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giovedì 26 febbraio 2015

Expoziţie de pictură şi sculptură de Ionuţ Iancut şi Aurel Roşu în nouă Galerie IRCCU Veneţia



Comunicat de presa

Luni, 02 martie 2015 18:00 - Duminică, 22 martie 2015

 Luni, 2 martie a.c., la orele 18:00, în Noua Galerie a Institutului Român de Cultură și Cercetare Umanistică de la Veneţia va avea loc vernisajul expoziţiei de pictură şi sculptură a artiştilor vizuali Ion Iancuţ şi Aurel Roşu, curator Prof. univ.dr. Aurel Chiriac, directorul Muzeului Ţării Crişurilor din Oradea.

Ion Iancuţ este pictor, sculptor şi desenator, o personalitate marcantă a artei plastice româneşti contemporane. Absolvent al Institutului de Arte Plastice “Nicolae Grigorescu” din Bucureşti, Ion Iancuţ are o bogată activitate expoziţională, atât în ţară (la Sinaia, Focşani, Iaşi, Timişoara, Bucureşti), cât şi în Europa şi Asia (Italia, Olanda, Suedia, Germania, Bulgaria, Cehoslovacia, Japonia), unde a participat cu expoziţii personale sau alături de alţi artişti plastici reprezentativi din România.

 “Elementul antropomorf este omniprezent în opera lui Ion Iancuţ (…). Sculpturile şi lucrările grafice ale lui Iancuţ sunt, până la capăt, plastice antropomorfizări ale tragicului. Fiinţa umană îşi exersează existenţa tragică în raport cu limitările care i-au fost hărăzite (…). Fără a fi pur conceptuală, deşi niciodată nu se depărtează de idee, această antropomorfizare a tragicului îl individualizează pe Ion Iancuţ nu doar în peisajul plasticii româneşti contemporane, ci şi în acel al plasticii europene. Rar ideea şi măiestria tehnică s-au întâlnit cu atâta folos în ultimii zeci de ani” (Aurel Chiriac).

 Aurel Roşu este un artist plastic contemporan cu recunoaştere în ţară şi străinătate, preşedinte a Uniunii Artiştilor Plastici din România – Filiala Bihor şi şef al Secţiei de artă a Muzeului Ţării Crişurilor, unde şi-a început activitatea din 1990. „Aurel Roşu mizează pe vizualizarea unor semne‒simbol cu circulaţie universală, în general, pe care le concentrează întotdeauna în prim‒plan, pentru a fi percepute cu limpezime din punct de vedere imagistic. Artistul apelează la tehnici mixte (acril, tempera, creion, baiţ – pictură, grafică; baiţ, metal, bronz, lemn‒sculptură) armonizate pictural cu multă sensibilitate şi acurateţe; totodată plasticianul se bizuie pe mesaje ideatice care conturează o fiinţă ce nu şi-a negat niciodată dimensiunea religioasă, respectînd-o cu sfinţenie, dar n-a pus în umbră nici sentimentele care ţin de acele momente ale copilăriei şi tinereţii ce se întipăresc pentru totdeauna în memorie, tocmai prin sensibilităţile declanşate sub semnul clipei” (Aurel Chiriac).

 Expoziţia, organizată de Institutul Român de Cultură și Cercetare Umanistică de la Veneţia, în colaborare cu Muzeul Ţării Crişurilor din Oradea, va fi deschisă până în data de 22 martie 2015, între orele 10.00‒13.00 și 16.00‒19.00, în spaţiile Noii Galerii a Institutului Român de la Veneţia, Cannaregio 2215 – 30121 Veneţia.

Evenimentul beneficiază de sprijinul financiar al Institutului Cultural Român și al Muzeului Ţării Crişurilor din Oradea.

Intrarea este liberă.

Università: Seminario su fascismo italiano e Guardia di Ferro rumena

L'evento oggi, giovedì 26 febbraio alle ore 16:00 al Polo Scienze Sociali - Edificio D5, secondo piano, aula Spreafico

 Il seminario del professor Traian Sandu dell'Università Sorbonne nouvelle di Parigi, si terrà oggi, giovedì 26 febbraio alle ore 16:00 nell'aula Spreafico del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, sul tema "Il fascismo italiano: influenze e confluenze". Spunti e riflessioni sul caso della Guardia di Ferro (rumena).

 La presentazione a cura del prof. Marco Tarchi professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell'Università di Firenze dove attualmente insegna Scienza Politica, Comunicazione politica e Teoria politica e della dottoressa Sorina Cristina Soare docente in Sistemi politici comparati del corso di laurea in Relazioni internazionali e studi europei.

 26/02/2015 9.08 Università di Firenze

Fonte:MET

sabato 21 febbraio 2015

Ladispoli, Istituto Corrado Melone: la TV romena a scuola

Il primo marzo 2015 andrà in onda sulla rete “Digi 24”, canale televisivo di informazioni 24 ore di 24 in lingua romena, un servizio realizzato da una troupe presso l’Istituto Comprensivo “Corrado Melone”. Il primo marzo, oltre ad essere la festa della primavera in Romania (martisor), è anche l’anniversario della nascita della rete televisiva “Digi 24” che ha voluto realizzare nella “Melone” un servizio sulle modalità di svolgimento del corso di lingua, cultura e civiltà romena. Hanno scelto di presentare, nelle loro edizioni speciali, la realtà scolastica di Ladispoli come modello di integrazione dei ragazzi romeni in una scuola di qualità e aperta alla diversità.

 Infatti, alla “Melone” il corso è facoltativo per i ragazzi della secondaria di primo grado, ma è curricolare per le classi di infanzia e primaria. Infatti, il Collegio Docenti ha deciso di “approfittare” dell’intelligenza e delle spese sopportate del governo romeno (che paga docenti che insegnino all’estero nei Paesi dove sono presenti forti comunità romeni) per offrire anche ai bambini italiani la possibilità di accrescere le proprie conoscenze culturali, imparando ad amare ed apprezzare gratuitamente lingua e cultura di un altro Paese europeo: la Romania.

Nonostante la globalizzazione planetaria, che sta uniformando tutte le “culture” a quella americana, più che a quella del luogo dove si sia andati a vivere, è molto importante che si conservi il ricordo delle proprie origini ed il patrimonio di conoscenze del Paese dei propri padri. Infatti, ormai è obsoleto fare distinzioni fra ragazzi italiani o romeni o francesi o tedeschi: questi giovani europei sono e si sentono senza frontiere (e come persone di pace dobbiamo aiutarli in questo), ma quel che va sottolineato è che a tutti i ragazzi (non solo quelli europei) piace la stessa musica, lo stesso cibo, gli stessi attori, gli stessi vestiti, gli stessi gadget… in questo sta la loro vera e completa integrazione. I nostri giovani, di qualunque Paese d’origine siano, non hanno nulla di differente uno dall’altro (forse, a volte, sarebbe da aggiungere “purtroppo”).

 Se questa “uniformità” eliminerà, come ha fatto sinora, il pericolo di stupide e orrende guerre alimentate dalla non conoscenza, dall’ignoranza e da false frontiere, ben venga l’uniformità. Ma cultura è anche e soprattutto diversità e questo è il motivo per cui occorre salvaguardare le proprie origini, ovviamente senza demonizzare la nuova cultura imperante proveniente da oltreoceano, ma sottolineando come sia importante conoscere la cultura d’origine, quella del luogo dove si vive ed anche tutte le altre con cui si viene a contatto, affinché nulla di ciò che c’è di buono in esse vada perduto. Il corso di Lingua, Cultura e Civiltà Romena, che si svolge in tutti e tre gli ordini di studi della “Melone” ha proprio questi obiettivi.

 Se un tempo i ragazzi stranieri erano visti un po’ come estranei e magari restavano un po’ in disparte, oggi non è più così; spesso i migliori della scuola sono di origine non italiana e spesso si tratta di romeni: questo è un chiaro sintomo di integrazione compiuta: non è facile primeggiare se non ci si sente accettati o se la scuola discrimina. Quella stupidità degli adulti, che ancora usano i pregiudizi per distinguere gli uomini, non esiste invece fra i giovani che si distinguono solo per gli interessi di ciascuno che, come abbiamo già notato, sono ormai gli stessi per tutti.

 Nell’ottica di scambio e reciproca conoscenza, qualche giorno fa la “Melone” e la “Ladispoli 1” hanno anche ospitato un gruppo di 15 docenti romeni (provenienti da quattro regioni della Romania: Timis, Maramures, Caras Severin e Neamt, coordinatori di classe in 8 scuole partner), accompagnati da una docente dell’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona di Roma (IACP) che organizza e realizza i corsi di formazione sul metodo “Gordon” e dalla prof.ssa di LCCR Angela Nicoara. Il gruppo di 15 professori romeni sono coinvolti nel progetto europeo Leonardo da Vinci (LLP-LdV/PM) incluso nel programma europeo Lifelong Learning Programme intitolato “Profesor format &; elev motivat- progres scolar si profesional asigurat”.

 Alla “Melone” i docenti romeni sono stati inizialmente accolti nelle classi della 2B primaria, dove gli allievi della hanno presentato un cartellone con la presentazione della favola romena “L’orso ingannato dalla volpe” di Ion Creanga, raccontandola in italiano e in romeno (così come fanno normalmente durante le ore del corso LCCR con l’insegnante Angela Nicoara) poi si sono cimentati nel realizzare il simbolo della primavera romena: il marzolino. Trasferiti nelle sezioni dell’Infanzia, la sorpresa è arrivata dal gruppo di bambini della D che con molta allegria hanno interpretato due canzoni romene e l’inno nazionale italiano.

 Fonte:Terzo Binario

La bellezza non ha frontiere: le foto di Mihaela Noroc


L'artista rumena ha ritratto donne di 37 Paesi differenti per dimostrare che nella vita tutte le persone sono affascinanti «basta essere se stessi».

 Mihaela Noroc è una fotografa rumena che ha abbandonato il suo lavoro e ha iniziato una nuova vita.
Come raccontato dal sito boredpanda.com, nel 2013 ho preso il suo zaino, la sua macchina fotografica e ha iniziato a viaggiare in tutto il mondo fotografando centinaia di donne al naturale (senza trucco per intenderci) immerse nei loro usi, costumi e tradizioni .
 Il suo progetto (The atlas of beauty) vuole mostrare la 'diversità' delle persone attraverso i ritratti di donne.

 Viaggiando con un budget molto basso, Mihaela Noroc ha visitato 37 Paesi. «BASTA ESSERE SE STESSI». «Posso dire che la bellezza è ovunque», ha affermato l'artista. «E non è una questione di cosmetici. Bisogna essere se stessi». La bellezza è «negli occhi di chi guarda e chi guarda è sempre qualcun altro».




Fonte:Lettera 43

Dal sogno all’incubo: lunedì 23 febbraio a Palazzo Trentini


19/02/2015
Un incontro e uno spettacolo per raccontare l’altro lato della migrazione

Lunedì 23 febbraio ore 17.30 nella Sala Aurora di Palazzo Trentini in Via Manci 27 a Trento, il Forum trentino per la pace e i diritti umani propone un confronto con la città per riflettere e dialogare sulle difficoltà di essere migranti nelle nostre città.
L’incontro è organizzato con la compagnia ariaTeatro che mercoledì 25 febbraio al teatro San Marco di Trento proporrà lo spettacolo Kebab scritto dalla romena Gianina Carbunariu.
Parlare di migrazione non è mai facile: una sola parola contiene migliaia di storie, spesso difficili e sempre diverse, segnate da addii, partenze, disagi, separazioni, sogni a volte disattesi.
Secondo l’ultimo rapporto «L’immigrazione in Trentino» presentato da Cinformi il 12 febbraio scorso, gli immigrati in Provincia di Trento sono 50.833 (il 10% della popolazione totale) e la comunità più rappresentata è quella romena che da sola costituisce il 20% del totale (circa 10.000 persone).

