La comunità romena si incontra e si racconta attraverso storie quotidiane, punti di vista, fatti di cronaca, appuntamenti e novità, per non dimenticare le radici e per vivere meglio la distanza da casa.
Informazioni utili per i romeni che vivono in Italia, per conoscere le opportunità che la realtà circostante offre e divenire cittadini attivi.

Bun găsit pe site! Benvenuto!

Comentează articolele publicate!

lunedì 2 aprile 2012

«Ospitare un bambino dell'Est? Noi lo abbiamo fatto, ne vale la pena»

La citta' del bene

Le famiglie milanesi che accolgono i piccoli da vari Paesi dell'Est Europa.

MILANO - «Ospitare un bimbo dell’Est? Noi l’abbiamo fatto Ecco perché ne vale la pena». Quali possono essere le prime parole nella nostra lingua di una bambina rumena appena arrivata in Italia? «Ho fame», «ho sonno», «non voglio»?
Al suo terzo giorno a Milano Codruta, otto anni, ha spiazzato tutti: salendo in auto si è rivolta alla «mamma» italiana dicendole «Mettiti la cintura». Sorride Paola Baldacci raccontando, a distanza di un anno, l’episodio. Poi seriamente aggiunge: «Glielo ripetevo perché vedevo che lei non era abituata a farlo, ma è incredibile che un comando sia stata la prima espressione imparata».

I BAMBINIDELL'EST - Codruta vive in Romania, a Sighet, cittadina delle Alpi Transilvane, luogo natale del premio Nobel per la Pace Elie Wiesel. Vive in un orfanotrofio da quando aveva un anno. L’associazione Sos Bambini, di cui la signora Baldacci fa parte, segue da diversi anni l’istituto, che ospita settanta bambini, con progetti di aiuto a distanza. L’estate scorsa hanno deciso di fare un passo in avanti, ospitando alcuni bambini per un mese. Esperienza bellissima, che ripetono questo anno. Con più bambini e per un periodo più lungo. «Li ospiteremo a luglio e agosto», spiega. «Stiamo ancora cercando nuove famiglie disponibili ad aprire la porta di casa». Bambini dell’Est in Italia in estate.
CHERNOBYL - E’ iniziato, come abbiamo raccontato la scorsa settimana nella rubrica «Città del Bene» del Corriere Milano, dopo Chernobyl. I primi ad essere accolti in Italia, a partire da metà degli anni Novanta, sono stati i minori che vivono nelle zone contaminate. Soggiorni terapeutici: l’allontanamento e il cambio di dieta, anche per brevi periodi, possono avere effetti benefici. Poi il progetto si è ampliato, coinvolgendo anche città e Stati non toccati dalla radioattività. Un aiuto concreto per un’intera generazione di minori che sta crescendo in situazioni di disagio sociale ed economico estremo.

LE FAMIGLIE - Oggi sono tante le famiglie milanesi che, grazie all’attività diplomatica di diverse onlus, accolgono un bambino bielorusso, rumeno o ucraino, in estate o autunno. Come ci si prepara all’accoglienza? «Si butta avanti il cuore», dice d’impulso Paola Baldacci, «ma è importante coinvolgere i figli, se ci sono, e valutare con attenzione la loro reazione». Leonardo, figlio di Paola, ha un anno più di Codruta. «Io e mio marito gli abbiamo parlato per capire come vedeva l’idea di passare parte delle vacanze con un’amichetta mai vista, con una storia personale molto diversa dalla sua. Ha detto sì senza avere chiaro cosa significasse, ma ci è sembrato pronto». Il rapporto si costruisce giorno dopo giorno, con la conoscenza reciproca. «Si immagina un primo incontro travolgente: patos, abbracci, lacrime. Per noi è stato diverso: ricordo due occhi seri, molta compostezza, nessun contatto fisico». Il primo pasto? «Codruta è rimasta sorpresa davanti a un piatto di pasta: loro mangiano tutto in brodo. Ho tenuto patatine e hamburger, cibo universale per i piccoli, per i momenti di crisi, ma lei ha assaggiato quasi tutto». Preferenze? «La frutta, che non conosceva quasi, i gelati, l’aceto: l’abbiamo vista bersi le bustine di condimento che si trovano al ristorante!».

I «FRATELLI» - Con Leonardo, il figlio della coppia Baldacci, è andato tutto bene. «All’inizio comunicavano a gesti, poi sono arrivate le parole. E le litigate, da manuale. Direi come fratello e sorella». Il momento più emozionante? «La partenza, con mio figlio che correva dietro al pullman che riportava Codruta in Romania. Ma anche la prima notte. Ricordo di aver spento le luci con apprensione. Dopo poco l’abbiamo sentita cantare. Una filastrocca, per farsi coraggio. E’ stata la colonna sonora della nostra estate».

LE ASSOCIAZIONI - Ecco a chi rivolgersi se si è interessati a una esperienza di questo tipo. Forum Diritti dei Bambini di Chernobyl (amametti@tiscali.it tel. 02.29000734): Bielorussia, 8-18 anni. Ospitalità: 1-2 mesi estate, 1 mese inverno; Chernobyl 2000 (www.chernobyl2000.it): Ucraina, 6-18. Ospitalità: 3 mesi estate, 1 mese inverno; La Rondine (www.larondine.it): Bielorussia, 7-14. Ospitalità: 1 mese ottobre; Associazione Aiutiamoli a Vivere (www.aavlombardia.it): Bielorussia, 7-10. Ospitalità: 1
Di Marta Ghezzi
25 marzo 2012
Fonte: Corriere della Sera

Nessun commento:

Posta un commento