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mercoledì 26 febbraio 2014

Io romeno-italiano rifiutato dalla Svizzera nonostante un lavoro

MONDO EUROPA
FOCUS
12 febbraio 2014

Milano, 12 feb. (LaPresse) - Che sarebbe stato difficile andare a lavorare in Svizzera Alexandru G., romeno di 34 anni laureato in ingegneria con una carriera avviata come consulente informatico, lo sapeva già dal primo colloquio. Ma quando quello che sarebbe dovuto essere il suo datore di lavoro gli ha offerto un contratto a tempo indeterminato a Losanna e la disponibilità di occuparsi delle incombenze burocratiche per ottenere il permesso di soggiorno, la possibilità di trasferirsi gli è sembrata concreta. "Invece - racconta - mi sono scontrato con il tetto agli ingressi dei lavoratori non svizzeri, che il referendum di domenica vuole estendere a tutti i Paesi Ue, ma che già è in vigore per romeni e bulgari". Una storia finita per ora male, che potrebbe ripetersi anche per gli italiani che hanno possibilità di lavoro al di là delle Alpi.

Alexandru è arrivato in Italia per seguire la moglie, romena anche lei, ma da oltre 15 anni residente tra Palermo, Bologna e Torino. Insieme si sono trasferiti a Milano, dove lui ha iniziato a lavorare come consulente informatico per varie aziende, tra cui Mediaset. Tra le sue qualifiche, la certificazione per la programmazione in Sap, piuttosto richiesta e non comune. Un suo amico presenta il suo curriculum a una azienda di Losanna e subito il titolare gli fissa un colloquio. Va bene, si incontrano e ad Alexandru viene proposto un contratto a tempo indeterminato come programmatore, a patto che si trasferisca a Losanna. Le condizioni sono molto favorevoli per lui, Alexandru è d'accordo e la moglie, che intanto ha la cittadinanza italiana, pure. Il datore di lavoro presenta tutti i documenti necessari, certifica la sua intenzione di assumerlo, ma la legge svizzera è inflessibile: il numero di permessi di soggiorno disponibili per i cittadini romeni è esaurito quindi non c'è nessuna possibilità di entrare nel Paese con un visto regolare. Alexandru rinuncia al lavoro e continua come consulente. "Non è così strano - afferma - che la Svizzera abbia una politica rigida dell'immigrazione. C'è anche negli Usa e in Gran Bretagna. Quello che è assurdo è limitare gli ingressi in base alla cittadinanza e non alla tipologia di lavoro". Quindi il referendum che estende il tetto anche alle altre nazione Ue, spiega l'informatico, può essere positivo se entrerà in vigore una legge che razionalizzi le regole che ora sono discriminatorie. O negativo se continua a bloccare i lavoratori in base alla nazionalità.

Intanto Alexandru, ieri, ha giurato per ottenere la cittadinanza italiana acquisita dalla moglie e aspetta solo i documenti. Poi valuterà se riprovare a trasferirsi in Svizzera, questa volta come italiano. Sempre se non entreranno in vigore le stesse restrizioni pure per l'Italia e se non si presenteranno nuove offerte di lavoro vantaggiose: "Ora sono in trattativa con una ditta tedesca. Se questa volta va bene - dice - mi trasferisco a Berlino".

Fonte: LaPresse

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