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giovedì 27 marzo 2014

Era già stato condannato per violenze. Il sindaco: «Doveva essere in cella»

Monte Bue (Cene), il luogo del delitto
11 marzo 2014

Tra i lampeggianti che rischiaravano la notte e i tanti mezzi dei carabinieri e dei vigili del fuoco accorsi sul monte Bue ieri sera si sono precipitati anche il parroco don Camillo Brescianini e il sindaco di Cene, Cesare Maffeis.

Incredulo e abbottonato sino alla fine, il primo cittadino fa però sua «la domanda che ci poniamo tutti: una persona con questi trascorsi – pare frequentasse anche gli ambienti della droga – cosa ci fa libera, in giro? Doveva stare in carcere o in comunità».

Il trentasettenne autore dell’omicidio che si è consumato ieri sera sul monte che sovrasta gli abitati di Cene e, sull’altro versante, di Leffe, il 16 luglio 2013 nel casolare che aveva in uso qui in via Zeno Capitanio aveva portato una prostituta romena che aveva poi picchiato, procurandosi la condanna a tre anni di reclusione per tentata violenza sessuale e lesioni personali.

Stesso teatro, la cascina sul monte Bo’, una ragnatela di strade e stradine che si diramano tra i boschi costellati di ville, altre cascine e caselli di caccia, un nuovo gesto di violenza nei confronti di una donna, romena come la prima. E lui, Isaia Schena, trovato accanto al corpo della sua vittima, Madalina Palade, 27 anni, romena.

IL PRECEDENTE

La vicenda risale al 16 luglio 2013. L’uomo aveva avvicinato la ventiquattrenne nella zona tra Ghisalba e Cologno, sulla Francesca, e aveva concordato con lei una prestazione sessuale. La ragazza aveva raccontato che avevano raggiunto un albergo, dove l’uomo le aveva pagato 350 euro per due ore, quindi aveva subito proposto di spostarsi a casa sua, alzando la cifra di un altro migliaio di euro. La ragazza aveva acconsentito, ma lungo il tragitto aveva tenuto informata un’amica del percorso. I due avevano raggiunto una zona isolata di Cene, un cascinale, e la giovane aveva raccontato: «Quando siamo entrati, volevo il pagamento. Lui invece ha chiuso la porta a chiave, si è spogliato completamente e mi ha preso le mani».

Gesti che l’avevano spaventata e spinta a fuggire fuori: lì era stata inseguita dal trentaseienne, ancora svestito, e picchiata, dopo un tentativo di trascinarla all’interno. La giovane era però riuscita a scappare, scivolando prima in una piccola scarpata e poi raggiungendo la strada: soccorsa da un automobilista, aveva allertato i carabinieri.

In ospedale le erano state riscontrate varie fratture, con prognosi di 40 giorni. L’uomo era stato arrestato in ospedale. In direttissima aveva negato: «Avevo già pagato la prestazione, ma lei è fuggita col mio portafoglio: l’ho inseguita solo per recuperarlo».

Il pm aveva chiesto la condanna per violenza privata e lesioni a due anni. Il Collegio del Tribunale di Bergamo lo ha condannato a tre anni per tentata violenza sessuale e lesioni personali, disponendo anche un risarcimento per la 24enne di 40 mila euro.

Fonte: L'Eco di Bergamo


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