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domenica 18 marzo 2012

Omicidio di Monfalcone. I funerali di Eugen

Toccanti parole della donna in Duomo assieme ai tre figli e all’ex marito. Il rito officiato da don Michele in lingua rumena

«Non sento odio, né nutro sete di vendetta. Provo solo molto dolore per mio figlio, che è riuscito a chiamare aiuto, ma non a dire dove si trovava: si è spento con la speranza di essere rintracciato e salvato». Hanno fatto breccia nel cuore di tutti - italiani e rumeni - le parole, risuonate ieri mattina in chiesa, di Cornelia, mamma di Eugen Melinte, l'idraulico di 20 anni accoltellato a morte e rinvenuto esanime su un'aiuola di via Duca d'Aosta. Hanno colpito la dignità, la compostezza, l'umanità di questa donna minuta, bruna, fragile, che pur in lacrime e devastata dal dolore, non ha chiesto per il figlio assassinato facili condanne, ma ha avuto la forza di invitare, davanti alla bara puntellata di iris e gerbere bianche, «le persone a pregare con me, affinché la cattiveria sparisca dalla terra».

Tanti fiori, molte lacrime e una pioggia di bigliettini per l'ultimo saluto al duomo di Sant'Ambrogio di Eugen Melinte. Al termine di un funerale che ha visto la partecipazione di alcune centinaia di persone, tra cui molti giovani ragazzi e anche qualche autorità (tra i primi banchi il sindaco Silvia Altran, l'assessore Paola Benes e il consigliere Giovanni Iacono), una donna vicina alla famiglia Melinte ha preso il microfono e letto il messaggio che la madre della vittima ha voluto rendere pubblico. «Come prima cosa – ha esordito – ringrazio tutti quelli che ci stanno vicino, condividendo la disperazione che ha lasciato in noi la morte di Eugen. Non ci sono parole per esprimere il dolore per un destino che mi ha rubato uno dei quattro fiori che con tanto amore ho cresciuto in questi anni e che mi hanno dato molti motivi di soddisfazione».

Mamma Cornelia, presente in chiesa assieme agli altri tre figli e all'ex coniuge, ha quindi sottolineato la tragedia di un figlio strappato «proprio nel momento in cui i suoi sogni erano a un passo dalla realizzazione»: «Eugen fin da piccolo ha lottato contro una malattia e alla fine, grazie ai medici di Brescia, era riuscito a crescere sano – ha proseguito -. Quattro anni fa io e suo padre ci siamo separati e siamo venuti qui per ricominciare a vivere insieme, per cercare, con grandi sforzi, di creare una nostra felicità». «Spero – ha concluso – che il sacrificio di mio figlio e di altri che hanno vissuto la sua stessa sorte possa servire a cambiare i cattivi in buoni, i sassi in fiori. Io non sono né Dio né la giustizia: io non posso giudicare, posso solo piangere per quei genitori che mettono al mondo figli che possono fare del male ad altri figli e dare dolore ad altre madri».

Per volere della famiglia, di culto ortodosso, la cerimonia funebre ha seguito il rito cattolico: Eugen aveva infatti ricevuto i sacramenti della prima comunione e della cresima seguendo tale orientamento. La santa messa è stata officiata da don Michele «in rumeno, la lingua che Eugen ha parlato», come spiegato dal sacerdote. Nonostante ciò tutti i fedeli si sono ritrovati nei momenti liturgici della celebrazione.

Al termine della funzione don Michele ha passato la parola sia al pope Ilie Daniel sia al sindaco Altran, «per dire qualcosa in nome della comunità monfalconese, che in questi giorni è stata veramente solidale con la famiglia della vittima, in un momento così tragico». «Quaggiù – ha concluso don Michele – la vita va vissuta pienamente: la morte è una soglia, il nostro tesoro sta nell'aldilà. La memoria di Eugen resta nei suoi sguardi, nelle sue parole, nei suoi gesti: sono il ricordo, il tesoro da custodire nel cuore e rammentare nelle preghiere. Il mio augurio è che questa memoria possa essere conservata per sempre».
di Tiziana Carpinelli
11 marzo 2012
Fonte: Il Piccolo

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