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sabato 21 gennaio 2012

I giovani rumeni a Torino

Quale il sostegno “istituzionale” di Torino?

Secondo gli ultimi “conteggi” la comunità rumena risulterebbe la più numerosa in Piemonte. Le statistiche però tengono conto dei soli cittadini cosiddetti “regolari”.

Quale sia veramente il numero esatto di tutti i romeni presenti oggi a Torino e provincia, non c’è modo di saperlo con precisione.
Quello che voglio affrontare in queste righe non sono dati statistici e realtà numeriche della comunità rumena. Vorrei provare a parlare dei giovani romeni della città di Torino: ragazzi e ragazze che studiano, lavorano o praticano anche il dolce far niente.
Se mi viene chiesto di raccontare qualcosa in merito, una delle prime sensazioni che avverto, è che si potrebbe fare qualcosa in più per inventare spazi d’incontro per noi giovani. E la cosa mi sorprende se penso che i rumeni sono tra i più numerosi in città. Quando chiedo a una persona rumena – giovane o adulta che sia – dove posso trovare i miei connazionali, mi risponderà sicuramente: “In chiesa”. Alla nostra chiesa. E’ qui che in genere conosco persone della mia età.
Io non ci vado mai in chiesa, per vari motivi. E allora che succede ad un giovane che non va in chiesa la domenica? Succede che i suoi amici diventano i cugini se ha la fortuna di averne qualcuno a Torino, i compagni di classe o gente conosciuta in Romania.

Spesso, i più grandi amici sono giovani di altre nazionalità, italiani e non. Questa è stata la mia esperienza finora. Nell’ultimo anno almeno, ho conosciuto più italiani con i quali mi vedo sovente, che romeni. Solo un romeno che ha seguito un corso con me.

E’ probabile che ci sono dei giovani che leggeranno queste parole. Magari mi daranno torto. Mi diranno che ci sono dei club e ristoranti romeni a Torino. E che loro si divertono molto. Che ci sono dei concerti ogni mese con musica rumena (ma non necessariamente però!) e che ci sono parecchie cose da fare. “Devi andare in chiesa, la domenica! Lì puoi trovare facilmente un annuncio per una casa o un lavoro e comprare giornali romeni! E magari ti fai qualche amicizia!” Mi potrebbero dire anche così, credo.

A me questo non basta per poter dire che a Torino ci sono tante iniziative per noi ragazzi romeni. In uno dei quei club per esempio, è stato ucciso un ragazzo. E sinceramente lì non ci vado.

Nei ristoranti romeni tutti dicono che si mangia male. Vedo poster per la strada che annunciano e invitano a concerti e spettacoli, ma non mi inspirano granché. Penso che promuovano un stile di vita e una musica fuori dai miei canoni e gusti. Forse sono io un po’ difficile, ma il mio modo di divertirmi è totalmente diverso.

Ma non fa niente! Torino è generosa con noi giovani: attività interessanti per tutti i gusti offrono la possibilità di conoscere gente nuova, italiani e stranieri, con cui si riesce a comunicare benissimo.

Certo però che sarebbe bello poter fare di più per la realtà rumena.
C’è sempre internet e la TV nazionale romena, che si può seguire da casa abbastanza facilmente. Si è sempre informati: ogni giorno vedi cosa succede nella tua città e naturalmente si possono trovare giornali romeni.
La verità è che se sei fiero della tua nazionalità, se ami la tua lingua, la storia del tuo paese e tutto ciò che ti può ricordare la tua patria, non hai bisogno di un posto speciale in cui dover sentire la tua lingua o ascoltare storie del tuo paese.
È tutto nel cuore e lì rimarrà per sempre. Anche se la tua vita sarà in Italia o altrove.

Per me la cosa più bella è pensare che la città dove sono nata si trova a sole due ore di aereo da qui. Non è così lontano, direi. Se si hanno i documenti in regola un giro lo si riesce a fare. Se no, ci si deve accontentare della TV e dei conoscenti che si hanno qui.
È questo il mio modo di vedere la realtà di una giovane che ha vissuto fino a 20 anni in Romania e poi si è fermata in Italia, per sempre o per un lungo periodo.

Ritengo una questione da non sottovalutare l’inserimento di quei bambini che nascono nel nuovo paese o di chi vi arriva ancora molto piccolo. Un problema importante riguarda quei giovani che decidono di rimanere qui per sempre: si sposano, hanno dei figli e si rendono conto che non riescono ad educarli nel modo corretto, con rispetto della cultura romena e di quella italiana. E’ difficile crescere i loro bambini come romeni nati in Italia.

Osservo con tristezza che i figli comunicano con i genitori in italiano ed i genitori parlano tra loro in romeno. Sembra ridicolo. Alcuni giovani genitori non vogliono che i loro bambini imparino la lingua e la cultura romena. A me appare un errore. Il bambino sarà sempre confuso: non avrà chiara la sua origine e salteranno fuori dei conflitti inimmaginabili. Facendo così si gioca con la vita ed il futuro di questi bambini, che non si sentiranno mai capiti e che soprattutto non si sentiranno mai a loro agio né in Romania, né in Italia.

Il sostegno “istituzionale” di Torino è il Consolato Romeno; ma se chiami è difficile trovare degli aiuti concreti. Esistono dei mediatori culturali che aiutano la gente con problemi seri.
Certo non possono stare dietro ad una giovane che si lamenta perché ha pochi luoghi per incontrare i propri connazionali.

Esiste infine un’associazione culturale – La Collina – che si rivolge agli italiani, ai romeni o a cittadini di altre nazionalità, interessati alla cultura romena e a quella italiana. La Collina promuove varie attività in ambito artistico, musicale, teatrale o d’artigianato. Ma fanno qualcosa per i giovani?
Forse ci si potrebbe impegnare di più. Ma la gente è sempre troppo occupata. Ed i giovani da soli non riescono ad organizzarsi bene.

C’è sempre la chiesa che ogni tanto organizza incontri culturali e artistici.
Ma è comunque poco o niente di speciale per noi giovani.
di Alina Saeman, Animatrice del Centro Interculturale di Torino

Fonte: Città di Torino

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