Waves

Invito al concerto del quartetto d'archi ConTempo, venerdi' 26 febbraio‏


Venerdì, 26 febbraio 2010, ore 21,00
Teatro Principe, Palestrina (Corso Pierluigi)

L’Accademia di
Romania
è lieta di invitarVi al
concerto dello
straordinario
quartetto d’archi

ConTempo
Bogdan Sofei (violino)
Ingrid Nicola (violino)
Andreea Banciu (viola)
Adrian Mantu
(violoncello)
nell’ambito del progetto
“Le Accademie svelate”
(26 – 28 febbraio 2010)


In programma opere di compositori romeni (George Enescu, Paul
Constantinescu, Doru Popovici,Theodor Grigoriu) e danze popolari romene.
Progetto promosso dalla Regione Lazio e dall’Assessorato alla Cultura (Palestrina).

Accesso gratuito fino ad esaurimento posti (capienza sala 300 posti).

Accademia di Romania

Tanti auguri Donna… dalla tradizione romena!

February 21, 2010

Anche quest’anno Romaniaci, alla sua quarta edizione, non perde l’occasione per festeggiare l’arrivo della primavera e le donne. L’ormai noto Martisor torna protagonista delle feste della tradizione e della cultura musicale e gastronomica della Romania. Un semplice fiocco fatto con un filo bianco, che rappresenta la primavera, e uno rosso, simbolo dell’inverno,che gli uomini regalano alle donne e diventa un ilporta fortuna per eccellenza.

Il 7 marzo 2010 presso l’Istituto Ermesto Troglia di Via Cibrario 4 a Ciriè dalle ore 17:00, accompagnati dalle musiche dei Plai e dalle danze tipiche del gruppo di ballo Dacia, Terra del Fuoco, l’associazione Dacia e la Chiesa Ortodossa romena Sant’Apostolo ed Evangelista Matteo vi invitano ancora una volta a vivere tutti insieme questo momento di festa e tradizione.

Fonte: Terra del Fuoco.

Due mostre raccontano chi sono i “nuovi” italiani


Immigrati? No, siamo romani de Roma. Due mostre raccontano chi sono i “nuovi” italiani

Scatti e integrazione: in questi giorni nella capitale due mostre fotografiche raccontano per immagini chi sono i “nuovi” cittadini del nostro paese, come vivono, quali famiglie hanno. Parlando della quotidianità dell'immigrazione, diventato ormai un fenomeno strutturale e non più un'emergenza continua. Fino al 2 marzo, presso Palazzo Valentini (via IV Novembre 199/A) sarà allestita la mostra fotografica “Famiglie italiane”, che raccoglie una serie di reportage fotografici di Enrico Bartolucci incentrati sulla vita quotidiana di 5 famiglie di origine differente, tra cui una italiana, scelte tra le più numerose comunità immigrate nell'entroterra romano: Bangladesh, Romania, Filippine, ex Jugoslavia.

L'autore degli scatti, romano, oggi vive e lavora a Parigi. Promossa dall'Assessorato alle politiche culturali della Provincia di Roma, l'iniziativa è stata curata dall’associazione Antigone onlus; sarà possibile visitare l'esposizione – allestita nella sala Egon Von Furstenberg - dal lunedì al venerdì (ore 10-19) e il sabato dalle 10 alle 13. “Le migrazioni – ha spiegato l' assessore D' Elia – da anni conducono in Italia nuclei famigliari che costruiscono qui la loro vita. Gli abitanti delle nostre città ormai provengono da tutto il mondo. Sono proprio questi i cittadini che la mostra racconta da vicino”.

Foto di Enrico Bartolucci
LE IMMAGINI

“Volti italiani – uguali diversi” è il filo rosso della mostra fotografica di Giorgio De Camillis che sarà inaugurata il 22 febbraio alle ore 17.30 presso la Casa della memoria e della storia (via San Francesco di Sales 5), in collaborazione con la facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università La Sapienza e l’Auser - Associazione per l’autogestione dei servizi e la solidarietà: circa 50 fotografie in bianco e nero e a colori per raccontare il nuovo significato del termine “italiani”. Dopo la prima tappa dell'esposizione a Treviso, nel cuore del Nord Est, l'esposizione – a ingresso libero - approda nella capitale, dove sarà visitabile da lunedì a sabato (ore 9-19) fino al prossimo 31 marzo.

Cinque le sezioni dell'itinerario espositivo, da “italiani si diventa” a “italiani si lavora” (dai “vucumprà” alle catene di montaggio, dalle cattedre scolastiche e universitarie alle poltrone dirigenziali), fino a “italiani per un giorno”, che illustra il mondo del turismo internazionale nelle nostre città. “Un percorso sul tema complesso e attuale dei cambiamenti radicali indotti dall’arrivo di nuovi popoli in Italia e dunque sulla nascita di un paese nuovo, dinamico, multirazziale”, spiega la Casa della Memoria, che precisa come l'idea di fondo dell'iniziativa sia la possibilità che “si possano sviluppare a pieno le straordinarie potenzialità di una futura società multietnica solo con l’impegno a conoscere, apprezzare e rispettare, l'identità altrui. Non l'integrazione dunque, intesa come assimilazione e quindi come perdita della propria identità, bensì interscambio culturale”. Non solo identità accostate, dunque, “ma una nuova generazione di persone con tradizioni culturali, religiose e psicologiche differenti che trasformano la nostra realtà di ogni giorno. Una nuova realtà, complessa e piena di contraddizioni, ma più stimolante e creativa, e che tutti, più o meno consapevolmente, abbiamo già iniziato a vivere”.