Si sente spesso parlare di questi cittadini non italiani, ma per lo più in concomitanza di eventi tragici che interessano i confini nazionali o europei; in momenti particolarmente critici, come l’accoglienza di rifugiati o esuli provenienti da Paesi in guerra; o dopo atti di criminalità.
Elementi che rischiano di trascurare le loro storie quotidiane segnate da dolore, fatica, coraggio, disillusione che, più o meno, ogni migrante porta con sé.
L’incontro vuole proporre questo punto di vista soffermandosi in particolare sulla migrazione delle donne che possono diventare vittime una seconda volta, e proprio per mano di chi dovrebbe proteggerle o sostenerle, di un viaggio che già di per sé è carico di speranze e aspettative ma anche di disincanti e disillusioni.
L’idea prende spunto dallo spettacolo Kebab della romena Gianina Carbunariu messo in scena mercoledì 25 febbraio al teatro San Marco di Trento dalla compagnia ariaTeatro.

Il testo, pluripremiato, narra una storia semplice e terribile insieme: tre giovani decidono di lasciare il loro paese, la Romania, per seguire i loro sogni nella ricca Irlanda.
Madalina vuole diventare una pop-star, Voicu guadagnare più soldi, Bogdan lavorare nel campo delle arti visive. Ma le loro speranze e la loro voglia di riscatto s’infrangono presto, nella realtà meno facile delle loro aspettative.
Tradotto in sette lingue e già rappresentato a Berlino, Monaco, Parigi e Londra, Kebab è arrivato per la prima volta in Italia lo scorso anno a Pergine, per la regia di Riccardo Bellandi.

All’incontro di lunedì 23 febbraio interverranno:
- Violetta Plotegher, Consigliera provinciale, Assessora regionale e Vicepresidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani
- Rose Marie Callà, responsabile area tratta, presso Cinformi Centro informativo per l'immigrazione della Provincia di Trento
- Chiara Benedetti, attrice della Compagnia ariaTeatro, protagonista di Kebab
- Dan Ion, Presidente di ARTA-A Associazione Romeni del Trentino Alto Adige
- Introduce e modera Arianna Bazzanella, Forum trentino per la pace e i diritti umani

L’incontro con la cittadinanza avrà luogo lunedì 23 febbraio ore 17.30 presso la Sala Aurora di Palazzo Trentini in Via Manci 27 a Trento.
Lo spettacolo Kebab sarà in scena mercoledì 25 febbraio ore 21.00 al Teatro San Marco in Via San Bernardino a Trento.
Sarà replicato al Teatro di Pergine sabato 28 febbraio ore 20.45.

Fonte: L'Adigetto

Gruppo folkloristico romeno "De la batrani citire", Milano 22 febbraio

pubblicato il: 20 febbraio 2015

Domenica 22 febbraio ore 14 in Piazza Duomo e Piazza Cordusio a Milano, il Gruppo Folkloristico tradizionale romeno,"DE LA BĂTRÂNI CETIRE", vi invita a fare parte a una parata in costume con esibizioni di danze tradizionali per condividere con tutti le particolarità di questa tradizione che viene tramanda da generazioni!

L'obiettivo principale di questa parata e di portare in giro per l'Italia il messaggio di una cultura che ancora oggi più che mai mantiene la stessa autenticità e l'originalità delle tradizioni culturali romene!

L’impegno di questo gruppo è, infatti, quello di promuovere e conservare attraverso diverse iniziative culturali il patrimonio storico e artistico della tradizione popolare e di realizzare degli eventi e spettacoli in cui i cittadini si sentano protagonisti con l’obiettivo di far conoscere nel mondo la ricchezza e la bellezza della cultura romena.

Fonte: Cultura Romena

L’esempio del capitano rumeno Codreanu, sabato a Lamezia


L’associazione culturale Magna Graecia Front Terina organizza per sabato 21 febbraio alle ore 17:30 presso la segreteria politica di Forza Nuova Lamezia una conferenza dal titolo “ESSERE ESEMPIO” in cui si parlerà del capitano Codreanu e del cz codreanu movimento politico legionario da lui fondato, Guardia di Ferro , del suo modo di vivere all’interno del Cuib la militanza politica, dei suoi insegnamenti e dell’immensa eredità che lo stesso ci ha lasciato sul suo esempio di condotta di vita che forgia il legionario facendolo assurgere ad “uomo nuovo”.Così un comunicato stampa dei promotori dell’iniziativa.

Il relatore di questo evento culturale sarà il professor Vittorio Gigliotti presidente dell’associazione culturale “Cantiere Laboratorio”, profondo conoscitore dell’immensa figura del Capitano. Nessuno di noi infatti mai dimenticherà lo splendido convegno organizzato dallo stesso professore Gigliotti alcuni anni fa e che portò a Lamezia il compianto nipote del Capitano Codreanu ,Nicador,insieme ad una rappresentanza legionaria romena. L’incontro di sabato è aperto a tutti coloro che vorranno partecipare e saperne di più sul Capo di Cuib,sulla Guardia di Ferro e su quelli che erano gli scenari politici in quegli anni in Europa.

Fonte: Lamezia Live

lunedì 16 febbraio 2015

Romeninitalia la Comunità a ajuns la 3.000 de fani pe facebook! / Romeninitalia la Comunità ha raggiunto 3.000 fan su facebook!


Romeninitalia la Comunità a ajuns la 3.000 de fani pe facebook!

Pagina noastră oficială de facebook Romeninitalia la Comunità, lansată mai puțin de un an în urmă, a depășit 3.000 de fani.

Vă multumim tuturor că ne sprijiniți și ne urmăriți!

Ajutați-ne să difuzăm în continuare pagina!

La comunità romena in Italia
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Romeninitalia la Comunità ha raggiunto 3.000 fan su facebook!

La nostra pagina ufficiale di facebook Romeninitalia la Comunità, lanciata meno di un anno fa, ha superato i 3.000 fan.

Grazie a tutti voi che ci sostenete e ci seguite!

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domenica 15 febbraio 2015

Mostra di pittura: “Architetture e volti sacri” di Miruna Budisteanu‏

Comunicato stampa

ACCADEMIA DI ROMANIA IN ROMA

Mercoledì 18 febbraio 2015 ore 18.00, presso la Sala Esposizioni, dell’Accademia di Romania in Roma, avrà luogo l’inaugurazione della mostra ARCHITETTURE E VOLTI SACRI/ARHITECTURI SI CHIPURI SACRE di Miruna Budisteanu.

Intervengono e saranno presenti:
Miruna Budisteanu, Artista
S.E. Sig. Bogdan TATARU-CAZABAN, Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede
Prof. Mihai BARBULESCU, Direttore dell’Accademia di Romania in Roma
Daniela CRASNARU, Direttrice dei programmi, Accademia di Romania

La mostra ARCHITETTURE E VOLTI SACRI è il risultato di atteggiamento plasmato e provato nel tempo e nello spazio, un percorso vivido che non finisce qui e ora. In questa mostra l'artista ha deciso di non descrivere né di ribadire gli elementi caratteristici dello stile Brancoveanu. Miruna Budisteanu ha proposto invece di evocare il respiro di questa creazione, per ricostruire lo spirito del rinascimento in chiave innovativa per riportarlo in superficie.
Le opere sono eseguite prevalentemente su velo o multimedia vellum pellicola, la cui materialità e dimensione facilita l'interazione con l'ambiente e la struttura architettonica.
La mostra potrà essere visitata tutti i giorni dal 18 febbraio al 6 marzo 2015 nella Sala Esposizioni dell’Accademia di Romania, Viale delle Belle Arti, 110.
Ingresso libero.

Ufficio stampa,
Accademia di Romania
Roma, febbraio, 2015

Rocca di Papa: ”Il mondo delle favole e della poesia”, nel nome dell’amicizia italo-romena


14 FEBBRAIO 2015
ROCCA DI PAPA/ attualità – Una bella iniziativa di letture, versi e storia con la presenza dei bambini, fulcro vitale dell’integrazione presente e futura

Se l’integrazione è un valore, oggi, presso l’aula consiliare di Rocca di Papa, grazie alla manifestazione organizzata dalla Università Popolare e per merito dell’impegno di Bob H. Salmi ed Eliza Puscoi, in collaborazione con altre realtà del territorio, ha trovato la sua massima espressione di volontà e speranza per il futuro. Alla presenza di numerosi giornalisti, scrittori roccheggiani e romeni, infatti, ha preso vita ”Il mondo delle favole e della poesia”, manifestazione di letture, cultura e storia che ha avuto come protagonisti sopratutto i bambini, con le loro semplici e colorate composizioni.

Il successo dell’evento, in una sala gremita, ha sancito, come espresso anche dai relatori, la riuscita integrazione tra italiani e romeni a Rocca di Papa, percorso che proprio attraverso i più piccoli potrà trovare in futuro una migliore identità. Una festa nel segno dell’amicizia, dunque, forgiata da oltre duemila anni di storia e di radici comuni, che ha rallegrato i presenti anche con il gradito intermezzo musicale di Carlo Fontani, il giovane artista che con il suo talento ha fatto battere le mani all’intera sala.

Proprio a proposito dell’integrazione, la scrittrice Maria Pia Santangeli ha affermato: ”L’integrazione è un rom5arricchimento reciproco. E quindi dico ai romeni di rimanere sé stessi ed italiani insieme. Girando l’Italia e compiendo le mie ricerche ho imparato a vedere le cose con occhi diversi, acquisendo qualcosa in più. Oggi l’Italia è un po’ tutta uguale, ma fino a qualche anno fa era possibile riscontrare profonde differenze nei territori, come quelle che incontrai qui venendo dalla Toscana fino a qui. I romeni, quindi, conservino la loro anima e la propria identità, anche nella società in cui vivono”.

Hanno partecipato all’organizzazione dell’incontro o sono stati presenti, tra gli altri, Elena Postelnicu, corrispondente Radio Romania a Roma, Anna Giovanetti, la poetessa Azamfiricai Zana, lo scrittore romeno Trifan Laurentiu, la maestra Alessandra Palazzi, l”’Associazione Romena di Velletri”, l’Associazione Pro-Esso (Cittadini attivi di Rocca), Bibirig Maria Irina, Maria Bogdan, Neacsu Alexandru, Nadia Rufini, “Ziarul Emigrantul” e il direttore Cristi Merchea, il cantante e poeta romeno George Lupascu, il Maestro Franco Carfagna, la scultrice Carmen Chirica Pislariu.

rom2Tra le tante letture e i tanti interventi, la scrittrice Rita Gatta ha voluto ricordare il 71° anniversario del bombardamento di Rocca di Papa, leggendo una poesia in dialetto roccheggiano, simbolo della tragicità di quegli eventi ma anche dell’innocenza dei bambini, sintesi di speranza per il futuro e di pace. La stessa pace e la stessa speranza che oggi si è respirata in un manifestazione che ha visto andare a braccetto insieme associazioni italiane e romene, giornalisti, uomini della cultura e piccoli studenti. Un bel modo di festeggiare San Valentino, festa dell’amore, valore e sentimento che in questo caso ha unito due popoli.

Fonte: Il Grillo

Proposta per una targa a Milano in onore di Iancu di Hunedoara‏

Milano ospita una grande comunità romena. Questa realtà è presente ad ogni livello sociale e professionale e contribuisce alla crescita della nostra città. I legami tra la terra di Romania e la Città di Milano affondano le loro origini nel passato ed in una storia comune che ha unito lombardi e romeni . Nella prospettiva di riallacciare le pagine di questa storia comune non si può dimenticare la presenza a Milano di Iancu di Hunedoara, principe della Transilvania, figlio di un nobile romeno di Tara Hategului, che aveva uno stretto legame con la famiglia dei Visconti, cimentando i rapporti con Francesco Sforza con il quale rimase in buoni rapporti per tutta la vita e soggiornando a Milano per diversi anni .

