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lunedì 21 maggio 2012

Una mattinata persa di Gabriela Adameşteanu

A parte i farabutti, quanti della nostra età non hanno sofferto? Una generazione, potrei dire, sacrificata… Due guerre, fortune perdute, terremoti, arresti, prigioni piene, terrore e miseria!... Quando ripenso a com’eravamo nell’inverno del ’52 - ti ricordi ancora quell’inverno terribile? Ci aveva colto di sorpresa e non c’era più legna…
Quando si tratta di un libro immenso, è sempre difficile parlarne. È difficile decidere da dove iniziare per riuscire a farne capire il valore. Meglio, forse, gettarsi a capofitto: Una mattinata persa della scrittrice rumena Gabriela Adameşteanu è un capolavoro. È un libro ‘europeo’, e con questo voglio dire che ci riguarda tutti - è uno di quei rari e grandi libri che riescono ad intrecciare le storie dei singoli con la Storia del loro paese e, nello stesso tempo, ci fanno sentire parte di quella Storia e di quelle storie anche se apparteniamo ad un altro luogo e ad un altro tempo.

Potrei iniziare parlando dei personaggi, che sono tanti. Il romanzo incomincia con la voce di Vica, una donna anziana che esce di casa al mattino perché non ce la fa a passare tutto il giorno in compagnia del marito. Il suo è un lungo monologo interiore che, ogni volta che incontra qualcuno, si trasforma in dialogo. Vica che si avvia per le strade di Bucarest ci ricorda Leopold Bloom che si aggira per Dublino, o Mrs. Dalloway che va a fare spese per Londra. E tuttavia la voce di Vica è inconfondibile, i suoi pensieri sono più facili da seguire di quelli di Leopold, o di quelli dei personaggi della Woolf. Vica ha un linguaggio colorito, a tratti sboccato. È una donna del popolo che ha vissuto due guerre, che ricorda lo zeppelin che sganciava le bombe sulla città quando era bambina. Vica passa a salutare la cognata, incontra il nipote. La sua meta finale è la casa di Ivona, figlia della Madame Ioaniu presso cui un tempo si recava a fare lavori di cucito.
Ivona è l’antitesi di Vica: suo padre era lo stimato professor Mironescu, lei stessa è stata insegnante, sua madre era una gran signora (o almeno, si presentava come tale) e aveva sposato in seconde nozze il generale Ioaniu. Quando Vica parla di Sophie Ioaniu, si sente la sua ammirazione per lei. A sentire Vica, sarebbe stato il primo marito, in punto di morte, a chiedere all’amico Ioaniu di sposarla. La versione di un altro personaggio è un po’ diversa: tutta Bucarest sapeva che Sophie Mironescu andava a letto con Ioaniu quando il marito era ancora in vita. È un dettaglio significativo dello stile narrativo del romanzo: capita spesso di sentire una differente versione dei fatti, da parte di parecchie persone. A volte c’è una frase ripetuta, con diverse implicazioni, da più di un personaggio. Come nel caso della domanda, ‘perché Sophie aveva chiesto a Titi Iolamiteanu di andare prima a casa loro?’. Se lo chiede la sorella di Sophie, se lo domanda il marito geloso che spia l’incontro dei due (e ne soffre) in una delle scene chiave del romanzo.

L’età di Vica fa sì che lei riassuma in sé tutta la storia del ‘900 rumeno. Il professore Mironescu, nelle sezioni del libro che sono come dei flash back innestati da una fotografia, rappresenta il passato lontano, le discussioni intorno a lui sulla scelta dell’alleanza in vista della prima guerra mondiale pongono il quesito di quale sia il ruolo degli intellettuali nella politica di un paese. Ci rendiamo conto, leggendo le pagine del diario del professore, datato 1916, di quanto la situazione della Romania fosse simile a quella della Polonia - entrambi stati schiacciati fra due potenze nemiche. Ivona, suo marito e il loro figlio che ha abbandonato il paese per l’Occidente, sono il passato più recente, quello della seconda guerra mondiale e del regime comunista. Sono la paura della Securitate, delle carceri, dei lavori forzati, delle fughe all’estero di cui si parla allargando il cerchio con altri personaggi, tutti vivissimi, che si imprimono nella memoria.

Potrei proseguire parlando delle tematiche del libro - quella delle scelte politiche, dell’emigrazione, dello stato di corruzione del paese, del complesso di inferiorità rumeno nei confronti dell’Occidente, del ‘colonialismo’ dei paesi occidentali che guardano alla Romania con sufficienza sprezzante, della bruttezza di Bucarest.
Non finirei più di parlare di Una mattinata persa. Termino con l’immagine di un personaggio che non è di carne e ossa ma di pietra e mattoni: la casa di Ivona, che era quella di suo padre. Una dimora signorile che è passata attraverso le traversie dei suoi abitanti e della stessa Romania, dapprima lussuosa in ogni dettaglio, dagli arredi al giardino, quando ancora c’era la monarchia, poi sempre più trasandata, quando agli Ioaniu era stato concesso di occuparne un solo piano all’inizio del regime comunista; dopo ancora la famiglia di Ivona era rientrata in possesso dell’intera casa, ma - a che pro rimetterla in ordine? La casa passerà allo Stato, il figlio di Ivona ha perso il diritto di proprietà andando all’estero.

L'autrice
Una mattinata persa è un libro che riserba nuove bellezze ad ogni lettura - perché questo è un libro che vorrete rileggere.
Gabriela Adameşteanu - Una mattinata persa
Titolo originale: Dimineaţa pierduta
Traduzione di Roberto Merlo e Cristiana Francone
pagg. 456, 18,00 € - Edizioni Atmosphere Libri 2012 (Biblioteca dell'acqua)
ISBN 978-88-6564028-9

La biografia di Adamesteanu Gabriela

15 maggio 2012
Di Marilia Piccone

Fonte: WUZ

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