In cantiere successive tappe della mostra a Milano, Napoli e Palermo; inoltre l’Ambasciata italiana in Sudafrica si è dimostrata disponibile ad accogliere l'esposizione nel periodo dei Campionati del mondo, ritenendola “un’occasione unica per diffondere il messaggio di fratellanza”.

Fonte: Affari Italiani.

Regione, Di Stefano sigla protocollo intesa con università romena

REGIONE, DI STEFANO SIGLA PROTOCOLLO INTESA CON UNIVERSITÀ ROMENA

Incrementare i tassi di attività per migliorare l'accesso all'occupazione e per sostenere l'integrazione sostenibile nel mercato del lavoro, per supportare l'implementazioni di poli formativi, espressione di collaborazione tra scuola, formazione, università ed impresa. Ed ancora promuovere gli interessi comuni universitari a fare aumentare il ruolo dell'Università nella società. L'assessore regionale all'Istruzione Marco Di Stefano ha siglato questo pomeriggio un protocollo d'intesa con il Doru Pamfil, rettore dell'Università di scienza agricole e delegato dall'Unione delle Universita' di Cluj Napoca in Romania, al fine di intraprendere azioni comuni di supporto per scambi formativi e professionali. (omniroma.it)
(23 febbraio 2010)

Fonte: La Repubblica

Grazia Deledda e Herta Muller – due Nobel a confronto


23/02/2010 in Osservatorio Internazionale

Due Nobel per la letteratura, lontani nel tempo e nello spazio, per due scrittrici che potrebbero invece essere molto vicine: Grazia Deledda e Herta Muller. La prima vinse il prestigioso premio nel 1926, la seconda nel 2009. Entrambe hanno scritto in dittatura; mentre Muller racconta il regime di Ceausescu, il premio per Deledda arriva nel 1926, in pieno fascismo. Sardegna e Romania, l'isola italiana e l’isola latina nel mare slavo. Le due motivazioni del Nobel, sembrano quasi sovrapponibili: "Con la forza della poesia e la franchezza della prosa, descrive il panorama dei diseredati", così la motivazione per Herta Muller. “Per le sue opere, idealisticamente ispirate, che tratteggiano con plastica chiarezza la vita della sua isola”, scriveva l’Accademia di Stoccolma per Grazia Deledda.

Nata nel 1953 a Nitchidorf, vicino a Timisoara (ovest della Romania), Herta Muller ha studiato letteratura tedesca e romena a Timisoara e fu legata al gruppo di scrittori e poeti romeno-tedeschi - l'Aktionssgruppe Banat di cui facevano parte Richard Wagner (che diventò suo marito), Nikolaus Bergwanger, Rolf Bossert, Franz Hodjak, che praticava la letteratura come opposizione culturale al regime di Ceausescu. Pubblicò il suo primo libro, 'Niederungen', a Bucarest nel 1982, dopo un forte scontro con la censura comunista, che ha “dilaniato” il manoscritto. Due anni dopo, il libro fu pubblicato nella variante iniziale anche nella Repubblica Federale Tedesca. La reazione delle autorità comuniste fu durissima: a Herta Muller fu vietato di pubblicare qualcosa. In seguito al suo rifiuto di collaborare con la Securitate, la polizia politica comunista, fu licenziata e mandata a lavorare in una fabbrica. A causa delle persecuzioni del regime comunista, nel 1987 si esiliò in Germania insieme al marito Richard Wagner.

Dopo il suo arrivo in Germania, ha vinto nel 1994 il Premio Kleist, nel 2003 (a pari merito con altri due autori) il Joseph Breitbach e l'anno dopo il Konrad Adenauer. Nelle sue opere ha rappresentato, puntando molto sullo stile e la scrittura gli aspetti più crudi del suo ambiente e della situazione politico-sociale della Romania comunista del regime di Nicolae Ceausescu, con un riferimento particolare a temi come separazione, emigrazione, abbandono di un posto senza arrivare a una destinazione. Pubblicò oltre 20 volumi. Al “Herztier”, uscito in romeno nel 2006 presso l'editrice Polirom col titolo “L'animale del cuore” nella traduzione di Nora Iuga, fu assegnato il Premio internazionale IMPAC Dublic Literary Award, nel 1998, per il migliore libro di un autore straniero. In romeno sono usciti anche “Il re si inchina e uccide”, “C'è o non c'è Ion”, “La dama che vive nella crocchia”, “Anche allora, la volpe era il cacciatore”. Nella versione italiana c'è il romanzo “Il paese delle prugne verdi”, uscito presso la Keller e il suo racconto “Una mosca attraversa un bosco dimezzato” nell'antologia “Fuoricampo” di scritti di autrici austriache e tedesche, uscita presso Avagliano editore.

A fine gennaio, la Biblioteca e Museo teatrale del Burcardo di Roma hanno ospitato il dibattito dal tema “Muller chiama Deledda: due Nobel per la letteratura a confronto”. Sono intervenuti la giornalista GR Rai Gabriella Lepre, autrice del volume “Herta Mueller, un incontro italiano”, il giornalista del Tg1, Gianni Maritati, curatore di Grazia Deledda, “La danza della collana” e il critico letterario Arnaldo Colasanti. Gabriella Lepre ha avuto la gentilezza di rilasciare un'intervista a Radio Romania Internazionale.