Tale premessa serve a sollecitare le autorità competenti della città perché attraverso un segno, una lapide, o una targa venga ricordata la presenza del nobile romeno Iancu di Hunedoara a Milano magari nei pressi di quel Castello Sforzesco (ad esempio nel parco Sempione) che lo vide ospite e protagonista di una delle tante pagine dell’amicizia italo romena

Dott Marco Baratto

Associazione Culturale Euromediterranea

Il catasto trentino va in Romania

11 febbraio 2015

Avviare una collaborazione permanente fra Trentino e Romania per la creazione di un centro d’eccellenza a livello europeo su temi legati al territorio, con particolare attenzione per le tematiche relative al Catasto: questo lo scopo del progetto CENTIRIC – Centre for ExcelleNce in TerRItorial management and Cadastre, promosso da Provincia autonoma di Trento (Servizio Catasto), TRILOGIS srl e FBK, un’iniziativa che ha ottenuto l’approvazione e il finanziamento dalla Commissione Europea.

Il progetto, convintamente appoggiato dall’assessore Carlo Daldoss, prevede un finanziamento in due fasi. Obiettivo della prima fase, della durata di un anno e che può contare su un budget di circa 500.000 euro con un finanziamento al 100% dei costi, sarà la definizione di un business plan per la creazione di un centro di eccellenza europeo, agevolato dall’avvio di una cooperazione attiva tra il catasto rumeno ed il catasto trentino, tra FBK e l’omologo rumeno con il coinvolgimento della Trilogis, un’azienda trentina ad elevato contenuto tecnologico ed un’azienda rumena, Urbasofia, già partner nel contesto di progetti Europei in essere.

Il partnerariato include inoltre un’azienda tedesca, la INI-Novation GmgH, specializzata in trasferimento tecnologico, il Technoport, il parco tecnologico del Lussemburgo, e l’Università di Leuven (Belgio). Infine, il progetto prevede il coinvolgimento di un’agenzia dell’UNECE, la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite con sede a Ginevra.

Durante la prima fase di progetto, i partner trentini dovranno avviare un processo conoscitivo e di analisi per definire i dettagli (tecnici, strategici ecc.) relativi alla fase 2 del progetto, durante la quale si avvierà il centro d’eccellenza. Le attività previste per il Servizio Catasto in questa fase sono di analisi dello stato dell’arte del catasto rumeno (livello di sviluppo, riferimenti normativi, implicazioni operative, ecc.) e supporto all’individuazione di elementi tecnologici “strategici” per il catasto rumeno.

Al completamento della “fase 1”, il business plan sarà ammesso alla selezione prevista dalla “fase 2”, durante la quale verrà appunto realizzato il centro di eccellenza. Questa seconda fase prevede una durata di 5-7 anni per un budget dell’ordine dei 15-20 milioni di Euro. Il centro di eccellenza potrà essere utilizzato come laboratorio per nuove tecnologie di interesse per il territorio trentino, che potrebbe beneficiare delle buone pratiche validate dalle attività del centro applicandole nel contesto provinciale. Inoltre, il centro di eccellenza diventerebbe un catalizzatore di nuove risorse economiche, attraverso l’avvio di progetti scientifici e di innovazione nelle tematiche di riferimento, tutte di elevato interesse strategico per gli attori trentini coinvolti.

Fonte: Secolo Trentino

Badanti, un locale al caldo per farle sentire a casa

Grazie ad Alda Tassainer (Cgil) porte aperte da oggi in via Roma al “Migrantes” «Il vescovo ci ha messo in contatto con la Caritas e insieme ce l’abbiamo fatta»

08 febbraio 2015

BOLZANO. Un posto al caldo per le badanti. Finalmente. Visto che l'ente pubblico non si decideva, ci ha pensato Alda Tassainer, funzionaria della Filcams/Cgil. Ha promosso e tirato le fila di questo progetto che prende il via oggi, con l’apertura - finalmente - di una porta, quella giusta: un locale, presso il servizio Migrantes Bolzano, in via Roma, per ospitare, almeno la domenica, nel loro giorno libero, le cosiddette badanti, ovvero le donne quasi tutte straniere che svolgono il servizio di assistenza domiciliare a persone non autosufficienti, quasi sempre anziani, vivendo con loro e assistendoli giorno e notte.

Il progetto. “Le abbiamo intercettate occupandoci delle loro posizioni lavorative e abbiamo percepito il disagio e le difficoltà legati alla mancanza di un posto dove ritrovarsi. E così abbiamo cominciato a muoverci", spiega Alda.

“Posso dire che la strada è stata tutt’altro che piana, abbiamo bussato a molte porte che sono rimaste “sorde e chiuse”. A novembre abbiamo interpellato il vescovo in persona, monsignor Muser, che ci ha messo in contatto con la Caritas. Devo dire che, grazie alla preziosa collaborazione di persone come Alessia Fellin e Danilo Tucconi della Caritas, il progetto ha preso forma, individuando nella struttura del Servizio Migrantes l’opportunità giusta.”

Così da oggi, dopo la messa nella chiesetta ortodossa di via Renon, queste donne avranno uno spazio dove ritrovarsi, pranzare insieme, passare la domenica pomeriggio in compagnia e al caldo.

Dal Talvera ai Migrantes. Domenica scorsa, alla solita ora, intorno alle 13, dopo la messa nella chiesa ortodossa di via Renon, le badanti si erano trovate come sempre sui prati del Talvera. “In fondo, all’altezza delle giostre per i bambini, lì ci sono tavolo e panca in legno" racconta Floare Ilea. A lei giovedì pomeriggio sono state consegnate le chiavi del locale dove potranno ritrovarsi oggi.

Floare è rumena, ha 65 anni, da quattro anni vive a Bolzano, prima ha trascorso un periodo a Treviso e sul lago di Bolsena. Da poco tempo, purtroppo, è disoccupata, racconta, perché l’anziana signora di cui si occupava è venuta a mancare. A casa, in Romania, ha due figli maschi e sei nipotini “che non vedo da tre anni e mezzo – spiega – perché niente ferie, troppo pochi soldi per andare a casa”. La sua storia è quella di tante, decine di donne che si ritrovano nel giorno “di libertà”: per prendere in consegna le chiavi del locale di via Roma, è arrivata con un’amica, Mariana Pop, anche lei rumena con le medesime coordinate famigliari: figlio e famiglia lontani. Mariana, 53 anni, è arrivata in Italia da nove anni, e da sette vive nel capoluogo altoatesino. Lei, lo scorso agosto, è riuscita ad andare a casa per qualche giorno.

La comunità di badanti.

In Alto Adige, conta circa 1500 donne: il loro compenso retributivo va quasi tutto a casa, per sostenere le famiglie. Sono donne che hanno figli, marito e nipotini, la maggior parte di loro ha un’età che supera i 50 anni. Sono donne sole che cercano di ritrovarsi tra di loro per vivere qualche momento di convivialità, fare qualche chiacchiera, e passare qualche ora in compagnia. La più giovane del gruppo è moldava e ha 28 anni, la più anziana ne ha 74. Parlano un italiano “arrangiato” ma si fanno capire, e quando si riferiscono alla domenica pomeriggio, quando si ritrovano, dicono: “È il nostro momento umano”. Floare racconta che in estate è più facile, perché si possono fermare anche sul prato: “Una domenica avevamo preparato la torta per festeggiare il compleanno di una di noi – racconta - e all’improvviso è cominciato a piovere. Così abbiamo trovato un telone in plastica, siamo riuscite ad appoggiarlo sui rami di un albero e abbiamo continuato a festeggiare. La domenica di solito ognuna di noi porta qualche cosa da mangiare: chi qualche specialità rumena, alcune di noi portano qualcosa che ricevono a casa. Non siamo sempre le stesse, le donne arrivano anche da Appiano e Merano”. Raccontano che a Natale ci pensa il loro prete di via Renon, Milasan Lucian, che riesce sempre a trovare un locale dove poter pranzare insieme. "Queste chiavi, per noi, sono un grande regalo”. (e.f. e da.pa)

Fonte: Alto Adige Geolocal

martedì 10 febbraio 2015

Giornata di studio in onore di Olivier Clement‏

L’Associazione Onlus “Insieme per l’Athos”

e l’Accademia di Romania in Roma

Vi invitano a una

GIORNATA di STUDIO in ONORE di

OLIVIER CLEMENT

L’ALTRO SOLE. OLIVIER CLEMENT

TESTIMONE E CANTORE DELLA BELLEZZA DEL RISORTO

Giovedì 19 Febbraio 2015, ore 16,30

Sala Conferenze

Accademia di Romania, Piazza José de San Martin, 1 - Roma (Valle Giulia)

Saluti introduttivi: Prof. Mihai BARBULESCU (Direttore dell’Accademia di Romania in Roma)
Dott. Giuseppe S. BALSAMA’ (Presidente dell’ Associazione Onlus “ Insieme per l’Athos”)

Prolusione inaugurale:
S.E.R. Mons. Siluan (SPAN), Vescovo della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia.
OLIVIER CLEMENT – UN ANNUNCIATORE DEL VANGELO NEI NOSTRI TEMPI

Relazioni:
Dott.ssa Flaminia MORANDI
OLIVIER CLEMENT. UN UOMO.
P. Vladimir ZELINSKIJ,
IL MESSAGGIO DI OLIVIER CLEMENT E OLIVIER CLEMENT COME MESSAGGIO
S.E. Dott. Bogdan TATARU-CAZABAN, Dott.ssa Miruna TATARU-CAZABAN
IL RESPIRO DELL’ORIENTE NEL DIALOGO INTERCRISTIANO.
Fr. Adalberto MAINARDI
LA CHIESA “UNA” NELLA VISIONE DI OLIVIER CLEMENT.

Comunicazione conclusiva:
Dott. Antonio MANZELLA
OLIVIER CLEMENT. UN PONTE TRA ORIENTE E OCCIDENTE

Modererà l’incontro il P. Prof. Germano MARANI, SJ

Seguirà un rinfresco

Hanno concesso il loro patrocinio:
Institut de Théologie Orthodoxe Saint-Serge - Paris
Pontificio Istituto Orientale - Roma
Pontificio Ateneo S. Anselmo - Roma
Pontificia Università “Antonianum” - Roma
Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino - Roma
Ambasciate presso la Santa Sede di:
Bulgaria
Francia
Georgia
Grecia
Romania
Russia
Serbia
Istituti di cultura:
Accademia di Romania in Roma
Riviste:
Buisson Ardent – Cahiers Saint-Silouane l’Athonite
Contacts (Revue française de l’Orthodoxie)

Accademia di Romania a Roma

lunedì 9 febbraio 2015

Ambasada României: Întâlnire pe teme consulare cu reprezentanți MAE, 16 februarie‏

Dorim să vă informăm că la data de 16 februarie, în cadrul "Campaniei de informare consulară în Diaspora", o delegație a MAE va sosi la Roma pentru o întâlnire cu reprezentanții comunității românești din Italia. Printre subiectele de interes prezentate în cadrul reuniunii, coordonată de dl. Sorin Moise, secretar general al MAE , figurează:
· Prezentarea Sistemului Informatic Consular / E-Cons, cu accent pe Call-Center-ul/Mail-Center-ul CCSCRS, precum și Sistemul Informatic pentru Managementul Integrat al Serviciilor pentru Cetățeni – SIMISC;
· Modernizarea logisticii rețelei consulare române;
· Instrumentele de informare puse la dispoziția cetățenilor români care se deplasează în străinătate. Campanii de informare derulate de MAE.
· Probleme cu care se confruntă Diaspora;
· Prezentarea programului de organizare a programului “Consulatul Itinerant”;
· Taxe consulare;
· Propunerea MAE de extindere a rețelei consulare în Italia;
· Sesiune de întrebări și răspunsuri
· Concluzii

Cu această ocazie vor fi distribuite și materiale de popularizare a activității MAE pe linia acordării de protecție și asistență consulare. În acest context, vă adresăm invitația de a participa la reuniune, în data de 16 februarie, orele 17.00, la sediul Academiei României din Roma.

