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martedì 30 aprile 2013

L'assurdo narrato dall'erede rumeno di Borges e Kakfa

10.04.2013

IL LIBRO. «Nostalgia», storie indecifrabili
Mircea Cartarescu: la letteratura come indagine delle mostruosità

Mircea Cartarescu

Mircea Cartarescu, 56 anni, di Bucarest, è considerato il maggior scrittore della letteratura rumena odierna. La sua presenza all'ultimo Salone del libro di Torino ha permesso di conoscerlo meglio. La raccolta di racconti Nostalgia (Voland, 430 pagine, 18 euro) presenta cinque storie — L'uomo della roulette, Il mendebile, I gemelli, REM, L'architetto — unite da contiguità stilistiche, che per l'autore formano un unico romanzo. Addentrarsi nella lettura è come porsi in un labirinto alla Borges o Kafka (non a caso sono i suoi ispiratori) dove la visionarietà dell'autore sconfina nell'assurdo e alimenta una profonda inquietudine sul significato dei testi. L'autore ammonisce a «non decifrare perché non c'è cifra, non decriptare perché non c'è cripta, ma indovinare, secondo l'arte della mantica». In L'uomo della roulette il protagonista è un poveraccio che finisce nelle bische dei giocatori di roulette russa e cerca di «scampare-campare», con la doppia sfida di uscire indenne dal colpo di revolver e di guadagnarsi da vivere riscuotendo le puntate. Sei pallottole nelle sei camere di scoppio del caricatore è l'apice impossibile della sua carriera. La sorpresa del finale cede subito all'amarezza di un inatteso epilogo, che induce nel lettore l'annunciata preoccupazione interpretativa. Il mendebile, neologismo per psicolabile, debole di mente (mendebilul in rumeno) è uno squarcio sull'infanzia con una banda di ragazzini sconvolta dall'arrivo di un piccolo saggio che racconta storie capaci di ipnotizzare i presenti. Il suo carisma lo porta a essere oggetto di scherno e a finire nella rete delle bassezze del gruppo. Di nuovo si pone il problema interpretativo: si allude a una figura reale, oppure alla condizione di escluso dell'intellettuale? Quest'ultima è la chiave preferita dai critici per spiegare un po' tutte le storie allucinate di Cartarescu, che ha subito per gran parte della sua vita la dittatura di Ceausescu. Allora «la censura si realizzava a più livelli e in ciascuno toglievano qualcosa dal tuo libro, come se gli stessi controllori, avendo paura del regime, dovessero dimostrare qualcosa; tutto veniva mutilato». Molta parte della sua opera, aperta al surreale, all'onirico e ai temi freudiani, andrebbe dunque letta in questa direzione, anche se l'autore ha sempre difeso gelosamente una sorta di diritto dell'assurdo a non giustificarsi. Un'iperbole incredibile è anche nel racconto finale, L'architetto, dove un uomo installa nella sua automobile Dacia la novità del secolo, un clacson che suona melodie immortali: consuma tutta la vita dentro l'auto a perfezionarlo, fino a trasformarsi in un tutt'uno con la macchina e assumere dimensioni gigantesche quanto il cosmo per l'idea folle di melocrazia, l'assoluto governato dalla sua musica. È una riflessione sulla degenerazione alienante dell'egoismo, ancora con uno sfondo difficile di ulteriori significati. «Tutta la letteratura è teratologia», sostiene Cartarescu, ossia fa i conti con le mostruosità create dalla fantasia umana.

Stefano Vicentini

Fontee: L'Arena

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