Fonte: Radio Romania International - rri.ro

Elezioni: comunitari alle urne

Il 28 e il 29 marzo, i cittadini Ue potranno votare alle Comunali. Procedura d’urgenza per chi non si è ancora iscritto alle liste aggiunte

Roma – 23 febbraio 2010 - Sono quasi cinquecento i Comuni dove il 28 e il 29 marzo si voterà per eleggere sindaci e consiglieri. Un appuntamento che riguarda anche i cittadini romeni, polacchi o di un altro stato dell’Unione Europea.
Ai cittadini comunitari residenti in Italia è riconosciuto l’elettorato attivo e passivo alle consultazioni per il rinnovo degli organi comunali e circoscrizionali, così come previsto dal decreto legislativo 197/1996. Per andare alle urne è però importante che si iscrivano a una lista elettorale aggiunta nel comune di residenza.
Una volta iscritti, si rimane nella lista fino a quando si mantiene la residenza nello stesso Comune. Chi ha già fatto domanda negli anni passati potrà quindi votare anche per queste consultazioni senza ulteriori formalità.
E gli altri? Le domande di iscrizione per le prossime elezioni si sono chiuse la scorsa settimana, ma come sempre è prevista una procedura di urgenza per tutelare il diritto di voto. A chi presenterà domanda in questi giorni, verrà quindi rilasciato un attestato valido per votare solo il 28 e il 29 marzo, ma questo non comporterà l’iscrizione permanente nella lista aggiunta.
Se sindaco e vicesindaco devono essere necessariamente italiani, i cittadini Ue possono aspirare a un posto da consigliere. I candidati, quando verranno depositate le liste, dovranno però presentare anche un certificato, rilasciato dalle autorità competenti nel loro Paese d'origine, che attesti che godono del diritto di eleggibilità.
Ecco una lista dei comuni dove si vota
Elvio Pasca

Fonte: Stranieri In Italia

Fratelli di sangue: è boom di donatori stranieri


23 Febbraio 2010

IL FENOMENO

Fratelli di sangue: è boom di donatori stranieri

Già quarantamila gli stranieri coinvolti. In Lombardia proviene dall’estero l’8 per cento dei volontari che si presentano negli ospedali; in Toscana triplicati in pochi anni. A promuovere il gesto di generosità le stesse comunità e anche centri religiosi islamici Servono residenza da almeno due anni e la conoscenza della lingua (per rispondere al questionario obbligatorio). Un fenomeno che dimostra integrazione.

Dare una parte di sé: Mohamed lo chiama tabaroò bi addam, che in arabo vuol dire donarsi. Parte al mattino presto da casa, alla periferia di Torino, e prima del lavoro c’è quel momento unico, in cui si dimentica di essere arrivato in Italia su un barcone, di aver passato le pene dell’inferno chiamato clandestinità, d’esser riuscito a diventare italiano, pur senza mai sentircisi davvero. È il momento in cui dona il sangue. Nessun pregiudizio, lì, tra siringhe e cerotti. Solo la magia di quel "debito" nei confronti del nostro Paese che finalmente viene cancellato: «Dono il sangue e mi sembra di restituire. Dono il sangue e finalmente mi sento italiano», ripete Mohamed, mentre le provette si colorano di porpora.

Come lui sono circa 40mila oggi gli immigrati che donano il sangue in Italia. Senegalesi, romeni, albanesi, peruviani: tanti che ormai l’Osservatorio della cultura del dono del sangue di Avis parla d’un vero fenomeno. In Lombardia – tanto per snocciolare qualche numero – è immigrato l’8% dei circa 300mila donatori abituali: la sola Associazione donatori del Policlinico di Milano è passata dai 900 extracomunitari iscritti del 2006 ai 1.400 del 2009. Stesso trend in Toscana, altra regione con una forte tradizione di donazione del sangue, dove tra il 2004 e oggi i donatori stranieri iscritti all’Avis sono addirittura triplicati (passando da poco più di 300 a quasi mille). Pensare che molti di loro non sapevano nemmeno che si potesse donare, il sangue, complici le condizioni igienico-sanitarie critiche dei Paesi di provenienza, o le discriminazioni sociali o ancora le convinzioni culturali.

Ostacoli che nella maggioranza dei casi non sono stati superati attraverso la "spinta" o la collaborazione italiana: ad affrontare la tematica, e a rendere consapevoli gli immigrati dell’importanza della donazione anche in prospettiva di una eventuale ricezione del sangue (donare per ricevere, in caso di necessità), sono state le associazioni etniche locali, nate in seno alle diverse comunità di stranieri. E anche questo ha tutta l’aria di un "fenomeno": negli ultimi anni sono fiorite l’Associazione dei donatori di sangue del Marocco, la Lega dei romeni in Italia, enti volti ad informare gli immigrati di queste nazionalità dell’importanza della pratica della donazione, e che solo in un secondo momento si sono gemellati con l’Avis.

