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Informazioni utili per i romeni che vivono in Italia, per conoscere le opportunità che la realtà circostante offre e divenire cittadini attivi.

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sabato 31 dicembre 2011

Mostra d'arte: Imagine. Venezia, fino al 14 gennaio 2012

Piccola Galleria dell’Istituto Romeno di Venezia Cannaregio 2214 – 30121

La mostra „Imagine” è una delle vincitrici del programma „Fostering Artistic Practices”, organizzato dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia.
Il progetto „Imagine” prende spunto dall'idea di sradicamento come problema identitario, tematica presentata attraverso installazioni,dipinti, disegni e oggetti dell’artista.

In tal modo, i periodi di sviluppo personale, i diversi paesi in cui si delinea la personalità, i momenti d’ansia e solitudine, le riflessioni sul luogo di provenienza rappresentato dai genitori e dalle terre d’origine diventano le uniche costanti dell’identità. La ricostruzione dei “viaggi interiori” dell’artista analizzeranno in che misura l’ambiente circostante influisce sull’universo intimo del creatore.

Il progetto sarà completato dalle proiezioni, nella Piccola Galleria dell’Istituto Romeno di Venezia, dei video “Bukarest, Damals” nella regia di Barbara Kasper e Liane Birnberg e “Liane Birnberg’s Studio and the Story of Her Father Baruch David Birnberg” nella regia di Renata Sami.
La mostra resterà aperta fino al 14 gennaio 2012.
Il progetto si avvale del sostegno finanziario dell’Istituto Culturale Romeno.

Info: Tel. 041.524.2309

Fonte: Roma-intercultura

Balli e canti natalizi tradizionali rumeni in Comune

Venerdì 23 Dicembre 2011Piccolo spettacolo alla presenza degli assessori Stellini e Mancini

Grosseto: Balli e canti natalizi tradizionali rumeni questa mattina nella sala consiliare del Comune alla presenza dell'assessore alla Cultura, Giovanna Stellini e di quello al Patrimonio, Valentina Mancini.
Ad organizzare l'iniziativa i rappresentanti della comunità rumena grossetana che si sono esibiti in un piccolo spettacolo che ha ripercorso la tradizione natalizia in Romania, caratterizzata da diversi appuntamenti che iniziano alcuni giorni prima della festività. In campagna e nelle strade risuonano le voci dei Colindatori (Cantori), con i loro costumi tradizionali e con le loro borse di lana tessute a mano. Si recano di casa in casa esibendosi e augurando alla gente prosperità e felicità. I Colindele (Canti) di tipo religioso si riferiscono il più delle volte alla natività, mentre quelli laici hanno un carattere lirico e si traducono spesso in improvvisazioni.
Fonte: Maremma News

Dalla Romania a Neuromed: la visita della delegazione europea

E’ terminata la visita in terra molisana di una delegazione rumena proveniente dal Distretto di Mehedinti e guidata dall’europarlamentare, nonché Vice Presidente del Partito Popolare europeo, Jean Marian Marinescu. La delegazione, di dieci persone, composta dall’Ing. Marius Balu Presidente del Consiglio distrettuale di Mehedinti, dal Vice Presidente Andi Nodit, da quattro Consiglieri, da due funzionari tecnico-amministrativi e da due giornalisti, ha trascorso due giorni nel nostro territorio per conoscere da vicino tutte le best practise molisane nei settori del tessile e della sanità, campi in pieno sviluppo in Romania.

Nell’arco della visita il gruppo ha trascorso un’intera giornata presso le strutture dell’IRCCS Neuromed per conoscere da vicino le pratiche cliniche, il personale medico, gli strumenti utilizzati nonché le linee di ricerca, i laboratori e gli specialisti impegnati nella ricerca sanitaria e, non da ultimo, il polo didattico con la sua offerta formativa rivolta non solo agli studenti universitari ma anche ai professionisti della salute. La visita si è posta come un primo step conoscitivo finalizzato alla possibilità di collaborazioni e scambi tra le realtà sanitarie del Distretto di Mehedinti e Neuromed.


Fonte: Online-News

Integrazione. Delegazione rumena al Comune di Cariati

Integrazione, dialogo interculturale, propensione europeista. La Città della Tarantella continua a distinguersi per l'adesione convinta e per il sostegno ad iniziative che fanno dell'inclusione sociale l'obiettivo, l'unità di misura ed il valore aggiunto dell'impegno di un Ente locale nella costruzione dal basso della cittadinanza euromediterranea. Si legge in questa cornice di finalità condivise e ribadite dall'esecutivo guidato da Filippo Sero, anche il successo dello spettacolo dedicato alle “Tradizioni natalizie rumene” messo in piedi dalla originale associazione cittadina Euromania ed ospitato, Venerdì scorso, nel Teatro comunale. Una delegazione rumena, a Cariati ospitata su lodevole iniziativa della stessa associazione, è stata poi ricevuta al Palazzo di Città, dal sindaco Filippo Sero e dalla cittadina delegata allo spettacolo Assunta Trento. Scambi di doni e una targa realizzata ad hoc da Imperiale Oro, ormai partner di diverse iniziative istituzionali, hanno fatto da sfondo ad una bella giornata all'insegna della multiculturalità, esperienza e metodo ai quali Cariati sembra ormai più che avvezza, da decenni. Su queste basi continua dunque a consolidarsi la speciale sinergia tra il Comune e la numerosa comunità rumena, da un anno ormai riunita in una operosa e dinamica associazione, animata da Rodica Giacco.
8 studenti rumeni, invitati dall’associazione, e, provenienti dal Liceo Teoretico di Feldioara (Romania) accompagnati da 6 insegnanti, hanno consegnato la bandiera della città ed altri doni rappresentativi della loro cultura e tradizione. Ribadendo l’amicizia fra Cariati ed i comuni rumeni, Sero ha fatto dono agli insegnanti ospiti di una targa realizzata dalla gioielleria “Imperiale Oro” oltre ad un cd con canti tradizionali cariatesi. Tra gli studenti, era presente anche il figlio del Sindaco di Feldioara, Alexandru Taus al quale, il primo cittadino ha fatto dono dello stendardo del Comune.
19 dicembre 2011 Cosenza

Fonte: CN24

Guido Manusardi: musicalità italiana e folclore romeno

Guido Manusardi (classe 1935) è uno dei pianisti jazz italiani più versatili ed affermati e molto noto anche all'estero. Negli anni '60-70 trascorse lunghi periodi in Svezia ed in Romania, recuperandone elementi del folclore musicale che ha fuso con il suo originale pianismo, creando un linguaggio musicale particolare, personalissimo.Di seguito due suoi dischi di quel periodo, interessanti per la loro particolarità, che da decenni non vengono ripubblicati e che pertanto vi propongo in condivisione qui sotto.Il primo Piano Jazz del 1969 inciso in Romania con musicisti romeni, ma pubblicato in Italia, il secondo Impresii din Vacanţă, registrato fra il 1973 e il 1974 in Italia, con musicisti italiani, ma pubblicato in Romania, con indiscutibili influssi folcloristi romeni.
credits
Piano Jazz
(dire FO 335)
Bucarest (Romania) settembre 1969Guido Manusardi (p)
H. Schell (t)
Nicolae Farcas (tbn)
Dan Mindrila (sax t)
Johnny Raducanu (bs)
Vasile Ganea (btr)

tutti i brani sono di G. Manusardi tranne ove diversamente indicato

SIDE AA1. Doina (H. Schell) 5'30”A2. Krying 7'55”A3. Eruption 5'15”
SIDE BClavis VeniumSuite
1a parte 11'40”
2a parte 4'08”

SIDE B
B1. Tăndărică (J. Raducanu)
B2. Prin Ceaţă
B3. Sfîrşit de Săptămînă

Creato il 18 dicembre 2011 da Gerovijazz

Fonte: Paperblog

Asti, una serata multietnica fatta di colori e lingue

Sabato sera, al Palazzo dell'Enofila oltre quattrocento "nuovi astigiani", sono stati ufficialmente accolti dal Sindaco ed hanno festeggiato con balli, canti e... cucina, la raggiunta integrazione

Si è svolto sabato 17 dicembre nel palazzo dell’Enofila un incontro con i nuovi cittadini italiani che hanno acquisito la cittadinanza negli ultimi anni, organizzato dal Segretariato Diritti Umani del Comune di Asti.
Alla serata, denominata “tante lingue, tanti colori, un’unica Italia” hanno partecipato oltre 400 “nuovi astigiani” ai quali il Sindaco Galvagno ha rivolto, sulle note dell’Inno d’Italia”, il benvenuto del Comune di Asti e di tutta la comunità astigiana.

“Vi ringrazio per essere qui, è un fatto veramente straordinario – ha sottolineato nel suo intervento il Sindaco di Asti – ritengo doveroso che la città accolga ufficialmente i nuovi cittadini che oggi a tutti gli effetti fanno parte della nostra comunità, vivono, lavorano ed arricchiscono ogni giorno la nostra città. Avete fatto una scelta importante – ha proseguito il Sindaco – quella di diventare italiani, pur mantenendo le vostre radici e le vostre tradizioni. Noi siamo fieri e orgogliosi di avervi qui e la nostra città ha bisogno di voi, che siete una grande risorsa, per guardare con speranza al suo futuro”.

Dopo la parte ufficiale, la serata è proseguita con alcuni momenti di spettacolo e di enogastronomia rappresentanti le diverse etnie.

“Desidero ringraziare i mediatori culturali e le associazioni di tutte le etnie –
ha concluso il Sindaco – e in particolare del Marocco, della Romania, dell’Albania, della Macedonia, del Senegal per l’impegno con cui hanno collaborato con il Comune nell’organizzazione della serata”.

Fonte: AT News

Questura di Ragusa, auguri di natale dalla Comunità ortodossa

Il Questore di Ragusa, dr. Filippo Barboso, nella mattinata di mercoledì, ha ricevuto la visita del parroco del patriarcato romeno, Nicolae Chilcos, accompagnato da alcuni appartenenti alla comunità ortodossa di Ragusa. I rappresentanti della comunità ortodossa hanno partecipato, insieme al personale della Polizia di Stato, alle organizzazioni sindacali, ai rappresentanti dell’A.N.P.S. e alle loro famiglie, al tradizionale scambio di auguri che si è svolto presso la sala “Filippo Raciti” della Questura. Un gruppo di bambini della comunità ortodossa, inoltre, in abiti tradizionali e con i cappellini con la scritta “Polizia”, ha eseguito alcuni canti tradizionali natalizi.

Fonte: Tele Nova

Cozonac, il panettone romeno

Il Natale è la più bella festa dell’anno, non solo perche è la festa con più regali, ma perche è la festa con più emozioni. Ricordo quando mia madre preparava questo dolce squisito..

