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lunedì 5 gennaio 2015

Arriva in Italia lo spettacolo "Kebab" della romena Carbunariu per la regia di Bellandi

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SPETTACOLO
Scena tratta da "Kebab"
Articolo pubblicato il: 29/12/2014

Arriva in Italia "Kebab", il testo di Gianina Carbunariu diretto da Riccardo Bellandi. Dopo essere stato rappresentato in moltissimi teatri europei come lo Shaubuhne di Berlino, il Kammerspiele di Monaco, il Théatre-Studio d'Alfroville di Parigi, il Royal Courth di Londra, dal 9 all'11 gennaio, infatti, la Compagnia Aria Teatro di Trento porta sul palco del Teatro dell'Orologio di Roma, il testo dell'autrice romena. Lo spettacolo vede come protagonisti Chiara Benedetti, Andreapietro Anselmi e Daniele Ronco.

Tre ragazzi romeni – Madalina, Voicu e Bogdan – abbandonano le luci, i buoni odori e le persone care della loro terra per realizzare i propri progetti in Irlanda, idealizzata come un luogo dove tutto è possibile e che, invece, risveglierà presto i loro istinti prevaricatori. All'inizio dello spettacolo i giovani vengono presentati in una chiave ingenua e pulita ma, subito dopo, lo spettatore è catapultato dentro una spirale di crescente violenza e degrado. Situazioni che i personaggi non riescono ad arrestare perché troppo presi dalla volontà di auto-realizzazione. Ogni mezzo sembra loro lecito, persino quelli più umilianti ed estremi.

Originariamente intitolata "Mady-baby.edu", tradotta come "Kebab" in sette lingue, lo spettacolo ha già debuttato al Teatro Comunale di Pergine e il Teatro San Marco di Trento riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico.

La storia di “Kebab”, evidenzia il regista, "è una storia semplice e terribile insieme: tre giovani romeni decidono di lasciare il loro paese per seguire i loro sogni in Irlanda: Madalina, diventare una pop-star, Voicu, guadagnare più soldi e Bogdan, lavorare nel campo delle arti visive. Nulla è casuale o banale nella scrittura della Carbunariu: non è un caso che siano tre ragazzi giovani, non è un caso che tutti e tre abbiano un sogno da inseguire, non è un caso che scelgano di farlo in un paese 'dove è meglio', non è un caso che tutto finisca come andrà a finire".

La grandezza di un essere umano, osserva Bellandi, "non sta tanto in ciò che ha raggiunto e che può dimostrare al resto del mondo, piuttosto in ciò che è in potenza, nei suoi sogni, nelle sue speranze. E la sua forza sta nella tenacia e nel desiderio di realizzarsi. Il riuscirci o no è figlio di altre situazioni, proprio quelle che spesso stroncano qualcosa che in potenza è un mondo infinito che aspetta solo di realizzarsi. Così si dimentica la grandezza dell’essere umano e lo si trasforma in un animale capace di tutto. Un animale che si illude di alimentare e difendere il proprio sogno con i denti, fino alla fine, e non si accorge che il proprio sogno si è trasformato in un incubo".

Fonte: Adnkronos

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