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domenica 29 aprile 2012

La storia - Cristian: "Se mia figlia si vergogna a dire che è romena"

27/04/2012 - Chiara Cacciani

“Com'ero arrabbiato quel giorno...”. Quel giorno in cui Cristian Cosma, metalmeccanico romeno residente a Parma dal 2007, era davanti al computer a leggere i commenti “poco diplomatici” di alcuni lettori sulla presenza degli stranieri in Italia. E anche lui ha scritto a Gazzettadiparma.it.
Uno sfogo, sì, con tono deciso ma mai sopra le righe. E con tanto di scuse finali: “Sapete, mia figlia di 8 anni oggi è tornata a casa da scuola dicendomi che si vergogna a dire ai compagni che è romena...”
E' nata da quest'ultima frase l'idea di incontrarsi. E quella che ne è uscita non è solamente una storia di felice integrazione, ma anche una testimonianza diretta sul sistema degli aiuti messi in campo da istituzioni e volontariato e un'analisi lucida - da un punto di vista “originale” - della questione stranieri.

"CHE DIFFICOLTA' METTERSI IN REGOLA"

Cristian, 35 anni, vive a Vicopò da un anno con la famiglia. La moglie Anna è custode della piccola chiesa che si affaccia su via Mantova, e la parrocchia ha messo loro a disposizione l'appartamento che sorge a fianco. Sono cristiani ortodossi, i Cosma, ma questo non è stato un “deterrente” per don Francesco Rossolini e i fedeli della frazione. E la domenica la piccola Larisa indossa orgogliosa la tunica del chierichetto.
La prima ad arrivare in Italia in realtà è stata Anna, che ha trovato lavoro come badante a Bari e ogni mese mandava a casa i soldi guadagnati. “E' stato difficilissimo separarci Un giorno mia moglie ha chiamato e mi ha detto che la famiglia dove stava la accusava di aver rubato 50 euro - racconta Cristian -. Al telefono ho pianto: non avevo idea di com'era l'Italia, ma sapevo che Anna non era una ladra, e le ho detto di andarsene da quella casa”. Ha trovato un altro lavoro, Anna, e nel frattempo l'ha raggiunta anche Cristian. “Gli inizi sono stati molto duri, soprattutto avere a che fare con la burocrazia. Qui è tutto un circolo vizioso: per avere il lavoro servono i documenti, per avere i documenti serve il lavoro. Tante volte ho pensato di non farcela e di tornare nel mio Paese. Arrivavo qui per lavorare, non per rubare, ma non riuscivo a mettermi in regola”. In quel periodo i soldi che la moglie guadagnava servivano a pagargli un letto in subaffitto. “Per il mangiare, invece, ha dovuto arrangiarsi da solo”, racconta la donna, 31 anni.

E' stato così che Cristian ha conosciuto la Caritas della parrocchia di San Paolo. “Ho avuto la fortuna di incrociare una signora, Enrica, che mi ha dato tutto: aiuto per la casa, aiuto per il lavoro. Sono stati lei e don Francesco, alla fine, a trovarmi un impiego in una ditta metalmeccanica e poi ad offrirci la possibilità di venire qui a Vicopò. Ma se non avessi avuto da mangiare, se non avessi avuto aiuto?”, si chiede oggi il 35enne, rispondendo idealmente a chi critica il sostegno offerto dal volontariato.
Nel frattempo Anna e Cristian, raggiunta la stabilità lavorativa, sono andati a prendere anche Larisa, che oggi frequenta le elementari. “Se in auto ascoltiamo musica romena, lei me la fa cambiare appena arriviamo vicini a scuola: si trova benissimo qui a Parma ma ha lo stesso paura che la prendano in giro. Anche lei sente ogni giorno tutti i commenti su romeni, albanesi, moldavi...Un adulto può difendersi, ma un bambino è più fragile. E io cerco di spiegarle che non ha niente di cui vergognarsi. Ma ci sono passato anch'io: una volta ero sull'autobus e ascoltavo due persone che parlavano fra di loro: "Gli animali li portiamo dal veterinario, ma questi stranieri che portano tante malattie da chi li mandiamo?”.

"SERVONO LEGGI SEVERE PER CHI RUBA"

Sulla questione sicurezza non ci gira intorno, Cristian: “I ladri devono andare in prigione, di qualunque nazionalità siano: ma purtroppo qui mancano le regole e poi c'è il problema delle carceri piene che non aiuta: li mettono subito fuori. E' vero, leggo di tanti stranieri arrestati o denunciati. Ma per me è soprattutto gente che viene qui apposta per rubare. In Romania uno stipendio mensile medio è di 200 euro: se in due giorni arrivi, fai un furto da mille euro e torni a casa, poi puoi stare senza lavorare per metà anno. La cosa curiosa è che là non ci sono quasi furti: le leggi sono molto più severe”. E non manca una riflessione in più: “Droga, prostituzione: ma se non ci fosse la domanda l'offerta non ci sarebbe, giusto? E' come per il lavoro: la mia ditta è in crisi perchè non si vende più...”

Fa un appello ai suoi concittadini d'adozione Cristian: “Non considerateci tutti uguali. Parma è una città bellissima, che ci ha offerto un'accoglienza vera: le persone ti danno tutto se sei una brava persona”. “E loro lo sono davvero - raccontano i parrocchiani di Vicopò - Si sono meritati tutto quello che gli è stato dato”. Resta solo un sogno, ai Cosma, da realizzare: “Portare qui le nostre mamme: non è facile essere lontani. Ma prima devono riuscire ad andare in pensione. Anche là è un problema...”.

Fonte: Gazzetta di Parma

2 commenti:

Floare de mai ha detto...

Purtropo e cosi.....

Cristina TUTU, avocat stagiar Firenze ha detto...

Nu trebuie sa ne fie rusine ca suntem romani si nici sa pierdem speranta in Romania.
In oricare loc, ne-am afla trebuie sa demonstram ca suntem mai buni si mai capabili decat ceilalti.
Cand si romanii cinstiti si capabili generalizeaza spunand ca "da imi este rusine ca sunt roman", atunci ma intreb de ce mai asteptam de la Italia sa ne acorde incredere si responsabilitatea unui loc de munca?

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