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lunedì 8 aprile 2013

Quando a Reggio muore un rumeno

Venerdì 29 Marzo 2013

di GIACOMO ROMEO – (Riceviamo e pubblichiamo) Sambatello ha perso una risorsa preziosa. Aurelio, grande lavoratore rumeno, se n’è andato per sempre da questo paese. La sua nuova dimora è un luogo meraviglioso governato dall’Amore dove tutti vengono liberati dalle angosce e dalle pene.

Mentre alcune nuvole nere riverberavano sui vigneti vicini una luce diafana, gli amici di Aurelio portavano a spalla il feretro per le viuzze del paese fino alla Chiesa di S.Maria delle Grazie.

Infinita la commozione tra la folla per la morte di un giovane che lascia la vita terrena a soli 50 anni. Il corteo si muove lentamente seguito da tanta gente affranta. La folla romena intona, a voce alta, canti e preghiere. Negli occhi dei romeni, accorsi numerosi da ogni parte della città, leggo il disprezzo per la loro situazione di immigrati. Hanno lasciato la loro terra con la grande speranza di realizzare un sogno: trovare un lavoro e una vita dignitosa. Ma incontrano una situazione grave e difficile. Si accorgono di essere sfruttati, riescono appena a sopravvivere con il salario percepito, e soffrono tantissimo per la lontananza dal loro paese. Per la mancanza dei loro affetti. Conducono una vita sobria per vivere e per raggranellare qualche soldo da inviare ai loro cari. Talvolta svolgono più lavori sottoponendosi ad impegni sovrumani , si privano persino del cibo, sapendo che altre bocche lontane aspettano il necessario per sfamarsi.

Mentre pregano in fila, un brivido di sgomento li coglie : E se faranno la fine di Aurelio? Se rimarranno per sempre in terra straniera senza nemmeno il conforto dei loro cari? Senza un fiore sulla tomba?

Sui primi banchi della Chiesa non ci sono i parenti di Aurelio, ma solo i suoi amici più stretti. Manca la figlia, il padre, la sorella suora. Chi poteva pagare un viaggio aereo per consentire loro di arrivare in tempo per presenziare al funerale e per dare l’ultimo addio?

Come uscire dal dolore? In che modo la vita dei disgraziati come Aurelio può essere trasformata in una vita accettabile, che dia un po’ di serenità, che faccia nascere il desiderio di viverla? Come fare scorrere dentro di loro la vera vita e scacciare in loro la macchina per fare solo i soldi per mantenere i parenti lontani?

A questo punto, credo ci sia bisogno dell’intervento di tutta la società civile e politica. Devono fare qualcosa le istituzioni, le autorità religiose tutte. Ognuno deve farsi carico di questi problemi, è necessario fare dei piani di intervento urgenti per salvare queste persone dal baratro della depressione.

Di fronte a questa morte sorge spontanea una riflessione: un giorno, nel novero dei diritti umani concessi ai popoli, si arriverà ad una legiferazione che preveda il rientro gratuito in patria dei cittadini poveri morti all’ estero, a spese degli Stati? Sarebbe una legge stupenda che renderebbe altamente civile un Paese che l’adottasse.

Infine un grazie di cuore a Padre Franco e alla comunità tutta (romeni e sambatellini) per gli onori che hanno tributato al caro Aurelio, ma anche per le spese funerarie e di tumulazione che si sono accollati come fossero membri della sua famiglia.

Fonte: ZoomSud

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