Poi è stato il turno dei centri di preghiera e delle istituzioni religiose delle comunità immigrate: giornate di donazione del sangue sono state organizzate nelle moschee di Roma e di Segrate (Milano), raccolte comunitarie hanno visto protagonisti cingalesi, sikh e pachistani in Piemonte, Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna. Occasioni in cui le comunità di stranieri hanno anche predisposto banchetti con vivande tipiche e hanno riccamente decorato le sale adibite al prelievo: «Per noi donare il sangue è anche una festa – spiega Hassan, che vive a Torino –. Io dono a te il mio sangue perché sei mio fratello e non posso farti la guerra».

Il desiderio d’integrazione ha trovato nel sangue un viatico "funzionale", per così dire. A cominciare dalle regole burocratiche necessarie alla donazione: per ricevere l’idoneità a dare il sangue, infatti, occorre avere la residenza in Italia da almeno due anni, un documento di identità valido e conoscere la lingua italiana (la padronanza della lingua è richiesta affinché la persona comprenda le domande del questionario che accerta le potenziali condizioni a rischio). Sono le stesse regole della "buona" immigrazione, così come tante volte s’è sentita invocare nel dibattito politico degli ultimi mesi: unica differenza, nella pratica della donazione per gli immigrati diventano immediatamente comprensibili e assimilabili. Traducibili in un gesto concreto. Lo spiega bene Younas, pachistano, in Italia da cinque anni: «Il desiderio di essere italiano e quello di donare il sangue per me sono come venuti insieme, perché quando ho capito l’uno ho sentito davvero anche l’altro. Il sangue è stata la prima cosa che ho visto unire, e non dividere. Tutti abbiamo bisogno di sangue per vivere e così anche io immigrato posso essere finalmente considerato un normale cittadino, che dà la vita per il bene di tutti».

Riscatto e partecipazione: per gli stranieri la differenza tra l’essere accettati o meno, tra l’essere dentro o fuori, passa per il sangue: «Oggi ho donato il mio perché mi sento di qui – dice Stelian, romeno, residente a Segrate, vicino a Milano –. Per me è un modo di ringraziare l’Italia per quello che mi ha dato, l’ospitalità. Almeno non dicono sempre che l’immigrato è quello che ruba, o che violenta, ma anche quello che dà una parte del proprio corpo per aiutare gli altri». Stelian ha coinvolto tutta la sua famiglia, e persino qualche amico, nel "rito" della donazione: insieme certe volte hanno fatto persino la fila, e atteso per ore, fuori dai centri di raccolta; racconta che non è facile, perché gli "altri" «ti prendono in giro», dicono che non vai a lavorare per una cosa «che non ti viene neanche pagata. Ma io ci vado lo stesso: mica sono italiani, quelli lì».
Viviana Daloiso

Fonte: Avvenire

Scuola, tetto per stranieri Il ricorso di due mamme: "E' una discriminazione"


Depositato il ricorso di due mamme contro Miur e Sovrintendenza scolastica lombarda: l’imposizione del tetto del 30% per gli alunni stranieri viola il principio di parità del trattamento

Milano - L’imposizione del tetto del 30 per cento per gli alunni stranieri nelle scuole viola il principio di parità del trattamento tra italiani e stranieri al diritto all’istruzione e, dunque, è discriminatorio. Lo sostengono in un ricorso depositato oggi contro il ministero dell’Istruzione e la Sovrintendenza scolastica regionale per la Lombardia le mamme di due bambine di 10 anni, una rumena e l’altra egiziana, insieme all’Associazione studi giuridici sull’immigrazione e ad Avvocati per niente oggi.

La richiesta al ministero Nel documento chiedono al giudice di imporre l’accettazione delle domande di iscrizione di tutti gli alunni stranieri con le medesime condizioni previste per gli italiani nonché di dichiarare il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dal Miur e dalla sovrintendenza scolastica regionale nell’aver adottato il primo la circolare 2.10 che fissa il tetto e la seconda la circolare 18.1.10 Iscrizioni alle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado che fornisce le direttive applicative. I ricorrenti sollecitano una rapida fissazione di udienza perché il termine delle iscrizioni è fissato per il 27 febbraio per quanto riguarda le scuole dell’infanzia e le elementari e per il 26 marzo per quanto riguarda le medie.

Le "classi ghetto" Le due mamme, che devono iscrivere le figlie alla prima media, e le due associazioni, ricordano che secondo quanto dichiarato alla stampa dal ministro Mariastella Gelmini la "finalità del provvedimento è evitare la formazione di 'classi-ghetto' cioè con una eccessiva concentrazione di alunni privi di adeguate conoscenze linguistiche o con peculiarità culturali". Ebbene, i ricorrenti ritengono "legittima" questa finalità, ma aggiungono che "certamente il mezzo utilizzato non è né proporzionato, né necessario", oltre che vietato da norme nazionali e internazionali. Assistiti dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri rilevano infatti che le due circolari violano innanzitutto l’articolo 3 della Costituzione che vieta al legislatore l’introduzione di regimi differenziati in ragione della cittadinanza quanto al nucleo dei diritti fondamentali della persona.

Fonte: ilGiornale.

Primo marzo: Una giornata senza di noi


Anche l'associazione di volontariato Città Meticcia di Ravenna, come centinaia di altre associazioni e organizzazioni in tutta Italia, aderisce a

PRIMO MARZO: UNA GIORNATA SENZA DI NOI

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati chevivono in Italia decidessero di non andare al lavoro, a scuola, neisupermercati per un giorno? E se a sostenere la loroazione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo? Di cosa si tratta? (dal sito web del coordinamento nazionale) http://www.primomarzo2010.it/

"Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli. Si collega e si ispira a La journée sans immigrés: 24h sans nou, il movimento che in Francia sta organizzando uno sciopero degli immigrati per il 1 marzo 2010."

