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mercoledì 7 novembre 2012

Finisce in carcere da innocente muore prima di essere risarcito

Per la Corte d’Appello aveva diritto a 64.000 euro

di Michela Allegri

ROMA - Una storia triste, di ingiustizia e dolore, quella di Copil Vasile, cittadino romeno di 51 anni, inseguito dalla cattiva sorte. È morto il primo maggio scorso, il giorno della festa dei lavoratori, cadendo da un’impalcatura davanti agli occhi del figlio, muratore anche lui, assunto nello stesso cantiere del padre a Rocca di Cambio. L’ennesimo caso di morte bianca il suo, che ha fatto molto scalpore, proprio perchéavvenuto in un giorno particolarmente simbolico per i lavoratori. Nel caso di Copil, però, il fato sembra essersi particolarmente accanito, perché il giorno in cui è precipitato dal terzo piano dell’impalcatura, la sua vita poteva cambiare: era in attesa di una risposta.

O meglio, di un risarcimento, autorizzato a marzo scorso dalla Corte di Appello di Roma: 64 mila euro, per aver subìto un’ingiusta detenzione. Il romeno, infatti, nonostante fosse incensurato, era finito in carcere e ci era rimasto per quasi un anno. Accusato di una rapina che era avvenuta il 20 ottobre del 2009 e della quale lui non era responsabile.

A far scattare l’indagine era stata la denuncia di una signora che aveva raccontato alle forze dell’ordine di essere stata derubata del portafoglio in pieno centro storico, nei pressi di Campo de’ Fiori. «Sono stata aggredita da due uomini di origine romena - aveva ricordato alle forze dell’ordine - Hanno minacciato anche di stuprarmi se non avessi svuotato la borsetta». Li aveva riconosciuti poco tempo dopo, in fotografia. Aveva indicato il volto di Copil e quello di un altro uomo, tra le foto segnaletiche che le erano state mostrate. La faccia di Vasile si trovava nello schedario perché era entrato clandestinamente in Italia, anche se non aveva mai commesso crimini.

La signora era certa che fossero loro gli aggressori. Copil era stato arrestato con l’accusa di rapina e tentata violenza, il 10 marzo del 2010. Si era sempre difeso dicendo che di quel fatto non sapeva nulla. Ma era rimasto in carcere fino al 25 gennaio dello scorso anno. Quando, a conclusione del processo di primo grado, era stata pronunciata nei suoi confronti una sentenza di piena assoluzione. La signora si era sbagliata, perché la sua descrizione non corrispondeva affatto con le testimonianze emerse durante il dibattimento.

La faccia del vero aggressore era infatti difficile da dimenticare, soprattutto per un particolare: aveva due enormi occhi azzurri, che risaltavano ancora di più perché, nel giorno della rapina, indossava un maglione blu. Copil, però, non aveva gli occhi azzurri, e nel suo armadio non ricordava nemmeno di avere un maglione blu.

Una volta assolto e immediatamente scarcerato, assistito dall’avvocato Andrea Manasse, l’uomo ha presentato una richiesta per ottenere il risarcimento per ingiusta detenzione. Non lo ha fatto soltanto per una questione economica, anche se durante i mesi trascorsi lontano da casa aveva lasciato una moglie e tre figli, uno dei quali minorenne. Lo ha fatto perché aveva subìto un torto. A marzo, la Corte di Appello ha accolto la sua richiesta, quantificando la somma in 64 mila euro. L’ordinanza è stata inoltrata al ministero dell’Economia e delle finanze. E il primo maggio, Copil doveva ricevere la risposta. Ma la buona notizia non ha fatto in tempo a raggiungerlo, perché la tragedia: è morto cadendo dall’impalcatura. Saranno ora i suoi familiari a ritirare il giusto risarcimento.

Martedì 06 Novembre 2012

Fonte: Il Messaggero

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