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domenica 29 gennaio 2012

I Romeni del capannone hanno un nome e una storia

Cronaca Scritto da Federica Melis
Venerdì 20 Gennaio 2012

Tutti ne parlano, tutti ora scrivono dei cinque occupanti dello stabilimento di proprietà della Curia Vescovile, nella lottizzazione dei preti. Dopo tre settimane di indagini da parte dei carabinieri in seguito alla nostra denuncia, la responsabile dei servizi sociali e le forze dell’ordine si sono recati domenica mattina nello stabile e hanno fatto sgomberare cinque cittadini rumeni, di cui tre donne e due uomini. Lo scenario apparso ai loro occhi è il medesimo che si era mostrato a noi quasi un mese fa, a pochi giorni dal Natale. Un edificio abbandonato nel quale cinque poveri immigrati hanno trovato rifugio. Si era ipotizzato che si trattasse di una famiglia con bambini, trovammo difatti due pupazzi, come mostra anche il video pubblicato sul nostro sito. Chi sono questi “abusivi”di cui tanto si parla? E’ difficile non notarli, li troviamo a mendicare di fronte ai supermercati, alle chiese e alle poste. Abbiamo parlato con loro, per conoscere la realtà dalla quale arrivano e il motivo del loro trasferimento nella nostra città.

E’ ormai sera, sono quasi le sette quando incontriamo Viktor, mentre abbandona la sua postazione davanti ad un supermercato in periferia per andare alla casa solidale, dove troverà un pasto caldo. Viktor è un uomo anziano di circa 70 anni, è una delle persone che alloggiavano nel capannone di amianto. Cammina con un bastone, è ammalato. I suoi unici averi sono uno zaino e un bastone. Ogni mattina all’alba, da più di un mese, si alza e si reca nel solito posto davanti al supermercato, con il suo cartello sul quale campeggia: “Sono povero e ammalato aiutatemi”. Viktor ha abbandonato la sua città natale, in Romania: “Perché si muore di fame, ora poi è inverno, c’è la neve e fa tanto freddo. Non ho casa, non ho nulla e sono ammalato”. Cerchiamo di capire che tipo di vita facesse in Romania, Viktor ci racconta che ha sempre fatto la vita del clochard, e che non può lavorare a causa della sua malattia.

Spostandoci di pochi chilometri troviamo Andrei è molto giovane, dice di avere 15 anni. Prende postazione anche lui la mattina presto accanto alla porta del supermercato e vi trascorre tutto il giorno, chiedendo l’elemosina, in realtà a quest’ora (ndr. ore 12,00) dovrebbe essere a scuola. Non parla tanto bene l’italiano ma capiamo che arriva dalla città Rumena di Baia Mare; è arrivato con sua zia Gabriela, che invece chiede l’elemosina in un altro supermercato nel cuore della città, anche lei ha un cartello in mano, ma non vuole parlare o forse non capisce.

Stesso scenario davanti alle Poste, stesso cartello, stessa tazza di plastica, dove troviamo Daniel un ragazzo di circa trent’anni, qui attende tutto il giorno l’elemosina di qualche passante.

Non passano certo inosservati, e a dir la verità tanti sono i Tortoliesi che si fermano a parlare con loro, donano qualche euro, si preoccupano di come stanno chiedendo se se sono proprio loro, le stesse persone che occupavano il capannone di amianto. Sono, infatti, gli stessi che hanno passato questo mese, al freddo al gelo in condizioni igienico sanitarie disumane. Con il pericolo perenne che da un momento all’altro cedesse il tetto di eternit di cui fino a pochi giorni fa hanno respirato le polveri killer.

Che fine faranno adesso? Il Sindaco Lerede dichiara: “Sono stati accolti tre giorni nell’hotel Santa Lucia a spese dell’Amministrazione Comunale, non potevamo ospitarli per più tempo”; il (D.P.R. n° 30 del 06/02/2007 in vigore dall’11/04/2007 stabilisce che possano soggiornare solo i cittadini comunitari che esercitino un’attività lavorativa, subordinata o autonoma o che siano iscritti ad un regolare corso di studi, “inoltre l’amministrazione non ha le risorse economiche per poterli ospitare ulteriormente. Non possiamo fare più nulla e loro non possono stare qui senza lavoro a vagabondare e chiedere elemosina perché è reato”. L’Assessore ai Servizi Sociali, Severina Mascia, rimarca: “ E' stato fatto un pronto intervento di tre giorni, essendo cittadini comunitari non ci sono elementi che possano motivare un intervento di tipo diverso, versano in una situazione completamente differente dai profughi alloggiati all’hotel Santa Lucia da Luglio.”

E mentre queste persone sono nuovamente abbandonate a sé stesse, la Chiesa che fa? Predica…

Fonte: Tortohelie Press

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