Ricordando la mia infanzia, mi torna in mente una bella immagine di mia madre che preparava Il cozonac 2 giorni prima di Natale, e per farlo si alzava alle 5 del mattino, perche il segreto è nel preparare l’impasto e nel farlo lievitare. Per farlo lievitare bene lo devi tenere in una temperatura costante di 20-22 gradi per qualche ora, cosi mia mamma lo preparava la mattina presto, quando noi dormivamo per non “disturbare” la lievitazione.
Mi pare di sentire ancora gli odori del risveglio, sentire il profumo del dolce appena sfornato. Ovviamente non lo si poteva toccare fino al giorno di Natale ;-) Non ho ricordi dei regali ricevuti, ma ho ancora il ricordo dei preparativi, dell’albero, delle colinde (canzoni natalizie) e delle pietanze. Ecco perche condivido con voi la ricetta del dolce natalizio, del dolce della mia infanzia.
ingredienti per 2
1 kg farina grano tenero
200 gr zucchero
125 gr burro + olio di semi
3 tuorli uovo
1 uovo
1/2 cucchiaino sale
400-500 ml latte
25 g lievito fresco
buccia di limone grattugiata
50 gr uvetta
Preparazione
- amalgamiamo il lievito con 2 cucchiaini di zucchero, 100 gr farina e 100 ml latte copriamo con uno canovaccio, lasciamo a lievitare
- amalgamiamo il resto del latte ( caldo) con il resto del zucchero ( sciolto nel latte )
- amalgamiamo tutti i tuorli (4) con il sale
- si mette tutto in una grande ciotola si aggiunge la farina, il latte tiepido , i tuorli, l'albume e il lievito. Impastare , aggiungere il burro + olio , poco a poco e impastare fino quando l'impasto si stacca da solo dalle mani e dalla ciotola ... Aggiungere uvetta ( ammorbidita in rum o latte caldo) e impastare tutto. Coprire tutto con un canovaccio e lasciare a lievitare in un posto caldo per doppiare il volume. Se quando impastiamo l'impasto e troppo duro aggiungiamo poco latte , se e troppo morbido aggiungiamo un pò di farina.

- quando l'impasto è lievitato per bene e dividiamo in 2 parti, ognuna delle quali va stesa a 1,5 cm e quindi arrotolata mettendo all’interno l’uvetta.
Mettiamo i due rotoli in due teglie diverse, quella giusta per il cozonac è simile alla teglia per plumcake. Ogni teglia deve essere imburrata o con la carta da forno. L'impasto nella teglia deve essere solo 1/3 o 1/2 della altezza della teglia. Copriamo con un canovaccio e lasciamo in uno posto caldo per lievitare una altro quarto d’ora, deve arrivare alla altezza della teglia ( al bordo ) . Spennelliamo con l'uovo sbattuto e/o con zucchero solo prima di infornare .

- inforniamo alla temperatura alta nel forno scaldato e quando è lievitato e piu' alto della teglia abbassiamo la temperatura , e continuiamo a cuocere per quasi un’ ora a temperatura media .Quando il cozonac è pronto, togliamolo dalla teglia , mettiamolo in uno canovaccio e copriamo con un altro telo, lasciando raffreddare lentamente.
Venerdì 23 Dicembre 2011

Fonte: Stranieri in Italia

Românii au liber la muncă în Italia. Vezi ce state UE mai aplică restricţii

Italia va elimina, de la 1 ianuarie 2012, restricţiile pe piaţa muncii impuse cetăţenilor români şi bulgari, potrivit site-ului Novinite.com, citat de Mediafax.
Ministerul bulgar de Externe şi cel al Muncii au fost înştiinţate oficial despre planul Italiei de eliminare a restricţiilor pe piaţa muncii de la 1 ianuarie 2012, scrie presa bulgară.

Şeful diplomaţiei bulgare, Nikolai Mladenov, şi ministrul bulgar al Muncii, Totyu Mladenov, au salutat decizia Italiei.

La 31 decembrie 2011 expiră cea de-a doua perioadă tranzitorie în care, conform Protocolului la Acordul de aderare a României şi Bulgariei la UE, statele membre pot restricţiona accesul pe piaţa muncii pentru cetăţenii români şi bulgari.

Restricţiile pot fi aplicate pentru o perioadă de maximum 7 ani, astfel că, în cazul României şi Bulgariei, limitările impuse pe piaţa muncii mai pot fi menţinute până cel mai târziu la 1 ianuarie 2014.

În prezent, 10 state UE păstrează încă restricţiile pentru români pe piaţa muncii: Austria, Belgia, Franţa, Germania, Irlanda, Luxemburg, Malta, Marea Britanie, Olanda şi Spania.

Sursa: Realitatea Net

Citeste si:
Italia ridica restrictiile pentru muncitorii romani incepand cu 1 ianuarie

Românul emigrant şi sărac tot trimite bani în ţară

Mulţi români din străinătate au intrat în incapacitate de plată, fiind nevoiţi să renunţe la casele luate pe credit. Schimbările politice din Spania şi Italia creează însă perspective bune pentru ei.
Deși domeniul construcțiilor nu mai merge bine, există multe alte sectoare unde românii și-au găsit de lucru

Trimit mai puţini bani în ţară faţă de anii trecuţi, dar, oricum, mai mult decât le permite criza. N-ar da traiul de afară pentru cel din ţară şi sunt dispuşi să facă aproape orice pentru un venit decent. Aşa arată, pe scurt, portretul românilor din străinătate.

Dacă anul trecut au trimis acasă aproximativ 4,4 miliarde de dolari, în 2011 suma a fost categoric mai mică, spune Adrian Vasilescu, consilierul guvernatorului BNR. Datele exacte vor fi însă publicate de BNR în ianuarie.

Mai sunt câteva zile şi emigranţii vor lăsa în spate cel mai greu an pe care l-au cunoscut în ultimul timp. Iar perspectivele, cel puţin pe termen scurt, se anunţă destul de proaste.

Milioane de români sunt plecaţi în Spania şi Italia, două ţări care au început să lupte puternic împotriva evaziunii, deci şi a muncii la negru, prin guvernele nou instalate. Creşterea costului cu forţa de muncă i-ar putea determina pe mulţi spanioli şi italieni să renunţe la serviciile românilor.
Doina Făgădaru, vicepreşedintele Asociaţiei Româno – Spaniole "România", spune că o mulţime de românce lucrează în familiile spaniolilor ca menajere sau au grijă de copii. "Noul guvern este convins că gradul mare al şomajului se datorează faptului că foarte multă lume lucrează la negru", afirmă Doina Făgădaru.

Spania, un fel de "El Dorado"

În 2011, mulţi români au fost nevoiţi să predea la bănci cheile casei. "Ce e mai grav este însă că, odată intraţi pe lista neagră a băncilor, nu vor mai avea acces la cumpărături în rate sau la credite. De asemenea, dacă vor deschide un cont bancar, banii pot fi automat confiscaţi, în contul datoriei neachitate", a mai precizat Făgădaru.
Deşi o duc greu în Spania, românii nu ar da viaţa de afară pentru cea din ţară. Vicepreşedintele Asociaţiei "România" spune că mulţi s-au întors în ţară pentru puţin timp, ca apoi să revină în Spania. Şi, deşi le este tot mai greu să găsească un loc de muncă, nu renunţă să trimită bani celor rămaşi acasă. "Românii din ţară cred că aici este un fel de El Dorado, iar rudele lor din Spania fac tot posibilul ca să le trimită bani: fie împart o locuinţă cu cineva, fie se privează de la tot felul de beneficii", a spus Făgădaru.

Taxe noi pentru românii din Italia

Având în spate doar câteva săptămâni la învestire, premierul italian Mario Monti a anunţat deja noile măsuri de redresare fiscală, care îi afectează direct şi pe români.

"Se introduce taxa pentru prima locuinţă, chiar şi pentru cei care au achiziţionat-o prin credit, maşinile de peste 120 de cai putere se vor impozita suplimentar, creşte impozitul pe venitul celor care realizează peste 30.000 de euro anual, dispare secretul bancar", a sintetizat noile măsuri ale guvernului italian Marian Mocanu, preşedintele asociaţiei "Mişcarea Europeni pentru Italia".

"Dacă statul italian îşi va reechilibra bugetul, iar Italia îşi revine în ochii investorilor, atunci va fi bine şi pentru români, pentru că se vor crea locuri de muncă", a comentat Mocanu.

OSTILITATE
Porţi închise noilor emigranţi

Italia şi Spania rămân încă pieţe închise pentru noii emigranţi. "Dacă un spaniol vrea să angajeze un român, trebuie să se adreseze oficiilor forţelor de muncă din ţară şi să specifice clar că vrea acea persoană", spune Făgădaru.

Situaţia este similară în Italia, unde poţi dobândi, ca român, un permis de muncă doar în cinci domenii: agricultură, construcţii, servicii de menaj, hoteluri şi restaurante sau medii de lucru înalt calificate, spune Mocanu. Dar sunt români care lucrează cu contracte de muncă, ce au fost prelungite de angajatori, în telefonie, instalaţii, asigurări, transport de marfă, dar şi IT.

WILLIAM BRÂNZĂ

"E nevoie de un minister al Diasporei"

Dacă vor economisi şi vor fi chibzuiţi, românii din străinătate vor trece 2012 cu bine, având în vedere criza zonei euro, consideră William Brânză, deputatul PDL de diaspora.

"În 2008, 2009, 2010 românii din străinătate au trimis, pe an, între 7 şi 9 miliarde de euro. Raportările pe 2011 sunt la jumatate, dar ceea ce putem desprinde de aici este că românii se gândesc la ţara lor", a declarat William Brânză.

Deputatul PDL spune că "au dus-o mai rău cei care au venit fără o pregatire, cei care nu s-au debarasat de mentalitatea românească "lasă că merge şi aşa!" şi cei cărora mentalitatea românească le spunea că pot sta afara cu mâna întinsă". "Aceştia sunt foarte putini, din fericire. De întors acasă nu se întorc decât cei care şi-au făcut o mică afacere prin absobţia de fonduri europene şi cei care au urmat politica pe care le-am recomandat- o de a reveni în ţară împreună cu societatea la care ei lucrau anterior în ţara de adopţie", a afirmat Brânză.

"Merkel şi Sarkozy nu mai dorm de grija României"

Deputatul de diaspora spune că problemele românilor din străinătate pot fi rezolvate doar cu ajutorul unui minister al Diasporei. "Ne-am obişnuit să stăm cu ochii pe Angela Merkel (cancelarul Germaniei) sau pe Nicolas Sarkozy (preşedintele Franţei), doi politicieni de marcă , dar în nici un caz salvatorii Europei sau ai planetei. Cred că nici nu mai dorm aceştia de grija României. Să fim serioşi, salvarea trebuie să vină în primul rând de la noi, iar pentru românii din diaspora trebuie să adoptăm o politică sănatoasă, bazată pe susţinerea comunităţilor româ neşti şi asta nu o poate face decât un minister al Diasporei, cu oameni pregătiţi, cu specialişti care au trăit în diaspora", a spus deputatul Brânză.

