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lunedì 2 aprile 2012

La Casa dei Diritti Sociali di Roma

A Roma, oltre alle ben note realtà a carattere religioso che si occupano delle comunità migranti, come la Comunità di S. Egidio o la Caritas, c’è anche la “Casa dei Diritti Sociali” in Via Giolitti, nel cuore di Roma, a due passi dalla Stazione Termini.

La “Casa dei Diritti Sociali è un’associazione di volontariato laico impegnata dal 1985 nella promozione dei diritti umani e sociali delle persone e dei gruppi umani più deboli, in Italia e nel Sud del mondo”, dicono di sé nel loro sito, dove “solidarietà e intercultura sono le linee di riferimento di tutti i suoi interventi. Per questo, le diverse azioni intraprese grazie all’apporto degli attivisti volontari vertono su strategie di auto-aiuto e di promozione dei diritti di cittadinanza, e tendono a riaffermare il diritto di ognuno ad essere parte attiva della società.”

La struttura è dislocata su due piani. Nella parte inferiore, a livello della strada c’è lo sportello che accoglie gli studenti e le persone che cercano informazioni, divenendo all’occorrenza una classe per le lezioni. Mentre al piano superiore c’è il vero e proprio cuore operativo.
La CDS offre infatti un segretariato sociale e sportello informa immigrati, con supporto medico-legale a chi ne necessita. E’ un vero e proprio centro di accoglienza, ascolto ed orientamento nel cuore dell’Esquilino. All’interno si alternano circa 50 volontari all’insegnamento della lingua italiana.

Sono ragazzi e ragazze, affiancati anche da persone più adulte, che non si risparmiano per donare il loro tempo libero all’educazione linguistica degli immigrati. Le classi si dividono in tre livelli: un livello base, che parte dai rudimenti dell’alfabeto; un secondo livello intermedio dove si studiano i verbi; fino all’ultimo livello, in cui si affrontano i problemi linguistici legati alla vita quotidiana, come si compila un curriculum, come si paga una bolletta o si riempie un modulo. Le classi arrivano a riempirsi all’inverosimile in spazi non troppo ampi, sicché vi sono molti orari possibili all’interno della giornata per assistere alle lezioni. Questo è uno dei punti di forza dell’associazione, perché il corso di lingua è alla base dell’integrazione dei nuovi arrivati nel nostro paese, sia dal punto di vista quotidiano che da quello legale, poiché alla fine dei corsi si rilascia l’attestato di frequenza necessario a fare il test di lingua italiana per il rilascio del permesso di soggiorno. La scuola con i suoi orari framezzati va dunque incontro a chi non ha regolarità nella frequenza. Ha talmente tante possibilità di orario che ognuno ha il modo di trovare quella che fa al caso suo.

Foto di Stefano Romano

Ognuno può prestare il suo aiuto nell’insegnamento. Ogni volontario ha un primo incontro di accoglienza a cui segue un periodo di affiancamento. Ci vuole tenacia e amore per l’altro. Non sempre le storie che si incontrano fanno bene al cuore. Anzi. La maggior parte degli immigrati che arrivano a chiedere aiuto sono in Italia per motivi umanitari, sono rifugiati politici con alle spalle storie terribili. A volte, oltre alla lingua c’è in loro anche un bisogno di amore che schianta chi insegna. Per questo l’ammirazione è reciproca. Gli stranieri che vengono alla Casa sono persone che chiedono un permesso di soggiorno, aiuto legale, un lavoro, una possibilità di ricostruire una vita che è stata loro distrutta nella terra di provenienza. Sono persone che vogliono integrarsi, che vogliono apprendere, che vogliono tutele perché spetta loro di diritto. E per questo vanno ammirati allo stesso modo di chi ha deciso di donare il suo tempo e la sua capacità di tollerare la sofferenza senza un guadagno monetario.
Questo fa sì che ci sia anche un tacito accordo con il vicino Commissariato, che sa come stanno le cose, e lascia che sia la stessa Casa a garantire per gli stranieri. Perché chi va alla Casa ha già intrapreso un cammino verso la legalità.

Molto importante è anche il contributo medico. Con un’associazione volontaria di Medici contro la Tortura. Sovente capita infatti che a presentarsi siano donne, per lo più somale, segnate dalle atrocità dell’infibulazione. Medici, ginecologi ed avvocati sono le altre colonne portanti di questa bellissima realtà romana oltre a quella dell’insegnamento della lingua. Inoltre ci sono continuamente corsi e workshop di ogni genere. I progetti portati a termini in questi sono troppi e lascio all’interesse personale del lettore.
La casa dei Diritti Sociali ha sempre tirato dritto per la sua strada, come afferma Carla Baiocchi – una delle fondatrici – “finché ci sarò io questa casa non chiuderà.” Di momenti difficili ne hanno avuti. Un anno e mezzo fa, dopo la Legge Maroni che prevedeva l’obbligo di denuncia dei medici nei confronti di immigrati irregolari che si presentavano alle loro cure, anche la Casa aveva avuto dei controlli più serrati; ma, fortunatamente, tutto è rientrato nella normalità. Fa fede, comunque, un adesivo attaccato sulla porta d’ingresso: “IO CURO, NON DENUNCIO”.

Ovviamente di realtà come questa ne esisteranno altre. Qui però siamo nel cuore dell’immigrazione, quella vera, spesso sporca e dura. Siamo ai margini della Stazione, e non in senso metaforico, dove chi esce da questa Casa, con le storie private di violenza e guerra, viaggi interminabili e costanza negli studi, può veramente sentir risuonare in cuore il senso ultimo di “…uscimmo a riveder le stelle.”
Per chi volesse saperne di più, questo è il loro sito: http://www.dirittisociali.org/

di Stefano Romano

Fonte: Il Referendum

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