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domenica 1 aprile 2012

L’ultimo viaggio verso il lavoro. Da Grottaglie a Ginosa, enclave per stranieri dove si possono comprare braccia

L’analisi/L'incidente stradale a Palagiano e la morte di un rumeno aprono uno squarcio sul mondo oscuro dei braccianti
di Massimo D'Onofrio

Che cosa ci faceva Costantin Mihalcea sul ciglio dell’Appia? E soprattutto chi ce l’aveva lasciato? E’ strano pensare, ancora una volta, che dietro la morte di un rumeno, di soli 40 anni, falciato da un automobilista che non ha fatto in tempo a scansarlo si possa aprire uno squarcio sul mondo grigio-scuro del bracciantato agricolo. Eppure è così, perché sia le modalità del tragico incidente, sia i movimenti di “braccia da lavoro” all’interno della nostra provincia riflettono dinamiche – e patologie – che ormai sono endemiche in un settore che assorbe gran parte dei flussi migratori extracomunitari e, soprattutto, comunitari che giungono da queste parti.
E’ il caso di Costantin Mihalcea, che viveva a Grottaglie ed è venuto a morire a Palagiano: l’ultimo viaggio per il lavoro. Luoghi non casuali, perché rappresentano i poli in cui si concentra l’offerta di manodopera non italiana (ormai salita al 20-25% del totale), a Grottaglie come a Ginosa, e di riflesso i mercati che la richiedono, la cosiddetta Conca d’Oro che si estende da Palagiano a Marina di Ginosa passando per Massafra e Castellaneta. È qui che si realizzano le produzioni ad alta intensità di lavoro, uva da tavola, ortofrutta e agrumi; impianti che hanno bisogno di molte braccia e che hanno attinto negli ultimi anni alla notevole mole di lavoratori stranieri giunti con le ondate migratorie, prima gli extracomunitari (in particolare maghrebini), ora i comunitari sdoganati dall’Europa a 27 senza frontiere. Alcuni dei quali, i rumeni in particolare, proprio da quest’anno non devono più sottostare alle barriere burocratiche imposte dal regime transitorio del 2007 e, quindi, possono accedere al mercato del lavoro alle stesse condizioni degli altri cittadini comunitari.
Lavoratori che in qualche caso vanno a riempire il vuoto lasciato dagli italiani che nei campi non ci vogliono andare più; in altri, e sono casi di illegalità sempre più diffusa, li scalzano fuori dal mercato del bracciantato perché costano meno (28 euro “a nero” contro 40 “regolari”) e sono più facilmente controllabili dai caporali. Un capitolo a sé, il caporalato. Una piaga tutt’altro che estirpata nonostante l’impegno profuso dai sindacati bracciantili e dalle associazioni imprenditoriali, che hanno condotto un lungo (e fruttuoso) pressing perché questo “fenomeno” fosse rubricato come reato penale, senza tuttavia esser riusciti ancora a vincere l’altra parallela battaglia, quella del trasporto – legale e sicuro – dei braccianti sul posto di lavoro.
E forse è proprio in questa direzione che si dovrebbe cercare per capire perché Costantin Mihalcea, due mattine fa, si trovava (da solo?) su una strada trafficata che attraversa una piana zeppa di agrumeti, tra Palagiano e Palagianello. Veniva da Grottaglie, Costantin, uno dei tanti abitanti di quella specie di ghetto sviluppatosi nel cuore del centro storico, dove ci sono strade che gli stessi grottagliesi indicano come “vie rumene”; è il quartiere delle badanti, che stanno alcuni mesi e poi si danno il cambio, e degli uomini, buoni per i lavori agricoli. Sono diverse centinaia ormai, quasi 300 quelli residenti e quindi noti all’ufficio anagrafe del Comune, ma ce ne sono tanti altri di passaggio, lavorano per un po’ e poi emigrano ancora verso lidi migliori. I rumeni di Grottaglie hanno persino un punto di ritrovo, un disco-pub dove s’incontrano di domenica e mercoledì.
Grottaglie come Ginosa, due enclave rumene incastonate tra le gravine e il mare. Posti dove colonie di rumeni cercano una seconda chance. Per vivere, e anche per morire, sfruttati in terra straniera.
Provincia di Taranto

Fonte: Corriere del Giorno

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