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domenica 30 giugno 2013

In bilico fra astratto e reale

Eventi

Margherita Criscuolo 26/06/2013

Roma, a villa Medici c'è il romeno Victor Man, autobiografia e letteratura fuse nelle sue opere

Oscurità, mistero, transitorietà contraddistinguono il lavoro di Victor Man, artista di origine romena cui l’accademia di Francia a Roma, villa Medici, dedica la personale In un altro aprile, dal 26 giugno al primo settembre. Classe 1974, l’artista esordisce in pittura nel 2003 a partire dall’elaborazione di immagini fotografiche, dalle quali rimuove il contenuto informativo e narrativo. In anni più recenti, come si percepisce nelle opere in mostra, lil creativo inventa e sviluppa un’iconografia autonoma, in cui rimandi letterari si fondono con la sua stessa biografia. Una carriera rapida che lo vede, già nel 2007, rappresentare la Romania alla Biennale di Venezia ed esporre in istituzioni internazionali: dalla Hayward gallery di Londra al Palais de Tokyo di Parigi, fino al Museum of modern art di San Francisco. «Alla base dei dipinti – ha spiegato il curatore Alessandro Rabottini, nella squadra del rinato Madre di Napoli – vi è un’idea di transito continuo tra realtà, quotidianità e la dimensione quasi magica dell’esistenza».

Poche opere a villa Medici, tutte degli ultimi cinque anni: tre dipinti in particolare sono stati realizzati nell’atelier di Balthus, dove Man ha lavorato. Due sale, atmosfere radicalmente diverse. «Si parte con lavori di natura quasi astratta – ha proseguito il curatore – anche se per Man non si può mai arrivare a parlare di astrazione perché c’è sempre un elemento figurativo che riporta alla realtà». Un tema ricorrente è l’incertezza delle fisionomie e le sembianze. Così in Grand Practice (2009) umano e animale coesistono mescolandosi. O nei tre dipinti esposti a formare un misterioso trittico nella seconda sala – Untitled (Sirens, 2012), Orlando (2013) e Untitled (S.D. Judith and Holofernes) – la commistione è tra generi sessuali, volti e maschere, tra memorie di Balthus, Picasso e Chagall. Fino al piccolo quadretto che ricalca il Sant’Antonio eremita torturato dai diavoli del Sassetta, «in cui – ha concluso Rabottini – la santità stessa è transizione tra umano e divino, tensione e la difficoltà di coesistere nel mondo, con l’ispirazione da un lato e la tentazione dall’altro».

Fino al primo settembre; villa Medici, via Trinità dei monti, Roma; info: www.villamedici.it

Margherita Criscuolo

Fonte: InsideArt

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