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domenica 12 agosto 2012

Oana che vuol essere una pm. "Sarò la prima di origine romena"

Studentessa di giurisprudenza, a 25 anni ha appena terminato il tirocinio e discuterà la tesi a settembre, poi tenterà il concorso per entrare in magistratura. Ma prima deve ottenere la cittadinanza italiana: "Il bando lo prevede, altrimenti non potrò partecipare"
di ANDREA GIAMBARTOLOMEI

Oana Andreea Mecles è arrivata per la prima volta in Italia dieci anni fa

È determinata e ha un obiettivo chiaro: diventare il primo magistrato in Italia di origine romena. Oana Andreea Mecles è una studentessa di giurisprudenza all'Università di Torino, ha 25 anni e ha appena finito il tirocinio alla procura: "È stata un'esperienza che mi ha incentivato a continuare", racconta.

A settembre discuterà la tesi e poi, se riuscirà a passare il test d'ingresso, entrerà alla scuola di specializzazione per le professioni legali. Nel frattempo, prima dei concorsi per diventare magistrato, dovrà ottenere la cittadinanza perché - sebbene sia una cittadina comunitaria - "il bando prevede la cittadinanza italiana", ammette lei. Un ostacolo burocratico si pone sul suo percorso, ma non demorde. Oana vive in Italia da dieci anni, da quando è giunta da Viseu De Sus, nel nord della Romania. "I miei genitori sono arrivati qui prima di me. Li ho raggiunti nell'aprile 2002 per una vacanza e poi ho deciso di restare e iscrivermi a scuola qui". All'inizio però è difficile: "Non sapevo una parola di italiano. Studiavo a memoria senza capire. Con un piccolo dizionario traducevo parola per parola i libri di testo. Eppure non sono mai stata bocciata e non ho mai avuto alcun debito".

Dopo il diploma all'Istituto tecnico commerciale di Carmagnola si iscrive a giurisprudenza: "All'inizio leggevo i testi e pensavo: "Figuriamoci se riesco ad acquisire questo linguaggio"". Studia quasi quattordici ore al giorno su libri di almeno 500 pagine: "Ho passato periodi da convento. Però ho anche dato quattro esami in dieci giorni e così li ho finiti a febbraio, in anticipo, per dedicarmi al tirocinio". L'impegno messo nello studio serve anche per ripagare i sacrifici fatti dalla madre infermiera, dal padre e dal fratello operai che la sostengono: "Sarò la prima laureata della famiglia. Tutti i sacrifici che hanno fatto e quelli che ho fatto io devono essere ripagati. Mi hanno dato una carica incredibile". Oltre a questo impegno però ha anche le "150 ore", il lavoro nell'emeroteca della facoltà e una tesi in diritto commerciale da discutere. Una stakanovista, per questo le danno fastidio gli studenti che non si impegnano: "Perdono tempo", dice sorridendo. Oana invece procede per la sua strada. Il periodo passato in procura l'ha convinta della sua scelta perché, oltre ai benefici di un lavoro fisso, "il magistrato può dare un contributo alla società e poi - afferma - mi piace la dinamicità del lavoro da procuratore". Un lavoro che ha imparato in questi mesi: "Il primo giorno non sapevo neanche come iniziare - spiega - Si parte da una notizia di reato per fare indagini che non ci si aspetterebbe. È stato positivo riscontrare il lato pratico degli studi. In università c'è troppa teoria e bisognerebbe imparare ad applicarla alla realtà".
(08 agosto 2012)

Fonte: La Repubblica

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