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domenica 21 ottobre 2012

La messa in romeno richiama i fedeli: «Ci sentiamo a casa»

Cervignano, il parroco: «È in crescita il numero dei fedeli». Il web: «Esiliati a Scodovacca». Il sindaco: «Paese ospitale»

di Elisa Michellut

CERVIGNANO. Continua a far discutere la messa in lingua rumena che viene celebrata ogni domenica, alle 11, a Scodovacca e intanto aumentano i rumeni cattolici che partecipano alla funzione. I cervignanesi si dividono tra favorevoli e contrari e c’è anche chi chiede spiegazioni al sindaco attraverso il sito del Comune.

La notizia, pubblicata dal Messaggero Veneto, recentemente aveva suscitato anche la reazione dei politici, tra cui il segretario della Lega Nord, Matteo Piasente, il quale aveva criticato aspramente l’iniziativa e, al contempo, aveva chiesto, provocatoriamente, quando sarà possibile assistere a una messa in friulano a Bucarest. Ora intervengono i diretti interessati.

«Ci sentiamo a casa – spiega una ragazza rumena che abita a Cervignano da dieci anni –, è bello poter assistere a una messa nella nostra lingua madre. Sono venuta in Italia per lavorare, non è facile integrarsi in un Paese straniero». Anche Katinka si è trasferita a Cervignano per lavoro. «La messa in rumeno – dice - è un forte segnale di apertura. Non parlo ancora bene l’italiano, esprimere la mia fede nella mia lingua madre è importante».

Il parroco, don Dario Franco, conferma: «Il numero delle persone che partecipano alla funzione domenicale in rumeno cresce. Stiamo aiutando queste persone a vivere meglio la dimensione cristiana della loro vita». Come detto la gente ha pareri contrapposti. «Celebrare una messa in lingua rumena – spiega Roberto – è un segnale di considerazione verso una comunità che esiste, non è certo una ghettizzazione. Non importa in che lingua si prega, l’importante è pregare».

Sul sito del Comune, il signor Patritti, scrive: «Le messe in rumeno non sono certamente una strada per integrare gli immigrati di quel paese. Capisco due o tre volte l’anno, in occasione di ricorrenze particolari, ma su base settimanale direi di no. Da notare che la parrocchia li ha “esiliati” a Scodovacca». Il sindaco risponde: «Scodovacca non è un luogo di esilio, ma un paese abitato da persone che si distinguono per un profondo senso di apertura e ospitalità. Sentimenti questi che io credo debbano far parte del bagaglio di umanità di tutti noi».

07 ottobre 2012

Fonte: Messaggero Veneto

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