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venerdì 16 agosto 2013

“Ramania”, un ponte fra Corato e la Romania

Attualità
Sono quattro donne le fondatrici
12/08/2013

Un gruppo misto di coratini e romeni ha fondato un'associazione socio-culturale italo-romena, senza scopo di lucro, che punta allo scambio proficuo fra due popoli e culture, all’insegna della condivisione del patrimonio comuneCenzio Di Zanni
Il viadotto Basarab di Bucarest Il viadotto Basarab di Bucarest n.c.
L’integrazione fra storie e culture diverse è sempre ragione di arricchimento, mai di detrimento. Tuttavia - e le recenti ingiurie rivolte all’indirizzo del ministro Kyenge sono lì a dimostrarlo - perché i vantaggi di questo assunto siano percepiti e valorizzati dai più, c’è parecchio lavoro da fare.

Un lavoro che tocca da vicino la cosiddetta società civile, prima delle istituzioni dello Stato, i cittadini quindi, quello che i costituzionalisti chiamerebbero “Stato-Comunità”. E per superare la barriera del pregiudizio e dell’ignoranza - in senso non dispregiativo - quale migliore ricetta di un’associazione che crei un ponte fra persone e culture diverse?

Sulla scorta di queste considerazioni, un gruppo misto di coratini e romeni ha fondato “Ramania”, associazione socio-culturale italo-romena, senza scopo di lucro, che punta allo scambio proficuo fra due popoli e culture, all’insegna della condivisione del patrimonio comune e della conoscenza delle reciproche diversità, oltre che del valore ad esse sotteso.

Una conoscenza diffusa, come noto, è la strada maestra per abbattere il pregiudizio. Nello statuto sociale, infatti, si legge: “l’associazione si rivolge alla generalità della popolazione e non esclusivamente ai suoi aderenti”.

Sono quattro donne le fondatrici di “Ramania”: Ene Liliana, presidente; Gabriela Cristina Balasoiu, segretaria; Florica Sarbu, tesoriera e, nel ruolo di vice presidente, una coratina d’eccezione, Teresa De Meo, già presidente della Fidapa.

La comunità romena è una delle più numerose, fra quelle che la città ospita. Molte le donne che, alla ricerca di un reddito più dignitoso, intraprendono la strada dell’emigrazione verso il belpaese e, spesso, si avviano al lavoro come collaboratrici domestiche, con mansioni che sempre meno italiani sono disposti a svolgere. Così, entrano a far parte delle nostre famiglie, spesso convivendo lo stesso tetto, e imparano la nostra lingua, e si integrano fino a dar luogo a propri nuclei familiari.

Se loro si considerano integrate, il rapporto con gli autoctoni, tuttavia, sconta ancora l’immagine dell’extracomunitario (a proposito, la Romania è entrata nella U.E. dal 2007) da rispedire al mittente. Un’immagine ammantata di luoghi comuni, generalizzazioni e pregiudizi duri a morire che “Ramania” si prefigge di smussare.

Per raggiungere questo obiettivo a lungo termine, l’associazione intende “promuovere e valorizzare la cultura di origine romena”, attraverso “l’informazione e la sensibilizzazione della collettività sui temi e sui problemi afferenti il mondo romeno nel suo complesso, attraverso lo studio, la ricerca […] e la promozione di attività che favoriscano lo scambio interculturale in un’ottica europea”.

Ancora, fra le attività che lo statuto prevede, quelle legate alla formazione hanno un peso specifico di tutto rispetto. Si parla - al riguardo - di corsi di lingua italiana e romena, seminari e ricerche sociali. Senza trascurare l'assistenza legale per “la tutela dei diritti civili e di quelli socio-economici e di ordine sindacale”.

«Da molti anni, per motivi professionali, seguo molte persone appartenenti a comunità di immigrati e, con quelle di nazionalità romena, ho instaurato rapporti di amicizia duraturi, così ho potuto conoscere la loro cultura più da vicino», spiega la vicepresidente.

«L’esigenza di costituire un’associazione italo-romena - continua la De Meo - è nata, innanzitutto, per creare un luogo in cui potersi conoscere, in cui potersi riunire; il primo bisogno che avvertono è quello di creare occasioni di socialità, infatti».

Circa trecento - secondo recenti stime - sono i cittadini romeni che risiedono o, comunque, operano a Corato e spesso vivono "confinati" nelle mura domestiche, con poche occasioni di contatto con il mondo esterno.

Un aneddoto, fra i molti citati, svela gli ottimi presupposti nella relazione con i coratini soci di "Ramania".

«Il nostro primo incontro è stato un incontro più o meno di prova - racconta Liliana, la Presidente, e visibilmente emozionata, continua - è stato meraviglioso, non siamo stati tanti, però in questo incontro l'emozione è stata fantastica. Forse non credi - dice - tutti piangevano».

Le donne di "Ramania" non lesinano le proprie energie.

«Possiamo sfatare tanti pregiudizi, dimostrando che siamo più di quello che si vede», questa la sfida dell'associazione, nelle parole di Felicia, una delle socie.

C'è molto lavoro da fare e un primo scoglio da superare: "Ramania" è alla ricerca di una sede, una sede che vada oltre quella legale, in cui avviare progetti e attività, con ricadute positive per tutti. Romeni e non.

Fonte: Corato Live

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