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sabato 20 giugno 2015

I rumeni esistono, sono tra noi e aprono discoteche. Persino ad Avellino


Ho parlato con Leo: mi ha raccontato che ha deciso di prendere in gestione un locale con la famiglia e alcuni amici perchè ad Avellino non c’è una discoteca, ma soprattutto non c’è un posto in cui si possa ascoltare musica rumena alternata alle hit più famose dall’Italia e dal mondo.

 Mentre continuiamo a sentirci invasi, a chiudere, a demolire, a girare la faccia, a rispedire gli immigrati a casa e a rifiutarci di restare umani, esiste un dato: la comunità rumena in Italia è la più numerosa con 58.000 presenze.

La Romania non è quel posto tetro, grigio, nebbioso dove si trova il castello di Dracula, tutto cemento e nessun divertimento. O almeno non è sempre così, spesso è lo scenario di veri e propri party, ospitati da club ultramoderni, all’avanguardia e un tantino kitsch con bottiglie di vodka da un litro portate al tavolo, dove si esibiscono dj martellanti e si balla tutta la notte, tra abitini fascianti e camice eleganti.

 Dopo essersi affermata in tutta Italia, la Romanian Disco arriva anche ad Avellino, in Via Francesco Tedesco, con la grande inaugurazione fissata per sabato 20 giugno.

 La locandina mi ha incuriosito e così ho preso un numero di cellulare, mi ha risposto Leo che non ha voluto dirmi il suo cognome, però mi ha raccontato che ha deciso di prendere in gestione la struttura insieme alla sua famiglia e a qualche amico, sarà aperta soltanto nel fine settimana. Quando gli ho chiesto come mai avesse deciso di scommettere su questo tipo di locale, mi ha spiegato molto semplicemente che ad Avellino non c’è una discoteca. E più di tutto non c’è una discoteca in cui si possa ascoltare musica romena, che vogliono alternare alle più famose hit dall’Italia e dal mondo.

 Qualcosa si muove e per fortuna o purtroppo non si muove per iniziativa dei cittadini avellinesi. La città è stracolma di bar, posticini in cui fare eventi culturali, palchi per le esibizioni dei più svariati gruppi, eppure manca un diversivo davvero sfrenato. Un luogo in cui le differenze non esistono, le origini non contano o perlomeno finiscono per perdersi tra luci stroboscopiche e musica.

 Una discoteca è proprio l’esempio di quel buio che uniforma e completa, che appartiene a chiunque voglia ballare o voglia dimenticarsi di pensare, anche solo per una sera. Fondamentale in questo contesto è proprio la musica, come mi ha spiegato Leo, sarà italo-rumena, molto variegata, come da tradizione, hanno scelto di far suonare una formazione dal vivo e poi immancabile il dj set per concludere.

 Stanno organizzando un vero evento musicale, così è stato deciso di spaziare dal manele, un genere semi-folclorico, commerciale e particolarmente diffuso tra i giovani, che nasce da contaminazioni musicali tra i ritmi turchi e mediorientali che si uniscono alla tradizione romena, sovrapposti ad una base di strumenti elettronici; fino ad arrivare alla muzica de petrecere: vera e propria musica di divertimento, che utilizza melodie orecchiabili e ballabili, unite ad un linguaggio parlato, spesso rap su brani melodici. Attualmente il più ascoltato in Romania, ma si definisce un genere universale perché capace di incontrare i gusti di tutti, tipo la nostra disco music anni ’70.

 Una comunità si auto-organizza, questa volta non per chiedere cittadinanza, lavoro, diritti, ma solo per garantire uguaglianza anche quando si parla di andare a divertirsi. È una realtà nuova, forse anche rischiosa: perché l’Avellinese medio si sa, da buon borghese si limita a storcere il naso, mal sopporta quello che esce dai circuiti conosciuti e lo mette in condizioni di lasciare una comfort zone lungamente costruita.

 Senza pensare che dove noi abbiamo mollato, qualcun altro ha deciso di investire, mentre noi andiamo via criticando la noia, la comunità rumena si impegna per creare un altro tipo di movida, multietnica. Delle discoteche avellinesi che ricordano un passato glorioso di libertà, prime esperienze e sperimentazione musicale, resta soltanto uno scheletro abbandonato o riutilizzato con la formula di festa privata, ma comunque vuota e fine a se stessa.

 Invece i condizionamenti esterni e le culture nuove hanno un peso determinante anche sulla vita notturna della città, la influenzano e magari partendo dall’aggregazione in un locale si potrebbe arrivare alla svolta, lasciando spazio a contributi e idee che aspettano solo di essere integrate.

Fonte:Orticalab

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