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domenica 6 ottobre 2013

Gabriela, nuda e legata nel bagagliaio. La ragazza che sfuggì a Pizzocolo

Andrea Pizzocolo (Photo Masi)
La scoperta dopo il caso della romena Lavinia Simona Ailoaiei, uccisa a 18 anni

Il ragioniere 41enne di Arese, già in carcere per omicidio, è ora accusato di aver sequestrato un’altra donna

È accusato di aver sequestrato e picchiato un’altra donna il «ragioniere di Arese» Andrea Pizzocolo, 41 anni, già in carcere per l’omicidio della romena Lavinia Simona Ailoaiei, 18 anni, trovata morta il 7 settembre nel Lodigiano. Il gip di Lodi ha emesso nei confronti dell’uomo un’ordinanza di custodia cautelare per sequestro di persona. L’episodio è emerso in seguito all’appello fatto dagli inquirenti dopo l’omicidio della romena: in casa e nell’auto del ragioniere erano stati trovato moltissimi video con ragazze molto giovani, ed era nato il sospetto che quello di Lavinia non fosse l’unico caso.

NUDA E LEGATA - Un giovane si è ricordato di aver soccorso una ragazza la notte tra il 7 e l’8 agosto scorsi, a poca distanza dal campo dove fu poi trovata, il 7 settembre, Lavinia Simona Ailoaiei. La ragazza, Gabriela, anche lei romena, 20 anni, era completamente nuda e con le mani legate, proprio come Lavinia. Attorno al collo aveva del nastro adesivo di colore nero. Quella notte intervennero altri ragazzi che accompagnarono la giovane donna a Milano. Il giorno dopo, la romena fece denuncia ai carabinieri.

VIVA PER MIRACOLO - Gli agenti della Mobile di Lodi hanno identificato la ragazza e raccolto la sua deposizione agghiacciante: un uomo, che le aveva detto di chiamarsi Giorgio, l’aveva avvicinata mentre si prostituiva in viale Certosa, a Milano. Si erano scambiati i numeri di telefono ed era stata ricontattata. L’uomo l’aveva portata in un motel. Qui, dopo averle offerto una coca-cola che forse conteneva della droga, le aveva proposto di guardare insieme un film porno. Al suo rifiuto l’aveva immobilizzata, legata con le fascette e il nastro nero da bondage (in vendita nei sexy shop) e picchiata. Caricata in auto, avvolta in un lenzuolo, la romena era rimasta per ore in balia di Pizzocolo, che si fermava per picchiarla ogni volta che lei si lamentava. Fino a quando la giovane era «rotolata» a terra dal bagagliaio del Suv lasciato aperto mentre il ragioniere ripartiva a forte velocità. In ginocchio, appoggiandosi ai gomiti, era arrivata al ciglio della strada dove quei giovani l’avevano soccorsa.

LE PROVE - Il nastro nero, trovato in un sopralluogo nel campo, è risultato uguale a quello che Pizzocolo aveva a bordo della sua auto: così le fascette da elettricista. Anche il numero di telefono che Pizzocolo le aveva lasciato corrispondeva a quello di un collega del ragioniere: gli aveva carpito i dati dei documenti per poter attivare una carta Sim che usava a sua insaputa. Ora, oltre che di omicidio, è accusato anche di sequestro di persona e rapina (perché ha preso il cellulare della donna, mille euro, dei gioielli e i suoi vestiti). E chissà se l’elenco delle sue vittime si allungherà ancora.

ALTRE DIECI DONNE - In una conferenza stampa che si è tenuta in questura a Lodi, il capo della Squadra Mobile Alessandro Battista ha annunciato: «Nei prossimi giorni ci attiveremo per sentire altre dieci donne che siamo riusciti a identificare come persone che hanno avuto a che fare per incontri a luci rosse con il Pizzocolo». Il procuratore della Repubblica di Lodi, Vincenzo Russo, ha detto che inviterà Pizzocolo a collaborare, poiché la sua posizione si sta facendo più pesante di giorno in giorno. Presente alla conferenza stampa anche il questore di Lodi, Vito Ciriello, che ha voluto sottolineare l’operato di queste settimane della polizia la quale ha scelto, «a fronte di un lavoro enorme, di non trascurare nemmeno un particolare a disposizione andando avanti a scavare giorno dopo giorno sugli elementi a disposizione». Il procuratore di Lodi, Russo, ha aggiunto di non avere elementi per ipotizzare la presenza di un serial killer, parola che non ha mai usato, anche se, da parte degli inquirenti lodigiani, si sente «il dovere di indagare per verificare se vi siano state altre vittime».

03 ottobre 2013

Fonte: Corriere della Sera

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