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giovedì 22 dicembre 2011

Operaio romeno in manette: «arrestato ingiustamente. Non è lui il colpevole»

LANCIANO. «Lui non è il rapinatore. Assomiglia al responsabile ma per quella notte ha un alibi e pure un lavoro stabile che non giustifica la necessità di rubare».

L’avvocato Domenico Frattura che assiste Adrian Laurentiu Druta, 28 anni, ha pochi dubbi. Il giovane e' stato arrestato ad inizio dicembre dagli agenti della polizia stradale di Lanciano con l'accusa di rapina. Finito in carcere si trova adesso ai domiciliari ma insiste: «non sono io il responsabile». L’arresto è stato eseguito dopo le indagini svolte dalla Polstrada di Lanciano, su direzione della Procura Frentana, inerenti numerosi furti perpetrati in città e nei comuni limitrofi. Druta fin da subito si è professato innocente ed ha ribadito la sua estraneità ai fatti contestati in ogni fase procedurale.
Al giovane romeno la procura contesta la partecipazione ad una rapina avvenuta nella tarda serata del 6 settembre, a Lanciano. L’uomo sarebbe stato riconosciuto da due inquilini dello stabile dove è avvenuto il furto. Ma qui il colpo di scena: Druta quella sera non poteva essere In Abruzzo. «Era a Tecuci, in Romania», spiega l’avvocato Frattura, «suo paese di nascita. Solo il giorno dopo, il 7 settembre, alle 23, è partito dalla Romania, in autobus, per arrivare in Italia, a Pescara. L’arrivo è avvenuto alle 8.15 del 9 settembre 2011». Ma il riconoscimento dei due lancianesi? «E’ avvenuto solo per via fotografica», sottolinea il legale dell’arrestato, «e sarebbe la conseguenza del fatto che il mio assistito assomiglia al vero rapinatore». Lunedì scorso Frattura ha avanzato al gip del tribunale di Lanciano un’istanza di scarcerazione dell’indagato o, in subordine, la richiesta di concessione dei domiciliari, allegando i risultati delle indagini difensive. L’avvocato ha raccolto anche delle testimonianze di alcuni viaggiatori dello stesso autobus su cui ha viaggiato Druta e ha prodotto il biglietto nominale acquistato.

Ma all’istanza, spiega ancora l’avvocato Frattura, «abbiamo allegato anche le buste paga e il contratto di assunzione che provano che Druta, da quando è arrivato in Italia, circa 2 anni fa, ha sempre svolto un lavoro onesto e regolare».

Giovedì il gip di Lanciano, nonostante il parere contrario della Procura, ha concesso al romeno i domiciliari rilevando: «gli elementi di prova addotti dalla difesa, e relativi alla presenza dell’indagato in territorio rumeno il giorno dei fatti addebitati, pur necessitando un accurato approfondimento investigativo da parte dell’accusa, in quanto potenzialmente idonei a compromettere il quadro indiziario a carico dell’indagato, allo stato non sono tali da comportare il venir meno della sussistenza di gravi indizi».

Nei prossimi giorni, annuncia Frattura, la difesa depositerà richiesta di incidente probatorio per far accertare la presenza di impronte digitali e di capelli sul e nel cappello smarrito dal rapinatore durante il furto. Tutto questo per poi operare un confronto con le impronte ed il Dna dell’arrestato. Ma il legale chiederà anche di accertare la localizzazione del cellulare del suo assistito nella sera del 6 settembre «per dissipare gli ultimi dubbi». Stando alla versione del romeno, dunque, le tracce del telefonino dovrebbero confermare la sua presenza in Romania. La volontà di chiudere al più presto questa vicenda è forte: «Druta è stato lasciato dalla fidanzata», racconta l’avvocato, «e ha saputo che il proprio datore di lavoro, titolare di una piccola impresa edile, non lo farà più lavorare perché dubita della sua onestà e non intende avere problemi con la propria clientela». «Speriamo che si chiarisca tutto in tempi rapidi», continua l’avvocato, «sia per il bene di Druta che per la collettività intera perché, da un lato, c’è un innocente che è messo sotto accusa ed è soggetto alla restrizione della propria libertà personale, dall’altro, vi è ancora un criminale che circola indisturbato».
a.l. 17/12/2011

Fonte: Prima da Noi

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