Acesta avertizează că pentru mulţi parlamentari "românii din străinătate sunt buni doar la câţi bani trimit şi când votează".
"De valoarea lor uităm întotdeauna, ba chiar văd deschizându-se guri , urât mirositoare, care spun: "Dacă au plecat, sunt buni plecaţi". Dar vine 2012 şi 2014", a avertizat Brânză.
Joi, 22 Decembrie 2011
Autor: Raluca Florescu

Sursa: EVZ

La denuncia: “Gli arredi del Pirellone bis a un euro l’ora”

Quaranta lavoratori a un euro all’ora: è quanto denunciato da alcuni manovali romeni ingaggiati dalla “Mio Dino srl”, azienda di Portogruaro (Ve), vincitrice di un appalto da 9 milioni di euro per l’arredamento di alcuni piani del Pirellone Bis, sede designata come nuovo fulcro della politica lombarda.

Qui infatti, si insiederanno prossimamente gli apparati delle Regione. Il fatto ha, però, inizio in Romania. Qui Olaru Mihai, un intermediario, reclutava i lavoratori. “A ciascun lavoratore è stata intestata una carta prepagata aperta presso l’agenzia milanese di viale Tunisia della Banca popolare di Vicenza – ha spiegato l’avvocato Angelo Musicco, che assiste i quattro romeni denuciatari –In teoria su quelle carte sarebbe dovuto arrivare lo stipendio, ma in realtà le carte sono rimaste in mano all’intermediario che dava ai lavoratori solo 400 euro al mese”.

Uno dei quattro, che ha preferito non comparire alla conferenza stampa, sembra sia stato da minacciato da Mihai che dalla Romania, sotto gli occhi della madre dell’operaio, ha intimato allo stesso di ritirare la denuncia se non voleva tornare a casa in una “cassa da morto”.

Sul caso sta indagando la Procura della Repubblica di Milano e i lavoratori hanno anche presentato un ricorso al Tribunale del Lavoro per chiedere che venga loro corrisposta la paga prevista dal contratto di assunzione, circa 1.200 euro al mese. Il segretario della Camera del lavoro Milani non la manda a dire alla Regione che considera corresponsabile in quanto “il problema, all’origine, sta negli appalti al massimo ribasso e nella mancanza di controlli“.

A tal proposito abbiamo interpellato le istituzioni. Formigoni deve dare una risposta e non basta che i lavoratori vengano risarciti. Con gli appalti per l’Expo 2015 non possiamo affidarci ancora a queste tipologie di gare che causano solo sfruttamento. Attraverso la testimonianza diffusa dall’Agenzia “Redattore sociale” si apprende, nel concreto, in che modo i lavoratori sarebbero stati sfruttati: “Iniziavamo il turno alle 7 del mattino fino alle 17 con un’ora di pausa –dice Florin, 23 anni- Poi verso sera ci richiamavano in cantiere e lavoravamo anche fino all’una di notte”. “Il loro compito era quello di trasportare pesanti pannelli di vetro – afferma Milani- Lavoravano sette giorni su sette, per 15 ore al giorno”.

“Ci dicevano che avremmo perso il lavoro- continua il ragazzo romeno- se avessimo continuato a lamentarci Il contratto stipulato era della durata di nove mesi ma dopo sei mesi ci hanno cacciato perché avevamo finito il lavoro al grattacielo” . Ora Florin lavora in un campeggio a Reggio Calabria. “Qui è molto meglio”, dice. Nel frattempo sulla vicenda inerente allo sfruttamento da parte della “Mio Dino srl” da oggi indaga la Procura.
di Silvia Ilari
22 dicembre

Fonte: Corriere della Sera

Gioia del Colle, ritrovata nonnina 80enne dopo una notte all'addiaccio

L'anziana signora che non parla l'italiano, si era allontanata 24 ore prima. E' stata ritrovata dai Carabinieri e i volontari dell'AVPA, con l'ausilio delle unità cinofile

Gioia del Colle (Ba) - Una bella storia a lieto fine in perfetta atmosfera natalizia, quella che ha visto come protagonista un'anziana signora 80enne di nazionalità rumena, in visita presso i familiari residenti a Gioia del Colle.

Alle ore 9,20 di questa mattina, martedì 20 dicembre infatti, una donna 80enne di nazionalità rumena, scomparsa da 24 ore, è stata ritrovata dai Carabinieri e da gruppi della protezione civile e unità cinofile dell'Avpa di Castellana Grotte nella periferia di Gioia del Colle.

L'anziana donna era ospite da circa una settimana della figlia che risiede alla periferia di Gioia del Colle. Lunedì 19 dicembre alle 15,30, era uscita dall'abitazione per andare a raccogliere erba fresca da dare in pasto a dei conigli. Alle 19,30 la figlia e altri familiari, non vedendola rientrare, si sono allarmati, soprattutto in considerazione del fatto che l'anziana non parla e non comprende bene la lingua italiana. Sono partite le prime ricerche nelle vicinanze dell'abitazione ma senza esito, tanto da rendere necessario l’intervento dei Carabinieri.

I militari dell’Arma hanno avviato le ricerche con un'unità del gruppo cinofili giunta da Bari e una squadra di Vigili del Fuoco di Putignano. Con il passare delle ore, nel corso della notte la temperatura è anche scesa a -2 gradi. A coadiuvare i militari nelle ricerche sono allora intervenuti anche i volontari della Protezione Civile di Gioia Soccorso dell’Ass. AVPA di Castellana Grotte.

Anche i volontari, "armati" di torce, hanno portato con loro 4 cani addestrati alla ricerca di persone scomparse. Le ricerche sono così proseguite fino alle ore 8,00 di questa mattina, ma dell’anziana signora ancora nessuna traccia.

Mentre si intensificavano le ricerche con piantine planimetriche del territorio e organizzando turni del personale dei vari corpi, alle ore 9,00 un signore che si recava in campagna ha chiamato i Carabinieri, asserendo di essere stato fermato da una signora anziana impaurita e assiderata che non si sapeva esprimere in Italiano. Subito una gazzella dei Carabinieri si è recata sul posto indicato dal contadino dove ha accertato che tratta vasi proprio della nonnina smarrita.

Il ritrovamento della donna è avvenuto a circa 5km dall'abitazione da dove si era allontanata ed è stata subito ricondotta a casa della figlia dopo averne constatato le buone condizioni fisiche. L'ottantenne disorientata e infreddolita, ha dichiarato di aver passato la notte in un vecchio casolare abbandonato e, rannicchiata in un angolino di una stanza ha aspettato che albeggiasse per poi chiedere aiuto.

Scritto da Patrizio Pulvento
Martedì 20 Dicembre 2011

Fonte: Putignano Informatissimo

Incidenti lavoro: cade da albero raccogliendo olive, morto

E' accaduto nel Cosentino. Procura Repubblica dispone autopsia

ROSSANO (COSENZA)- Un operaio di nazionalita' romena, Aurel Galbau, di 49 anni, e' morto oggi candendo da un albero sul quale stava raccogliendo le olive.

L'incidente si e' verificato in un campo a Rossano. A dare l'allarme e' stata una telefonata anonima giunta al 112. Quando i carabinieri sono giunti sul posto insieme ai sanitari del 118 per l'uomo non c'era piu' niente da fare. Il corpo e' stato portato nell'obitorio a disposizione della magistratura, che ha disposto l'autopsia.

Fonte: ANSA

Precipita dal tetto per 10 metri operaio grave in rianimazione

GHEDI. Incidente sul lavoro ieri mattina nello stabilimento Ssab. Vittima un dipendente di un'impresa edile esterna
Stava sistemando le coperture ed è caduto nel capannone Trasferito al Civile con l'elicottero ha riportato lesioni molto serie.

È precipitato dal tetto che stava risistemando un operaio romeno di 32 anni, Solo Vastru Viorel, al suo secondo giorno di lavoro per la ditta bresciana impegnata nella ristrutturazione di un capannone industriale.

Il grave infortunio sul lavoro, un «volo» da un altezza di circa 10 metri, si è verificato a Ghedi, nella zona artigianale ad est del paese, ieri mattina presto.
Erano passate le 8 da pochi minuti quando è stato dato l'allarme alla centrale operativa del 118. Subito trasportato con l'eliambulanza all'ospedale civile di Brescia, l'operaio è stato ricoverato con prognosi riservata e sottoposto a un intervento chirurgico.

LE SUE CONDIZIONI rimangono gravi, anche se fortunatamente pare che l'uomo non sia più in pericolo di vita.
Il ferito, Solo Vastru Viorel, che è nato in Romania nel 1979 e risiede a Brescia, prestava la sua opera con un collega ad una ditta che ha preso in appalto la sistemazione del tetto del grande capannone della ditta Ssab (Swedish Steel), un'azienda svedese che si occupa di lavorazioni in acciaio, che ha avviato l'attività a Ghedi nel 1995 per produrre laminati piani, con 50 addetti.
Il romeno, regolare sotto ogni punto di vista, ieri mattina aveva appena ripreso il lavoro, ed era salito sulla copertura per controllare che il vento della notte non avesse provocato qualche danno. Pare abbia spostato inavvertitamente un pannello trasparente che rivestiva parte del tetto, ed è caduto di sotto.
NON È ANCORA CHIARO come sia potuto accadere, ma l'operaio è scivolato attraverso il piccolo spazio vuoto nel tetto, stramazzando a terra dopo un volo di circa 10 metri, all'interno del capannone.

Un collega ha dato l'allarme, e sul posto si sono precipitati i soccorsi, oltre ai tecnici della medicina del lavoro dell'Asl di Brescia, ai carabinieri di Verolanuova e quelli di Ghedi, i responsabili della ditta.

Di fronte al grave incidente sul lavoro, il sindaco di Ghedi, Lorenzo Borzi, esprime il suo rammarico e la sua preoccupazione: «Esprimo piena solidarietà alla famiglia della persona ferita, con l'augurio che possa guarire al più presto, ma anche alle ditte coinvolte. Purtroppo gli incidenti spesso non dipendono solo dalle misure di sicurezza che vanno tassativamente garantite, ma anche da disattenzioni che bisogna sempre scongiurare. Farsi del male mentre si lavora è davvero drammatico, ancor più oggi che di lavoro ce n'è sempre di meno. Queste disgrazie non incoraggiano certo la ripresa».
Milena Moneta
18/12/2011

Fonte: Brescia Oggi

Il vento lo spinge giù dal tetto muore operaio: soccorsi inutili

CASERTA - Tragedia del lavoro ieri a Falciano del Massico. La vittima è un immigrato rumeno di ventotto anni, morto per le ferite riportate cadendo da un'impalcatura. L'incidente s'è verificato in prima mattinata, all'interno di un'azienda agricola in località Cappella Reale, alla periferia del paese. Il giovane, di cui sono state rese note soltanto le iniziali, C. I., stava lavorando con i suoi compagni alla costruzione di un nuovo capannone. Sono cinque e sono tutti dipendenti di un'impresa edile di Padova, assunti con regolare contratto.

Le attività della giornata erano iniziate da poco meno di un'ora, quando C.I. è salito su di un'impalcatura e stava trasportando dei pezzi di alluminio per coprire il tetto del capannone. All'improvviso, la tragedia. Il giovane è precipitato al suolo da un'altezza di oltre cinque metri, picchiando violentemente la testa. Sembra che a provocare il volo, che gli è stato poi fatale, sia stata un'improvvisa e violenta folata di vento. I primi ad accorrere per prestargli soccorso sono stati gli altri colleghi presenti. Si sono però resi conto immediatamente della gravità delle sue condizioni ed hanno chiamato un'ambulanza del 118.
Poi, hanno avvisato i carabinieri.

