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domenica 11 agosto 2013

La prostituzione è fonte di reddito, la Cassazione dice sì alla tassazione

Fisco e Tasse
di Vittoria Patanè - 25 Jul 2013

L’ordinanza n. 18030 del 24 luglio 2013 qualifica la prostituzione come un’attività portatrice di reddito ed in quanto tale soggetta a contribuzione da parte dello Stato.

Dopo la sentenza della Commissione tributaria della regione Liguria quindi, anche gli Ermellini fanno un ulteriore passo su una questione dibattuta da anni che sembra però lontana da trovare una soluzione.

La sentenza ligure

L’Agenzia delle Entrate ha posto sotto i riflettori i conti correnti di un’abbiente donna rumena. La signora, con un tenore di vita ben più altro di quanto potesse ufficialmente permettersi, possedeva ingenti somme depositate in banca che, dopo un attento controllo, risultavano sproporzionate rispetto a quanto dichiarato al Fisco.

Con la sentenza 44/1/2013 la Commissione tributaria della regione Liguria ha stabilito che qualsiasi attività che rappresenti una fonte di guadagno per il soggetto, debba essere sottoposta a regime di contribuzione, sia essa occasionale o, come nel caso in esame, illegale. I guadagni della signora provengono infatti dal suo ufficio di prostituta che, a detta dell’ADE, si è dimostrato alquanto remunerativo.

Attraverso questa pronuncia quindi, i Giudici liguri hanno ritenuto che anche gli incassi provenienti dal meretricio debbano essere sottoposti a tassazione come redditi diversi.

La Cassazione

Sulla questione, nella giornata di ieri, ha deciso di esprimersi anche la Cassazione. Attraverso l’ordinanza n.18030 infatti, gli Ermellini hanno dato al Fisco il via libera: la prostituzione, in quanto fonte di reddito, deve essere soggetta a tassazione. Il mestiere più antico del mondo, in quanto portatore di guadagni, deve essere considerato a tutti gli effetti reddito da cui si deduce una capacità contributiva da ritenere, a tutti gli effetti, legale.

Gli accertamenti Irpef cui la donna rumena è stata sottoposta dall’Agenzia delle entrate sono quindi da ritenersi legittimi, poiché a livello comunitario, l’attività di meretricio si qualifica come una prestazione di servizi retribuita.

Ecco quanto si legge all’interno dell’ordinanza:

“Il reddito derivante dall’esercizio della prostituzione in base al generale principio della tassabilità dei redditi per il fatto stesso della loro sussistenza, è soggetto ad imposizione diretta”.

Con una decisione che farà sicuramente discutere, la Cassazione decide per la prima volta di “tassare la prostituzione”. Sarà un primo passo che porterà verso una vera e propria regolamentazione anche per il nostro Paese?

Le possibilità sono poche, ma un precedente, è anche importante, è stato creato.

Fonte: ForexInfo

1 commento:

Francostars ha detto...

Non è la prima volta che la Cassazione si pronuncia in tal senso, bensì la terza. I precedenti sono stati con le Sentenze n. 20528/2010 e 10578/2011. Il tutto grazie all'articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006.
Spero che adesso il Parlamento Europeo e/o il Consiglio dell'Unione Europea emani una direttiva con la quale si legalizzi e tassi il meretricio in tutti gli Stati della reltiva Unione.

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