Città Meticcia
Comunicato stampa

Leggi anche:
Il 1° marzo ci sarà lo sciopero degli immigrati
Quando il razzismo viene fatto “circolare”

No allo sciopero degli immigrati si all’unità del mondo del lavoro



NO ALLO SCIOPERO DEGLI IMMIGRATI SI ALL’UNITA’ DEL MONDO DEL LAVORO

Invece che scioperare i rumeni possano partecipare al Servizio Civile Nazionale,alla “Mini Naja” e a tutti i momenti di formazione del volontariato.

Come consigliere del Presidente del Senato Rumeno, sento il dovere di invitare la comunità rumena in Italia, a non aderire allo sciopero dei migranti, previsto per il prossimo 1 marzo. La Costituzione Italiana , garantisce ad ogni lavoratore il diritto di sciopero, ed ogni lavoratore è libero di esprimere la richiesta dei propri diritti anche tramite questa forma di lotta. Sono però altrettanto sicuro che, aderire ad una forma di protesta come questa, sia un danno per la nostra comunità . Non esistono problemi dei lavoratori immigrati e dei lavoratori italiani, esiste una questione di giustizia sociale che prescinde dall’appartenenza etinca, nazionale o religiosa. Le giuste lotte per un salario giusto, la sicurezza sui luoghi di lavoro , le pari opportunità tra uomo e donna, le rivendicazioni per abitazioni sane e confortevoli non si fanno auto escludendosi, ma le si attuano assieme ai lavoratori italiani. Per troppo tempo l’immigrazione è stata usata come strumento di divisione e contrapposizione con gli italiani creando artificiose “guerre fra poveri”. E’ giunto il momento di ricordare che non esistono lavoratori immigrati e italiani, ma esistono dei lavoratori , come non esistono imprenditori immigrati e imprenditori italiani , ma imprenditori. Questo ci porta alla conseguenza logica che le lotte e le rivendicazioni si fanno all’interno delle strutture italiane e con gli italiani. I cittadini romeni sono cittadini comunitari e, pertanto, portatori di diritti e doveri pari agli italiani e maggiori rispetto agli immigra! ti extra comunitari. Dobbiamo ricordarci che siamo parificati in tutti i settori della vita civile ai cittadini italiani e proprio per questo che le nostre giuste battaglie le dobbiamo portare avanti con gli italiani. Sul piano dell’integrazione vogliamo passare dalle parole ai fatti. Per questo avanzo una serie di proposte operative sul quale mi auguro che vi sia la convergenza di tutte le forze politiche e sindacali italiane.

1) Essendo un convinto sostenitore del volontariato e della forza aggregatrice di questo settore , sarebbe auspicabile, che su base volontaria il Servizio Civile Nazionale fosse aperto ai ragazzi della comunità romena;

2) L’esercito e le forze armate hanno sempre rappresentato nella storia italiana momenti di unificazione e integrazione, per questo, chiedo al Signor Ministro della Difesa, Onorevole Avvocato Igniazio La Russa, di poter aprire ai ragazzi della comunità rumena residenti in Italia il progetto di mini naja varato dal Governo;

3) Sensibilizzazione della comunità rumena sulla possibilità di partecipazione ai corsi di formazione , organizzati dagli enti locali, per diventare guardia ecologica volontaria

4) accesso ai momenti formativi nell’ambito del volontariato sociale (protezione civile, ambulanze ecc ecc)

Invito, inoltre , i giovani rumeni ad avvicinarsi al mondo dello sport che, oltre ad avere effetti positivi dal punto di vista fisico ,rappresenta un fattore di scambio e integrazione con la comunità italiana.

Ho voluto avanzare proposte chiare semplici e di tecnicamente realizzabili, nella speranza che esse trovino , un supporto da parte delle istituzioni e delle forze politiche e sociali italiane . Allo stesso tempo, auspico che le associazioni rumene in Italia , possano trovare su queste idee la più ampia convergenza e unità d’azione.

Marian Mocanu
Consigliere Onorario del Presidente del Senato della Romania

Comunicato stampa

Nuove Europe


NUOVE EUROPE
On. Marco Zacchera on 23 Febbraio, 2010

Veloce passaggio in Romania per una visita di cortesia ad una città – Piatra Neamt – da dove proviene gran parte della numerosa comunità romena di Verbania ed occasione per capire un pò più a fondo come ci vedono questi nuovi cittadini europei.

E’ abbastanza triste dover subito prendere atto che l’Italia non attrae economicamente come qualche anno fa (anche perchè gli stipendi romeni sono ormai quasi simili ai nostri, ma molti generi costano la metà) mentre si sorride di noi per la politica, il calcio, la poca serietà.

E’ un po’ imbarazzante cercare di spiegare che la politica italiana non sono solo faccende di letto, mentre il richiamo italiano rimane soprattutto solo per la qualità della cucina, degli arredamenti, della moda e poco di più. La Romania fa parte di quelle realta’ nazionali che crescono e in 15 anni pur tra crisi, crack finanziari, scandali e tracolli sono le are dell’ Est Europa ad essere cresciute di più rispetto al “vecchio” Ovest del continente, dove a volte non ce ne rendiamo conto.

