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domenica 12 agosto 2012

Catrinel Marlon: Venezia sarà la mia Olimpiade

Spettacoli
09/08/2012 - intervista
Catrinel Marlon, con "La città ideale" in concorso alla Settimana della critica

MICHELA TAMBURRINO

milano

È rumena ma la scelgono in pubblicità perché ricorda Sophia Loren. È rumena ma viene preferita a un’italiana da un regista, Luigi Lo Cascio, che non voleva straniere. Catrinel Marlon, al secolo Menghia è una modella affermata e oggi anche un’attrice molto richiesta. Soprattutto è un’atleta, figlia di atleti, sorella di atleta.

Marinel, chi è, da dove viene?
«Sono nata nel 1985 a Iasi in Romania da genitori diciannovenni. Mia madre era una ginnasta e si allenava con Nadia Comaneci, mio padre era un campione dei 400 metri ostacoli tanto che Ceausescu, visto che non avevano casa, gli offrì un appartamento, dono per i suoi risultati sportivi. Io ho cominciato come ginnasta ma ero troppo alta e sono passata all’atletica, specialità di mio padre. Mia sorella Lorena era una vera star, campionessa europea di salto in alto. Poi si è rotta un ginocchio, tre operazioni e addio gare. Io a sedici anni ne avevo abbastanza. Basta scuola e basta sport. Con una bugia, che a Bucarest mi avrebbero allenata meglio, sono andata via da casa. Prima ho fatto un po’ la hostess nei convegni, poi in Grecia, la modella. I miei protestavano ma quando da lì ho cominciato a mandare soldi, allora sono stati zitti. Mia madre che lavorava nei treni, oggi non lavora più. A mio padre, tassista, ho comprato un bar e lui è felice».

E lei dove vive?
«Tra New York e Milano. Sono una modella commerciale, per cataloghi e campagne pubblicitarie. Sono testimonial di Fiat Abarth, campagna presentata con successo ai Superbowl. Ho anche sfilato per Armani; le altre portavano vestiti a me ha fatto indossare il costume da bagno».

Il passaggio al cinema?
«La mia agente mi aveva vista disinvolta davanti alla telecamera e mi ha mandato ai casting. Io non volevo, mi piace la moda. Poi l’anno scorso, in un momento brutto per me, ho voluto provare. Ho fatto un corto per Federico Brugia che poi mi ha voluto in un piccolo ruolo in un film che stava girando in Ungheria. Interpreto una ragazza bipolare. Lui non poteva sapere che io ho una zia affetta da questa malattia, chiusa in ospedale, sapevo sull’argomento più di quanto mi si richiedeva nel film».

E con Lo Cascio?
«Sempre la mia agente. Mi ha detto di andare al casting perché si trattava di un film importante. “Non ti prenderanno mai però vai a vedere lo stesso”. Così ho fatto. Luigi Lo Cascio al suo esordio da regista, non mi voleva in quanto straniera. Poi mi ha fatto mille provini e ha cambiato la sceneggiatura pur di prendermi: la famiglia italiana borghese è diventata una famiglia rumena i Petrescu. Io studio arte a Siena, sono una ragazza molto strana che incontra il protagonista, Lo Cascio, in una situazione particolare e forse gli cambia la vita. Lui dice che si tratta di un giallo morale, per me è una commedia sofisticata. Luigi è un ragazzo molto simpatico, mi ha aiutata moltissimo».

Quel che sia, l’importante è che «La città ideale» andrà alla Mostra di Venezia
«Io sono già emozionata. Pensi che è l’unico film italiano in concorso alla Settimana della Critica. Il mio primo tappeto rosso... E non me lo potrò godere perché sarò nel vivo delle riprese del nuovo lavoro di Leone Pompucci, “Leone e il basilico”, drammatico. Anche qui sono una ragazza strana che vive in strada con il suo bambino. Chissà perché mi fanno sempre fare la parte della disturbata».
E lei si sente strana?
«Stranamente fortunata».

Fonte: La Stampa

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