VĂ RUGĂM SĂ CONFIRMAȚI PARTICIPAREA LA EVENIMENT PÂNĂ ÎN DATA DE 10 FEBRUARIE

Ovidiu PUFU
Secondo Segretario, Affari Stampa

Ambasada României în Italia
Via Nicolò Tartaglia, 36
00197 ROMA
Tel: 0039-06 808 45 29 int. 221
Fax: 0039-06 808 49 95
E-mail: ovidiu.pufu@mae.ro
roma.mae.ro

În loc de taxa de 10 euro, ARI solicită posibilitatea de a plăti retroactiv contribuţiile la pensii pentru românii din străinătate‏

În loc de taxa de 10 euro, ARI solicită posibilitatea de a plăti retroactiv contribuţiile la pensii pentru românii din străinătate
Domnul Prim-Ministru Victor Viorel PONTA

Scrisoare deschisă

Ref.: Contribuţii pentru pensii de la românii din străinătate

Domnule Prim Ministru,

Reprezentanții Asociației Românilor din Italia cu sediul la Roma au analizat declarația publică a Dumneavoastră referitoare la faptul că o soluţie de echilibrare a bugetului asigurărilor sociale ar fi accea ca fiecare român din Diaspora să plătească 10 euro lunar. Propunerea aceasta a produs un val de proteste în Diaspora. Considerăm că aceste proteste sunt îndreptăţite. Dar noi mergem dincolo de proteste şi venim cu propuneri concrete.

Peste 4 milioane de români au emigrat în masă din România către ţări din Uniunea Europeană, în principal către Italia şi Spania. Majoritatea au muncit mai întâi ilegal sau neregular, până la obţinerea unui permis de şedere şi a unui contract de muncă. Este un fapt incontestabil că majoritatea covârşitoare a românilor emigraţi au în trecutul lor cel puţin o perioadă de muncă „la negru”, unii dintre ei chiar întreaga perioadă de şedere în străinătate. Înainte de a pleca, mulţi dintre cetățenii români emigrați au muncit legal o perioadă în România, au plătit câţiva ani contribuţiile de asigurări sociale, iar acum nu au şanse să-şi mai completeze echivalentul minim al anilor de contribuţie pentru a avea dreptul la pensie corespunzătoare efortului din perioada vieții active.
Conform datelor furnizate de Banca Naţională a României (BNR), românii din străinătate au trimis, în ultimii zece ani, peste 42 de miliarde de euro în ţară.
După izbucnirea crizei financiare, sumele transferate de Diaspora au început să scadă substanţial. Astfel, în 2009, acestea s-au redus cu 34,8%, respectiv 4,3 miliarde de euro, faţă de 6,6 miliarde de euro cu un an înainte. Banii trimişi acasă au continuat să scadă până în 2012, când s-a înregistrat o uşoară revenire, însă trendul negativ s-a reluat în 2013.
Potrivit statisticilor din Italia (Raport Caritas Italiana "Romania. Immigrazione e lavoro in Italia", iunie 2008), numărul românilor era la începutul anului 2008 de 1.016.000 persoane. Acum, la începutul anului 2015, se estimează că peste 1,5 milioane de români trăiesc în Italia, din care o mare parte își câștigă existența prin muncă fară contract. Tot potrivit ultimului raport Caritas, media de vârstă a românilor din Italia este de 33 de ani, profilul fiind de populație tânără, până în 35-45 de ani, fără studii superioare, cu liceu, cu o calificare în construcții.
Un caz particular este reprezentat de româncele care au muncit şi muncesc în casele italienilor, la menaj sau la îngrijirea copiilor şi bătrânilor. Majoritatea covârşitoare a acestor femei a muncit şi continuă să muncească „la negru”.
În statisticile italiene sunt prezentate date care atestă faptul că, din rândul imigranților romani, circa 600.000 de români sunt plătitori de contribuţii la sistemul public de asigurări din Italia. Restul sunt copii, imigranți fără ocupație sau fără surse de venituri certe sau cunoscute.
Majoritatea imigranților români în Italia au în planurile de viitor, pe termen mediu sau lung, întoarcerea în România, unde au investit o bună parte din banii câştigaţi în Italia. Problema este că anii trec. Aceşti oameni, care se vor întoarce în Romania, vor avea nevoie de mijloace de subzistență.
Având în vedere că majoritatea românilor emigranți fac parte din pătura foarte săracă a societații, statul român va fi obligat să se ocupe şi de ei atunci când se vor întoarce, fiind obligat să le asigure măcar pensia socială minimă garantată şi asistenţa sanitară de bază. Acest fapt va produce o presiune majoră, suplimentară, pe sistemul de asigurări sociale românesc, fără o sursă asigurată de venituri bugetare, în compensare.

Asociația Românilor din Italia, bazându-se pe semnalele din comunitatea românească, propune deschiderea dialogului între reprezentanții Diasporei și autoritățile de resort, din cadrul Guvernului României, cu scopul declarat de identificarea soluțiilor pentru asigurarea unui cadru legal și facil pentru plata curentă și retroactivă a contribuţiei de asigurări sociale de stat, în Romania.
La această dată, dacă într-o anumită perioadă de timp o persoană nu s-a aflat într-o situaţie prevăzută de lege pentru care se datorează contribuţia de asigurări sociale de stat, așa cum este cazul romanilor din Diaspora, plata retroactivă a acesteia NU este posibilă, pentru că, potrivit informaţiilor puse la dispoziţie de Ministerul Muncii, Familiei, Protecţiei Sociale şi Persoanelor Vârstnice (MMFPSPV), NU are niciun temei legal.
Mai atenționăm că o mare piedică în asigurarea unor resurse pentru bugetul de stat al Romaniei, în sensul propus de Premierul Victor Ponta, referitor la cei 10 euro, e determinată de birocrația excesivă care impune, pentru cetățenii care vor să se asigure în sistemul public de pensii românesc, încheierea unui contract de asigurare socială. Acest contract este acceptat doar dacă se încheie – în formă scrisă – între persoana interesată şi casa teritorială de pensii competentă, iar acesta produce efecte începând cu data la care este înregistrat la casa de pensii. Prevederile referitoare la acest aspect pot fi găsite în alineatul 2 al articolului 6 şi în articolul 12 din Legea nr. 263/2010 privind sistemul unitar de pensii publice (cu modificările şi completările ulterioare).

Mai mult, Domnul Premier V. Ponta, trebuia să fie informat, înainte de a ieși public cu propunerea inpozitării cu 10 euro a veniturilor românilor din Diaspora, că deschide Cutia PANDOREI FISCALE deoarece, pentru a fi legale aceste contribuții, trebuie respectate formele excesiv de birocratice și coercitive impuse de Ministerul de Finanțe. Astfel cca 2,5 milioane de români aflați la mii de kilometri de țară, trebuie să-și piardă timpul, banii și nervii, pentru a se supune unor dispoziții aberante privind declararea veniturilor care reprezintă baza lunară de calcul a contribuțiilor de asigurări sociale (pensii) care se realizează prin depunerea la organul fiscal de domiciliu a unei Declarații privind venitul asigurat la sistemul public de pensii (formularul 600, introdus prin Ordinul ANAF nr. 874/2012). Pentru astfel de anomalii sociale au parăsit românii țara!
Mulți români emigranți nu sunt angajaţi legal, în acest moment, în Italia. Atât ei cât și cei care au muncit în trecut mulţi ani fără contract, ar dori să poată plăti retroactiv contribuţii pentru pensie, echivalet anilor pierduți.
Cu toate diligențele făcute de către Asociația Românilor din Italia începând cu anul 2009, în sensul reglementării situației de mai sus, guvernanții României au tratat cu indiferență această problemă de importanță socială majoră, cât și resursa de câteva sute de milioane de euro care putea fi obținută anual la bugetul românesc de asigurări sociale!
Guvernele statului român, în această perioadă de criză, ar fi putut acumula sume imense de bani din Italia.
De exemplu, dacă doar 500.000 de muncitori români ar plăti pentru o perioadă de 15 ani o sumă de 100 € lunar, 15 x 12 x 100 x 500000 = 9.000.000.000 euro – 9 MILIARDE DE EURO!
Majoritatea românilor din Diaspora italiană doresc să-şi regularizeze situaţia privind asigurările sociale în ROMÂNIA, în speranța că vor avea garanţia elementară a unei pensii la vârsta la care nu vor mai putea munci.
În final punem o întrebare: statul român, prin guvernanții săi, dorește cu adevărat să-și acopere o parte din deficitul bugetului naţional de asigurări prin contribuția milioanelor de români, muncitori emigrați, sau inventează alte motive birocratice de culpabilizare fără vină a cetățenilor, pentru consolidarea armatei agresoare de birocrați, slujbași ai statului, care utilizează fiscalitatea din România ca pe o armă de distrugere a economiei și a națiunii române?
Dacă propunerile noastre sunt agreate de către dumneavoastră, vă stăm la dispoziție cu specialiștii noștri, pentru un dialog constructiv și creator, în interesul românilor de pretutindeni.

Roma, 4 februarie 2015

Eugen Terteleac, Președinte AsociațIa Românilor din Italia

ASSOCIAZIONE DEI ROMENI IN ITALIA
Via Fringuello, N° 50 A, Roma
Tel / Fax 06. 263162
E-mail – info@associaziondedeiromeni.it

Cohousing minori stranieri e anziani: al via candidature‏

Sono aperte le selezioni per i destinatari di Homefull, il nuovo progetto di Programma integra che darà il via ad una sperimentazione trimestrale di cohousing tra giovani migranti ed anziani residenti a Roma.

Il progetto è realizzato da Programma integra in collaborazione con la Cooperativa Sociale Meta Onlus, che si occuperà del coinvolgimento delle realtà territoriali che operano a favore dei cittadini anziani; è finanziato dalla Regione Lazio – Politiche Sociali, Autonomie, Sicurezza e Sport, area ‘Impresa Sociale e Servizio Civile’, nell’ambito dell’avviso ‘Innova Tu: la nuova sfida dell’innovazione sociale’.

Le attività progettuali prevedono l’attivazione di due percorsi formativi propedeutici all’esperienza del cohousing, la formazione coinvolgerà tutti i destinatari in attività di socializzazione congiunte, allo scopo di facilitare la relazione e verificare l’effettiva compatibilità tra le ipotetiche coppie destinate alla coabitazione; è prevista un’indennità di frequenza per i giovani migranti che accederanno alla formazione, agli anziani verrà riconosciuto un contributo mensile per le spese domestiche.

Le coppie scelte per l’attivazione del percorso trimestrale di cohousing saranno 5; l’anziano dovrà ospitare il giovane in casa propria, nel rispetto della privacy e degli impegni dell’ospite; ai giovani migranti sarà richiesto di trascorrere del tempo con l’anziano che lo accoglie e svolgere per lui piccole mansioni di aiuto quotidiano; l’obiettivo della sperimentazione è quello di poter coniugare le necessità degli anziani in situazioni di solitudine e quelle dei giovani stranieri giunti in Italia privi di una casa e di una rete famigliare.

Per la candidatura alle selezioni, è richiesta una buona padronanza della lingua italiana; i giovani migranti, interessati a partecipare e motivati nello sperimentare questo nuovo modello di convivenza interculturale e intergenerazionale, dovranno inviare la scheda di candidatura entro il 12 febbraio 2015 all’indirizzo e-mail: segreteria@programmaintegra.it, oppure al numero fax 0678393696.

Le selezioni si terranno a Roma, presso il Centro cittadino per le migrazioni, l’asilo e l’integrazione sociale di Roma Capitale, sede di Programma integra, in via Assisi 41, dal 16 al 20 febbraio 2015, dalle ore 10,00 alle ore 13,00.