L'operaio è stato subito trasportato al pronto soccorso della clinica Pinetagrande di Castelvolturno, dove i sanitari gli hanno riscontrato un violento trauna cranico. I medici hanno cercato in tutti i modi di rianimarlo e prestargli le cure del caso. Il suo cuore ha cessato però di battere un'ora e mezzo dopo l'arrivo in ospedale.

La salma del giovane è stata trasferita all'istituto di medicina legale di Caserta, a disposizione dell'autorità giudiziaria. Nei prossimi giorni, sarà eseguito l'esame autoptico e poi il feretro dovrebbe essere trasportato a Padova, dove l'immigrato risiedeva. Nel frattempo è stata avvisata la giovane moglie, che abita anch'essa nella città patavina, a cui compagni del marito hanno dovuto spiegare come e perchè , a pochi giorni dal Natale, sia ancora possibile trovare la morte cadendo da un'impalcatura.

Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i carabinieri della stazione di Falciano del Massico e della compagnia di Mondragone, alla guida del capitano Lorenzo Iacobone. I militari hanno sequestrato la zona, all'interno dell'azienda agricola, interessata alla costruzione del capannone ed hanno eseguito i primi rilievi del caso.
E' stata anche acquisita tutta
la documentazione relativa al progetto. Ad una prima verifica, non sembra siano emerse delle palesi violazioni della normativa, anche se è presto per capire gli sviluppi dell'inchiesta in corso. Restano tanti gli interrogativi da chiarire.

Ad esempio, se l'impalcatura su cui C.I. è salito per l'ultima volta ieri mattina avesse o meno le barriere di protezione; se il giovane si fosse allacciato al cavo di sicurezza e se indossava il prescritto casco antinfortunistico.

Anche se, vista l'altezza da cui è precipitato al suolo, avrebbe potuto fare ben poco per attenuare gli effetti del colpo. Prima di ieri, erano cinque dall'inizio dell'anno le morti bianche in provincia di Caserta, secondo i dati dell'osservatorio indipendente di Bologna. Un numero stabile, anche se rappresenta una magra consolazione, comunque. Risale a tre anni fa l'ultimo incidente sul lavoro a Falciano del Massico. Umberto Papa è morto stritolato da un macchinario per il mangime.
Pierluigi Benvenuti
Sabato 24 Dicembre

Fonte: Il Mattino

Camion schiaccia braccio di un operaio

Operato d'urgenza all'arto

VITERBO - Nuovo incidente sul lavoro nella Tuscia: la vittima è un operaio romeno di 28 anni, F.C., residente a Roma, che stava lavorando a Soriano nel Cimino in una ditta che commercia mobili.

L'infortunio è avvenuto nella tarda mattinata di ieri, quando il giovane, secondo le prime ricostruziCorsivooni, è stato colpito dallo sportello di un camion, che gli ha schiacciato un braccio.

L'uomo è stato subito soccorso dai sanitari del 118, che lo hanno trasportato all'ospedale di Belcolle, dove è stato operato all'arto.
Fonte: Viterbo News 24

Incidente mortale: muratore romeno perde la vita a bordo del suo scooter

Ennesima vittima della strada, a pochi giorni dal Natale, ieri a Castellamonte.

Un uomo romeno di 36 anni, Gheorghe Vilcu (nella foto piccola) è morto in un tragico incidente avvenuto nel centro cittadino, in via Torino, vicino alla stazione di servizio Agip, intorno alle 15.30.

Vilcu era alla guida di uno scooter Fox quando all’improvviso ha tamponato la Renault Megane che lo precedeva. L’auto aveva rallentato perché un’altra macchina doveva svoltare in una strada laterale. L’impatto è stato tremendo: Vilcu è caduto a terra riportando gravissime lesioni e nonostante l’arrivo immediato della Croce Rossa di Castellamonte e poi dell’elisoccorso per lui non c’è stato più nulla da fare.

Sotto choc, ma illeso, anche l’uomo alla guida della Megane, un infermiere di Castellamonte che insieme alla moglie ha sentito prima il forte rumore proveniente dal retro della macchina e poi ha visto la propria vettura schizzare in avanti di un paio di metri proprio a causa dell’impatto.

La vittima faceva il muratore, era sposato e aveva una bambina di 9 anni.

Sul posto sono intervenute per i rilievi alcune pattuglie dei carabinieri della Compagnia di Ivrea e di Pont Canavese, mentre il traffico è stato bloccato e dirottato per un paio d’ore.
di Francesca Dighera
Castellamonte - 23/12/2011


Fonte: Localport

Omicidio di Cosmina, risarciti i danni 200mila euro alla famiglia della vittima

Silvano Rainieri, reo confesso dell'assassinio di una giovane prostituta rumena, si è privato di tutti i suoi beni per risarcire la madre e le sorelle di Emilia Cosmina Burlan. E' stato ammesso al rito abbreviato. La sentenza attesa a febbraio.

Ha venduto la casa e ha svuotato il conto corrente, privandosi della liquidazione da operaio alimentarista, per risarcire la famiglia della giovane donna a cui ha strappato la vita. Silvano Rainieri, il 52enne di Parola di Fontanellato che lo scorso gennaio uccise Emilia Cosmina Burlan detta Cristina, una prostituta rumena di 20 anni, è stato ammesso oggi al rito abbreviato dal gup Paola Artusi. L'uomo, detenuto nel carcere di via Burla, potrà beneficiare dell'attenuante di aver risarcito i danni alla madre e alle sorelle della vittima prima della fine del procedimento. La signora Burlan e una delle tre figlie, rappresentata dall'avvocato Simona Capra, hanno deciso di non costituirsi parte civile. Nei giorni scorsi hanno infatti ricevuto da Rainieri una somma complessiva di quasi 200mila euro. Alla madre spetterà il risarcimento più cospicuo, il rimanente sarà suddiviso tra le sorelle in parti uguali.

La madre della vittima ha anche deciso di non costituirsi contro l'omicida perché nel corso del procedimento è emerso che lui aveva cercato di togliere sua figlia dalla strada e l'aveva aiutata dandole molto denaro. La signora, che non sapeva che la figlia in Italia fosse finita sul marciapiede, preferisce chiudersi questa tragica vicenda alle spalle senza serbare rancori. L'omicida ha messo a disposizione della famiglia tutti i suoi beni.

Silviano Rainieri potrà così beneficiare di uno sconto di un terzo della pena grazie al rito abbreviato, condizionato dall'acquisizione di documenti che provano le donazioni di denaro a Cosmina. L'uomo si era convinto di poter avere un futuro insieme alla ragazza. Quando è stato respinto ha perso la testa, l'ha picchiata brutalmente e l'ha strangolata con una cintura, per poi abbandonarla nelle campagne di Borghetto di Noceto. Un omicidio d'impeto, ma assolutamente non dettato da vizi mentali: l'uomo è stato sottoposto a perizie psichiatriche che ne hanno confermato la totale capacità di intendere e di volere. Detenuto nel carcere di via Burla, tornerà in aula il prossimo 21 febbraio per ascoltare la sua sentenza per omicidio.
di MARIA CHIARA PERRI
20 dicembre 2011

Fonte: La Repubblica

Maltempo: senzatetto romeno muore assiderato a Ghilarza

Aveva un rifugio precario in una casa in costruzione
ORISTANO - Un senzatetto romeno di 52 anni, Stefan Smolei, e' morto assiderato durante la notte a Ghilarza in una casa in costruzione nella quale aveva trovato rifugio. Ad accorgersi che l'uomo non respirava piu' e a dare l'allarme e' stato un amico che condivideva con lui il precario rifugio. Sul posto e' intervenuto un equipaggio del 118, che non ha potuto far nulla perche' Smolei era morto da alcune ore, e una pattuglia dei Carabinieri per i rilievi di legge. Il crollo delle temperature interessa tutta l'Isola, soprattutto il Nuorese dove ha nevicato anche a bassa quota.
Fonte: ANSA

Abruzzo: escort romena strangolata, arrestato 18enne

E' stato arrestato come autore dell'omicidio di ieri della giovane prostituta romena Elena Manastireanu, Luca D'Alessandro, il 18enne di Chieti già fermato nella giornata di ieri. Il ragazzo ha strangolato la escort nell'appartamento di via Monte Sirente dove la ventenne romena accoglieva i clienti. I carabinieri lo hanno trovato nella casa dei nonni sempre a Francavilla dove si era rifugiato: ad inchiodarlo, oltre ai tabulati telefonici, sono stati i 5 cellulari della vittima rintracciati nel suo zainetto, i passaporti della ragazza e del suo cane, 1400 euro e valuta messicana. Il D'Alessandro è stato quindi arrestato con l'accusa di omicidio e rapina.
Domenica, 25 dicembre 2011

Fonte: L'Unione Sarda

Rapinata di sera davanti al municipio

Una casalinga di Reggiolo è stata sorpresa alle spalle da un bandito solitario: le ha preso 400 euro e alcuni gioielli

REGGIOLO
«Dammi tutto quello che hai, e fai presto». Sono bastate queste poche, minacciose parole perché un rapinatore ottenesse senza troppo sforzo il suo scopo. È successo a Reggiolo, la notte di Santo Stefano: vittima Florica Ghini, 62 anni, cittadina rumena di professione casalinga e da tempo residente in paese, in via IV Novembre, proprio mentre stava per rientrare a casa dopo una passeggiata.

Ma il rientro è stato inaspettatamente turbato da un agguato, avvenuto attorno alle 22.15, rivelatosi particolarmente fruttuoso: mentre la donna passava da piazza dei Martiri, proprio davanti al municipio, è sbucato l’intraprendente rapinatore, che senza troppi indugi ha intimato alla donna di consegnargli tutto ciò che aveva.

Colta di sorpresa alle spalle, non ha avuto nemmeno il tempo di rendersi conto di ciò che stava succedendo, cedendo la borsetta senza opporre resistenza. Dentro, oltre ad alcuni effetti personali, c’erano 400 euro in contanti, bottino che non ha soddisfatto il rapinatore, che si è fatto consegnare anche gli anelli e la catenina d’oro indossati dalla donna.

Sul posto, dopo l’allarme lanciato dalla 62enne, sono intervenuti i carabinieri di Reggiolo e Guastalla, che si sono subito messi alla ricerca del malvivente. Probabilmente disarmato, almeno a quello che ha potuto vedere la casalinga: a farla desistere da qualsiasi volontà di reazione, oltre alla sorpresa di essere stata colta alle spalle a quell’ora di notte, sono state solo le efficaci minacce affinché consegnasse i suoi averi. Dal canto suo il rapinatore non si è spinto troppo oltre: non ha avuto bisogno di usare la forza per convincere la malcapitata, che in seguito allo spiacevole episodio non ha riportato lesioni. Solo un grosso spavento, ma per fortuna senza conseguenze peggiori. Dopo il colpo, l’uomo si è allontanato rapidamente a piedi, e approfittando dello scarso movimento nella zona in un giorno di festa, ha fatto perdere le sue tracce. Le ricerche dei carabinieri al momento non hanno dato frutto.
28 dicembre 2011

Fonte: Gazzetta di Reggio

Si uccide la notte di Natale lasciando un biglietto alla ex fidanzata

“Quando mi verrai a trovare avrai l’ultima sorpresa”

PORTO SANT'ELPIDIO: dopo aver scritto la succitata frase in un biglietto per l'ex fidanzata un cittadino romeno di 33 anni Dorel C., si è impiccato la notte di Natale su una scala a chiocciola presente nella propria abitazione di Porto Sant'Elpidio.