La novità romena è nella qualità delle auto che girano, nel tenore di vita diffuso mentre – ed e’ un mio giudizio che coinvolge anche altri paesi balcanici e dell’est – gli errori sono nella distruzione progressiva del patrimonio ambientale, nelle costruzioni selvagge, nella mancanza di piani regolatori. Antichi centri urbani di una bellezza incredibile vengono sventrati per costruire palazzi moderni, ma che ereditano le line architettoniche dei “furono” regimi comunisti, un po’ come accadde da noi durante gli anni ’60 quando si costruì il peggio e ancora di più. Peccato che l’Italia – nazione amata e vista comunque come modello di riferimento - non sembra capace di essere guida europea di queste aree (Austria e Germania qui hanno economicamente colonizzato tutto quanto possibile) e purtroppo anche questa è l’ennesima sfida che il nostro paese non e’ riuscito a vincere.

Fonte: Politicamente Corretto.

Tivoli,carabinieri investono pedone, grave un romeno di 24 anni


Incidente, grave un romeno di 24 anni
Un romeno di 24 anni è stato investito sabato notte da una gazzella dei carabinieri che percorreva la via Tiburtina all'altezza di Tivoli terme. L'uomo, che secondo i primi rilievi attraversava la strada in una zona dove non sono presenti strisce pedonali, è stato travolto dalla gazzella che stava recandosi a fare un intervento. Ricoverato prima all'ospedale di Tivoli, è trasferito all'ospedale Umberto I di Roma. Le sue condizioni sono gravi.

L'incidente è avvenuto al km 24 della via Tiburtina. Al momento non è ancora chiara la dinamica dei fatti. La vettura dei carabinieri avrebbe travolto il 24enne in una zona in cui non ci sono striscie pedonali. Probabilmente i militari si sono trovati di fronte l'uomo improvvisamente e non sono riusciti a evitare l'impatto.

Fonte: TGCom.

Trovato cadavere a Latina

Perquisizioni in ambienti romeni nel capoluogo pontino
22 febbraio

(ANSA) - LATINA, 22 FEB - Sono state due coltellate alla gola, inferte con un coltello da cucina, ad uccidere la scorsa notte, durante un furto, Gheorghe Radoi. Rumeno, 56 anni, era dipendente di una pizzeria e guardiano della struttura che si trova a Latina. La perquisizioni si concentrano soprattutto negli ambienti della criminalita' romena. Ad agire sarebbero stati almeno in tre che hanno fatto irruzione negli uffici del direttore della discoteca rubando un carnet di assegni. Radoi li avrebbe sorpresi.

Fonte: ANSA

Pugnalato a morte davanti alla discoteca

Un romeno di 25 anni è stato massacrato dopo una furiosa lite all’interno di un locale notturno

MILANO 23/02/2010 - Riverso a terra in lago di sangue con il petto trafitto da una decina di coltellate.
E’ stato trovato così, ieri mat­tina, il cadavere di Mihai Buz­duca, un cittadino romeno di 25 anni, assassinato a pochi passi dalla discoteca Club 71 in via Toffetti, zona Corvetto. L’ennesimo omicidio fra stra­nieri, a Milano, dunque, dopo il ragazzo egiziano di 20 anni accoltellato a morte in via Pa­dova da un gruppo di suda­mericani, il cui delitto ha fat­to scoppiare una vera e pro­pria sommossa popolare nel­la via più multietnica della città.
Il romeno, incensurato, è sta­to trovato da un amico in fin di vita per strada, a circa un metro dal marciapiede, in un lago di sangue e con il petto trafitto da circa otto coltella­te.
I soccorritori di un’automedi­ca, intervenuti insieme con i carabinieri, hanno tentato di rianimarlo ma l’uomo è morto poco dopo.
Secondo una prima ricostru­zione dei militari la vittima, che era andata a ballare con un gruppo di amici, avrebbe litigato con un’altra persona all’interno del locale: una di­scussione per futili motivi, che sarebbe stata interrotta dall’intervento degli uomini della security, che lo hanno allontanato.
Gli amici del giovane romeno hanno continuato a ballare, poi uno di loro è uscito e ha cominciato a cercarlo. Gli è bastato percorrere circa 80 metri per scoprire il corpo del ragazzo riverso sull'asfalto, alle spalle degli uffici dell’In ­ps. Era supino, ormai privo di vita. La vittima, senza prece­denti penali, viveva di lavori saltuari e non aveva un domi­cilio fisso. I militari stanno ascoltando gli amici del 25en­ne e le persone presenti nel locale per dare un volto all’as­sassino. Nessuna traccia del coltello usata per colpire a morte il giovane.
[a.g.]
Fonte: CronacaQui.

martedì 23 febbraio 2010

Gran premio della Giuria a Eu Cand Vreau Sa Fluier, Fluier (Se voglio fischiare, fischio)

Roman Polanski ha vinto il Leone d'Argento come miglior regista al festival di Berlino, grazie al suo nuovo thriller politico, The Ghost Writer. Polanski, come si sa, si trova attualmente agli arresti domiciliari ed è alle prese con la richiesta di estradizione negli USA.
Miglior film, del tutto a sorpresa, Bal (Miele), ultima parte della trilogia di Yusuf (Yusuf Üçlemesi) del regista turco Semih Kaplanoğlu, iniziata nel 2007 con Yumurta (Uovo) e continuata l'anno dopo con Süt (Latte). Il film racconta la storia di un bambino di sei anni che scappa nei boschi per ritrovare il padre scomparso.