Per iscrizioni e informazioni:
Tel. 0678850299
Fax: 0678393696
E-mail: segreteria@programmaintegra.it

Per maggiori informazioni consulta la scheda progetto di Homefull.

Programma integra
Via Assisi, 41 – 00181 Roma
Tel. 06.7885.0299
Fax. 06.7839.3696
www.programmaintegra.it 
E-mail: info@programmaintegra.it

domenica 8 febbraio 2015

Întâlnire pe tema drepturilor lucrătorilor din agricultură - Puglia

În perioada 9-10 februarie responsabilul pe probleme de muncă din cadrul Ambasadei și un consul din cadrul Secției consulare a Ambasadei Roma vor participa în Puglia la o serie de întâlniri privind drepturile lucrătorilor migranți în agricultură, organizate împreună cu sindicatul italian CGIL FLAI Puglia și CNSRL Frăția din România.

Programul celor două zile cuprinde deplasări la Foggia, San Severo, Andria, Bari, Ginosa ș.a. și întâlniri cu consilierii regionali pentru muncă și imigrație.

Cei interesați să participe pot afla detalii despre program accesând următorul link:
http://www.flaipuglia.it/condizioni-di-lavoro-dei-migranti-in-agricoltura

Ambasada României în Italia

Rocca di Papa, ecco il ”San Valentino dei bambini”. In nome del dialogo e dell’amicizia

6 FEBBRAIO 2015
ROCCA DI PAPA/
UniPop annuncia una manifestazione che unirà bambini italiani e romeni per la condivisione e il piacere della lettura

Si chiama “Il San Valentino dei bambini” la manifestazione che avrà luogo il 14 febbraio, dalle ore 8.30, in Aula Consiliare del Comune di Rocca di Papa, grazie all’impegno della L’UNIPOP – Università Popolare, in collaborazione con l’Associazione Romena di Velletri e la Pro Esso.

La giornata sarà arricchita dalla presenza della scultrice romena di Velletri, Carmen Chirica Pislariu, e le sue opere, con una piccola grande sorpresa per i bambini presenti (l’artista in questi giorni è presente con una Mostra di scultura all’Accademia d’Arte Romena a Roma dal 5 al 11 febbraio). Spazio anche ai tradizionali abiti popolari e agli oggetti romeni. I bambini stessi, reciteranno poesie o piccole storie scritte da loro o da altri autori. Il tutto si svolgerà accompagnato da musica e cantanti. La lettura di favole sarà affidata alla docente e scrittrice Eliza Puscoi, alle autrici di Rocca di Papa e ad alcuni docenti romeni, i quali saranno invitati a leggere ciascuno un’opera scritta dai bambini stessi, con un’annunciata sorpresa da parte della scrittrice e poetessa Rita Gatta.

La giornata si concluderà con la donazione di alcuni libri di scrittori e poeti romeni alla Biblioteca Comunale di Rocca di Papa da parte di Eliza Puscoi, che farà una piccola presentazione per ciascuna opera. Il testi donati dagli artisti, ambiscono nell’invitare i bambini, i giovani e gli adulti alla lettura al fine di riavvicinarli agli interessi della propria origine. Non mancheranno dolci ed un gradito buffet. Una giornata all’insegna del dialogo, dell’amicizia e della cultura, quindi.

Fonte: Il Grillo Online

Due nuove parrocchie a Bologna: San Michele Arcangelo per la comunità ucraina e Santa Croce per la comunità romena

Così si riconosce definitivamente e a tutti gli effetti la presenza radicata nella diocesi petroniana dei fedeli greco-cattolici ucraini e romeni. Sorgeranno in Strada Maggiore e via del Cestello

Redazione 4 Febbraio 2015

Chiesa ortodossa: per la prima volta tutti i parroci della città uniti per una celebrazione

Due nuove parrocchie pronte a nascere sotto le Due Torri, due parrocchie che riconoscono definitivamente e a tutti gli effetti la presenza radicata nella diocesi petroniana dei fedeli greco-cattolici ucraini e romeni.
Le due nuove parrocchie avranno il titolo delle chiese che da oggi diventeranno sedi parrocchiali: San Michele Arcangelo per la comunità ucraina (chiesa dei Leprosetti, in Strada Maggiore); e Santa Croce, per la comunità romena (santuario del Cestello, nell'omonima via).

Le due comunità sono cattoliche ma di rito bizantino: hanno un calendario, modalità di celebrazione della messa e anche diritto canonico diversi dal cattolico di rito latino. Il rito bizantino è simile all'ortodosso: come loro, hanno l'iconostasi (la parete divisoria decorata con icone che separa la navata) ma, per esempio, riconoscono il primato del Papa di Roma.

"La convivenza nella stessa chiesa per due riti così diversi risultava un po' difficile- spiega monsignor Juan Andres Caniato della Pastorale degli immigrati della Diocesi di Bologna- ora anche loro avranno una chiesa dedicata in cui celebrare in maniera stabile. Peraltro, saranno due parrocchie personali, non legate a un territorio. Cosa significa? Che saranno parrocchiani di quelle chiese tutti i fedeli di quel rito presenti nella Diocesi, senza ulteriori limiti territoriali". Grazie alla firma dell'arcivescovo Carlo Caffarra in calce ai decreti d'erezione delle nuove parrocchie, la chiesa di Bologna riconosce le due comunità come parti di sè. Così facendo, otterranno il massimo del riconoscimento ecclesiale: "Come parrocchie- continua Caniato- saranno perfettamente strutturate. Avranno un loro riscontro civile e potranno dialogare con le altre realtà pastorali, magari anche attraverso una loro presenza nei consigli pastorali, per esempio".

Alla guida delle parrocchie, padre Mariel Muresan, attuale cappellano dei fedeli greco-cattolici romeni e don Andriy Zhyburskyy, cappellano dei fedeli ucraini. L''invito a definire queste comunità così profondamente radicate nel territorio facendole uscire dallo spontaneismo arriva direttamente dalla Santa Sede: "Il cristianesimo cattolico degli africani, quello dei bengalesi, quello degli ucraini o dei romeni ha delle differenze che la Chiesa vuole salvaguardare come patrimonio culturale da difendere, anche in vista delle seconde generazioni che stanno crescendo sul nostro territorio e che devono avere memoria. Lo dobbiamo fare, anche per arginare l'aggressività di altre dottrine, come i Pentecostali o i Testimoni di Geova, verso gli immigrati: la Chiesa ha da sempre come primo obiettivo l'evangelizzazione. Due i dati che voglio sottolineare: in primis, è la prima volta che i romeni hanno una parrocchia In Europa fuori dal loro patriarcato (fuori dalla Romania, prima di Bologna, esisteva solo una diocesi in Ohio, ndr). E poi, pensiamo a quanto le donne ucraine hanno portato nelle nostre famiglie prendendosi cura di anziani, ammalati, bambini: hanno portato la loro fede, e raccontato l''esperienza del martirio dopo anni di oppressione".

Difficile dire quanto siano grandi le comunità greco-cattolica ucraina e romena della diocesi di Bologna, numero che ovviamente non corrisponde ai residenti ucraini e romeni, anche di altre confessioni. Sono comunità numerose, dice don Andriy Zhyburskyy,: quella ucraina, insieme con quelle africane e polacca sono in assoluto le piu' grandi. Molto vivace è anche quella filippina, ma in quel caso si partiva da presupposti diversi. La cura pastorale migratoria non ha che un decennio: i filippini sono arrivati da molto di piu'', e non c'è mai stata una pastorale specifica per loro. Così si sono perfettamente amalgamati al rito latino.

(agenzia Dire)

Fonte: Bologna Today

Abruzzo-Romania: Di Pangrazio in visita all’Ambasciata romena

Pubblicato il: 07/02/2015

Attivare iniziative della Regione Abruzzo, con la compartecipazione dello Stato della Romania, per ricordare il generoso contributo di solidarieta’ e fratellanza reso dai soldati romeni in occasione del sisma che nel 1915 colpi’ duramente il territorio marsicano.

Con questo scopo il presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, Giuseppe Di Pangrazio, si e’ recato ieri pomeriggio, a Roma, in visita dall’Ambasciatore Dana Constantinescu, presso la sede dell’Ambasciata della Romania. Durante l’incontro Di Pangrazio ha ripercorso il profondo e speciale rapporto che lega la Marsica con la Romania.

Un legame tra due territori lontani lungo piu’ di 100 anni – ha ricordato Di Pangrazio – che risale agli inizi della prima guerra mondiale, quando 3.400 soldati romeni furono raccolti prima come prigionieri nemici nel campo di concentramento militare, poi come alleati della Legione Rumena di stanza proprio ad Avezzano. Infatti, proprio quei soldati romeni prigionieri, prima ancora di diventare forze alleate, si offrirono spontaneamente per soccorrere le vittime e raccogliere le macerie prodotte dal quel disastroso sisma del 13 gennaio 1915. Quella dei romeni nella Marsica rappresenta una presenza importante che continua ancora oggi, grazie ai circa 3.000 cittadini romeni emigrati nella Marsica. Per questo il Consiglio regionale, in accordo con il Comitato per le Celebrazioni del centenario del Terremoto della Marsica, ha voluto chiedere il coinvolgimento ufficiale dello Stato della Romania, attraverso la sua Ambasciata di Roma, in particolare per gli eventi che verranno realizzati proprio per ricordare quel generoso contributo di solidarieta’ reso dai soldati romeni.

Ad accompagnare il presidente Di Pangrazio erano presenti il prof. Sandro Tuzi e il dott. Sergio Natalia, che hanno mostrato all’Ambasciatore Constantinescu alcuni studi e ricerche storiche sulla presenza dei cittadini romeni della Marsica dal 1914 ad oggi e sulla loro integrazione nel tessuto sociale.

Al termine dell’incontro, l’Ambasciatore Constantinescu, accompagnata dal Primo Segretario Laviniu Enii, si e’ detta “certa di una collaborazione proficua tra la Romania e la Regione Abruzzo al fine di realizzare gli eventi commemorativi e per rinsaldare il profondo e antico legame di solidarieta’ tra le nostre popolazioni”.

Fonte: News Abruzzo

Mesajul lui Klaus Iohannis pentru noul preşedinte italian Sergio Mattarella

de Valentina Postelnicu
Publicat la: 05.02.2015

Preşedintele Klaus Iohannis a avut, joi, o convorbire telefonică cu omologul său italian, Sergio Mattarella, în cadrul căreia l-a felicitat pe omologul său pentru alegerea în calitate de preşedinte şi şi-a exprimat dorinţa aprofundării Parteneriatului Strategic între cele două ţări.

Potrivit unui comunicat de presă al Administraţiei Prezidenţiale, preşedintele Klaus Iohannis l-a felicitat în cadrul convorbirii telefonice, pe Sergio Mattarella, pentru alegerea în calitate de preşedinte al Italiei, şeful statului exprimându-şi dorinţa aprofundării Parteneriatului Strategic dintre cele două ţări, construit pe o relaţie lungă şi solidă.

Cei doi au subliniat că prezenţa unei importante comunităţi româneşti în Italia şi a unei puternice comunităţi de afaceri italiană în România conferă acestei relaţii o dimensiune specială, potrivit sursei citate.

Preşedintele României a menţionat în cadrul convorbirii că una dintre priorităţile sale imediate este de a cunoaşte reprezentanţi ai comunităţii române din Italia şi că îşi doreşte găsirea de noi căi de a valorifica interesele comune ale românilor şi italienilor, cetăţeni cu drepturi egale în Europa, se mai precizează în comunicatul de presă remis MEDIAFAX.

Judecătorul Sergio Mattarella a fost ales, sâmbătă, preşedintele Italiei, cu 665 de voturi, cu mult peste cele 505 voturi necesare, potrivit rezultatelor oficiale, relatează AFP.

