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sabato 31 dicembre 2011

La denuncia: “Gli arredi del Pirellone bis a un euro l’ora”

Quaranta lavoratori a un euro all’ora: è quanto denunciato da alcuni manovali romeni ingaggiati dalla “Mio Dino srl”, azienda di Portogruaro (Ve), vincitrice di un appalto da 9 milioni di euro per l’arredamento di alcuni piani del Pirellone Bis, sede designata come nuovo fulcro della politica lombarda.

Qui infatti, si insiederanno prossimamente gli apparati delle Regione. Il fatto ha, però, inizio in Romania. Qui Olaru Mihai, un intermediario, reclutava i lavoratori. “A ciascun lavoratore è stata intestata una carta prepagata aperta presso l’agenzia milanese di viale Tunisia della Banca popolare di Vicenza – ha spiegato l’avvocato Angelo Musicco, che assiste i quattro romeni denuciatari –In teoria su quelle carte sarebbe dovuto arrivare lo stipendio, ma in realtà le carte sono rimaste in mano all’intermediario che dava ai lavoratori solo 400 euro al mese”.

Uno dei quattro, che ha preferito non comparire alla conferenza stampa, sembra sia stato da minacciato da Mihai che dalla Romania, sotto gli occhi della madre dell’operaio, ha intimato allo stesso di ritirare la denuncia se non voleva tornare a casa in una “cassa da morto”.

Sul caso sta indagando la Procura della Repubblica di Milano e i lavoratori hanno anche presentato un ricorso al Tribunale del Lavoro per chiedere che venga loro corrisposta la paga prevista dal contratto di assunzione, circa 1.200 euro al mese. Il segretario della Camera del lavoro Milani non la manda a dire alla Regione che considera corresponsabile in quanto “il problema, all’origine, sta negli appalti al massimo ribasso e nella mancanza di controlli“.

A tal proposito abbiamo interpellato le istituzioni. Formigoni deve dare una risposta e non basta che i lavoratori vengano risarciti. Con gli appalti per l’Expo 2015 non possiamo affidarci ancora a queste tipologie di gare che causano solo sfruttamento. Attraverso la testimonianza diffusa dall’Agenzia “Redattore sociale” si apprende, nel concreto, in che modo i lavoratori sarebbero stati sfruttati: “Iniziavamo il turno alle 7 del mattino fino alle 17 con un’ora di pausa –dice Florin, 23 anni- Poi verso sera ci richiamavano in cantiere e lavoravamo anche fino all’una di notte”. “Il loro compito era quello di trasportare pesanti pannelli di vetro – afferma Milani- Lavoravano sette giorni su sette, per 15 ore al giorno”.

“Ci dicevano che avremmo perso il lavoro- continua il ragazzo romeno- se avessimo continuato a lamentarci Il contratto stipulato era della durata di nove mesi ma dopo sei mesi ci hanno cacciato perché avevamo finito il lavoro al grattacielo” . Ora Florin lavora in un campeggio a Reggio Calabria. “Qui è molto meglio”, dice. Nel frattempo sulla vicenda inerente allo sfruttamento da parte della “Mio Dino srl” da oggi indaga la Procura.
di Silvia Ilari
22 dicembre

Fonte: Corriere della Sera

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