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giovedì 27 dicembre 2012

La gioventù rumena della tedesca Herta Muller

In due volumi i ricordi dell'adolescenza nel Banato, la regione di lingua tedesca, ultima frontiera orientale della latinità. E Keller continua a esplorare il percorso narrativo della vincitrice del Nobel nel 2009

Stefano Giani - Lun, 17/12/2012

Uno stralcio di vita. Vissuta. E di ricordi attraversati con la faccia della bambina che prende carta e penna e mette sul foglio i momenti tristi di una gioventù travolta dal onnipotenza vigliacca del dittatore di turno..

Siamo nel Banato rumeno di lingua tedesca. Qui nasce Herta Muller, divenuta premio Nobel per la letteratura nel 2009, che rievoca in due libri della sua consistente produzione il suo periodo di gioventù nel Paese di lingua latina, oggi pubblicati da Keller. "Il re s'inchina e uccide" (Keller, pp. 96, euro 12) si compone di due saggi nei quali l'autrice parla delle sue idee sulla scrittura e sulla lingua in rapporto ai contesti geografici, un retaggio chiarissimo per una donna nata e cresciuta in una regione, parte di uno Stato che parla un idioma diverso. Il libro agile, ma di non facile lettura per chi non fosse proprio appassionato dei misteri che si nascondono dietro la scelta di un linguaggio, rappresenta in un certo qual senso un assaggio di quanto il lettore potrà invece trovare nelle pagine dell'altro volume, "Il paese delle prugne verdi" (Keller, pp. 256, euro 13,60).
Questo è infatti un romanzo, vincolatissimo quindi ai canoni della narrativa, nel quale l'autrice racconta un pezzo di storia sociale e quotidiana della Romania, vista dagli occhi di un gruppo di ragazzi. E dai loro volti si intravvede un po' tutto. Speranze. Amori. Ambizioni. Lavoro. L'oppressione di un governo autocratico guidato dall'ingombrante Ceausescu. L'esilio. Il suicidio. L'angoscia. Le pesanti eredità di un regime che soffoca, non consente di superare l'arretramento nel quale l'intera nazione si dibatte. E da null'altro, se non dalle vite di quattro giovani uniti dai tempi della scuola, diventano più evidenti le difficoltà di un intero Paese. Lo stesso che una scrittrice vive dalla sua nascita pur appartenendo a una comunità etnica e linguistica differente. E' come se essa fosse, in buona sostanza, una spettatrice interessata e coinvolta nelle vicende di una nazione che la contende con un'etnia differente. E' la storia di una gioventù disgraziata, cresciuta negli anni più duri della guerra fredda. Quando il muro contro muro era più rigido di qualunque cortina già di per sé impenetrabile.

Fonte: Il Giornale

1 commento:

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