Sursa: Gandul.info

Agrigento: finanziere soccorre cittadino rumeno colpito da malore

Scritto Martedì 3 Febbraio 2015

E’ avvenuto ad Agrigento, in Via Mazzini nei pressi del “Bar Forum”, un altro episodio che ha coinvolto un militare delle Fiamme Gialle. Questa volta è toccato al Maresciallo Aiutante Pietro Fabrizio, in servizio presso il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Agrigento. Come di recente accaduto al suo collega, l’Appuntato Andrea Stamerra, anch’egli è stato il protagonista indiscusso che, libero dal servizio, si è trovato come un angelo custode, nel luogo giusto e al momento giusto. Un giovane rumeno, N.B. di anni 34 residente a Raffadali improvvisamente colpito da malore, cadendo al suolo, ha sbattuto spaventosamente il capo. L’urto ha provocato un trauma cranico con conseguente perdita dei sensi e versamento di liquido ematico. Da li a poco è subentrata una crisi epilettica che è sfociata in un blocco respiratorio. Il giovane rumeno, ormai cianotico, stava soffocando a causa dalla lingua che, per effetto della convulsione, si era retratta sino in gola, assumendo una posizione non naturale. Fra il panico della gente che assisteva attonita e inerme a quanto stava accadendo, il Maresciallo Aiutante non ha esitato a prestare soccorso.

Solo la tempestività e la particolare capacità di autocontrollo del militare hanno contribuito sicuramente ad evitare il peggio. Il giovane rumeno è stato così trasferito successivamente all’Ospedale S. Giovanni di Dio per ulteriori cure. Un altro esempio di altruismo e non comuni doti umane, che fa onore al Maresciallo Aiutante Pietro Fabrizio e contribuisce ad accrescere il prestigio del Corpo della Guardia di Finanza.

Fonte: Info Agrigento

Romeno trovato morto per il freddo su una panchina in largo Montebello

Mons. Nosiglia: “Non è questa la città che voglio presentare al Papa”

Largo Montebello
03/02/2015

Un romeno di 49 anni, Mihail Gatu, è stato trovato morto, la scorsa notte in largo Montebello, nel quartiere Vanchiglia. Dormiva su una delle panchine della piazzetta. Verso mezzanotte le ambulanze sono arrivate in largo Montebello, chiamate da un passante. I medici del 118 hanno trovato l’uomo disteso sulla panchina, immobile. Hanno provato a rianimarlo: per lui però non c’era più nulla da fare. La morte, secondo il primo referto, sarebbe sopraggiunta per arresto cardiaco a causa del freddo. La colonnina del termometro era a meno 4 gradi. Per il medico legale, chiamato dal 118, sul corpo dell’uomo non c’erano segni di violenza. Il corpo è stato quindi rimosso. In passato l’uomo era già stato soccorso: era un senzatetto molto conosciuto in tutto il quartiere. In largo Montebello il bivacco di disperati senza dimora è frequente. Di solito i dehor dei locali che si affacciano sul largo fanno da riparo: non inusuale trovarvi coperte, cuscini e altri oggetti.

Nosiglia: “Non possiamo presentare una città così al Santo Padre”

La ferita della Chiesa
L’arcivescovo Cesare Nosiglia ha affermato con forza «che non è accettabile che un’altra persona sia morta per strada . Questa non è la città che voglio presentare a Papa Francesco, dobbiamo fare qualcosa, tutti, come Chiesa e come comunità». Per Nosiglia «questa morte è una sconfitta, una ferita nel momento in cui parliamo di accoglienza con l’Ostensione. Certo, non voglio colpevolizzare nessuno, so quanto sia difficile convincere certe persone ad accettare un posto in dormitorio, ma questo non può essere un alibi. Dobbiamo trovare soluzioni. Non è accettabile che ogni due mesi una persona muoia per strada. Ripeto, è una sconfitta per tutti, anche per la mia Chiesa».

Fonte: LA STAMPA

Uccide la moglie e si toglie la vita

OMICIDIO-SUICIDIO A LODI
La bambina svegliata dalle grida
L’uomo, un 45enne romeno, era disoccupato da un mese e forse ubriaco. Ha rinchiuso la donna nel bagno e l’ha finita a coltellate, poi ha rivolto l’arma contro se stesso

di Francesco Gastaldi

Florinel Nicolae Stefan e la moglie Denise Georgiana

L’ha raggiunta in bagno, dove l’ha massacrata a coltellate. Poi si è barricato all’interno e si è suicidato, pare tagliandosi la gola. Il tutto a pochi metri dalla figlia dodicenne, che dormiva nella camera con la mamma: la ragazzina è stata svegliata dalle grida di aiuto provenienti dalla stanza vicina. L’ennesima violenza di genere, con vittima una donna. La tragedia familiare, iniziata forse da una lite per gelosia, si è consumata alle luci dell’alba di venerdì, in via Vittorio Veneto, a Lodi. L’omicida, il 45enne Florinel Nicolae Stefan, viveva con la moglie Denise Georgiana, di dieci anni più giovane. Una famiglia romena che abitava da anni a Lodi e sembrava ben integrata nella città lombarda. Fino a venerdì, quando intorno alle 5 l’uomo, con tutta probabilità in preda ai fumi dell’alcol, ha raggiunto la moglie in bagno urlandole contro accuse legate alla gelosia.
Da chiarire se sia stata lui a raggiungerla, oppure il marito stesso l’abbia svegliata, magari con la scusa di doverle parlare. In mano aveva un coltello da cucina, con una lama affilata di 20 centimetri. Ha chiuso la porta dietro di sé, l’ha colpita più volte, a quanto pare, l’avrebbe infine sgozzata. Poi si è chiuso a chiave all’interno. Le urla della donna hanno svegliato la figlia dodicenne, che era andata a dormire con la madre nel letto matrimoniale, e tre ospiti della coppia che si trovavano nella stanza vicina. Tutti e quattro hanno cercato di forzare la porta serrata. Poi hanno chiamato la polizia. Gli agenti di pattuglia si sono precipitati nell’appartamento della palazzina, hanno fatto uscire tutti i presenti ed hanno sfondato la porta del bagno. La donna giaceva in un lago di sangue. Il marito era ormai morto anche lui, dopo aver rivolto lo stesso coltellaccio contro se stesso.
La coppia viveva da anni a Lodi. Operaio lui (ma senza lavoro da circa un mese), gelataia lei. La figlia frequenta sia il vicino oratorio di San Bernardo sia le scuole Pascoli, proprio di fronte alla palazzina dove si è consumato il delitto. Sul posto sono intervenuti il capo della squadra mobile della questura di Lodi Alessandro Battista, il procuratore capo Vincenzo Russo e il sostituto procuratore Alessia Rosanna Menegazzo, che sta coordinando le indagini.
6 febbraio 2015

Fonte: Corriere della Sera

Giugliano. Prostituta romena 30enne uccisa con un colpo alla testa. Il corpo abbandonato tra i rifiuti

Campania
06/02/2015

Giugliano. Un cadavere in una traversa anonima della Circumlago di Lago Patria. Si tratta di una donna di trent’anni proveniente dalla Romania: Ivanica Sanda. Questa l’identità della vittima che presentava una profonda ferita alla testa, colpo inferto con un corpo contundente. L’allarme è partito dopo una telefonata anonima al 113 verso le 17.30. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Giugliano, diretti dal capitano Francesco Piroddi, insieme ai militari dell’Arma della stazione di Varcaturo. La zona è abitualmente frequentata da prostitute, e anche Ivanica doveva essere in quel giro, come testimonia il suo abbigliamento (gonna cortissima e giubbino scuro). Era con il volto riverso nel fango, a pochi metri da un cumulo di rifiuti. E a poca distanza da Castelvolturno, dove qualche giorno fa è stato rinvenuto il cadavere di una trans, circa trent’anni, africana, senza documenti che ne consentissero l’identificazione. Nessun segno visibile di violenza, forse stroncata da un’overdose. Ma l’analogia tra i due episodi resta comunque inquietante. La giovane trovata senza vita ieri pomeriggio era in una zona appartata, dove bisognava andare di proposito. Chi l’ha uccisa sapeva come muoversi. Il fango e la pioggia per l’esondazione del lago hanno reso le indagini difficili. Ieri mattina, dopo l’acqua che aveva invaso la strada e causato dei crolli, i vigili urbani del Comune di Giugliano avevano interdetto il passaggio alle auto. Nessuno poteva percorrere la strada che costeggia lo specchio d’acqua. Ma qualcuno l’ha fatto. Si è appartato con la donna, l’ha uccisa e poi ha abbandonato il cadavere nel fango e tra i rifiuti. Un colpo alla testa: questa è l’unica certezza per gli inquirenti che hanno classificato il caso come omicidio. Il magistrato di turno della Procura del tribunale di Napoli Nord ha disposto il sequestro della salma per l’autopsia, esame che darà altre indicazioni agli inquirenti della Benemerita. I militari, nonostante il maltempo e il fango, hanno controllato palmo a palmo la zona. Si cercavano indizi utili alle indagini, elementi per far luce sul delitto. A meno di un chilometro la Circumlago si immette sulla Domitiana: un tratto di strada dove sono presenti ad ogni ora del giorno e della notte le prostitute. Ci sono donne provenienti dai paesi dell’Est e altre dall’Africa. Un mercato del sesso e della droga dove si può trovare di tutto e di più. «Questa strada è stata segnalata più volte come quella del degrado e la morte della donna evidenzia lo stato di abbandono totale – denuncia l’ambientalista Stefano Franciosi, responsabile Lipu – qui le prostitute vengono spesso e si intrattengono con i clienti. E nessuno controlla. Così capita che si arrivi a fatti criminali come questo, che si possa uccidere indisturbati». (Mariano Fellico – Il Mattino)

Fonte: Positano News

Sesto S. Giovanni, senzatetto romeno ucciso da rivale in amore

febbraio 05 2015

I Carabinieri della Compagnia di Sesto San Giovanni (Milano) hanno risolto il caso dell’omicidio di Dumitru Ioan Zoltan, un romeno di 43 anni, rinvenuto cadavere nella mattinata del 3 novembre scorso, nei pressi della vecchia fornace di via Milano, un edificio in stato d’abbandono, all’interno di un parco pubblico, a Sesto San Giovanni.

Il corpo della vittima era stato scoperto da un passante e i primi accertamenti avevano evidenziato che la morte era stata causata da strangolamento.

Le indagini hanno poi acclarato che l’uomo, senza fissa dimora, giunto nel milanese da poche settimane e solito condividere sistemazioni di fortuna con altri senzatetto dell’Est Europa, è stato ucciso al culmine di una violenta lite, scaturita da una rivalità sentimentale.

Fonte: Roma Daily News

lunedì 2 febbraio 2015

Concert „Enescu 60” la Carnavalul de la Veneția 2015 / ‏ Concerto „Enescu 60” al Carnevale di Venezia 2015

COMUNICAT DE PRESĂ
CONCERT „ENESCU 60” LA CARNAVALUL DE LA VENEȚIA 2015

Sâmbătă, 14 februarie 2014, ora 19:00, la Ateneo Veneto din Veneția (Campo San Fantin 1897), Institutului Român de Cultură și Cercetare Umanistică de la Veneția în parteneriat cu VELA – Gruppo AVM și Ateneo Veneto, organizează în cadrul ediției din acest an a Carnavalului de la Veneția concertul ENESCU 60 – Enescu: l’amore in sepia susținut de violonistul Vlad MAISTOROVICI și pianista Diana IONESCU. În program piese de: George ENESCU, Arcangelo CORELLI și Ernest CHAUSSON.

