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sabato 12 maggio 2012

Come all'Anagnina a Roma, domenica a Venezia un eritreo ha ridotto in fin di vita un romeno

03/05/2012a cura di Sergio Bagnoli
Responsabile Categoria: Serena Casu

VENEZIA, 03 MAGGIO 2012- E' successo come alla stazione della metropolitana romana dell'Anagnina più di un anno fa: domenica scorsa, nel primo pomeriggio, in Viale Piave a Venezia, nel quartiere di terraferma di Mestre, un romeno di trentacinque anni fa è stato ridotto in fin di vita da un profugo eritreo di un anno più giovane con un pugno.
A differenza di quanto accaduto a Maricica Hahaianu, poi morta in ospedale in conseguenza della violenza subita, questa volta,però, non c'è stato neanche il minimo accenno ad una discussione tra l'aggressore e la sua vittima. Il romeno aveva raggiunto con la fidanzata, sua connazionale, Mestre per parlare un po' con i parenti rimasti in madrepatria utilizzando i servizi offerti da un Internet Point. All'interno del locale il suo sguardo si era incrociato con quello dell'eritreo ma nulla di più. L'aggredito era, poi, uscito dal locale in compagnia della donna ma sul marciapiede di Viale Piave era stato raggiunto da Aradom Solomon, già nonostante l'ora piuttosto alticcio, che senza alcun apparente motivo, ma proferendo alcune frasi ingiuriose di natura razziale, lo ha poi steso con un destro approfittando del fattore sorpresa. Il romeno è caduto male sul marciapiede della strada battendo con violenza il capo sul selciato.

Subito soccorso dai passanti, allertati dalle disperate richieste d'aiuto della fidanzata, in poco è stato trasportato, in codice rosso, all'Ospedale dell'Angelo di Mestre. Ricoverato in rianimazione con un grave trauma cranico le sue condizioni sono considerate critiche e la prognosi è riservata. La Polizia che stava, tra l'altro, già pattugliando la zona considerata critica sotto il profilo dell'ordine pubblico ha in poco arrestato l'aggressore, ora in attesa dell'udienza di fronte al Gip del Tribunale di Venezia, incolpandolo di lesioni gravissime. Il capo d'accusa però potrebbe aggravarsi se l'uomo romeno, e purtroppo il pericolo non è scongiurato, dovesse decedere. Si spera, ovviamente, nella comunità romena residente nel veneziano che non abbia a ripetersi la prognosi infausta che vide, in sette giorni dall'aggressione, a Roma spegnersi la vita della povera infermiera Maricica Hahaianu.
L'aggredito viveva a Marcon, un paese ad est di Venezia, dove si guadagnava da vivere lavorando. L'aggressore, invece, aveva alcuni precedenti penali alle spalle. " Il fatto è che, a causa degli assassini nostri connazionali che ultimamente hanno insanguinato l'Italia, noi che veniamo dalla Romania, ma che lavoriamo onestamente e che ci sentiamo integrati in Italia, siamo malvisti dagli altri stranieri che affermano di essere maltrattati dagli italiani unicamente per colpa delle malefatte dei nostri connazionali. Molti extra- comunitari, poi, ci accusano di aver perso il lavoro a causa della nostra condizione di comunitari che ci pone, ai loro occhi, in una posizione di privilegio", osservano alcuni connazionali della vittima.
Fonte: Info Oggi

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