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sabato 21 gennaio 2012

«Se un viaggio traccia una nuova via». L'esperienza in Romania degli studenti del "Tannoia"

I ragazzi dell'Itc Tannoia raccontano la loro esperienza in Romania

Tutto ebbe inizio da una circolare che preannunciava uno "strano" progetto di scambio giovanile in Romania: l’Az 1.1 del programma europeo Gioventù in Azione che, approvato dall’agenzia nazionale rumena aveva, selezionato nell'Itc Tannoia il partner più giusto, grazie all’impegno e alla passione della prof.ssa Loredana Cialdella responsabile del punto ATE/EURODESK che aveva risposto alla richiesta di partenariato.

“Journey in my special world” il titolo del progetto proposto da ASIRYS, associazione di volontariato rumena: si trattava di lavorare dal 20 al 28 novembre con ragazzi diversamente abili o svantaggiati in Targi Frumos, cittadina Moldava nel distretto di Iasi a nord della Romania.

Dieci ragazzi maggiorenni dell’Itc Tannoia di Corato e Ruvo erano i destinatari della iniziativa di scambio davvero insolita per i corsi di studio dell'istituto e tuttavia fortemente sostenuta dalla preside, prof.ssa Montaruli per la novità nella formazione sul piano umano e professionale.

Commenti ironici da parte di compagni di classe, di qualche professore, di amici e perfino da parte dei genitori: "cosa mai c’era da vedere in Romania e per di più non erano stati forse i rumeni quelli che ci avevano derubato delle nostre valigie d’estate?"
Eppure i ragazzi, spinti dalla voglia di scoprire e conoscere “una terra lontana” dalle normali mete di viaggio, hanno accettatto pur con qualche remora la proposta mentre concitati preparativi, curati dalle proff. Marina Cialdella e Pia Olivieri, consentono di partire.

«Ci ritroviamo cosi - raccontano i ragazzi - : Porziana, Luca, Alessia, Francesca, Sonia, Francesco, Ilaria, Marco, Gabriele e Annamaria alle cinque del mattino all’aeroporto di Palese in partenza per la Romania, scalo a Roma. Dentro di noi c’era molta ansia, talvolta paura e insicurezza ma d’altra parte anche tanta voglia di scoprire un mondo tutto nuovo, una curiosità felice per una società economica e culturale tanto differente dalla nostra!

Approdiamo nel pomeriggio nello scarno aeroporto di Bucarest-Otopeni, mentre ancora abbiamo negli occhi lo scintillio di Fiumicino e quel che ci turba ancor di più è la assoluta impossibilita di chiedere informazioni in lingua rumena del tutto sconosciuta. All’improvviso qualcuno ci cerca,cerca proprio noi tra la folla frettolosa e autisti insistenti di improbabili Taxi: è georgiana una delle volontarie di ASIRYS , incaricata di accoglierci;.anima la attesa del bus che ci porterà a Targi Frumos, con canzoni e balli tradizionali rumeni e l’allegria dilaga nella scarna Otopeni.

Il pullman arriva che è quasi buio , è un po’ vecchiotto e stracolmo di valigie ma respira un’ aria Europea: giovani come noi di differenti scuole rumene provengono da visite a Strasburgo, Bruxelles, Norimberga ,Parlamento Europeo, Istituzioni comunitarie e..what’s your name e Comenius’ e …I’m Italia from Bari e ITC economic school, and you?

Lungo il tragitto non certo breve, forse, ricco di insidie cantiamo come soldati al fronte “un elefante zi dondolava…” “.due elefanti zi dondolavano…..” al centoventicinquesimo elefante ci assopiamo stremati fino a Targi Frumos. Scarichiamo i nostri bagagli nella notte fredda e nebbiosa alla luce flebile di pochi lampioni, mentre ci sfrecciano accanto vecchie Dacia ad alta velocità, che ci sfiorano senza quasi vederci. Dal buio si materializzano i volontari di ASYRIS: Nicu, Dany, Vicky, Michael, Andrea, Gelu, guidati da La risa, la loro giovane e sorridente leader.