Kaplanoğlu, il cui Yumurta è noto al pubblico del Trieste Film Festival, per essere stato in concorso lungometraggi nella 19a edizione, Kaplanoğlu è nato nel 1963 a Izmir, in Turchia. Nel 1984, dopo essersi laureato in Cinema e Televisione presso la facoltà di Belle Arti dell’Università Dokuz Eylül della sua città, si trasferisce a Istanbul. Lì lavora per un paio d’anni come copywriter per alcune agenzie pubblicitarie. Passa poi al cinema, dove inizia come aiuto-cameraman in due documentari pluri-premiati. Successivamente, scrive e dirige una serie televisiva in 52 puntate di grande successo, Şehnaz Tango. Nel 2000, realizza il suo primo lungometraggio, Herkes Kendi Evinde, presentato e premiato in diversi festival. Il secondo film, Meleğin Düşüşü, è del 2004 e viene presentato in anteprima a Berlino dove riceve numerosi consensi in termini di critica e di pubblico. Segue Yumurta, presentato nella "Quinzaine" a Cannes, a Karlovy Vary e Sarajevo. Ha fondato anche una sua casa di produzione, la Kaplan Film. Nel 2008, presenta il secondo capitolo della trilogia di Yusuf, Süt (Latte), presentato a Venezia.

Gran premio della Giuria a Eu Cand Vreau Sa Fluier, Fluier (Se voglio fischiare, fischio), film d'esordio del romeno Florin Serban, un dramma interamente ambientato in una prigione. Il film ha conquistato anche l'Alfred Bauer Prize, dedicato alla memoria del fondatore del festival e assegnato a Eu Cand Vreau Sa Fluier, Fluier per la sua carica innovativa. Nato a Resita, in Romania, nel 1975, Serban ha studiato filosofia, ermeneutica e teoria della cultura all'Università Babes Bolyai di Cluj Napoca (in Transilvania), oltre che in Regia all'Accademia di Studi. In seguito, si è trasferito alla Columbia University, dove si è diplomato nel 2008.

Si rimane sempre nell'area Alpe Adria con un ex-aequo per il premio al Miglior attore, diviso fra Grigori Dobrygin e Sergei Puskepalis, entrambi protagonisti di Kak ya provel etim letom (Come ho finito questa estate) di Alexei Popogrebsky. A Pavel Kostomarov, per lo stesso film, il premio come direttore della fotografia. Kostomarov è anche autore, insieme ad Antoine Cattin del documentario La Mère, presentato in concorso documentari e anteprima italiana al Trieste Film Festival nel 2009.

Fonte: Cavò

Filmul "Eu cand vreau sa fluier, fluier", regizat de Florin Serban, a castigat Ursul de Argint la Festivalul de la Berlin

Filmul "Eu cand vreau sa fluier, fluier", regizat de Florin Serban (35 de ani), a castigat Ursul de Argint - Marele Premiu al Juriului la Festivalul de la Berlin, precum si premiul Alfred Bauer pentru inovatie artistica. Filmul reprezinta debutul in lung-metraj al regizorului roman. Ursul de Aur a fost castigat de filmul "Honey" (Turcia).

Filmul are la baza piesa de teatru cu acelasi nume a Andreei Valean si se concentreaza pe povestea unui tanar dintr-un penitenciar care se indragosteste de o studenta la psihologie si incearca sa evadeze cu cateva zile inainte de eliberare.

E primul lungmetraj romanesc pentru a carui distributie s-a facut un casting amanuntit in centrele de reeducare pentru minori. In rolul principal a fost insa ales George Pistereanu, absolvent al Liceului de Arta “Dinu Lipatti” din Bucuresti.

Ada Condeescu o interpreteaza pe studenta. In film mai apar Clara Voda si Mihai Constantin. Florin Serban a studiat regia de film la UNATC si Columbia University.

Florin Serban, debutant in lungmetraj, a primit Ursul de Argint si Premiul Special al Juriului din mainile lui Renée Zellweger. „Eu cand vreau sa fluier, fluier” a primit la ceremonia de sambata seara si Premiul „Alfred Bauer” pentru un film din Competitia Oficiala care deschide perspective noi in arta cinematografica. Ursul de Aur pleaca in Turcia, la Semih Kaplanoglu, autorul lui „Bal”/”Honey”, in vreme ce Roman Polanski a primit, in lipsa, Ursul de argint pentru cel mai bun regizor.

Nu degeaba a ramas echipa filmului romanesc pana la sfarsitul festivalului. Florin Serban, actorii George Pistereanu si Ada Condeescu, producatorii Catalin si Daniel Mitulescu se intorc acasa cu doua premii.

Cand s-a anuntat Premiul „Alfred Bauer”, probabil ca Florin Serban si-a epuizat nu doar cuvintele, ci si asteptarile. „Acest premiu inseamna mult pentru mine si echipa mea,” a spus el pe scena, dupa care le-a multumit colegilor din echipa, dedicand premiul „acelor copii care au inceput aceasta calatorie si care scriu poeme pentru niste mame pe care nu le intalnesc niciodata”. Florin Serban a primit Premiul „Alfred Bauer” din mainile cineastei Francesca Comencini, membru al juriului.