Gli amici del cittadino romeno non vedendolo da vari giorni hanno allertato i carabinieri che lo hanno ritrovato senza vita in casa con un biglietto manoscritto appuntato sui vestiti.
Il messaggio era indirizzato ad una donna con cui il trentatreenne aveva avuto una relazione amorosa, finita ormai da qualche tempo.
L'autopsia ordinata dal pm, ha confermato il decesso per asfissia avvenuto da almeno 48 ore.
di Andrea Marasea
28 dicembre 2011
Fonte: 2duerighe

Trapianto cross over alle Scotte salva la vita a ragazza romena che vive ad Arezzo

Eccezionale doppio trapianto di rene in modalità cross over al policlinico Santa Maria alle Scotte. E’ il primo caso realizzato a Siena e uno dei pochissimi mai fatti in Italia. L’importante traguardo è stato raggiunto dall’équipe di Chirurgia Trapianti Rene, diretta dal professor Mario Carmellini, coadiuvato dai chirurghi Andrea Collini e Giuliana Ruggieri. Tecnicamente si tratta di una donazione incrociata tra due coppie: ogni coppia è composta da un paziente in attesa di trapianto e da un consanguineo o persona legata affettivamente, disposta alla donazione ma non compatibile. Constatata la compatibilità biologica tra il donatore della prima coppia e il ricevente della seconda e viceversa, con il consenso delle 4 persone e l’assenso del tribunale, è stato possibile effettuare il doppio trapianto.

“Abbiamo lavorato in contemporanea su più sale operatorie eseguendo di fatto quattro diversi interventi chirurgici – spiega Carmellini – due prelievi di rene con tecnica laparoscopica e due trapianti, con grande lavoro di squadra e impegno professionale di tantissime persone. Sia i donatori che i trapiantati stanno bene e potranno tornare a casa prima di Natale”. Gli interventi sono stati realizzati con la preziosa collaborazione della Nefrologia, diretta da Guido Garosi e dell’Anestesia, diretta da Pasquale D’Onofrio. Ogni donatore ha offerto il proprio rene in virtù del grande amore nei confronti della persona cara: una mamma ha donato per la figlia e una moglie ha donato per il marito.
“Nel primo caso –aggiunge Collini - la mamma proviene dalla Romania e la figlia vive ad Arezzo, nel secondo caso moglie e marito sono della provincia di Viterbo ma il gesto d’amore che lega queste persone va al di là della provenienza geografica e assume un valore universale, un gesto gratuito e generoso”. Le indagini di compatibilità immunogentica sono state effettuate all’ospedale Careggi di Firenze mentre tutti gli approfondimenti diagnostici sono stati condotti dalle diverse unità dell’ospedale senese. Il centro trapianti di rene di Siena è il quarto in Italia per numero di trapianti effettuati da donatore deceduto, dopoTorino, Padova e Novara ed è quindi il primo del centro-sud: da maggio del 2000 ad oggi sono stati effettuati 542 trapianti, 61 quelli di quest’anno grazie proprio ad un forte incremento dei trapianti da donatore vivente. “Il trapianto cross over – conclude Carmellini – è piuttosto complesso da organizzare perché oltre alla compatibilità genetica e alle valutazioni cliniche e immunologiche è necessario analizzare molti altri aspetti di tipo etico, sociale, psicologico e medico-legale”.
Giovedì 22 Dicembre 2011

Fonte: Arezzo Notizie

La Cgil :«Quella bambina ha diritto alla sanità»

L’Ufficio Migranti del sindacato interviene sul caso della piccola italo-rumena «Un’altra analoga vicenda la risolse il questore, che vogliamo ringraziare»

Ls Cgil interviene sul caso della bimba di nove (vedi la Nuova del 17 dicembre) che è rimasta senza tutela sanitaria. Poichè alla mamma, una rumena di 30 anni, è scaduta la tessera sanitaria (a causa della perdita del lavoro) automaticamente anche la figlia, nata in Italia, ha perso dalla sera alla mattina il diritto ad avere un pediatra e ad essere curata per la patologia di cui soffre.

«La legge di riferimento dei cittadini comunitari (D.l, 30 e 32 del 2007 e circolari applicative), riconosce il diritto alle cure urgenti per coloro che sono privi della tessera sanitaria, che si ottiene in via generale, nel caso in cui la persona lavori. Ma «il caso della cittadina in questione e della sua bambina - dica la nota dell’Ufficio Migranti Cgil - solleva un annoso problema attinente il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 nostra stessa Costituzione, e che ogni essere umano dovrebbe vedersi garantito: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Ma ciò che bisogna considerare in primo luogo è la suprema tutela della salute, in senso lato, dei bambini, tutela sancita anche dai trattati internazionali ratificati dall'Italia, cui una società civile non può derogare».

La Cgil ribadisce il suo impegno nel far si che diritti indispensabili vengano sempre garantiti alle persone, soprattutto se in difficoltà, e per questo rinnova l'invito a rivolgersi all'Ufficio Migranti di Piazza Verdi 5 a Ferrara.

A questo proposito la Cgil ricorda il caso seguito da questo sindacato e pubblicato sulla Nuova Ferrara, relativo all'ottenimento di un permesso di soggiorno per motivi umanitari da parte di un cittadino straniero.

«Il nostro ringraziamento - specifica il comunicato sindacale - va dunque al Questore di Ferrara, che in quella occasione ha saputo dare corretta interpretazione ad una normativa contraddittoria e talvolta schizofrenica, quale è il testo unico dell’Immigrazione, attuando il precetto costituzionale sopra citato e trasformando così in fatti concreti quelle che altrimenti resterebbero solo norme programmatiche e mere dichiarazioni d'intenti».
Un comportamento che rappresenta, crediamo, un importante esempio di civiltà e che deve servire per ravvivare la nostra democrazia nel rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo.

Il caso della bimba rimasta senza sanità è stato sollevato dall’associazione “C’è vita e vita”, in particolare dal responsabile Massimo Martinelli, con il quale l’Asl ha preso contatto per rintracciare mamma e figlia e vedere se c’è una scappatoia legale.

La mamma vorrebbe che almeno per la figlia di trovasse una soluzione.
23 dicembre 2011

Fonte: La Nuova Ferrara

Dracula. Despota scellerato o despota illuminato?

Per gli occidentali, Vlad Tepes (il principe Vlad Dracul III di Valacchia, 1431-1476) era il conte Dracula. Per i rumeni, invece, Vlad Tepes era un principe sanguinario ma giusto, un nobile che difendeva il popolo e che metteva sadicamente a morte unicamente ladri e traditori.
I pareri degli storici rumeni divergono. Alcuni paragonano Vlad Tepes a Dracone di Atene, un legislatore greco vissuto nel VII secolo a.C. e lo considerano un genio politico mentre altri lo definiscono semplicemente un sadico scellerato.

Vlad l’Impalatore (così chiamato perchè metteva a morte i condannati infilzandoli su pali appuntiti, lasciandoli poi lì a morire mentre i corvi mangiavano loro gli occhi) è presente ancora oggi nell’immaginario collettivo rumeno.
Lo storico Ioan Bogdan critica la tendenza di taluni esperti a idealizzare Vlad Tepes. La storiografia rumena tende a presentarlo come protettore dei poveri e dei giusti e come un principe che lavorava per il bene della Romania.
“In realtà l’Impalatore era un tiranno brutale – argomenta Bogdan – un mostro disumano. Dovremmo averne vergogna e non citarlo quale esempio di bravura e di patriottismo.”

Altri storici rumeni, come Constantin Giurescu hanno spiegato gli atti di crudeltà del principe Vlad come il segno manifesto dell’interesse superiore della nazione : “Le torture e le esecuzioni capitali non erano capricci. Avevano la loro ragione d’essere, in un mondo dove ancora non esisteva il principio della diversità di opinioni.”

Lo storico Lucian Boia ritiene che attorno a Vlad Tepes si sia creato il mito di un principe severo ma giusto, intransigente verso i nobili avidi e corrotti : “Questa è una mitologia ancora molto viva in Romania e della quale i rumeni dovrebbero imparare a distanziarsi.
E’ il caratteristico culto del capo dei rumeni, che deriva da una società basata sulle tradizioni. E’ l’atteggiamento di una società paesana, che al principe porta rispetto. Vlad Tepes è per loro il sovrano che si è sempre battuto contro un’élite avida di ricchezza e potere.
Oggi il suo successo si basa sulla venerazione di un popolo troppo poco politicizzato, che adora i dirigenti, siano essi principi, re, presidenti comunisti o presidenti post-comunisti.”
22 dicembre 2011

Fonte: Ticinolive

La strana triade Svevo-Joyce-Gadda

I 150 anni dello scrittore triestino. In realtà si chiamava
Aron Hector Schmitz

Oggi sono centocinquanta anni da quando è nato Italo Svevo, uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento. Era nato dunque nell'anno in cui era nata anche l'Italia. La grande narrativa moderna e l'unità politica del nostro Paese si può dire siano sorte insieme.

Ma Italo Svevo non era il vero nome di questo scrittore, la cui famiglia non era nemmeno italiana ma di origine ungherese. Veniva da una piccola città della Transilvania, oggi romena, allora appartenente all'Ungheria, cioè all'Impero Austro-Ungarico. Il nome di questa città, poco più che un paese, è Copsa Mica in romeno, Kiskapus per gli ungheresi. Vent'anni fa, all'epoca di Ceausescu era noto come uno dei punti più inquinati d'Europa. C'erano due grosse fabbriche una metallurgica, l'altra di produzione di coloranti che lavoravano a pieno ritmo. A Copsa Mica non c'è alcun segno dell'origine della famiglia Schmitz. Sì, Italo Svevo in realtà si chiamava Aron Hector Schmitz e la sua era una famiglia di ebrei centroeuropei. Lo scrittore aveva scelto lo pseudonimo di Italo Svevo per indicare l'appartenenza a due culture: italiana e tedesca. Svevo, nato a Trieste il 19 dicembre 1861, infatti non aveva per madre lingua l'italiano, ma il dialetto triestino e il tedesco. Aveva compiuto i suoi studi di indirizzo commerciale in Germania e non a Trieste, tantomeno in Italia. Quindi, lo scrittore oggi celebrato come l'orgoglio della narrativa italiana, tradotto e conosciuto in tutto il mondo, in realtà era una sorta di immigrato.

