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sabato 30 aprile 2011

Romeno morto, l'Asl risarcisce e la Procura chiede di processare il medico del 118

MONTECATINI-Un risarcimento alla famiglia liquidato dall'Asl e una richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo del medico del 118 che decise la somministrazione del calmante al giovane che morì prima di arrivare in ospedale. Ci sono due punti fermi nel caso di Sorin Calin, il romeno di 24 anni deceduto la sera del 19 ottobre 2009 dopo essere stato fermato dai carabinieri con l'accusa di aver rapinato l'ex fidanzata.

L'accusa. La Procura della Repubblica, sulla base anche delle perizie tossicologiche disposte nei giorni successivi all'episodio, ha chiesto di processare la dottoressa Sabrina Magli, 38 anni, in servizio sull'automedica la sera in cui il giovane si sentì male nella caserma in via Tripoli dove era stato portato per accertamenti. Aveva bevuto parecchio e, secondo l'ipotesi dell'accusa, la reazione del sedativo iniettato per riportarlo alla calma ebbe una reazione avversa provocandone il decesso.

Il risarcimento. Il medico, assistito dall'avvocato Andrea Niccolai, comparirà entro maggio davanti al gup Alessandro Buzzegoli dopo alcuni rinvii tecnici chiesti e ottenuti per arrivare a un accordo tra la parte civile, la mamma di Sorin, rappresentata dall'avvocato Michele Romanazzi, e l'Asl sulla quantificazione del risarcimento. L'azienda sanitaria ha chiuso la trattativa intorno ai 150mila euro che verranno pagati alla madre del romeno. Un comportamento, quello tenuto dall'Asl, che sarà tenuto in considerazione dal gup nell'esame dell'eventuale richiesta di patteggiamento su cui la difesa starebbe lavorando per chiudere la vicenda giudiziaria.

Le cause. Il cuore di Sorin Calin si sarebbe fermato per ipossia dovuta all'interazione letale tra l'anestetico Midazolam e l'ingente quantità di alcol assunta nelle ore precedenti dal 24enne: nel sangue il giovane aveva 1,7 g/l di alcol. Che il romeno fosse agitato e fuori controllo era evidente. Che si rendesse necessario intervenire era scontato, ma per la Procura non era la caserma il luogo più idoneo per affrontare il caso.

Primo intervento. Calin venne arrestato nella serata del 19 ottobre 2009 per aver portato via, durante una lite, il portafogli all'ex compagna. I carabinieri, chiamati da alcuni avventori del bar Gori di largo Kennedy, fecero fatica a bloccarlo. Era un tipo robusto e, in quella occasione, molto agitato. A forza lo misero in auto e lo portarono in caserma. Qui, stando alla ricostruzione dell'Arma, il romeno iniziò a compiere atti autolesionistici prendendo a testate le pareti. Non ne voleva sapere di calmarsi e allora fu chiamato il 118. L'automedica arrivò poco dopo le 22 e il personale gli praticò un'iniezione di Midazolam su indicazione della dottoressa. Secondo i tempi diffusi all'epoca dall'Asl la squadra rimase in caserma 43 minuti, facendo una «valutazione clinico strumentale, il trattamento e la sorveglianza del paziente». Poi se ne andò.

Secondo intervento. Ma alle 23,55, 50 minuti dopo la fine del primo intervento dei sanitari, i carabinieri non riuscendo a risvegliare Calin chiamarono di nuovo i soccorritori che si trovarono di fronte il giovane in condizioni gravissime. I tentativi di rianimazione andarono avanti per oltre un'ora fino all'arrivo al pronto soccorso di Pistoia dove il 24enne giunse cadavere.
di Pietro Barghigiani

Fonte: Il Tirreno

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