Vlad MAISTOROVICI, violonist - laureat al concursurilor internaţionale Tillett Trust şi Young Concert Artist Trust, Vlad a susţinut numeroase apariţii ca solist pe marile scene în Marea Britanie (Wigmore Hall, South Bank Centre), Franţa, Olanda, Belgia (Salle Flagey), Germania, Elveţia, Italia, Croaţia, România, Rusia, Israel, Statele Unite (Merkin Hall NY), Brazilia, precum și în compania unor ansambluri ca Orchestra de Cameră a Uniunii Europene, Orchestra de Cameră din Lusanne, South Bank Sinfonia din Londra, Orchestra de Cameră Radio Bucureşti. Împătimit al repertoriului cameral, a avut privilegiul de a colabora de la o vârstă fragedă cu muzicieni de renume cum ar fi Pierre Amoyal, Dora Schwartzberg, Jeremy Menuhin, Ivry Gitlis, Gordan Nikolich. Vlad îmbină cu succes cariera concertistică și cea de compozitor. În 2003 a fost distins cu Marele Premiu al Concursului Internațional George Enescu, ceea ce a confirmat talentul său manifestat încă din copilărie. Muzica sa a fost abordată și înregistrată de interpreţi și ansambluri renumite ca London Symphony Orchestra, London Philharmonic Orchestra, European Union Chamber Orchestra, Britten-Pears Orchestra. Născut în 1985 la Ploieşti, a urmat cursurile Liceului de artă Carmen Sylva. La vârsta de 16 ani, recomandat de pianista Lory Wallfisch, a obținut o bursă la vestita Yehudi Menuhin School unde a studiat cu Natalia Boyarskaya. Între 2002 și 2009 a studiat vioara cu Felix Andrievsky şi compoziţia cu Mark-Anthony Turnage și Jonathan Cole la Royal College of Music din Londra, iar în 2011 a obţinut diploma Master Soloist de la Haute Ecole de Musique Lausanne, la clasa lui Pierre Amoyal.

Diana IONESCU, pianistă – “Ambasadoare a culturii române peste hotare și premiată pentru contribuția sa la relațiile româno-britanice, pianista Diana Ionescu este considerată una dintre cele mai fermecătoare interprete ale generației sale.“
Îndrumată încă de la o vârstă fragedă de personalităţi precum Sanda Bobescu, Olga Szel şi Dan Grigore, iar mai târziu de Alexis Weissenberg, Marta Argerich, Lory Wallfisch şi Richard Goode, ea a fost încurajată în mod constant să-şi dezvolte abilităţile extraordinare de care a dat dovadă încă din copilărie. Numeroasele premii obţinute în competiţii internaţionale( Premiul I la Concursul ,,George Enescu” – Bucureşti 2001; Premiul ,,Alexis Weissenberg”, The Glass Seller's Trophy – Londra 2010), precum şi prestaţiile de marcă în cadrul marilor festivaluri (George Enescu 2001, Verbier Festival 2006, Progetto Martha Argerich 2008, St Prex Classics 2010-2011) au transformat-o într-un vector important al culturii române în străinătate. În timpul studiilor la Guildhall School of Music and Drama cu Joan Havill şi Ronan O'Hora, a avut numeroase concerte în Marea Britanie, pe scene prestigioase precum Wigmore Hall, Barbican Hall, Queen Elizabeth Hall, Purcell Room, LSO St Luke's, St Martin-in-the-Fields, CBSO Birmingham, Covent Garden. Colaborările ei cu muzicieni precum Belcea Quartet, Transylvan Quartet, violonistul şi compozitorul Vlad Maistorovici, soprana Teodora Gheorghiu, precum şi cu orchestre faimoase – Orchestra Naţională Radio, Orchestra Filarmonicii din Bucureşti, Guildhall School Orchestra – i-au asigurat concerte şi înregistrări de cea mai înaltă calitate. Pentru toate aceste realizări, i s-a decernat ,,Diploma Ambsadorilor” pentru contribuţia la parteneriatul cultural româno-britanic (22 octombrie 2011). În prezent, îşi finalizează teza de doctorat pe tema lucrărilor solo pentru pian ale lui Enescu, sub îndrumarea prof. Ronan O' Hora şi a prof. Alexander Lingas. Printre proiectele sale se numără înregistrarea integralei sonatelor pentru pian de Mozart pentru Radio România. Prezenţa Dianei Ionescu în Marea Britanie a fost sprijinită cu generozitate de Fundaţia Raţiu şi de The Leverhulme Trust

Evenimentul beneficiază de sprijinul financiar al Institutului Cultural Român și face parte din programul oficial al Carnavalului de la Venezia 2015 (http://www.carnevale.venezia.it/event/enescu-lamore-in-sepia/).

Organizatori: Institutul Cultural Român și Institutul Român de Cultură și Cercetare Umanistică de la Veneția
În parteneriat cu: VELA – Gruppo AMA, Primăria Veneției și Ateneo Veneto
Parteneri Media: VeneziaNews, Un ospite di Venezia și Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Venezia.

Responsabil proiect: MIHAI STAN
Tel. +39.041.5242309; mail. mihai.stan@icr.ro
INSTITUTUL ROMÂN DE CULTURĂ ȘI CERCETARE UMANISITCĂ DE LA VENEȚIA
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COMUNICATO STAMPA
CONCERTO „ENESCU 60” AL CARNEVALE DI VENEZIA 2015

Sabato, 14 febbraio 2015, ore 19:00, presso l’Ateneo Veneto di Venezia (Campo San Fantin 1897, 30124 Venezia) l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia in partenariato con VELA – Gruppo AMA e l’Ateneo Veneto organizzerà nell’ambito dell’edizione di quest’anno del Carnevale di Venezia il concerto ENESCU 60 – Enescu: l’amore in sepia sostenuto dal violinista Vlad MAISTOROVICI e dalla pianista Diana IONESCU. In programma brani musiche di George ENESCU, Arcangelo CORELLI și Ernest CHAUSSON.

Vlad MAISTROVICI, violinista – nato nel 1985 a Ploiesti, Romania, ha seguito i corsi del Liceo d’Arte “Carmen Sylva” e a 16 anni, su consiglio della pianista Lory Wallfisch, ha ottenuto una borsa di studio presso la prestigiosa Yehudi Menuhin School dove ha studiato con Natalia Boyarskaya. Tra il 2002 e il 2009 ha studiato violino con Felix Andrievsky e il corso di composizione con Mark-Anthony Turnage e Jonathan Cole alla Royal College of Music di Londra e nel 2011 ha ottenuto il diploma Master Soloist della Haute Ecole de Musique Lausanne nella classe di Pierre Amoyal. Laureato dei concorsi internazionali Tillett Trust e Young Concert Artist Trust, Vlad ha sostenuto numerosi concerti come solista sui grandi palcoscenici di Inghilterra (Wigmore Hall, South Bank Centre), Francia, Olanda, Belgio (Salle Flagey), Germania, Svizzera, Italia, Croazia, Romania, Russia, Israele, Stati Uniti (Merkin Hall NY), Brasile, insieme all’Orchestra da Camera dell’Unione Europea, l’Orchestra da Camera di Losanna, South Bank Sinfonia di Londra, l’Orchestra da Camera Radio di Bucarest. Ha collaborato con musicisti importanti come: Pierre Amoyal, Bruno Canino, Dora Schwartzberg, Jeremy Menuhin, Ivry Gitlis, Gordan Nikolich. Nel 2003 ha ricevuto il Grande Premio del Concorso Internazionale George Enescu di Bucarest. La sua musica è stata interpretata e registrata da orchestre importanti come London Symphony Orchestra, London Philharmonic Orchestra, European Union Chamber Orchestra, Britten-Pears Orchestra.

Diana IONESCU, pianista – “Ambasciatrice della cultura romena all’estero e premiata per il suo contributo alle relazioni romeno-britanniche, la pianista Diana Ionescu é considerata una delle più affascinanti interpreti della sua generazione.“
Sin da un’età molto tenera studio con personalità come Sanda Bobescu, Olga Szel e Dan Grigore e più tardi da Alexis Weissenberg, Marta Argerich, Lory Wallfisch e Richard Goode, è stata costantemente incoraggiata a sviluppare le abilità straordinarie che dimostrò sin dall’infanzia. I numerosi premi ottenuti nei concorsi internazionali (I° Premio al Concorso ,,George Enescu” – Bucarest 2001; Premio ,,Alexis Weissenberg”, The Glass Seller's Trophy – Londra 2010), come anche le straordinarie partecipazioni nell’ambito di grandi festival (George Enescu 2001, Verbier Festival 2006, Progetto Martha Argerich 2008, St Prex Classics 2010-2011) la resero un’ambasciatrice importante della cultura romena all’estero. Durante gli studi presso Guildhall School of Music and Drama con Joan Havill e Ronan O'Hora, ha sostenuto numerosi concerti in Gran Bretagna, su palcoscenici di prestigio come Wigmore Hall, Barbican Hall, Queen Elizabeth Hall, Purcell Room, LSO St Luke's, St Martin-in-the-Fields, CBSO Birmingham, Covent Garden. Le sue collaborazioni con musicisti come Belcea Quartet, Transylvan Quartet, il violinista e compositore Vlad Maistorovici, il soprano Teodora Gheorghiu, e con orchestre famose – Orchestra Nazionale Radio, Orchestra della Filarmonica di Bucarest, Guildhall School Orchestra – hanno garantito l’altissimo livello dei suoi concerti e delle sue registrazioni. Per tutti questi successi ha ricevuto il ,,Diploma degli Ambasciatori” per il suo contributo al partenariato culturale romeno-britannico (22 ottobre 2011). Attualmente sta ultimado la tesi di dottorato sull’argomento dei brani per pianoforte di Enescu, avendo come relatori il Prof. Ronan O' Hora e il Prof. Alexander Lingas. Tra i suoi progetti futturi si trova la registrazione di tutte le sonate per pianoforte di Mozart per Radio România. La presenza di Diana Ionescu in Gran Bretagna fu generosamente sostenuta dalla Fonadazione Raţiu e da The Leverhulme Trust.

L’evento gode del sostegno finanziario dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest e fa parte del programma ufficiale del Carnevale di Venezia 2015

Organizzatori: Istituto Culturale Romeno di Bucarest e Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia
In partenariato con: VELA – Gruppo AMA, Comune di Venezia e Ateneo Veneto
Media partner: Venezia News, Un ospite di Venezia, Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Venezia.

Responsabile progetto: MIHAI STAN
Tel. +39.041.5242309; mail. mihai.stan@icr.ro
ISTITUTO ROMENO DI CULTURA E RICERCA UMANISTICA DI VENEZIA

domenica 1 febbraio 2015

Mostra di scultura e pittura - "Specchi paralleli"‏


Vernisage: Giovedì, 5 febbraio 2015, ore 18.00
Accademia di Romania. Sala Exposizioni.

Mostra di scultura e pittura

SPECCHI

PARALLELI

(5-11 Febbraio)

Ingresso libero

“SPECCHI PARALLELI”/ “OGLINZI PARALELE”

CARMEN CHIRICA (1969, Iasi), scultore, si è laureata presso l’ Accademia di Belle Arti “George Enescu” di Iasi, Dipartimento di Scultura. Espone dal 2004 in Romania e in Italia, specializzandosi nell’arte del restauro in Romania e in Italia. Vive e lavora a Roma.

ALEXANDRA MATEI (1996, Vrancea), giovane pittrice, frequenta il Liceo "Emil Botta" di Adjud (Vrancea, Romania).

La mostra potrà essere visitata tutti i giorni dal 6 all’11 febbraio 2015 nella Sala Esposizioni dell’Accademia di Romania, Viale delle Belle Arti, 110, nell’intervallo orario 17.00-19.00.
Ingresso libero.

