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sabato 11 agosto 2012

Romeno ha un malore e annega

Tragedia nella peschiera della zona di Mogadiscio. Il 51enne pescava le arselle
di Antonello Palmas

OLBIA. «Quello è mio padre, ho solo lui». Sono stati momenti davvero tragici quando Nina è arrivata di corsa e in lacrime, avvertita da alcuni parenti: il genitore, il 51 enne romeno Petre Cardas, era stato trovato morto nelle acque della peschiera nella zona di Mogadiscio. Stroncato da un malore mentre era impegnato a pescare arselle, dicono i carabinieri. La ragazza, che non smetteva di urlare, di chiamare e abbracciare il padre, una scena troppo dura da sopportare per chi ha assistito alla fase del recupero da parte dei sommozzatori dei vigili del fuoco. E molti sono andati via per non vedere.

Cardas era un personaggio piuttosto noto in città, dato che girava sempre con 5-6 cani prevalentemente nell’area tra il cimitero e Auchan. Sgomberato dall’ex artiglieria, come diversi connazionali purtroppo senza fissa dimora, quindi anche da un rudere nei pressi del distributore di Poltu Cuadu, si era stabilito nel fortino in cemento a Mogadiscio, lo stesso sul quale sventolava una bandiera romena, con i suoi cani. Nell’area c’è una numerosa colonia di disperati che vivono di espedienti. I conoscenti dicono che la figlia gli aveva proposto di andare a casa sua, ma lui preferiva vivere in quel modo.

Ieri mattina è stato notato mentre si calava in acqua con un rampino, l’attrezzo utilizzato per pescare le arselle. Intorno alle 11.00 la famiglia di un maresciallo dell’esercito in pensione, di origine olbiese, Emilio Fresi, ha notato qualcosa nell’acqua e guardando bene si è capito che si trattava di un uomo. C’era un cane che, mentre un altro attendeva sul molo, si tuffava più volte, raggiungeva il cadavere e cercava di scuoterlo col muso, per poi tornare sul moletto. I turisti hanno chiamato il 118 e la zona si è riempita di forze dell’ordine. Anche grazie all’atteggiamento dei due animali che scrutavano il mare, già prima del recupero del corpo, bloccato dal rampino, si era già capito che si trattava di Cardas. Ed è stato subito chiaro che non vi fosse alcun mistero, ma fosse “solo” un tragico incidente. Le urla di Nina hanno risuonato per molto tempo nella laguna.

08 agosto 2012

Fonte: La Nuova Sardegna

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