Ci aiutano a portare le valigie lungo un parco in altura buio di interminabili scalini sfiorando appena una piazza con una stele che ricorda forse quella epica battaglia in cui nel 1944 la Romania fermò l’avanzata dell’Armata Rossa pronta ad invaderla .

Ci conducono - gia il nostro allegro vocìo spezza il silenzio surreale del paesino - al semplicissimo hotel in cui tre piani senza ascensore ci costringono a portare le nostre pesanti valige in camere pulite ed essenziali, i letti con semplici piumini, dove troviamo servito - prima di una lunga serie di cene - “pollo e patate” in eleganti vassoi di polistirolo.

Il nostro primo giorno di” lavoro” a Targi Frumos è un giorno carico di emozioni e di commozione Larisa, ci conduce nella sua abituale sede di lavoro:è un istituto per bambini e ragazzi disabili, affetti da deficit a livello motorio ed intellettivo e tuttavia, ci spiega ,accoglie anche bambini e ragazzi rifiutati dalle famiglie, orfani o abbandonati; sorge a pochi km fuori dall’abitato e nel grigio della campagna invernale l’edificio appare ancora piu grigio e tetro.

Con questi bambini, soprattutto abbandonati e soli che chiedevano solo un abbraccio da parte nostra e piccole strette di mano, abbiamo fatto attività con carta, colori, coriandoli e giochi di gruppo adeguati alla gravità del loro handicap.insomma ludoterapia, cromoterapia, meloterapia alleviavano ed alleggerivano i tetri muri scuri dello stabile.

Tutto ciò li rendeva felici e quel che è più strano ,rendeva felici anche noi...quando qualcuno ci stringeva le manine o ci saltava in braccio o quando - cosa sorprendente - da un buio corridoio risuonava la voce di Scherban che ci salutava con le sue uniche parole italiane: “ Ciao Amore…”. Nella sera il divertimento non è mancato nella sede di Asirys o nella modesta e pulita trattoria frutto dei risparmi di Goran e dei suoi lunghi viaggi in Italia.

Mercoledì, serata rumena caratterizzata da piatto di carne... con patate, birra rumena dolce e leggera e danza tipica, una brashova insegnataci dai nostri amici. Venerdì, serata italiana con colorate bruschette e fumanti orecchiette al pomodoro mentre scorrono le immagini della Puglia e risuonano pizziche e tarantelle pugliesi a cui non hanno saputo sottrarsi neppure gli affabili amministratori locali e i colleghi nostri ospiti.

Mihaela, seconda leader del gruppo, ci conduce a Paskani ,la cittadina a 30 km da Targi Frumos dove lei vive e insegna economia aziendale,all’istituto commerciale, cui è annessa un casa per ragazzi disabili. La cittadina ci appare subito più grande e curata. A scuola ci accoglie il calore quasi mediterraneo del preside che in una grande sala ci offre finalmente… una colazione italiana: cornetto e caffè mentre si prodiga in un cortese baciamano a signore e signorine presenti.
Le attività proposte dagli alunni di Michaela sono davvero nuove e….intriganti. Si parte dal nostro identikit, comunicato rigorosamente in lingua inglese, teatro forum sulle tematiche della discriminazione e della legalità Simuliamo situazioni difficili, ci inventiamo manager e imprenditori, mentre il gruppo successivo di studenti ci catapulta nelle tradizioni locali con pane inzuppato nel sale e buonissimi e tipici cioccolatini. È qui che, durante le frequenti pause, (10 minuti al termine di ogni lezione) conosciamo due ragazze appena tornate dall’Italia da Perugia e da Chieti,dove avevano seguito le madri .

Ci spiegano che la maggior parte delle donne rumene viene in Italia per migliorare le condizioni economiche della famiglia, con il mestiere nuovo per loro di badanti o di cuoche nei grandi alberghi e nelle numerose pizzerie. Spesso portano con loro i figli più piccoli che sia pur con fatica si inseriscono nel nuovo contesto, fino a quando le madri decidono di:tornare a casa e i ragazzi sono ancora costretti a seguirle sulla strada del ritorno.

