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martedì 27 novembre 2012

In diocesi: Il cardinale Vallini ai romeni: «Nessuno è solo nel viaggio della vita»

Il vicario del Papa per la diocesi di Roma ha incontrato la comunità che si ritrova a Santi Vitale e Compagni Martiri nella festa di Cristo Re, ricevendo anche l'onoreficenza "Stella della Romania» di Graziella Melina

«Avete lasciato la vostra patria, in cerca di un futuro migliore; forse alla ricerca di un lavoro, o di cure mediche, oppure per perfezionare la formazione, o spinti dal desiderio di esprimervi in un mondo che Dio ha creato per tutti». La vita «è travagliata», ma «non dobbiamo scoraggiarci di fronte a tutte le difficoltà e tribolazioni. Non siamo abbandonati ed emarginati». Si è rivolto così il cardinale Agostino Vallini domenica 25 alla comunità romena che ha partecipato alla celebrazione eucaristica nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo nella basilica di Santi Vitale e Compagni Martiri in Fovea. Un incoraggiamento, dunque, alla speranza. Nonostante le difficoltà. E i momenti di dolore. Come quello che il cardinale vicario ha voluto ricordare proprio all’inizio della Messa: ossia la tragica vicenda dei sei romeni morti in Calabria «alla fine di una faticosa giornata di lavoro». Il dolore di questo evento, aveva detto il cardinale, si unisce «a tutte le altre esperienze dure, difficili, sofferte, di tutto il mondo dell’emigrazione, del popolo abbandonato, solo».

Tra gli oltre 30 concelebranti, sull’altare c’era il parroco monsignor Daniele Micheletti, il cappellano della comunità romena, don Isidor Iancovic, monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni, oltre a numerosi sacerdoti romeni di altri riti. Centinaia i fedeli che hanno riempito la basilica di via Nazionale. Alcuni con l’abito tradizionale della propria regione di origine. Una «comunità cattolica, plurale, multilingue e tuttavia senza frammentazioni e dispersione», quella romena a Roma, come ha detto il parroco. «In questo Anno della fede – ha poi aggiunto don Iancovic - è particolarmente importante per noi essere confermati nel nostro cammino di adesione al Signore Gesù per poter dare una testimonianza autentica e viva della forza del Vangelo».

Ad animare la Messa, celebrata in italiano e in romeno, i canti della comunità e quelli dei seminaristi di rito greco cattolico del Collegio Pio Romeno. «Oggi lo sguardo è invitato a fissarsi in colui che è all’origine di questa storia – ha detto il cardinale durante l’omelia -. Gesù è il re di tutto ciò che viene da Dio e a Dio tornerà». Ma a proposito della regalità di Gesù il cardinale Vallini ha spiegato: «Nel linguaggio corrente la regalità è segno di potere, di dominio, di forza, di colui che dirige i popoli. Quella di Gesù è presentata in un contesto drammatico». Il dominio di Dio e di Cristo rappresenta «la natura di un regno di amore»: si tratta dunque di «una regalità, che è la signoria dell’amore, dell’umiltà, del servizio, della carità, dell’offrire all’uomo un itinerario. Il regno di Dio è quello di chi non ha paura di umiliarsi, di farsi piccolo».

Alla fine della celebrazione, al cardinale Vallini è stata conferita l’onorificenza “Stella della Romania” assegnatagli del presidente romeno Traian Basescu. A consegnarla Bogdan Tataru Cazaban, ambasciatore presso la Santa Sede, che ha espresso «apprezzamento e gratitudine da parte delle autorità romene per l’attenzione, la sollecitudine e la cura del cardinale Vallini quale vicario del Papa nei confronti dei romeni». L’emigrazione, ha sottolineato l’ambasciatore, «ha generato situazioni alle quali il Vicariato ha risposto con cura paterna». Alle parole di Cazaban i fedeli hanno risposto con un lungo applauso.

«Come cristiani - ha commentato subito dopo il cardinale ringraziando l’ambasciatore – noi dobbiamo sostenere soprattutto nei fratelli che vivono lontano dalle loro case e dai loro affetti la fiducia che Dio non abbandona nessuno e che, con l’aiuto della grazia divina, anche le ferite dello sradicamento e del distacco sono più tollerabili… "La vita – ha scritto il Papa Benedetto XVI - è come un viaggio sul mare della storia. Gesù Cristo è la luce per antonomasia, ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine, di persone che donano luce traendola dalla sua luce e offrono così orientamento per la nostra traversata”».

26 novembre 2012

Fonte: RomaSette

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