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domenica 28 ottobre 2012

Anche i rumeni lasciano l’Italia: troppe tasse e burocrazia

26 Ottobre 2012
di CARLO MELINA

“La prossima settimana torno a casa. Mi spiace, ma sono l’ultimo rimasto. E a queste condizioni non posso andare avanti. Non ce la faccio”. Queste le ultime parole da italiano di Irinel Sociu, impiegato nel settore dell’edilizia, con partita Iva, specializzato in ristrutturazioni e restauri. Parole pronunciate con un forte accento veneto e un pizzico di nostalgia: “Quando sono arrivato, nel 2000, mi sono stabilito nella periferia padovana. Ad insegnarmi il lavoro sono stati i vecchi veneti: ero uno dei pochi ‘giovani’ che accettavano i loro metodi. La gran parte degli apprendisti, tutti italiani, lasciava subito. I vecchi esigevano rispetto e dedizione che, per me, che sono stato educato in modo più tradizionale, erano scontati. Quindi mi hanno accettato e mi hanno insegnato il mestiere. Per alcuni anni, poi, le cose sono andate bene. Mi sono sposato, ho avuto un figlio. Ma poi… il disastro”.

Un disastro cui Irinel, che non vede alcun futuro per l’Italia, ha deciso di sottrarsi: “Eravamo in tanti a Padova. Ora siamo sempre meno. I miei amici sono andati tutti via. Mio fratello è l’unico a non essere tornato a casa. Si è stabilito in Valle d’Aosta, provincia a statuto speciale. A lui le cose vanno bene – spiega Irinel – Ma temo che primo o poi la crisi arriverà anche là, perché le politiche del governo italiano sono sbagliate. Per una volta la Romania ha fatto scuola”.

Irinel si riferisce alle scelte in materia fiscale del premier rumeno, che, differentemente dal suo omologo italiano, ha tagliato le tasse: “In Romania il premier ha attuato una vasta manovra di defiscalizzazione, introducendo per decreto un’aliquota unica del 16 per cento sulle piccole imprese. La cosa incredibile è che oltre a salvare la nostra economica, ha portato un sacco di imprenditori esteri a casa nostra. Ha idea di quanti italiani ci sono? I serramenti per la mia casa, per esempio, sono made in Romania, ma li ha fatti un italiano”.

Non solo tasse: l’Italia, secondo l’imprenditore edile, muore anche di burocrazia: “Una volta mi ferma la polizia e mi sequestra il camion. Come mai? Semplice. Anni prima ero passato col rosso e mi avevano fatto una multa. Presentato il ricorso, ho cambiato casa e, nonostante ripetute segnalazioni con l’indicazione del nuovo indirizzo, nessuno mi ha più contattato. Fatto sta che, senza dirmi niente, non avendo più saputo come ritracciarmi, Equitalia mi ha messo sotto sequestro il camion, a mia insaputa. Alla fine ho pagato 500 euro e ho ripreso a lavorare – si sfoga Irinel – E poi, a convincermi a partire, c’è la questione prezzi: qui è aumentato tutto. Dalla benzina ai beni di consumo. Peccato che, quando va bene, si guadagna come 7 anni fa. Ora che ho un figlio devo spendere 450 euro al mese di asilo più 650 all’anno di iscrizione. Una follia!”

Il settore è fermo, le commesse sono calate, ma le scadenze si accumulano: “Col pubblico è impossibile lavorare, perché ti paga troppo tardi. Col privato, be’… non c’è più niente da fare. Si mangiano tutto geometri e architetti. E poi ci sono Iva, Inps e centomila altre voci da saldare. Pensi che in Romania non funziona così: Per aprire una srl ci metti pochi giorni, paghi il 16% fino a 100.000 euro di reddito, e non hai gli studi di settore, quindi puoi scaricare quanto vuoi e investire quanto vuoi. Inps e Inail non sono obbligatorie: con 50 euro al mese mi pago l’assicurazione privata e con 150 il fondo pensione. Altro che Italia – conclude Irinel – Attualmente sto ridipingendo la casa che avevo preso in affitto, voglio riconsegnarla pulita. Questo sarà l’ultimo lavoro che farò qui. Del resto ho già comprato una piccola gru e tutti gli attrezzi necessari in Romania. Quando parto? la settimana prossima”.

Fonte: L'Indipendenza

2 commenti:

Angelo ha detto...

Purtroppo anche il lavoro di badante, tradizionalmente riservato alle donne rumene viene ora nuovamente accettato dalle italiane.
La crisi economica infatti non consente più di agli italiani di scegliersi il lavoro più piacevole ma dobbiamo prendere anche noi quello che c'è. Ancora possibilità di lavoro offre invece il settore sanità: molte infermiere in Italia sono straniere.

Anonimo ha detto...

AUGURI !!! Sono un Italiano che lavora in Romania e ho condiviso su FB la vostra lettera che condivido pienamente nei contenuti.

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