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sabato 19 maggio 2012

Demetrescu e la forza anti-ideologica del Creato

Culturamaggio 8, 2012
Mariapia Bruno
«Dio si mostra in sembianze umane. L’arte cristiana non può essere che figurativa». La conversione personale e creativa di Demetrescu, il maestro che ha riscoperto la forza anti-ideologica del Creato.
La fede e l'arte secondo Demetrescu

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Per commemorare la morte del maestro rumeno Camilian Demetrescu, ripubblichiamo l’intervista pubblicata sul numero 17/2011 di Tempi.

Opere di grandi dimensioni dominate da forme geometriche e forti elementi decorativi, scenari contemporanei che guidano alla comprensione di alti significati simbolici. È l’arte del romeno Camilian Demetrescu, che a Tempi racconta il suo percorso personale e creativo, un intenso cammino che lo ha portato a una straordinaria raffigurazione della parola divina.

Maestro Demetrescu, lei è pittore, scultore, scrittore e studioso di storia dell’arte. Prima di arrivare in Italia ha partecipato alle principali mostre del suo paese, la Romania. Cosa succede in quegli anni?
Nel 1941 ero allievo al liceo militare di Timisoara. Dopo la caduta del governo della Guardia di ferro di estrema destra, il maresciallo Antonescu ordinò le perquisizioni e l’arresto dei legionari. Nella mia scrivania trovarono un quaderno con versi antinazisti. La guerra fu vinta dagli Alleati e i carri armati russi entrarono trionfalmente a Bucarest. Presto mi accorsi però che la Romania non fu “liberata”, ma occupata dai sovietici. Il socialismo in cui speravamo divenne subito un incubo di terrore. Costituita l’Unione degli artisti di Romania, essendo io fra i primi iscritti, divenni “membro fondatore”. Ho partecipato alle mostre ufficiali con paesaggi e ritratti anonimi e allo stesso tempo, nella speranza di difendere la dignità della cultura romena, ho svolto attività di critico e storico d’arte sulla stampa e alla radio-televisione, esaltando i valori della grande tradizione popolare e religiosa del Medioevo bizantino, finché il cerchio si chiuse e dovetti fuggire nel mondo libero.

Nel 1969 arriva infatti in Italia e chiede l’asilo politico. Mentre in Romania incombe il neorealismo socialista imposto dal regime comunista di Ceausescu, lei reagisce con l’astrattismo.
Il realismo socialista imponeva all’artista di rappresentare la realtà non così com’era, ma come sarebbe dovuta essere secondo le indicazioni del partito: il paradosso di un realismo astratto. Era vietato far vedere la povertà del popolo, si doveva inneggiare soltanto alla gloria del socialismo. Per guarire dall’incubo di questa menzogna, libero da paure e costrizioni, dovetti ripartire dagli archetipi della realtà vera, dalle forme primordiali della vita (l’uovo, la conchiglia, le geometrie della natura), ispirato dalla mitologia mediterranea e dalle leggende dei Carpazi della mia terra. Non erano astrazioni nel senso di pura invenzione, ma forme simboliche, testimonianze riconoscibili del mondo creato: nereidi, uccelli del paradiso, padiglione sosta per gli uccelli migratori, eccetera.

Nel 1979 incontra a Parigi lo storico delle religioni Mircea Eliade e questo incontro influisce decisamente sulla sua vita e sulla sua arte, tanto che abbandona l’astrattismo e comincia a creare opere dai forti contenuti spirituali.
Prima dell’incontro con Eliade, nel 1977, avevo scoperto e restaurato a Gallese, con le mani della mia famiglia e di qualche volontario, una pieve romanica del XII secolo. Cercavo un atelier in campagna, ma dopo la riconversione avvenuta in questi luoghi ho capito che la mia arte non poteva rimanere confinata nell’esperienza astratta. Il cristianesimo è fondato sull’incarnazione: Dio si fa vedere nelle sembianze umane, l’arte cristiana non può essere che figurativa. Dal ’79, affascinato dall’iconografia medievale, ho girato l’Europa con carta e matita per alfabetizzarmi nel linguaggio dei simboli. L’incontro con Eliade segnò il distacco dall’astrattismo e l’apertura verso l’universalità degli archetipi fondanti dell’arte cristiana.

L’attuale mostra romana, Via Crucis Atomicae, è frutto di uno studio iniziato tempo fa sul pericolo di un conflitto nucleare e sulla forza disgregante del male.
Nel mio iter artistico la Via Crucis Atomicae rappresenta uno degli anelli della ricerca iniziata nel 1981 con la mostra Per sconfiggere il drago presso la Calcografia Nazionale di Roma. Dopo l’incontro con il movimento Comunione e Liberazione, la mostra fu aperta nel 1982 al Meeting di Rimini, soprannominato “il Meeting del Papa”, per la presenza di Giovanni Paolo II che voleva legittimare dinanzi al mondo intero il movimento di Luigi Giussani. Dall’impatto con i giovani di Rimini incominciò il percorso della mia ricerca sulle cause della caduta dei valori nella lunga storia della società umana, dall’Utopia di Platone fino alle utopie totalitarie del nostro tempo, fra cui l’utopia liberale, totalizzante nella costrizione al consumismo e al relativismo di oggi. Tra Il Drago e l’Utopia dell’83 e L’Impossibile Paradiso? dell’89, mi ero concentrato sul divenire storico del dramma del peccato originale, fino alle sue ultime conseguenze della tragedia nucleare. Nel 1983, un anno prima del disastro di Chernobyl, presentai al Meeting il progetto della mostra in audiovisivo, con diapositive, voci recitanti e musiche. Al Meeting del ’94 esponevo invece la mostra dedicata alle Hierofanie (le manifestazioni del sacro nella vita quotidiana: nascita, battesimo, nozze, morte, lavoro e festa), contrapponendo al simbolo della grande tradizione lo stesso simbolo degradato, svuotato dal suo significato originale nella società di oggi: Annunciazione / contraccezione, Battesimo in nome dello Spirito santo / battesimo in nome dell’oro, Matrimonio mistico / matrimonio spa, La morte come bacio di Dio / la morte come fine di tutto.

