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giovedì 31 maggio 2012

Morti bianche, servono misure di sistema

L'ennesimo incidente che conferma quanto sia a rischio la vita di coloro che lavorano su impalcature, ponteggi e mezzi meccanici

IL COMMENTO

L'ennesimo incidente che conferma quanto sia a rischio la vita di coloro che lavorano su impalcature, ponteggi e mezzi meccanici

di ENRICO MARRO

ROMA - Ioan Dragota, 57 anni, romeno, operaio edile, è morto nonostante avesse il caschetto in testa. Non è bastato e non poteva bastare a salvargli la vita quando il braccio della gru sulla quale si trovava si è spezzato mentre erano in corso i lavori di manutenzione di un palazzo di via Val di Sangro, ai Prati Fiscali. Un ennesimo incidente che conferma quanto sia a rischio la vita di coloro che lavorano su impalcature, ponteggi e mezzi meccanici. L'inchiesta aperta ieri dalla Procura per omicidio colposo ci auguriamo faccia luce al più presto su eventuali responsabilità. Perché quel maledetto braccio che sosteneva il carrello all'interno del quale lavorava Ioan Dragota si è spezzato come un grissino? Il mezzo era stato sottoposto regolarmente alle prescritte revisioni? Erano state adottate tutte le misure di sicurezza previste dalla legge? Chi manovrava il braccio meccanico aveva le competenze necessarie? Ma anche altre domande richiedono una risposta, pur se non legate direttamente alla dinamica dell'incidente: la vittima sembra che fosse regolarmente assunta, ma i suoi turni di lavoro, come quelli dei colleghi coinvolti nell'incidente, rispettavano gli orari previsti da norme e contratti? Lui e gli altri operai avevano alle spalle le 16 ore minime di formazione previste dal contratto?
Gli ultimi dati sugli infortuni sul lavoro, riguardanti Roma e il Lazio, segnalano un calo, compresi gli incidenti mortali. I dati però vanno letti con attenzione. Prendiamo le ultime elaborazioni Inail che mettono a confronto infortuni e occupazione, riferiti al primo semestre 2011 su tutto il territorio nazionale. Rispetto allo stesso periodo del 2010, gli infortuni sono diminuiti del 4%, quelli mortali dello 0,7%. Nel settore delle costruzioni i morti sul lavoro sono calati del 2,3%, ma gli occupati del 4,3%: quindi le morti bianche, in proporzione, sono aumentate.

Secondo i sindacati, con l'acuirsi della crisi, le gare al massimo ribasso, la pratica sempre più diffusa dei subappalti e l'aumento del lavoro nero, fanno sì che i primi costi ad essere tagliati siano quelli per la prevenzione e la sicurezza. Perché allora non prevedere, per esempio, l'obbligo di provare con una comunicazione on line all'Inail o in sede di Durc (Documento unico di regolarità contributiva) che le ore di formazione previste dal contratto sono state effettuate?

Ma poi servono misure di sistema. Il decreto legislativo 81 del 2008 aveva introdotto l'importante novità della patente a punti per le imprese edili: più incidenti si verificano e più punti si perdono (come l'automobilista che viola il codice della strada) finché si perde la possibilità di svolgere lavori. Ma a quattro anni di distanza questo meccanismo non è ancora operativo, perché il ministero del Lavoro aspetta ancora un avviso comune tra imprese e sindacati che non arriverà mai. Poi c'è il Durc, appunto. Questo strumento può essere rafforzato, prevedendo che ci sia congruità tra i lavoratori in forza a una ditta e l'opera da svolgere. Infine i controlli: si possono fare tutte le riforme di questo mondo, ma se non aumenterà il numero delle ispezioni nei cantieri, i morti non diminuiranno. In questi giorni, passeggiando per le strade di New York, si può leggere un cartello enorme vicino a un cantiere: «Se vedi qualcosa che non va in questi lavori chiama: ti garantiamo l'anonimato».
29 maggio 2012

Fonte: Corriere della Sera

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