Così il disagio torna ed è la rabbia di uno sradicamento forzato, è nostalgia di città belle e illuminate, di amici che si va la sera a cercare furiosamente su facebook. Il loro racconto ci prende il loro italiano perfetto ci rende insieme orgogliosi e tristi. Ci accompagnano senza convinzione nella visita della cittadina,salgono con noi i faticosissimo 350 scalini per ammirare la città dall’alto.ci mostrano un tozzo edificio in cemento su cui spicca una grande iscrizione: "Casa della Cultura" ma giurano che in Italia torneranno perché è li’che vogliono vivere e studiare,perché è quella la loro terra...

La casa per ragazzi “disabili” e bambini abbandonati di Paskani ci accoglie in un clima di pulizia e di calore. Aule linde, docenti sorridenti e disponibili. La voce poderosa di un ragazzo rumeno richiama la nostre attenzione: canta in italiano: "Vivo per lei". Ci stupisce, anche perché ha partecipato alla X-Factor rumena classificandosi in terza posizione e gli chiediamo il bis, mentre un professore ci racconta la sua cruda realtà: abbandonato nel cortile della scuola a soli 2 anni.oggi ne ha ventitre.

Dopo l’incessante pianto del cuore nel vedere le vere difficoltà, ci ristoriamo in un localino colorato e moderno in cui ci vengono servite squisite portate di pollo e patate calde e ben disposte e insaporite. Un lugubre vagone ferroviario ci riporta alla altrettanto cruda realtà rumena di Targo Frumos e nonostante la stanchezza camminiamo nel buio della sera seguendo i nostri “angeli custodi” lungo il viale sterrato che collega la stazione alla città. Navette? Bus? Sono invenzioni lontane e mentre procediamo ci scambiamo giudizi, emozioni, pensieri.

Ma domani si parte, si va in città domani saremo a Iasi, capitale della Moldavia rumena. Lontana circa 50km da Targi Frumos, dimentichiamo subito la povertà che avevamo lasciato alle spalle. Iasi è la città: tram superaffollati e macchine sfreccianti, studenti e impiegati frettolosi. Vetrine e cliniche odontoiatriche centri commerciali e kebabberie si susseguono per tutta la strada del quartiere universitario dove si trova il nostro albergo.

Serata karaoke nel cuore del centro storico in cui gli edifici ottocenteschi illuminati rendono chiara l’idea della città imponente ed elegante. Iasi è l’altro volto della Romania: una grande città con tanto di aeroporto, centri commerciali, monumenti, chiese ortodosse e cristiane, diverse università e studenti "Erasmus" italiani che ci salutano festosamente per strada; tra gli sguardi stupiti, straniti della gente, il nostro primo “flash mob” sulla discriminazione. Danziamo, ma il nostro messaggio è chiaro: nessuno è diverso!

Ci sembra lontano il ritorno a casa mentre ceniamo nel romantico ristorante panoramico dell’Hotel UNIREA e ci ritroviamo per l’ultimo “gioco” di valutazione dell’esperienza. Sotto un cielo limpido e pieno di stelle trasciniamo tristi i nostri trolley verso il bus per Bucarest,verso l’aeroporto, verso casa. All’arrivo a Bari i genitori festanti non riescono a fermare le nostre lacrime nel salutarci; riusciamo solo a pensare che la Romania ci aveva cambiato il cuore e che dovevamo al più presto ritornarvi.

A casa pensiamo che non tutti hanno avuto la possibilità di partecipare a un'esperienza veramente forte come questa,e quelli che avevano ironizzato sulla nostra partenza, non hanno potuto vivere e sentire l’amicizia affettuosa e la disponibilità dei ragazzi rumeni, la tenerezza dei bambini, l'infinita pazienza delle trainer e delle nostre accompagnatrici e il divertimento, la felicità leggera che nel gruppo non mancava mai e infine l’amicizia sincera nata tra tutti noi.

Per tutto questo vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno dato questa opportunità: la preside prof.ssa Caterina Montaruli, la prof.ssa Loredana Cialdella, responsabile del punto ATE –Corato, la prof. ssa Tucci che con noi ha curato il power point sulla Puglia. Un grazie particolare a ai nostri sponsor».
11/01/2012

Fonte: Corato Live

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