Questo fatto dice molto per l'origine della nostra nazione di allora, e anche di oggi. Italo Svevo aveva difficoltà a scrivere in italiano corretto, ma il novanta per cento degli italiani le avevano. Svevo chiese aiuto a amici e conoscenti per correggere il suo linguaggio narrativo. Uno di questi «correttori» era Silvio Benco. Ma il linguaggio di Svevo così atipico, così strano ma immediato, aveva negli apparenti difetti la sua forza. Oltrepassava i limiti del linguaggio letterario, dell'esatta copia del toscano del '300, divenuto dal '500 in poi la norma per la letteratura italiana e per il romanzo nazionale di Manzoni, I promessi sposi.

Trieste era un crocevia, allora, e Svevo nascendo lì aveva trovato una autentica, reale terra di nessuno europea popolata da avversari dell'Austria e ammiratori dell'Italia. Ed è di questi che lui parla nei suoi geniali romanzi e racconti, del piccolo borghese centroeuropeo che popola la terra di nessuno. Zeno Cosini, protagonista de La coscienza di Zeno, goffo commerciante, è un ibrido che parla un italiano un po' sbilenco, come il suo autore. Il quale però è ugualmente un grande scrittore. Come si spiega questo? Svevo aveva scoperto una verità: la grandezza di un'opera non sta solo nel linguaggio. Quanti hanno letto la Bibbia in ebraico e in aramaico? Eppure la Bibbia è uno dei libri più letti.

La metamorfosi del personaggio del libro di Svevo è questa: la trasformazione di un piccolo insetto borghese centroeuropeo in essere universale, in «angelica farfalla», per dirla con Dante. James Joyce, dopo 14 anni di soggiorno a Trieste, percorrerà una strada simile dando vita al personaggio di Leopold Bloom, ebreo ungherese trapiantato a Dublino, città da mito letterario di cui diventa la coscienza vivente.

Ma c'è un altro narratore che si deve menzionare. Il vero grande manipolatore della lingua letteraria italiana, lo scrittore e ingegnere Carlo Emilio Gadda, altra colonna portante della nostra narrativa novecentesca, altra persona tormentata e dubbiosa, riconosciuta dalla cultura italiana tardivamente, come Svevo stesso. Anche Gadda era per metà originario dell'Ungheria. Sua madre, Adele Lehr, era un'insegnante di scuola media, di famiglia proveniente anch'essa dall'Impero Austro Ungarico. Gadda è stato, oltre che narratore di livello mondiale, un vero giocoliere dell'italiano letterario e dialettale, di vari dialetti. Nel suo capolavoro La cognizione del dolore il protagonista combatte con il proprio odio per la madre, e alla fine - ma il libro non è del tutto finito - pare che possa averla uccisa davvero. Gadda combatteva in quel libro per la sua libertà interiore. La madre l'aveva costretto a diventare ingegnere e non laureato in lettere: lui descrive sentimenti tanto autentici e tormentosi come forse non era riuscito a nessun suo contemporaneo.
Queste due figure dominanti testimoniano di un'Italia aperta al mondo circostante, non accecata da futili furori nazionalistici, nutrita da una cultura universale, non chiusa al nuovo e allo «straniero», come disgraziatamente capita in questi tempi.
di Giorgio Pressburger
19 dicembre 2011

Fonte: Corriere della Sera

Asti - Chisinau, il "viaggio delle badanti" che tornano a casa costa 90 euro

Per le festività, si moltiplicano i viaggi in pullman dalla nostra città verso Moldavia e Romania

Molti lo chiamano "il viaggio delle badanti": è la tratta che unisce le città del nord Italia con le principali mete di Romania e Moldavia, da dove proviene uno straniero su cinque presenti nel nostro Paese.

Secondo l'ultima indagine Caritas Migrantes, in provincia di Asti, la comunità romena è la più numerosa numericamente parlando, tra i 9 mila stranieri presenti nell'Astigiano.

Molte donne che provengono dalla Romania o dalla Moldavia, sono impegnate come badanti: attività lavorativa che ha avuto un vero e proprio "boom" in questi ultimi anni, e secondo le fonti Istat, la professione è più che raddoppiata negli ultimi cinque anni.

Sono diverse le "agenzie" che operano nei viaggi tra Asti, la Romania, la Moldavia, alcune regolarmente registrate, altre invece operano ai limiti della legalità fornendo a volte anche una "copertura" a chi può avere problemi con documenti o transiti dalle dogane.

Abbiamo chiesto a George, romeno che lavora per una "agenzia di viaggio" di Torino, con succursale ad Asti e regolarmente registrata, come funziona il meccanismo.

"Partiamo la domenica mattina dal piazzale della stazione di Asti - spiega - il viaggio dura circa un giorno, con diverse fermate nei principali centri della Romania e della Moldavia".

Non solo quindi le rispettive capitali Bucarest e Chisinau, ma anche centri minori, servendo così in maniera capillare il territorio e ovviamente piazzandosi sul mercato come una valida alternativa ai viaggi aerei e in treno. Non solo per il prezzo, ma anche per la celerità nel raggiungere mete, nei propri paesi, raggiunte con difficoltà dai locali servizi pubblici.

"Il prezzo del viaggio è di 90 euro (solo andata) per persona per raggiungere la Moldavia - continua - mentre per la Romania, dove la tratta è più breve, il prezzo è di 70 euro".

Oltre alle persone, la ditta di George si occupa anche di recapitare pacchi e vario materiale. In questo caso, riferisce, la tariffa è di 1,50 euro al Kg.

"Il servizio è molto sfruttato tutto l'anno - conclude - ma in questi periodi di festività, dove molti, prendendo "congedo" dalle famiglie per cui lavorano in occasione del Natale, si recano in patria per visitare i propri parenti, la tratta è affollatissima".
 domenica 18 dicembre 2011

Fonte: ATNews

Europei per l’Italia: grazie On Enzo Raisi, Avv Enrico Nan e FLI di Albenga per il convegno “Immigrazione e cittadinanza da emergenza a risorsa”

Gli organizzatori hanno sostenuto con forza che una vera e fluida integrazione avviene soltanto tramite l’inserimento anche dei cittadini rumeni nelle strutture sociale e politiche italiane e hanno preso l’impegno di lavorare per facilitare l’iscrizione sulle liste elettorali aggiunte dei cittadini rumeni e comunitari residenti.

Savona,  18/12/2011
Il.mo Dott Enzo Raisi, Deputato di “Futuro e Libertà per l’Italia”
Il.mo Avv. Enrico Nan, Coordinatore Regionale Ligure di “Futuro e Libertà per l’Italia”
Il.mo Sig. Gianni Pisana, Coordinatore “Futuro e Lobertà per l’Italia” di Albenga
Il.mo Sig. Agostino Morchio,
Il.mi Sig.ri Organizzatori

Il nostro movimento si è battuto, fin dalla sua fondazione per la promozione di una immagine reale della comunità rumena in Italia , per questo non possiamo che esprimere la nostra soddisfazione per i promotori, i conduttori e i partecipanti all’incontro - dibattito “ Immigrazione e cittadinanza da emergenza a risorsa” che ha avuto anche l’onore non solo di essere ospitata nel cuore di Albenga presso il Palazzo Scotto il sabato 17 dicembre , ma anche di godere della massima attenzione delle autorità e della stampa locale.

L’appuntamento di sabato sera ha permesso di presentare tanti interessanti aspetti della immigrazione avvenuta nel ospitale territorio albenganese iniziando dagli immigrati arrivati dai Paesi del Sud Italia fino ai ultimi arrivi di immigrati che hanno contribuito e contribuiscono a far crescere il territorio ligure.

Gli organizzatori hanno concesso ampio spazio a tutte le comunità residenti tra le quali anche alla importante presenza di cittadini rumeni sottolineando, ancora una volta, l’importanza della partecipazione alla vita politica locale dei cittadini comunitari residenti. Diversi relatori hanno sostenuto con forza che una vera e fluida integrazione avviene soltanto tramite l’inserimento anche dei cittadini rumeni nelle strutture sociale e politiche italiane e hanno preso l’impegno di lavorare per facilitare l’iscrizione sulle liste elettorali aggiunte dei cittadini rumeni e comunitari residenti.
Per questo il nostro movimento sente il dovere di ringraziare i organizzatori del Convegno “ Immigrazione e cittadinanza da emergenza a risorsa” di Albenga per l’impegno dimostrato e ci auguriamo che una iniziativa simile possa essere ripresa e riproposta anche a livello provinciale e regionale in Liguria alfine di contribuire a migliorare i rapporti tra i due popoli e le due nazioni.

Circolo Europei per l’Italia
www.europeiperlitalia.it
info@europeiperlitalia.it

Fonte: Informazione.it

Consiglio delle comunità straniere residenti e liste elettorali dei cittadini comunitari: le proposte di Fli Albenga

Albenga. Istituzione del consiglio delle comunità straniere residenti e l’impegno di lavorare per facilitare l’iscrizione sulle liste elettorali aggiunte dei cittadini comunitari. Sono queste le due proposte politiche emerse dall’incontro dibattito “immigrazione e cittadinanza da emergenza a risorsa” organizzato da Futuro e Libertà per il Terzo Polo Circolo di Albenga nei giorni scorsi a Palazzo Scotto Niccolari.

“Siamo sicuramente davvero soddisfatti – dicono gli organizzatori – per la riuscita della manifestazione. La sala è stata gremita con gente in piedi, oltre ottanta partecipanti, numerosi sono stati gli interventi del pubblico presente e dei relatori con la chiusura del convengo da parte dell’ Onorevole Enzo Raisi, interrotta più volte dagli applausi, in merito al fatto che sia necessario affrancarsi da regressive paure e promuovere politiche d’integrazione in armonia con la visione espressa nella prima parte della Costituzione Italiana, che fa della tutela dei diritti inviolabili dell’uomo e del rispetto della dignità della persona il fine supremo del nostro ordinamento giuridico”.

“Siamo convinti che attraverso il dialogo e l’ascolto è possibile contribuire ad una piena e pacifica convivenza in quanto tutti insieme con buona volontà si può determinare il venir meno di pregiudizi e preconcetti. Apprezzata la disponibilità dell’assessore dott. Eraldo Ciangherotti dimostratosi anche in quest’occasione attento ai bisogni dei nuovi cittadini, in un’ottica di crescita della coscienza democratica di quanti oggi si trovano a vivere la nostra città come Futuro e Libertà per il Terzo Polo circolo di Albenga riteniamo sia possibile valutare la costituzione del consiglio delle comunità straniere come strumento istituzionale di informazione, di aggregazione e di confronto sulle tematiche relative agli stranieri regolarmente presenti territorio” aggiungono da Fli Albenga.
“L’organismo che dovrebbe essere rappresentativo delle diverse comunità regolari presenti nella nostra città può secondo noi essere un interlocutore importante nei confronti dell’amministrazione come anche già avviene con successo in altre città italiane dove costituito. La partecipazione attiva, diretta o indiretta, alla vita democratica delle nostre può portare gli italiani di domani a sentirsi meno stranieri già da oggi attraverso la condivisione ed accettazione dei doveri e dei diritti sanciti nella nostra Carta” spiegano da Futuro e Libertà.
“Nella stessa ottica riteniamo inoltre giusta e condivisibile l’istanza portata avanti dalla comunità rumena e nello specifico dall’associazione Europei per l’Italia per l’iscrizione sulle liste elettorali aggiunte dei cittadini comunitari residenti alfine di consentire loro un’ampia partecipazione alla vita politica locale e l’inserimento nelle strutture sociali e politiche italiane” concludono da Futuro e Libertà per il Terzo Polo Circolo di Albenga.
Articolo n° 207740 del 19/12/2011

Fonte: IVG

Anziano mendica palleggiando al semaforo

Roma un mendicante giocoliere

Il signor Bizae dopo essere stato licenziato si è dovuto inventare il lavoro di “palleggiatore al semaforo” strano ma vero.Infatti a Roma, si sa, e’ vietato sia pulire i vetri e sia fare l’elemosina al semaforo.Quindi oltre che bravo l’anziano Bizae è anche inteliggente.

