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martedì 3 novembre 2015

Aggiornamento sui Romeni in Italia alla luce del Dossier Statistico Immigrazione 2015

Aggiornamento sui Romeni in Italia alla luce del Dossier Statistico Immigrazione 2015
Antonio Ricci, Centro Studi e Ricerche IDOS

La Romania tra flussi di ritorno e pressione migratoria
Alla luce dei dati raccolti nell’edizione 2015 del Dossier Statistico Immigrazione, la Romania si conferma ancora tra i paesi a più forte pressione migratoria nel mondo. Secondo le Nazioni Unite nel 2013 ben il 16,9% dei cittadini romeni vive al di fuori del paese dove è nato, per un totale cioè di 3.325.825 emigrati nel mondo. Sempre secondo le stime delle Nazioni Unite, nonostante i crescenti flussi di ritorno, i flussi di immigrazione e quelli d’emigrazione nel periodo 2010-2015 hanno registrato un saldo negativo di oltre -437.000 persone.
Qualcosa, tuttavia, sta cambiando. I dati Eurostat, pur confermando queste linee di tendenza, registrano un saldo migratorio negativo per il 2013 molto ridotto, a fronte di 154.374 cittadini romeni emigrati all’estero ci sono stati 138.933 rimpatriati. In una prospettiva di breve periodo, sembra sempre più vicino il momento di svolta in cui il saldo possa diventare per la prima volta positivo, magari anche per effetto dell’apporto dei nuovi flussi migratori in entrata, che già nel 2013 hanno coinvolto 14.713 persone.

Cresce ulteriormente la presenza in Italia
Prossimità geografica e culturale, differenziale di sviluppo, network migratori di carattere familiare, religioso ed economico, il rapporto inversamente proporzionale tra flussi di investimenti e flussi migratori: queste sono le principali voci che hanno contribuito al consolidarsi in Italia di questa grande comunità, cresciuta fino a raggiungere 1,1 milioni di persone, pari cioè ad un terzo del totale dei cittadini romeni emigrati all’estero (34,0%) e al 5,8% della popolazione nazionale.
Più precisamente, nel 2014 sono 1.131.839 i romeni residenti in Italia, pari al 22,6% del totale degli stranieri residenti. Con una presenza ufficiale così numerosa, e con un numero difficilmente stimabile di persone con l’intenzione di registrare la propria residenza in Italia, i romeni si confermano di gran lunga la prima comunità, precedendo i marocchini e gli albanesi fermi a mezzo milione di residenti.
Se è vero che la crescita più vivace della comunità romena in Italia si è registrata nel decennio 2001-2011, periodo durante il quale le presenze si sono decuplicate anche grazie all’accesso nel 2007 al regime di libera circolazione comunitaria, tra il 2013 e il 2014 l’incremento dei cittadini romeni, cresciuti del 4,7% (oltre 50.000 individui in più), è risultato ancora una volta particolarmente significativo.
La comunità è presente nell’intero territorio italiano, con una spiccata prevalenza nelle regioni centro-settentrionali. Il maggior numero si concentra nella provincia di Roma, ove nel 2014 risiedono più cittadini romeni di quanti non ve ne siano in tutto il Mezzogiorno (oltre 176.000, il 15,6% del totale). Oltre 100.000 (9,1%) risiedono nella provincia di Torino, poco meno di 45.000 (3,9%) a Milano, poco più di 30.000 (2,7%) a Padova e Verona. In tutti i comuni della provincia di Roma i romeni risultano la prima collettività per numero di residenti. Le comunità più consistenti, oltre che a Roma, si registrano a Guidonia Montecelio (oltre 7.000), Aprilia e Tivoli (oltre 5.000 ciascuna), Fiumicino e Ladispoli (oltre 4.500 ciascuna).

