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venerdì 28 marzo 2014

Il misterioso ritorno della grande letteratura romena

Editoriale

Nelle librerie è aumentata la richiesta di testi di Eminescu e Eliade, forse letture di badanti nostalgiche

Piccolo da Chioggia

era. Quasi notte a dire il vero, dato che mi sono attardato a disegnare. Con ultimi scarabocchi che non hanno né capo né coda. Non sono un pittore, in fondo. Sono solo un disegnatore tecnico, autodidatta per giunta, che a volte si inventa per diletto e melanconia di quell’imprendibile che sente una qualche fantasia futurista o astratta. Che cos’è l’astrazione se non la possibilità ultima di espressione per chi vuole esprimere un qualcosa ma non ne ha avuto la formazione ordinata in un iter accademico? O non è stato accompagnato e carezzato, fin da fanciullo, dalle Muse?

Non credete alle favole di chi dice che l’arte astratta sia un’invenzione fantastica del superbo spirito del tempo moderno. Erano solo quattro scarabocchiatori incapaci di ritrarre una Madonna come quella di Filippo Lippi che si sono atteggiati a pontefici dell’infinito e indistinto astratto. Ve lo assicuro io che disegno delle “astrazioni”. A volte pure ben riuscite.

Mi sdraio e mi lagno con me stesso per la scarna ispirazione. Sono consapevole che la via futurista o astratta è quella che unica mi rimane per dar volo ad una povera fantasia solitaria e messa a dura prova dallo Zeitgeist. A letto accendo la radio e ascolto una voce anonima leggere un articolo di giornale che dalla metà in poi si fa davvero interessante. Caso davvero raro. Si dice che dai dati delle librerie italiane risulta essere salita una domanda inaspettata di libri del poeta Eminescu, di Mircea Eliade, e di fiabe romene e moldave. L’autore dello scritto vedeva, con ragione, la causa della ricerca di questi libri nel consistente numero delle donne di quel lembo di Europa orientale che assistono le famiglie italiane nell’allevare i bambini o nell’alleviare la difficile e pietosa cura dei malati. Queste donne, non essendo il loro compito fatto di sole cure materiali, sono tornate come per miracolo a quell’antico uso di raccontare delle storie antiche come il mondo ai loro assistiti per distrarli e render meno arduo loro il crescere o il curarsi. Di qui la necessità di rinverdire sempre e nutrire la fantasia con la lettura del grande Eminescu, il poeta dell’”Isola di Euthanasios”, di Eliade e, possiamo aggiungere (l’autore dell’articolo non nominava altri), forse di Vasile Alexandri, o di altri. L’articolo letto alla radio termina presto ma mi ritorna a tutta una teoria di ricordi. Sono i ricordi di letture serrate ed estranee al mio patetico regime scolastico. Letture disordinate eppure meravigliose e libere. Rammento i vivi brevi paragrafi del trattato di storia delle religioni di Eliade nella piccola libreria di mio padre e mia madre. O le fiabe romene con i disegni di Val Munteanu e irte del mito antico e di profonde metafisiche. Pure quelle nella biblioteca familiare.

Ora sono in giro per l’università patavina. Per una semplice curiosità mi trovo in una via di periferia, a lettere straniere, dove mi leggo distrattamente i programmi dei corsi. Per l’esame di cultura romena un professore tiene un corso monografico dal titolo: “la narrativa fantastica di Mircea Eliade”. Ecco che mi balenano altri ricordi luminescenti innescati da questa semplice scarna teoria di parole:

la narrativa fantastica di Mircea Eliade

sono le storie d’amore raccontate nella casa dai due invitati rimasti soli: Nozze in Cielo. E dove si celebrano le vere Nozze se non a cospetto del cielo e della sua volta stellata? Solo il titolo di questo romanzo è un diamante! E la storia dell’aviatore Andronico e di Dorina fuggiti nella selva e ritrovati a dormire nell’isola di una Romania costellata di boschi e laghi: Il serpente. La trama misteriosa e fiabesca di Notti a Serampore con gli inesplicabili viaggi nel tempo. Le donne romene e moldave raccontano dunque, e danno un nuovo respiro a quella sentenza di Eliade che ho letta ma non ricordo più dove

i popoli non finiranno mai di raccontare storie

non poteva che essere così: non sono appunto donne che devono inventarsi di essere anche maestre e vengono dal popolo di un indimenticabile maestro romeno della pedagogia come Jon Gavanescul, del quale intravedo, in una sbiadita foto trovata chissà dove, il volto gentile e fiorito del bianco della chioma? Qualcosa dunque è rimasto anche presso di noi di un mondo antico e lontano che credevo ritiratosi in un piccolo giardino il cui accesso ho obliato. E questo qualcosa vive e si fa sentire ancora anche per il mezzo apparentemente disanimato di invisibili onde radio captate nella casuale veglia notturna.

Fonte: Totalità

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