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domenica 15 aprile 2012

Sic Transit Glori Mundi. La gloria di Mircea Cantor si infiamma al Macro di Roma

Chi l’avrebbe mai detto che in una spilla da balia si nasconde il senso della vita. Mircea Cantor, artista rumeno che vive e lavora fra Parigi e Cluj, ha una speciale propensione nello scovare la sacralità nascosta delle cose dietro la comune materialità delle apparenze. Una catena di spille da balia dorate che si avvolge su se stessa come una sequenza di molecole di DNA è certo un buon esempio di come un elemento di uso quotidiano possa essere riconvertito a nuovo impiego, diventando totalmente inutile sotto un profilo pratico, ma quanto mai propedeutico alla rappresentazione di tematiche universali, non certo meno all’ordine del giorno. Come un object trouvé, gli elementi che compongono Prima del Pralaya, defunzionalizzati, diventano opera d’arte di indubbio fascino, ed intanto aprono finestre prima chiuse sul mondo.

L’oro splendente dell’opera appesa al soffitto degli spazi del Macro di Roma è forse quello sottratto alla spartana riproduzione della Basilica di San Pietro che la affianca. Uno scheletro in legno, prodotto direttamente dalle mani di abili artigiani rumeni, sembra riportarci indietro al sedicesimo secolo, ai tempi in cui la fabbrica di San Pietro, sotto la guida di Donato Bramante prendeva il via. Niente mosaici colorati a definirne la forma, niente fasti barocchi a riempirne gli spazi. Una S. Pietro ridotta all’essenziale, riportata alla sua struttura originaria, alla sua Anima. A questa armatura lignea si aggiunge il tipico congegno utilizzato per azionare le marionette, accentuando ancor di più il contrasto fra essenza e finzione. La mostra, parte del primo round di progetti firmati dalla nuova direzione Pietromarchi, prosegue con il video Sic transit gloria mundi, da cui il titolo della personale.

Mircea Cantor, Anima, 2012,
legno, corda,
Courtesy l’artista; Magazzino d’Arte Moderna, Roma,
Foto di Giorgio Benni
La cerimonia d’incoronazione del neo-eletto pontefice durante la quale viene pronunciata la celebre frase latina, mentre la fiammella di una stoppa viene spenta su un’asta, è rivisitata da Cantor. Nella versione cinematografica del rito sacro che induce a riflettere sulla caducità delle conquiste terrene, ad inginocchiarsi in meditazione non è il capo della Chiesa cattolica, ma un gruppo di mendicanti. A detta dell’artista ognuno di noi è in fondo un mendicante. Ogni relazione sociale si basa sulla questua, anche quando ciò che si va elemosinando è semplicemente conforto e comprensione. Lo spettatore, come i protagonisti del video, non può che rimanere seduto a meditare. Religione e scienza, sostanza e forma, vita e morte, si intrecciano fra di loro come le spille da balia di Prima del Prayala. C’è solo da leggere fra le righe delle opere alla ricerca del “il nesso che tiene insieme le cose”, verso la comprensione dei meccanismi, spesso contraddittori, che muovono i nostri giorni.
Nessuna esegesi unanime, ma una serie infinita di possibili interpretazioni della realtà, proprio come Mircea Cantor vuole.

In copertina:
Mircea Cantor, Sic Transit Gloria Mundi, 2012,
Production still, 4mn 6s, HD movie
Courtesy l’artista; Yvon Lambert, Paris and Dvir Gallery, Tel Avi

di Stella Kasian
04.04.2012

Fonte: Ars Key

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