Le esperienze di calvario nella Via Crucis Atomicae sono quattro: quelle di Cristo, di Caino, di Abele e dell’uomo contemporaneo. Come è nata l’idea di un calvario collettivo e individuale al tempo stesso?
L’11 settembre 2001 mi trovavo a Bucarest. Saputo dell’immane tragedia, rientrai subito a Gallese. Da anni tenevo nel cassetto il progetto per un arazzo sul tema dell’amore inteso non solo come Eros, ma anche nel senso della Philia dei presocratici, come energia primordiale che tiene tutto insieme, nel micro e nel macrocosmo, atomi, galassie, cellule vive. L’odio scatenato dall’attentato riportava in primo piano lo spettro della fissione nucleare, la disintegrazione dell’atomo, e con essa l’annullamento della Philia, principio dell’unità e dell’armonia del Creato: un atto di odio contro la Genesi, un ritorno alle tenebre, al caos. Al centro dell’arazzo ho raffigurato l’abbraccio tra un uomo e una donna in mezzo a un vortice di astri e pianeti mossi a manovella, come nelle miniature medievali, da due angeli, raffigurando l’amore divino e l’amore umano, «l’amor che move il sole e l’altre stelle», come recita l’ultimo verso della Divina Commedia. L’arazzo, intitolato Abbraccio cosmico, si trova oggi nello spazio per le udienze private del Papa, accanto alla sala Paolo VI. Con questo lavoro riprendevo il tema del divenire storico del peccato originale, dal fratricidio di Caino fino alla bomba atomica, seguendo il percorso del calvario dell’umanità dietro la Via Crucis di Cristo: dalla condanna alle cadute, al supplizio, alla crocefissione, alla morte, fino all’abbraccio e alla resurrezione di Caino e Abele in un solo corpo. Un percorso simbolico per rimettere in discussione il destino umano, in un mondo che ha smarrito nella sua coscienza il senso della redenzione.

Il 1° dicembre 2000, festa nazionale della Romania, il presidente della Repubblica Emil Constantinescu le conferisce la più alta onorificenza dello Stato, l’Ordine Steaua Romaniei in gradul de mare ofiter (La stella della Romania in grado di grande ufficiale) per «il contributo eccezionale al servizio della democrazia e della cultura romena nel mondo». Grande soddisfazione per il lavoro di una vita.
Al Meeting di Rimini del 1989, a pochi mesi della caduta del Muro di Berlino, in un incontro con la diaspora politica romena in Occidente, ho denunciato Ceausescu come l’unico capo di Stato del mondo, eletto presidente a vita in un paese cosiddetto democratico, che aveva subìto una condanna penale per omicidio. Sono stato condannato a morte dal consiglio segreto della Securitate, e non fui giustiziato solo perché, a distanza di pochi mesi, il regime cadde e Ceausescu fu preso e fucilato dai rivoluzionari. Nel 2000 lo Stato romeno ha voluto festeggiare il mio ritorno in patria, con un’ampia retrospettiva intitolata 30 anni d’arte in Italia. L’onorificenza che il presidente Constantinescu mi ha conferito mi concedeva il grado di generale d’armata e il privilegio dei funerali di Stato. La sorte ha però scelto per me una terza via sul cammino della redenzione: tra il plotone di esecuzione e il funerale di Stato, il sepolcro mio e della mia devota moglie Mihaela sarà proprio nella piccola pieve di pellegrinaggio di Gallese, dedicata ai santi Filippo e Giacomo, dove sono nati i lavori del periodo d’arte ispirata al sacro. Ho avuto dalla soprintendenza dei monumenti storici il permesso per la sepoltura privilegiata e ho scolpito la pietra tombale scrivendo solo il mio anno di nascita, col desiderio che rimanga così.

Oltre che nelle esposizioni temporanee, dove si possono ammirare le sue opere?
Durante i primi dieci anni d’arte astratta in Italia i miei lavori sono entrati in collezioni private e in diversi musei d’arte contemporanea come la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, il museo di Parma e musei della Romania. Dall’inizio del nuovo periodo dedicato alla ricerca sui simboli sacri tutto è cambiato: il rapporto con la critica d’arte, con i collezionisti, col pubblico, con il mondo giovanile. I miei lavori, prima destinati all’arredamento dei palazzi della borghesia, cambiano la loro destinazione per entrare nelle nuove chiese e nelle case delle famiglie vicine agli ideali cristiani. Il ciclo di arazzi delle Hierofanie, l’Abbraccio cosmico, la Conversione di Saulo e l’arazzo dedicato a san Giorgio, patrono della Romania, si trovano oggi in Vaticano. Il cammino di questi lavori, nati nella piccola pieve di Gallese, si compie felicemente nella casa madre della cristianità romana. Ringrazio la provvidenza per questo dono.
Fonte: Tempi

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