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domenica 15 gennaio 2012

Il terzo cardinale romeno: Sua Beatitudine Lucian Mureşan

Nel 1948 tutti i vescovi greco-cattolici erano imprigionati e la loro Chiesa ufficialmente era stata soppressa. Questa doveva continuare ad esistere in clandestinità, a dispetto della speranza del regime comunista d’aver chiuso il capitolo della confessione greco-cattolica romena. Uno alla volta quelli che erano stati vescovi nel 1948 se ne sono andati alla Casa del Padre: i più dalle prigioni, alcuni in domicilio coatto. Dei sette Vescovi per i quali si è aperto il processo di Beatificazione, il primo a morire fu il Vescovo di Cluj-Gherla, monsignor Iuliu Hossu. Un anno prima della sua morte, Papa Paolo VI lo aveva nominato cardinale: avrebbe allora potuto partire alla volta di Roma e vivere in esilio. Rifiutò per rimanere almeno all’interno del Suo Paese, anche se non poteva essere fisicamente accanto ai suoi fedeli. Sarebbe morto nel 1970 all’Ospedale “Colentina” di Bucarest. Le sue ultime parole furono “ La mia lotta è terminata, la vostra continua!”Anche la sua lotta continuò. Per assicurare la continuità all’episcopato greco-cattolico, dopo il 1949, ebbero luogo molte consacrazioni clandestine. Tra di esse, quella del 19 novembre 1950, quando il parroco di Reghin, Alessandro Todea, divenne vescovo, con l’imposizione delle mani del vescovo cattolico di rito latino Iosif Schubert. Dopo molti anni di prigione, nel 1964 fu liberato e, nel 1986, fu scelto per guidare la Chiesa greco-cattolica, ancora illegale. Alla fine del 1989, la Chiesa Greco-cattolica romena, rientrò nella legalità, e il Papa Giovanni Paolo II confermò il vescovo Todea come metropolita. L’anno seguente, nel 1991, avrebbe dovuto promuoverlo alla dignità di Cardinale: era il secondo cardinale romeno. La sua fine fu intrisa di sofferenze, come quella del suo predecessore. Dopo molti anni di sofferenze a Reghin, il Cardinale Todea si unì, il 22 maggio 2002, agli altri Vescovi che erano andati dal Signore. Nel periodo comunista, più esattamente nel 1986, desiderando assicurare la guida alle eparchie rimaste senza pastori, il Vescovo Todea nominava il sacerdote Lucian Mureşan – ordinato nel 1964 dal Vescovo Ioan Dragomir- quale ordinario dell’Eparchia del Maramureş. La consacrazione come vescovo di Baia Mare sarebbe dovuta avvenire appena dopo quattro anni, nel contesto della libertà religiosa. Tuttavia, nel 1994, dopo che il Cardinal Todea si fu ritirato a causa della malattia, il Vescovo del Maramureş fu trasferito a Blaj, e divenne il nuovo metropolita della Chiesa Greco-Cattolica. Nel 2005, Papa Benedetto XVI lo elevò alla dignità di Arcivescovo Maggiore, dopo che la Chiesa Greco-Cattolica Romena era divenuta da Chiesa Metropolitana Chiesa Arcivescovile Maggiore. L’intronizzazione come Arcivescovo Maggiore ebbe luogo il 30 Aprile 2006, alla presenza del Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali Sua Beatitudine Ignazio Moussa I Daoud e di Monsignor Jean-Claude Perisset, allora Nunzio Apostolico in Romania e Moldavia. Negli anni che seguirono, Sua Beatitudine Lucian si occupò dell’organizzazione delle strutture sinodali sorte con il nuovo rango del Presule nella Chiesa Greco- Cattolica Romena. Venerdì 6 gennaio 2012, Papa Benedetto XVI annunziò che, tra i Cardinali che avrebbe creato il 18 febbraio 2012 si annoverava Sua Beatitudine Lucian. Egli è così il terzo Cardinale romeno, essendo tutti e tre figli della Chiesa Greco-Cattolica Romena Unita con Roma. La nomina viene, senza dubbio, riguardata come un riconoscimento dei meriti di quello che, fanciullo, non rinunziò a sognare di essere sacerdote greco-cattolico anche quando la Chiesa era stata dichiarata illegale; dello studente teologo radiato senza spiegazioni dall’Istituto Teologico Romano-Cattolico di Alba-Iulia (essendo gli istituti greco-cattolici stati soppressi), del sacerdote che non aveva temuto di entrare nel clero unito, benché fosse sempre presente la minaccia del carcere; del vescovo che aveva seguito l’apprendistato di pastore nell’Eparchia del Maramureş, per giungere poi a capo di tutta la Chiesa Greco-Cattolica. Senza dubbio, il titolo di Cardinale si configura quale riconoscimento dei meriti personali di Sua Beatitudine Lucian, nonché dei meriti della Chiesa che Sua Beatitudine guida accanto al Sinodo, una Chiesa provata duramente, la cui rinascita è anche oggi ostacolata in più direzioni. In mezzo alle difficoltà, papa Benedetto, grazie al suo gesto, sembra riprendere l’incoraggiamento di Gesù: “Non temere, piccolo gregge”. (Luca 12,32).
Traduzione in italiano: prof. Giuseppe Munarini

Fonte: Chiesa Romena unita con Roma Greco-cattolica Comunità d’Italia

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