Cand Renée Zellweger a anuntat ca Ursul de Argint - Marele Premiu al Juriului e acordat peliculei romano-suedeze „Eu cand vreau sa fluier, fluier”, Florin Serban n-a mai avut un al doilea discurs pregatit - dupa cum a marturisit pe scena, unde a urcat impreuna cu George Pistereanu si Ada Condeescu.

„Chiar speram ca v-a placut filmul”, le-a spus Ada Condeescu celor din sala, in vreme ce George Pistereanu n-a putut vorbi, de emotie, in engleza, si le-a multumit in romana „lui Florin, care a vazut in mine acel ceva cand altii n-au vazut, colegilor de platou, actorilor, celor care sunt in penitenciar si care au iesit deja. Premiul acesta este si al lor".

Cu aceste doua premii, la un an dupa un Urs de Argint pentru o alta productie autohtona, Romania cucereste si Berlinul. Filmul lui Florin Serban, desi proiectat in primele zile, s-a numarat pana la sfarsit in topul preferintelor criticilor. Regizorul in varsta de 35 de ani spunea inainte de festival ca un premiu l-ar ajuta sa-si finanteze urmatoarele proiecte. De altfel, el a venit la co-production market-ul de la Berlin cu noul sau proiect de lungmetraj, „El rumano”, pe care il va produce tot Strada Film. Drumurile sunt deschise acum pentru el.

Romania a primit in total trei premii la a 60-a editie a Berlinalei- cele doua premii obtinute de filmul lui Florin Serban si Premiul DAAD obtinut de Adrian Sitaru pentru scurtmetrajul „Colivia”.

Ursul de Aur a revenit coproductiei turco-germane „Bal”/”Honey”, in regia lui Semih Kaplanoglu, in vreme ce Roman Polanski a primit in absenta Ursul de Argint pentru regie. „Cand i-am spus lui Roman ca-mi pare rau ca nu vine si el la Berlin, mi-a spus ca nu ar fi venit chiar de ar fi putut, pentru ca ultima oara cand s-a dus la un festival sa-si ridice un premiu s-a trezit la inchisoare”, a spus pe scena producatorul Alain Sarde.

Un alt favorit al criticilor, filmul rusesc „How I Ended This Summer”, de Alexei Popogrebski, a obtinut si el doua premii: Ursul de Argint pentru cel mai bun actor acordat ex-aequo celor doi interpreti, Grigori Dobrighin si Serghei Puskepalis, precum si Ursul de Argint pentru contributie artistica remarcabila, premiu acordat directorului de imagine Pavel Kostomarov.

Ursul de Argint pentru Cea mai buna actrita a revenit japonezei Shinobu Terajima, protagonista filmului „Caterpillar”, in vreme ce Ursul de Argint pentru scenariu a recompensat filmul chinezesc „Apart Together”, de Wang Quan'an, care a deschis festivalul. Premiul pentru debut a revenit filmului suedez „Sebbe”, de Babak Najafi.

La ceremonia de la Berlinale Palast fost prezenti membrii juriului international - Francesca Comencini, Nuruddin Farah, Cornelia Froboess, José Maria Morales, Yu Nan, Renée Zellweger, impreuna cu presedintele juriului, Werner Herzog, precum si membrii juriului care a acordat Premiul pentru debut, Michael Verhoeven, Ben Foster si Lorna Tee.

Printre celebritatile care au luat parte la gala de inchidere a festivalului s-au numarat cineastul japonez Yoji Yamada, al carui film, “Otouto”, a inchis festivalul si care a primit in cursul galei un premiu onorific, primarul Berlinului, Klaus Wowereit, cineastii germani Wim Wenders si Volker Schlondorff, actrita Hanna Schygulla. 1600 de persoane au luat parte la gala de inchidere a Berlinalei. Festivalul ia sfarsit duminica seara, organizatorii preconizand un nou succes de bilete vandute, 300.000.

Palmaresul complet al Festivalului de Film Berlin 2010:


* Ursul de Aur pentru cel mai bun film: "BAL"/Honey - regia Semih Kaplanoglu
* Ursul de Argint-MARELE PREMIU AL JURIULUI: "Eu cand vreau sa fluier, fluier" - regia Florin Serban
* URSUL DE ARGINT PENTRU Cel mai bun regizor: Roman Polanski, pentru "The Ghost Writer"
* URSUL DE ARGINT PENTRU Cea mai buna actrita: Shinobu Terajima in "Caterpillar"
* URSUL DE ARGINT PENTRU Cel mai bun actor: EX-AEQUO Grigori Dobrigin SI SERGEI PUSKEPALIS pentru "Kak ya provel etim letom" ("How I Ended This Summer")
* URSUL DE ARGINT pentru imagine: Pavel Kostomarov pentru "Kak ya provel etim letom" ("How I Ended This Summer")
* URSUL DE ARGINT PENTRU Cel mai bun scenariu: Wang Quan'an si Na Jin pentru "Tuan Yuan" ("Apart Together")
* Premiul "Alfred Bauer" (acordat in memoria fondatorului festivalului, pentru inovatie artistica): "Eu cand vreau sa fluier, fluier" - regia Florin Serban

Sursa: HotNews