Molto triste la storia di questo anziano costretto ad inventarsi uno spettacolo che svolge al semaforo per vivere. La vicenda ha per protagonista un uomo di cittadinanza rumena di nome Bizae, di circa sessant’anni, che da alcune settimane chiede l’elemosina palleggiando di testa ai semafori vicino alla stazione Termini di Roma.L’anziano Bizae è da più di un anno in Italia, ma per il momento non ha ancora trovato un lavoro.

Bizae è un padre di famiglia,possiamo dire una famiglia molto numerosa dato che Bizae ha più di 7 figli che vivono in Romania e sono tutti da sfamare:tra tutti i ragazzi che sono in Romania possiamo contare ben cinque femmine e un maschio, che tra l’altro nel suo Paese è un calciatore,anche abbastanza forte dice Bizae.Eppure fino a poco tempo fa Bizae (il rumeno) aveva un mestiere: era, infatti, un tornitore ma dopo averlo perso,il povero Bizae per sopravvivere e’ stato costretto a scendere in strada per farsi aiutare dalla brava gente di Roma.Bizae essendo un grande estimatore del gioco del calcio,infatti il figlio è un calciatore,ha così deciso di “usare” questa sua passione per strappare un applauso e qualche monetina agli automobilisti romani che ogni giorno, impazienti, aspettano il verde del semaforo. Ma da quando Bizae è al semaforo non si sentono più i clacson delle auto che sono impazienti di aspettare lo scatto della lucetta verde.

Già dalla scorsa estate l’anziano signore rumeno, aveva cominciato questa nuova professione: la location scelta era stata il quartiere Parti di Roma: in quell’occasione, per strappare qualche centesimo in più agli automobilisti, indossava una t-shirt dell’Italia campione del mondo,data la vittoria dell’Italia ai mondiali. Non c’erano dubbi sul fatto che l’uomo tuttavia, in poco tempo fosse riuscito a conquistare l’affetto dei cittadini romani, che l’hanno soprannominato, ‘giocarella’, anche per il fatto che nonostante l’età riesce ancora, a stoppare la palla con il collo!,cosa che ad oggi alcuni giocatori professionisti non riescono a fare.

Fonte: Newsfan

Pedaggio con sorpresa al casello di Orte

Curiosità - Monete romene al posto degli euro

L’altra sera tornavo a casa con l’auto e arrivato al casello autostradale di Orte effettuavo il pagamento del pedaggio attraverso la cassa automatica.

Introducevo una banconota da 20 euro e ricevevo il resto in monete. Ed ecco la sorpresa: nel resto c’era anche una moneta rumena di 50 Bani, che sostituiva quella di un euro, entrambe della stessa dimensione.

Poco male, se non fosse che i 50 Bani equivalgono a poco più di 10 centesimi di euro, spendibili tra l’altro solo in Romania.

Ora mi domando: è solo un caso eccezionale che quella cassa abbia erogato una moneta di “50 Bani” invece di un euro, oppure chiunque può tranquillamente pagare il pedaggio autostradale con Bani rumeni e, magari, con chissà quante altre tipologie di monete?

Se fosse vera quest’ultima ipotesi, le deduzioni da trarre sarebbero gravissime…

Domenico Picano
29 dicembre

Fonte: Tuscia Web

I cittadini comunitari devono pagare le sanzioni del Codice della Strada?

L’articolo 207 del Codice della Strada è stato introdotto nel vigente Codice per dare una risposta, per quanto possibile, alle richieste degli addetti di polizia stradale ed ai loro uffici, che non avevano strumenti certi che potessero imporre/convincere il trasgressore straniero a pagare.

Questo in carenza di una normativa di carattere internazionale che consenta di attivare le procedure esecutivo nei confronti dei cittadini/trasgressori residenti al di fuori dei confini nazionali. C’è da dire che la regolamentazione prevista dall’articolo 207 cds è stata introdotta in un periodo in cui anche le istituzioni europee dovevano ancora, rispetto ad oggi, fare tanti passi.

Oggi infatti, almeno a livello comunitario, è in dirittura di arrivo ed in corso di adozione una procedura che consentirà di rendere certe le possibilità dei singoli stati aderenti all’Unione Europea di attivare le procedure esecutive non più solamente all’interno dei confini nazionali, ma di quelli comunitari.
La Commissione Europea, con parere motivato del 2 ottobre 1998, n. C(1998)2757def. – in merito alla compatibilità dell’articolo 207 del Codice della strada con l’articolo 6 del trattato che istituisce la Comunità europea – ha precisato che “l’articolo 6 del trattato vieta ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità e si oppone a qualsiasi sanzione amministrativa o penale inflitta dalle autorità nazionali a cittadini comunitari in materia discriminatoria, ingiustificata e non proporzionata.

La Corte ha così riconosciuto, nella sentenza del 23 gennaio 1997 (causa Pastoors C-29/95, Racc. I-285), che l’articolo 6 del trattato osta a una disposizione nazionale, adottata in attuazione del diritto comunitario, che impone soltanto ai non residenti i quali, in caso di violazione, scelgano di non pagare immediatamente la multa prevista, ma optino per l’avvio del procedimento penale ordinario, l’obbligo di versare per ciascuna infrazione una determinata somma come cauzione, più elevata di quella prevista in caso di pagamento immediato, pena il sequestro del loro veicolo.

La legislazione italiana in questione comporta una discriminazione in base al luogo di immatricolazione del veicolo, criterio che porta di fatto ai medesimi risultati di una discriminazione in base alla nazionalità. Tuttavia, come ha riconosciuto la Corte nella causa Pastoors, tale disparità di trattamento tra contravventori potrebbe essere giustificata, dato che l’obbligo di versare una cauzione impedisce ai contravventori in possesso di veicoli immatricolati all’estero di sottrarsi ad una sanzione effettiva.
L’applicazione della legislazione italiana in questione non è comunque proporzionata, poiché non è proporzionato esigere da un conducente comunitario che circoli in Italia in base ad una delle libertà previste dal trattato, con un veicolo immatricolato all’estero, il pagamento immediato di una multa pari al minimo fissato per ogni singolo tipo di infrazione, senza possibilità di ricorso davanti al prefetto del luogo in cui è avvenuta l’infrazione, o il versamento di una cauzione elevata (una somma pari alla metà dell’importo massimo previsto per la violazione commessa), pena il ritiro della patente.” Certo la terminologia adottata (multa, sequestro), causa gli effetti della traduzione in lingua italiana non è perfetta, ma il concetto è chiaro: l’unica discriminazione ammessa tra cittadini italiani e comunitari è quella della cauzione, nella misura pari al minimo edittale della sanzione, per fornire una garanzia al pagamento.

Una volta che il sistema che garantisce la procedura esecutiva sarà attivo in tutto il territorio dell’Unione Europea, a parere di chi scrive non sarà più possibile applicare la speciale procedura sanzionatoria prevista dall’articolo 207 cds ai cittadini comunitari. Senza che sia necessaria una modifica nel testo dell’articolo 207 cds. Del resto, se oggi a seguito delle modifiche apportate all’articolo 207 cds nell’anno 2003, si fa espressa menzione alla diversa procedura da adottare a seconda che il cittadino sia comunitario o non comunitaria, non dimentichiamo che questa procedura era già entrata nella prassi quotidiana, per non andare in contrasto col parere della Commissione Europea.

In pratica, una volta a regime la possibilità di procedura esecutiva in tutto il territorio dell’Unione Europea, non sarà più giustificata la diversità di trattamento fra italiani e comunitari oggi tollerata dalla Commissione Europea nelle ipotesi di violazioni commesse alla guida di veicoli non immatricolati in Italia.
di Maurizio Marchi
20/12/2011

Fonte: Polizia Locale

Vibo Valentia, massacrarono romeno in strada a mattonate: 2 arresti per tentato omicidio

Vibo Valentia - In manette anche il figlio 19enne di un esponente di spicco di una nota famiglia criminale di Limbadi, attualmente detenuto e considerato uno dei vertici del sodalizio criminoso noto in tutta Italia ed anche all'estero.

All'alba di oggi gli uomini della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo, hanno dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip presso il Tribunale di Vibo Valentia nei confronti di un 19enne, figlio di un esponente di spicco di una nota famiglia criminale di Limbadi, attualmente detenuto e considerato uno dei vertici del sodalizio criminoso noto in tutta Italia ed anche all'estero, e un 18enne, entrambi residenti a S. Gregorio D'Ippona, ben noti alle forze dell'ordine e ritenuti responsabili, in concorso, di tentato omicidio aggravato.

I provvedimenti restrittivi sono stati emessi a conclusione di una serrata attivita' di indagine svolta dagli uomini della Stazione Carabinieri di S. Gregorio D'Ippona che ha consentito di ricostruire quanto avvenuto la notte del 10 agosto scorso. In una delle strade principali del piccolo centro alle porte del capoluogo di provincia, al culmine di una lite per futili motivi con un cittadino rumeno residente a S. Gregorio D'Ippona, lo aggredirono colpendolo piu' volte al volto ed alla testa con un mattone e, una volta che questi era stramazzato a terra, infierirono su di lui con calci e pugni sino a ridurlo in fin di vita. Estremo gesto di una violenza che vedeva il bracciante agricolo vittima degli insulti, delle minacce e delle persecuzioni dei due gia' da mesi.

La vittima, immediatamente soccorsa da alcuni passanti, fu ricoverata per alcuni giorni in prognosi riservata, priva di coscienza e in condizioni disperate, con vaste lacerazioni alla scatola cranica, al volto e al torace, all'ospedale di Catanzaro. Quando si e' svegliato e' riuscito a raccontare l'incredibile vicenda che, sottolineano i carabinieri, si era svolta sotto gli occhi di decine di cittadini troppo terrorizzati per intervenire e fermare il pestaggio. Le indagini hanno anche accertato come i due, al fine di evitare che qualcuno potesse raccontare l'accaduto, abbiano minacciato, in diverse circostanze, anche i testimoni della vicenda.
 23 dicembre

Fonte: Adnkronos IGN

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Ridussero in fin di vita un rumeno, due arresti nel Vibonese

Adotta illegalmente una bimba rumena e le fa vedere film porno: condannato a 7 anni

Un uomo originario della Sicilia, residente a Parma con la moglie, è stato condannato a 7 anni di carcere per abusi su minore.