Il consolidamento del modello familiare di radicamento
La comunità romena non solo cresce, ma consolida il proprio radicamento in Italia intensificando il carattere familiare della propria presenza. Sono diversi gli indicatori che attestano questa tendenza:
- Continua ad essere elevato il numero dei romeni che acquisiscono la cittadinanza italiana: secondo i dati Eurostat tra il 2008 e il 2013 sono 21.878 i romeni divenuti italiani (di cui 4.386 nel 2013);
- secondo i dati Istat tra il 2000 e il 2013 sono nati in Italia complessivamente 120.348 bambini con madre romena e padre romeno o straniero (nonostante l’inizio recente dei flussi, si tratta di un consistente numero di persone di “seconda generazione”). Nel 2013 si è raggiunto il numero massimo con 15.920 nuovi nati romeni in Italia, pari a un quinto del totale dei nati da entrambi i genitori stranieri. A questi si possono aggiungere circa 5mila figli nati da coppie miste italo-romene;
- i matrimoni misti italo-romeni celebrati nel 2013 sono stati 2.919, di cui 2.758 tra uomini italiani e donne romene; invece le nozze celebrate nel 2013 fra romeni e coniugi non italiano sono stati 952, di cui 714 con entrambi i coniugi romeni;
- anche nell’ambito degli alunni iscritti nelle scuole italiane la rilevanza dei bambini romeni risulta in costante crescita: sono il 19,3% del totale (157.497 gli iscritti) nell’anno scolastico 2014/2015;
- parimenti, il radicamento delle famiglie romene emerge in considerazione del numero crescente di studenti romeni iscritti nelle università italiane (6.615 nell’a.a. 2013/2014), di cui i due terzi hanno conseguito il titolo di maturità in Italia.

Il mondo del lavoro: tra precarietà e desiderio di ascesa professionale
La comunità straniera con più occupati si conferma nel 2014 la Romania, da cui proviene oltre un quinto degli stranieri occupati in Italia (21,7%, ossia 769.584 persone). Tra i nuovi assunti i romeni hanno un’incidenza ancora più alta (quasi il 30%). La frammentazione del percorso lavorativo è testimoniata dalla frequenza di più assunzioni ripetute nel corso dello stesso anno, intervallate da periodi di disoccupazione o inserimento nel mercato del lavoro nero.
I settori prevalenti di inserimento sono i servizi (428.311, pari al 55,7%) e l’industria (175.991, pari al 22,9%), con punte più alte rispettivamente nei comparti dei servizi alla persona e dell’edilizia. In quest’ultimo comparto i romeni rappresentano il 40% degli stranieri impiegati. Molto al di sopra della media nazionale si colloca il settore dell’agricoltura con 101.392 addetti (13,2% del totale dei romeni occupati).
Risvolto negativo della situazione occupazionale è il primato dei romeni tra i lavoratori infortunati nel corso del 2014, con 16.000 infortuni, di cui 38 mortali.
La componente femminile, che sugli occupati registra una leggera prevalenza (pari al 54,6% del totale), si distingue per una larga partecipazione al mondo del lavoro. Nonostante ciò, mentre per diversi gruppi sono proprio le donne a guidare la ripresa occupazionale, nel caso della Romania il tasso di occupazione femminile è stazionario, mentre quello di disoccupazione cresce.
La difficoltà a conservare il posto di lavoro in tempo di crisi economica ha indirettamente stimolato lo spirito imprenditoriale, ma tra i romeni è anche forte il desiderio di ascesa professionale. Sono 58.758 i titolari di imprese individuali nati in Romania. Il primo settore di impresa è l’edilizia (55,5%), seguita da commercio (11,1%) e manifattura (4,6%).
La Romania, da una parte, è il primo paese per volume complessivo di redditi dichiarati, con un valore di 6 miliardi di euro e 719 milioni di euro di Irpef versata. Dall’altra, dopo anni di incontrastata “supremazia” cinese nell’invio di rimesse, nel 2014 la Romania ha raggiunto il primo posto con 876 milioni di euro inviati dai suoi immigrati (+1,8%).
Anche a livello europeo, secondo i dati Eurostat al 2013, i più alti afflussi di rimesse hanno riguardato Portogallo (5,0 miliardi di euro), Polonia (2,8), Regno Unito (2,3), Romania (2,1) e Italia (2,0), con un surplus per la Romania tra rimesse in entrata e in uscita pari a 1,8 miliardi di euro.

Per contatti:
Antonio Ricci
Centro Studi e Ricerche IDOS
V. Arrigo Davila 16, 00179 Roma
Tel. +39.06.66514345 – Fax +39.06.66540087
antonio.ricci@dossierimmigrazione.it

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