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mercoledì 23 dicembre 2015

Sara, la romena instancabile che sbanca i test alla Manzoni

IL RITRATTO

Papà falegname, mamma badante. È prima su 1.300 studenti

di Federica Cavadini

Ha passioni e talenti, dal cinema a ginnastica artistica, disegno, musica, teatro. Ed energia inesauribile. «Vuole fare tutto», dice sua mamma. E stravince, dalle pagelle con tutti dieci alle medaglie nelle gare sportive. L’ultimo trofeo è di ieri: prima nella graduatoria del test di ammissione al liceo linguistico Manzoni, la migliore fra gli oltre seicento promossi all’esame che giovedì hanno affrontato oltre milletrecento ragazzi. Sara Alecu, è suo il primo nome in cima alla lista. «Un cognome non italiano - osserva il preside Giuseppe Polistena -. Gli studenti stranieri, come vediamo a scuola, sono dotati di una determinazione straordinaria. L’esame è difficile, nessuno ha mai dato tutte le risposte esatte e lei lo ha superato con pochi errori». Storia di Sara allora, tredici anni, terza media alla scuola statale di via Martinetti, prima di tre sorelle, i suoi genitori sono arrivati dalla Romania in Italia, a Milano, dopo il crollo del comunismo, il papà lavora come falegname, la mamma è baby sitter e badante. Minuta come le ginnaste, gli occhi vispi, lei dice con voce sottile che un risultato così non se l’aspettava. E racconta come si è preparata, «in ogni ritaglio di tempo e la sera, con papà, lui sui suoi libri io suoi miei». «Ho iniziato a studiare a ottobre - spiega -. Mi sono esercitata sulle domande dei test degli anni scorsi, poi approfondivo, leggevo i giornali su internet, ascoltavo i telegiornali. Mi ha aiutato tanto anche la mia prof di italiano».

Dell’impegno di Sara dice sua madre Ruxanda: «Studia anche dopo la scuola, dopo i compiti, dopo i corsi pomeridiani - perché ha voluto iscriversi anche a latino e inglese - dopo la ginnastica, dopo le gare. Lei è così, ha tanta energia». E racconta ancora: «Voleva suonare il pianoforte, le lezioni costavano troppo, allora suo padre le ha regalato la tastiera, lei ha preso i manuali alla biblioteca e ha imparato da sola. Adesso suona». Sarà con questa grinta che giovedì Sara si è seduta al banco nel liceo di via Deledda dove si è svolto l’esame. La prova di ammissione c’è dal 2008 in questo scuola civica, fondata da oltre un secolo e mezzo, che ha puntato da sette anni sull’insegnamento del cinese, come sulla valutazione, con le studenti che danno le pagelle ai professori. «Scuola di eccellenza», dicono in Comune quando a dicembre comunicano i numeri delle preiscrizioni. Quest’anno 1470 i prenotati al test, i posti sono 215. La scuola ha organizzato la prova, con duecentocinquanta volontari fra professori ed ex studenti ad accogliere i ragazzi, con sezioni anche in ospedale, al San Paolo, per due ragazzi ricoverati e con prova anticipata di alcune ore per uno studente che doveva prendere un volo per l’Australia. Alle 4 del pomeriggio il via all’esame. Due ore di tempo. Test a risposta multipla, con trenta domande di logica e trenta di cultura generale. Il punteggio di Sara è stato 49,8.

«Lei ha risposto molto bene sia nella parte di logica sia in quella di cultura - dice il preside -. Mentre la maggior parte dei ragazzi è caduta sulla seconda parte, come negli anni scorsi». E racconta di alcune domande del test che in tanti hanno sbagliato: «I loro errori su cui dovremmo riflettere? C’è chi ha indicato Gheddafi come presidente della Siria, chi non ha saputo i Paesi con diritto di veto all’Onu, chi non ha indicato il ruolo del politico britannico Corbin. D’altra parte la maggioranza è risultata ben preparata in matematica e ha risposto bene alle domande di logica».

Da ieri la prima parte della graduatoria è online sul sito della scuola di via Deledda. Sara, esame archiviato, è già sulle prossime sfide, sul futuro: «Alla Manzoni al pomeriggio fanno corsi gratuiti di cinematografia, non vedo l’ora di iniziare - dice -. L’ho scelto come liceo anche per questa ragione, perché insegnano tante cose oltre alle lingue. È la scuola che volevo». E le ha già dato il benvenuto il preside, che ieri l’ha chiamata a casa per anticiparle il risultato. «È un segnale positivo - dice Polistena -. Questi ragazzi così determinati a fare bene sono i futuri italiani, una ricchezza per il nostro Paese».
20 dicembre 2015

Fonte: Corriere della Sera

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