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sabato 26 maggio 2012

Italia, centinaia di cittadini europei rinchiusi nel Cie di Roma

23 maggio 2012
Anomala la presenza di centinaia di cittadini europei di nazionalità rumena nel Centro di Identificazione e di Espulsione (Cie) di Ponte Galeria, alle porte di Roma. La denuncia, contenuta nel rapporto “Le sbarre più alte”, arriva dalla Ong Medici per i Diritti Umani in seguito alla visita condotta nella struttura il 22 febbraio scorso. Infatti, secondo l’organizzazione umanitaria “è da considerarsi degno d’attenzione il dato secondo il quale la prima nazionalità rappresentata nel centro sia quella rumena, quindi di cittadini appartenenti all’Unione Europea e in quanto tali titolari di libertà di circolazione, soggiorno e stabilimento nel territorio europeo”. La legislazione Europea, difatti, esclude l’espulsione dei cittadini comunitari se non nel caso di minaccia grave e reale per la società. “Trattandosi di ipotesi eccezionali e circoscritte – continua il rapporto – un numero così alto di trattenimenti di cittadini rumeni suscita dubbi circa possibili abusi dello strumento normativo.

Altro dato preoccupante è l’altissima presenza nel Cie di donne vittime dello sfruttamento a scopi sessuali (circa l’80 percento). Tra loro, pochissime denunciano la propria condizione potendo, così, usufruire del permesso di soggiorno per protezione sociale. Secondo il rapporto “ciò si verifica anche a causa dei condizionamenti ambientali all’interno del centro ove spesso le vittime si trovano a subire una situazione di convivenza e di controllo da parte di persone responsabili o coinvolte nel loro sfruttamento. Le stesse operatrici sono state inoltre testimoni di casi di donne che dopo aver denunciato la propria condizione di sfruttamento presso commissariati e stazioni di pubblica sicurezza sono state successivamente tradotte nel Cie”.

Infine, l’Ong Medici per i Diritti Umani conclude il rapporto sottolineando le inefficienze del Cie, il cui scopo sarebbe quello di identificare e rimpatriare i migranti. Infatti, nonostante i tempi del trattenimento siano di massimo sei mesi, nel Settembre 2010 il 56 percento dei detenuti era rinchiuso all’interno del centro da più di nove. Questo dato rappresenta secondo l’Ong “non solo un peggioramento delle condizioni di vita dei trattenuti ma anche un ulteriore vulnus ai loro diritti”.

Fonte: E-Il Mensile

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