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domenica 22 novembre 2015

Amore per la patria e per la libertà: due valori fondanti dell'amicizia italo romena‏

Nel breve volgere del mese, il popolo e la comunità rumena sia in Patria sia presente in Italia sarà chiamata a fare memoria del proprio passato e del proprio futuro. Il 30 Novembre, con la ricorrenza di Sant’Andrea Apostolo, si ricorda il legame tra le terra romena e la cristianità, ribadendo come un popolo ed una nazione non può fare “nulla senza Dio” e celebrando la ricorrenza dei cittadini romeni all’estero.

Un elemento, quello della comunità romena, sempre più caratteristico delle nostre realtà urbane e non. Una presenza non solo economica e produttiva ma anche culturale e religiosa, come dimostrano le oltre 100 parrocchie della Chiesa Ortodossa, la significativa testimonianza delle comunità greco cattoliche e ancor di più il sempre più marcato servizio di numerosi sacerdoti cattolici (rito latino) nelle diverse diocesi d’Italia, alcuni dei quali a capo di parrocchie che, senza questa presenza, sarebbero senza sacerdote.

Il 1 dicembre, poi, con l’anniversario della proclamazione della GRANDE ROMANIA si vuole sottolineare il ricordo dell’inizio del periodo più glorioso della Patria Rumena finalmente unita dopo secoli di lotte. Infine, nei giorni del Natale, l’anniversario della Rivoluzione che riportò la Romania ad essere una Nazione democratica e fedele alleato della Nato in Europa orientale.

Tutte date e avvenimenti che segnano l’“amore per la libertà“ di questo popolo. Un amore che viene da lontano e che ha visto tante volte assieme combattere per la stessa causa italiani e romeni.

Come non ricordare uomini come Ioan Dragescu (1845-1915) che dalla natia Transilvania venne a studiare a Torino dove si laureò in medicina. Nel 1866 a soli 21 anni si arruolò volontario per partecipare alla Terza Guerra d’indipendenza italiana. Ritornato in Romania organizzò il servizio sanitario in Dobrugia, contribuì con l'opera e gli scritti agli scambi italo/romeni, fu ammiratore di Mazzini e Garibaldi e nel 1869 pubblicò a Torino il romanzo storico Notti Carpatiche che a Budapest era stato sequestrato perché esaltava le imprese eroiche di Horia, Closca e Crisan martiri rumeni della libertà sostenendo l'unione di tutti i romeni dell'una e dell'altra parte dei Carpazi.
Lo stesso spirito è presente nelle poesia “Amore e Patria“ del 1869 e nel volumetto “nostalgie e speranze” del 1871. Accanto a questo importante personaggio vorrei ricordare i giovani romeni che proprio novanta anni fa, inquadrati nella Legione Romena d’Italia e facenti parte della VIII, V e IV armata italiana presero parte alla “terza battaglia del Grappa” del 24 ottobre del 1918 e nella offensiva di Vittorio Veneto che portò al collasso dell’esercito austro–ungarico e alla fine della guerra sul fronte italiano. L’omaggio a questi sconosciuti si tramuta in gesto di riconoscenza per il presente. Infatti fu anche grazie a quei tanti giovani romeni che permise di portare l’Italia vittoriosa alla fine della IV guerra d’indipendenza e a completare il disegno risorgimentale e a permettere anche alla Romania di trovare dopo pochi giorni dalla fine del primo conflitto mondiale la sua unità nelle giose giornate di Alba Iulia. Oggi i discendenti degli antichi Daci, dei valorosi reduci della Legione Romena d’Italia danno ancora il loro sangue per il bene della Romania ma anche dell’Italia. E’ un sangue versato nei tanti luoghi di lavoro a causa delle così dette “morti bianche”, ma rappresenta il contributo di un grande popolo per il bene della Romania e dell’Italia.

Dott. Marco Baratto
Gruppo FB “Fratellanza Italo Romena

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