L'uomo, titolare di una ditta edile, è finito alla sbarra con l'accusa di violenza sessuale su una bambina di 7 anni. I fatti risalgono al dicembre 2006, quando attraverso una donna rumena lui e la moglie conoscono una famiglia povera con 6 figli in Romania. Dopo un po' di frequentazione, il siciliano porta la bambina a Parma: una sorta di affido illegale, senza alcun documento. La coppia mantiene e manda a scuola la bimba, inviando denaro alla famiglia come contropartita.

In prima elementare, la bimba viene seguita dai servizi sociali: crea sospetto il suo comportamento e il linguaggio pieno di parole scurrili. Si scopre così che il “patrigno” le fa vedere film porno.

L'uomo è stato processato con l'accusa di abusi su minore: il giudice lo ha condannato a 7 anni di carcere e al pagamento di 15mila euro di provvisionale.
22/12/2011 - Parma

Fonte: Gazzetta di Parma

Crăciunul comunist. Generaţia lui Moş Gerilă şi a pomului de iarnă: "Aho, aho, copii şi fraţi... Pentru zile minunate. De partid asigurate"


"Un viitor care începe mîine. Mîine 22 decembrie. Un viitor ale căror prime săptămîni poartă un nume cu miros de brad, şi portocală şi sunet de zurgălăi. Va-can-ţa de iarnă! Te vei odihni, vei citi, vei merge la patinaj sau te vei da săniuţa. Vei lua parte ca artist amator, pe scenă, sau în sală, ca simplu spectator, aducînd de acasă un sac cu aplauze la SERBĂRILE PREGĂTITE DE ŞCOALĂ ŞI DE ORGANIZAŢIA TA ÎN CINSTEA CELEI DE A XX-A ANIVERSĂRI A REPUBLICII. Te vei duce la cinema, la teatru, la meciuri de hochei, de baschet, de volei. Vei petrece la Carnavalul de Anul Nou şi într-unul din orăşelele copiilor unde o să mănînci crizanteme de zahăr vanilat, o să aluneci pe tobogan şi-o să stai de vorbă cu Moş Gerilă încercînd să ghiceşti cu ce actor seamănă anul ăsta". Textul din revista Cutezătorii, din 1976, oferă o imagine sintetică a ceea ce reprezentau sărbătorile de iarnă, şi implicit Crăciunul, pentru copiii şi adolescenţii -pionierii şi uteciştii - perioadei comuniste.

Nu naşterea lui Hristos, ci doar Revelion şi vacanţa de iarnă; nu colinde, ci poezii şi cântece închinate conducătorului iubit, tovarăşei, patriei şi bravilor eroi ai muncii; scrisori nu pentru Moş Crăciun, ci pentru Moş Gerilă, în care oricum nu puteai să ceri vreo jucărie sau vreo hăinuţă fără să aminteşti de dorinţa de a avea note bune şi o clasă fără corigenţi, deşi poate ţi-ar fi plăcut să completezi lista cu banane, portocale, ciocolată sau carne; nu brad de Crăciun, ci pom de iarnă, împodobit nu în ajunul Crăciunului, ci în seara de Anul Nou; nu un Pluguşor pentru prosperitatea gospodăriei unde făceai urarea, ci unul cu versuri schilodite în care să cânţi bunăstarea gliei şi să mulţumeşti "marelui grădinar care ne creşte cu mult har".

Revelionul, punctul maxim al sărbătorilor de iarnă

Pentru a compensa, Revelionul căpăta dimensiuni exagerate şi devenea cea mai importantă zi din acest interval. "Revelionul. Cuvîntul sună ca o galerie cu bolţi ... peste care s-a lăsat întunericul. Ei da, acolo, undeva, la capăt, la ultima treaptă, se află EL, Revelionul.

Momentul trecerii dintre ani era exploatat propagandistic la maximum. Era prilejul de a enumera realizările Partidului şi de a stabili noi obiective pentru anul care urma să vină.

"Anotimpul alb, zilele care au mai rămas pînă la sfîrşitului anului calendaristic poartă gîndurile copiilor de la bradul frumos împodobit ce scînteiază în lumina jocului de artificii, la sacul plin cu daruri al lui Moş Gerilă, pe care-l întîmpină cu voioşia cîntecului, cu fapte frumoase, cu notele bune şi foarte bune din carnetul de elev. Surprizele care-i aşteaptă sînt multe şi foarte plăcute căci societatea noastră s-a îngrijit din vreme ca cei aproape 4,2 milioane de copii ai ţării să aibă o vacanţă plină de bucurii, iar tradiţionalele sărbători ale pomului de iarnă să fie mai strălucitoare ca oricînd. Anul 1979, anul Congresului al XII-lea al partidului şi al celei de a 35-a aniversări a eliberării patriei, a fost un an în care şi munca părinţilor a fost mai bună".

"Un îndemn înălţător. Asemenea părinţilor noştri şi a fraţilor mai mari, comunişti şi uteceşti, sîntem cu toată fiinţa noastră angajaţi în acest prezent plin de fapte bogate în muncă şi în învăţătură, în vederea edificării viitorului comunist pe pămîntul patriei, viitor care înseamnă fiecare timp înainte şi deci, şi Anul nou, care şoseşte în curînd".

"Se apropie ziua şi ora cînd ne vom face urări! Ne vom bucura să le adresăm sau să le primim. În prag de An Nou am cules cîteva astfel de gînduri pentru la anul, de la cîţiva colegi […] Vreau să fac un desen mare, o compoziţie dedicată oraşului meu. M-am şi gândit unde să aşez tramvaiele, podul de peste Bega. […] Mă preocupă o nouă metodă de a învăţa la istorie şi geografie. Volumul datelor de memorat îmi pune probleme. De asemenea, mă gîndesc la clasa noastră, să terminăm anul şcolar fără nici un corigent. Aş vrea să am în acest an şi o maşină de cusut rochiţe şi pentru păpuşile mele".

Revelionul era punctul culminat al "marelui raliu al vacanţei", ale cărei bucurii erau, în egală măsură, exagerate. "Feericele orăşele ale copiilor îşi cheamă prietenii, patinoarele, pîrtiile de schi, bazele sportive, sălile de spectacole, bibliotecile toate sunt gata pentru mare raliu al vancaţei, în timp ce Moş Gerilă zăboveşte prin magazine, pregătindu-şi sacul cu daruri pentru serbările pomului de iarnă".

"Moş Gerilă, toţi îmi spun că eşti darnic şi eşti bun..."

Lui Moş Gerilă, chiar dacă era acceptat, nu i se acorda prea multă importanţa sau, cel puţin, asta se vede în revistele pentru copii din acea perioadă. Apare reprezentat foarte rar, în anecdote sau pentru a le insufla copiilor ceea ce trebuia să aştepte de la el. Una dintre cele mai cunoscute poezii ale vremii - Scrisoare către Moş Gerilă - venea cu un mesaj clar: trebuia să te mulţumeşti cu puţin. "Moş Gerilă toţi îmi spun/ Că eşti darnic şi eşti bun/ Dar să stii mai din'ainte/ C-am fost băieţel cuminte,/ Şi mai spun aşa să ştii/Ca eu nu-ţi cer jucării/ Cum ţi-ar cere şi alţi copii./ Însă nu m-aş supăra/Dacă tot mi-ai da ceva".

"Unui şcolar/Moş Gerilă săniuţa/ Nu i-a mai lăsat lui Zet,/C-a alunecat la vale .../Ca şi notele-n carnet". "Moş Gerilă aceeaşi carte/Lui Dănuţ i-a dăruit,/ C-o pierdu-se pe cealaltă/Fără ca s-o fi citit". "Am să-l rog în mod discret/Pe Gerilă, cînd va trece/Să-i aducă în carnet/Fie şi un singur zece".

Aşa cum Moş Crăciun a fost transformat în Moş Gerilă, bradul de Crăciun a devenit pom de iarnă şi trebuia împodobit în noaptea de Anul Nou. Mai mult decât atât, tradiţia lui era împinsă atât în spaţiu, cât şi în timp. "Caleidoscop de Anul Nou. De mii de ani bradul a fost nelipsit cu ocazia sărbătorilor populare, datorită frumuseţii sale falnice, rezistenţei deosebite în faţa vitregiei naturii. Chinezii, japonezii şi alte popoare din Asia folosesc cetina de brad la sărbătoarea aşa-zisă a "lanternelor". Şi vechii greci aduceau bradul împodobit cu panglici multicolore, la "sărbătoarea luminilor", iar romanii împodobeau chipul lui Bachus cu ramuri de brad în care se aprindeau mici luminiţe. Dacii aveau un adevărat cult pentru brad, ale cărui centini erau folosite ca obiecte de podoabă la toate sărbătorile, la nunţi, la petreceri populare. De la romani, tradiţiile bradului au fost transmise şi altor popoare din apusul şi nordul Europei".

"Anul care s-a-ncheiat/A fost mîndru (...) zile minunate/ De partid asigurate"

"După datina străbună, cu prilejul Anului Nou, în Capitală şi în judeţele ţării va avea loc Pluguşorul copiilor şi tineretului prin care tînăra generaţie a patriei îşi va manifesta dragostea şi recunoştinţa pentru minunatele condiţii de viaţă şi muncă ce le-au fost create de către partid, de către secretarul său general, tovarăşul Nicolae Ceauşescu".

Cum suna acest Pluguşor de recunoştinţă al copiilor şi tinerilor? Mai multe versiuni, aceeaşi idee de bază.

Aho, aho, copii şi fraţi/ Staţi puţin şi nu mînaţi/ Şi urarea mi-ascultaţi/ C-am pornit-o de cu zori/ Prin ţară colindători/ Prin oraşe, prin comune/ Cu urările străbune/ De viaţă, de sănătate/ La constructorii voinici/ La mineri, la-nvăţători/ Că ni-e ţara cîmp de flori/ Răsădit de muncitori/ Tînăr să se-nalţe-n soare/ Cu uzine, cu ogoare/Şi cu vise minunate (...)Anul care s-a-ncheiat/ A fost mîndru ... Pentru zile minunate/ De partid asigurate;
Anul care s-a-ncheiat/A fost mîndru şi bogat/Am'nălţat un imn ales/ Pentru-al XII-lea Congres/Cîntând dragostea fierbinte/ Pentru bravul preşedinte/Reales de-al ţării For/ Şi de întregul popor/ Să ne fie înainte/Înţelept conducător/ Nalt exemplu, far şi zbor ...."

"Şi-am pornit cu noi răvaşe/prin comune şi oraşe /Cîntece şi brazi cu flori/ Pentru bravii muncitori,/Pentru mîndrii oţelari/ Şi la harnicii zidari,/ Am adus urări frumoase/Pentru inimi, pentru case/ Pentru cei de pe tractoare//Ţărănimii din ogoare,/ Patriei înfloritoare ...
Şi să-i mulţumim cu drag/Cu flori albe pîn'prag/ Că ne creşte cu mult har/Ca un mare grădinar/Ceauşescu - Bucurie/Rodnicie - Românie".
de Ramona Loznianu
23.12.2011

Sursa: Gandul Info