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domenica 6 aprile 2014

Immigrati, quelli che lavorano pagano le pensioni ai cittadini italiani

Immigrati, quelli che lavorano pagano le pensioni ai cittadini italiani

I numeri dicono che oggi solo lo 0,2% di chi riceve una pensione previdenziale è extracomunitario. Lo si legge sul VII Rapporto European Migration Network: "Immigrazione e sicurezza sociale, il caso italiano", a cura del Centro Studi e Ricerche Idos. Continuano insomma ad essere decisamente bassi i valori percentuali dei non comunitari sul totale dei beneficiari di trattamenti pensionistici

di VLADIMIRO POLCHI
26 marzo 2014

ROMA - "I lavoratori immigrati ci pagano la pensione". Pare una frase fatta. Oltretutto già sentita. Ma ha dalla sua la forza dei numeri. Oggi solo lo 0,2% di chi riceve una pensione previdenziale è extracomunitario. Lo si legge sul VII Rapporto European Migration Network: "Immigrazione e sicurezza sociale, il caso italiano", a cura del Centro Studi e Ricerche Idos.

Immigrati e pensioni. "Continuano ad essere decisamente bassi, seppure in forte crescita nel corso dell'ultimo triennio, i valori percentuali dei non comunitari sul totale dei beneficiari di trattamenti pensionistici: per le pensioni previdenziali (invalidità, vecchiaia e superstiti) l'incidenza nel 2012 è appena dello 0,2% e i beneficiari sono per il 90% persone che risiedono ancora in Italia e per il 62,4% donne; per le pensioni assistenziali l'incidenza dei non comunitari sul totale si ferma all'1% (nel 54,7% dei casi le beneficiarie sono donne)".

I disoccupati. "Gli stranieri, essendo stati nel complesso più duramente toccati dalla crisi, hanno un'incidenza più alta come fruitori delle indennità di disoccupazione e della cassa integrazione ordinaria. Inoltre, trattandosi di una presenza familiare (oltre 2 milioni di famiglie con un componente straniero), soggetta a maggiori difficoltà, è consistente anche la loro incidenza sulle prestazioni erogate a sostegno del nucleo familiare: secondo l'Istat, il 55,4% delle coppie straniere con figli ha un unico reddito e le coppie con figli in cui vi è almeno un disoccupato sono cresciute dal 13,% del 2008 al 21,3% del 2012".

La sanità. "Quanto alle spese sanitarie, risulta che la loro incidenza per la popolazione straniera, inclusa anche la componente irregolare, si mantiene a livelli più bassi rispetto all'incidenza che i cittadini stranieri hanno sulla popolazione residente, anche perché si tratta di persone giovani e fondamentalmente sane, nonostante le precarie condizioni di insediamento. Anche la bassa incidenza degli immigrati sui titolari di pensione trova una giustificazione nella ridotta componente di stranieri che abbiano superato i 65 anni (nel 2012 erano in media lo 0,6%). Tuttavia le collaboratrici familiari immigrate, quelle con un'età media più elevata e quindi più prossima alla pensione, sono destinate ad aumentare".

Il futuro. In base alle stime, "i cittadini stranieri presenti in Italia, che nel 2010 hanno inciso per l'1,5% sugli ingressi in età pensionabile, porteranno la loro incidenza al 2,6% nel 2015, al 4,3% nel 2020 e al 6,% nel 2025, anno in cui si stima che gli ingressi in età pensionabile saranno 43mila tra gli stranieri e ben 747mila tra gli italiani, per cui i pensionandi immigrati passeranno da 1 ogni 46 (all'inizio del periodo) a 1 ogni 19. È evidente che il differenziale pensionistico tra le due popolazioni andrà riducendosi, ma permarranno tuttavia significativi margini che andranno a beneficio della gestione pensionistica, tenuto conto che la popolazione straniera in quell'anno, secondo le previsioni, inciderà per il 12,3% sul totale dei residenti".

26 marzo 2014

Fonte: La Repubblica

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