Grignasco, l’ex migrante romena rinnova l’albergo Aurora

Da badante a imprenditrice: “Non ci ho pensato un attimo, sapevo che il mio futuro sarebbe cambiato”

Le dodici stanze dell’albergo Aurora di Grignasco sono state rinnovate

29/01/2015
MARCELLO GIORDANI
GRIGNASCO

Da badante a titolare d’albergo: dodici anni fa Nika Cioata non se lo sognava neanche. Era partita dalla Romania piena di speranze, ma anche con un po’ di apprensione. Sapeva che in Italia sarebbe stata dura e l’attendevano anni di fatica: «Venivo da un paese della Romania ai confini con la ex Yugoslavia, poverissimo, senza niente, e dodici anni fa l’Italia era per noi come l’America. Un posto da sogno, da film, dove c’era il lavoro, dove avresti trovato opportunità a ogni angolo della strada, mentre in Romania non c’era il lavoro e si viveva in povertà. Non ci ho pensato un attimo, e mi sono detta che il mio futuro sarebbe stato diverso, italiano».

L’arrivo in Valsesia
Nika è arrivata in Valsesia, a Grignasco, e ha iniziato a fare un po’ di tutto: «Non ho mai avuto paura a lavorare, faccio anche i lavori più pesanti. Per anni - racconta - ho fatto la badante, curavo gli anziani e gli infermi, e ho trovato delle famiglie molto disponibili. Ho lavorato tanto, come collaboratrice domestica, lavavo i panni e pulivo gli alloggi, e questo mi ha permesso di raccogliere un po’ di risparmi, che in parte mandavo a casa, in Romania, ai miei, e in parte tenevo per realizzare un sogno».

Prima il bar
Nika è molto socievole, cercava un lavoro che le permettesse di stare a contatto col pubblico. A un certo punto, c’è la possibilità di rilevare un bar, l’Aurora, nello stabile dove un tempo c’era l’albergo, che è stato chiuso. «Ho iniziato a gestire il bar e quando ho visto l’albergo chiuso mi sono detta subito che bisognava rilanciarlo, che un posto così non poteva essere trascurato. Ho convinto i proprietari ed eccomi qua, con le dodici stanze rimesse completamente a nuovo e un albergo con tutti i comfort. Siamo all’inizio della Valsesia, vorremmo diventare il biglietto da visita di questa valle magnifica».

«In un posto bellissimo»
C’è chi ha detto a Nika che investire oggi quattrini in Italia non ha senso, ma lei ci ha creduto e ha tenuto duro: «Ho iniziato un’avventura, che secondo me è molto promettente. Ho incontrato troppa gente che si piange addosso, io sono positiva e non sto mai ferma; dove c’è il lavoro ci sono anch’io».
In dodici anni, dice la signora rumena, è cambiato il mondo, sia in Romania che in Italia: «La Romania ha subito una rivoluzione, ci sono stati moltissimi investimenti; in Italia in questi anni ho trovato tanti pessimisti, che hanno paura del futuro e non vogliono rischiare. Porto il mio esempio: dodici anni fa ero una migrante senza niente, se non la mia voglia di fare, impegnarmi e mettermi in gioco, e adesso sono qui a portare avanti un bar e un albergo. Ho trovato un paese, Grignasco, con tanta brava gente e un posto bellissimo; cosa dovrei desiderare di più dalla vita?».

Fonte: LA STAMPA

L’amministrazione consegna una targa di ringraziamento ai soldati romeni

Avezzano. Il fascino della storia dei popoli, uniti da insoliti destini, si è presentato questa mattina nel comune di Avezzano dove una delegazione dell’Ambasciata romena, guidata dal parroco della Chiesa Ortodossa Romena di Avezzano Daniel Mititelu e dal funzionario dell’ambasciata Laviniu Enii, è stata accolta dal presidente del Consiglio comunale Domenico Di Berardino ed ha rispolverato la memoria dei marsicani presenti, riportandola agli anni bui della prima guerra mondiale e del post sisma. Durante la commemorazione del Centenario si è ricordato più volte il tremendo sacrificio della popolazione marsicana che, nonostante fosse stata provata dal tremendo sisma del 1915, ha dovuto affidare i suoi uomini alla difesa della patria.

Durante la prima guerra mondiale la città di Avezzano, rimasta con pochissimi uomini disponibili, richiese l’istituzione di un campo di prigionia per i soldati dell’esercito Austro Ungarico. In un primo tempo il campo fu utilizzato per ‘ospitare’ i prigionieri, i più numerosi erano i soldati della Transilvania, che combattevano nell’esercito austro ungarico. Questi soldati si distinsero nei lavori dei campi, ma soprattutto nella ricostruzione della città dopo il terremoto. In seguito i romeni di Transilvania passarono targa romeni con l’esercito italiano costituendo la ‘Legione romeni d’Italia’.
Furono oltre 5.000 i romeni deportati nel campo di Avezzano che seppero conquistarsi la stima e la riconoscenza dei marsicani, tanto da guadagnare una targa di ringraziamento affissa sulla stazione ferroviaria, ma quando la stazione fu ristrutturata, tra gli anni ’60 e ’70, la targa andò dispersa.

L’amministrazione Di Pangrazio ha accolto con favore la richiesta di don Daniel di ricostruire questo importante tassello della storia di Avezzano e del popolo romeno, impegnadosi nella ricerca di quella targa e di fonti che ne confermino l’esistenza e il contenuto, e di organizzare una manifestazione con l’ambasciatrice romena Dana Constantinescu.
31 gennaio 2015

Fonte: MarsicaLive.it

L’Italia, la Romania e le guerre balcaniche

La nostra storia
29 GENNAIO 2015 | di Dino Messina
di ALBERTO BASCIANI

Nel nostro Paese per gli storici professionisti e gli appassionati non è facilissimo disporre di strumenti mirati di lavoro, ovvero di libri che su questioni apparentemente secondarie vadano oltre i problemi generali e si focalizzino, invece, su questioni più specifiche, quelle insomma che stanno dietro i grandi accadimenti e che in definitiva offrono spesso le chiavi di lettura più approfondite per comprendere gli sbocchi finali di certi avvenimenti. La pubblicazione per i tipi della Società Editrice Dante Alighieri del volume collettaneo “Fra neutralità e conflitto. L’Italia, la Romania e le Guerre balcaniche”, curato da uno storico italiano, Antonio D’Alessandri e un altro romeno Rudolf M. Dinu,spezza questo incantesimo e ci offre una prospettiva nuova e interessante di un avvenimento destinato a incidere non poco sugli sviluppi anche della più generale storia d’Europa nel XX secolo, mi riferisco alle Guerre balcaniche del 1912-1913.

Il libro ci offre esattamente quello che annuncia nel titolo una disamina sotto diverse angolazioni di un momento fondamentale della vita internazionale dell’Italia e della Romania. Vale la pena aggiungere che se nei saggi di D’Alessandri, Fabrice Jesné e Dinu vengono trattati questioni e problemi della politica estera dell’Italia liberale piuttosto stringenti (il ruolo della Monarchia, la conquista della Libia inserita nel più generale disegno della politica internazionale, il controverso rapporto con gli alleati della Triplice soprattutto nell’ottica delle relazioni con “l’alleato segreto” orientale, l’espansione in Adriatico ecc.) il protagonista però del volume è senz’altro la Romania. Questa caratteristica, ben lungi dal rappresentare un difetto, è piuttosto un pregio ulteriore dell’opera. Le guerre balcaniche, infatti, furono per i romeni il culmine di oltre venti anni di politica balcanica, che era stata, sia per i governi conservatori che per quelli liberali alternatisi al potere in quei decenni, se non la chiave di volta assoluta della loro proiezione internazionale certamente uno degli strumenti privilegiati per cercare di ottenere i necessari spazi di manovra nei confronti dei due giganti con cui i dirigenti di Bucarest erano costantemente tenuti a fare i conti e cioè l’Impero russo a oriente e quello austro-ungarico a Occidente.
Ebbene, nelle pagine del libro ritroviamo tutti questi elementi. Il saggio di Adrian Ceobanusi inserisce perfettamente in questo discorso. Ripercorrendo la missione diplomatica del ministro russo Shebeko a Bucarest, l’autore dimostra come gli sviluppi della guerra rappresentarono per i dirigenti romeni un’occasione irripetibile per inserirsi attivamente – all’inizio solo diplomaticamente – nel gioco balcanico, trovando una facile sponda nella Russia che,dopo la sconfitta rimediata contro il Giappone nel 1905,aveva fatto del Sud-est dell’Europa uno degli ambiti privilegiati della propria azione diplomatica e teneva sotto stretta osservazione Bucarest. Nella capitale romena, del resto,a causa delle correnti irredentisti sempre più forti e con il radicalizzarsi della questione transilvana, i legami di alleanza con l’Austria-Ungheria risultavano sempre più stretti. Francamente è difficile dire se sia stato un progetto meditato, ma non c’è dubbio che nella parte finale del 1912 Bucarest (già allora piccola Parigi d’Oriente) era diventata un crocevia fondamentale per comprendere cosa realmente bollisse in pentola nella regione, tanto che a un certo punto si ritrovano in missione quasi contemporaneamente il capo di Stato Maggiore dell’esercito austroungarico, Conrand von Hötzendorf e il suo omologo russo, il granduca Nicolaj. Insomma,alle Grandi potenze, soprattutto quelle più attente alle questioni danubiane e balcaniche,e che nella partita che si stava giocando nella regione avevano qualcosa da vincere o perdere, era chiaro che la Romania non era una semplice osservatrice. Lo sviluppo degli avvenimenti permetteva ai romeni di chiedere compensi territoriali a scapito della Bulgaria e per i russi il fatto che almeno in questo problema fossero diventati l’interlocutore privilegiato di Bucarest era un risultato più che apprezzabile: la situazione nel Sud-est dell’Europa era cambiata e gli equilibri non sarebbero più stati gli stessi.

Il saggio davvero interessante di Constantin Iordan ci conferma questa ipotesi. Romania e Grecia, che negli anni precedenti erano arrivate ai ferri corti, tanto da interrompere bruscamente le relazioni diplomatiche, con il nuovo conflitto conobbero una nuova e più positiva fase, dovuta principalmente alla volontà del premier liberale greco,Eleftherios Venizelos, e dell’esponente conservatore romeno,Take Ionescu, di aprire, ovviamente per convenienza reciproca, una nuova fase nei rapporti bilaterali. Lo sviluppo degli avvenimenti sembrava indicare alle due diplomazie che la questione degli “a-romeni” di Macedonia (una popolazione di origine romena da secoli stabilitasi nel cuore dei Balcani), che in precedenza aveva provocato la crisi, ora poteva essere l’occasione per innescare una nuova e positiva fase nellerelazioni tra Bucarest e Atene. Ma perché questa improvvisa condiscendenza? Perché questioni che sino ad allora erano parse spinose e avevano alimentato polemiche velenose ora parevano relativamente facili da comporsi con reciproca soddisfazione? Iordan alla fine del suo lavoro pone molta enfasi nell’amicizia e, dunque, anche nella reciproca fiducia che legava Venizelos con Take Ionescu. Sicuramente questo fu un elemento importante. Tuttavia credo che il rispetto, l’amicizia e la comunanza di pensiero che legavano i due statisti poterono diradare le incomprensioni del passato,perché gli avvenimenti nel frattempo avevano mostrato all’orizzonte l’apparizione di un ricco agnello sacrificale da immolare sull’altare dell’amicizia romeno-ellenica. Mi riferisco alla baldanzosa Bulgaria dell’ottuso zar Ferdinando e dei suoi capi militari. Costoro infatti non avevano capito, o quantomeno non fino in fondo, la strada senza uscita in cui stavano infilando il Paese.
In realtà nel leggere il bel lavoro di Daniel Cain pare di intendere che tanto lo zar che i suoi più stretti collaboratori in quel vicolo senza uscita ci si andarono a infilare con l’appoggio se non di tutta almeno di una parte importante dell’opinione pubblica bulgara. Tanti anni fa uno dei maestri indiscussi della storia contemporanea dei Balcani, Richard Crampton, a proposito della questione macedone scrisse che questo problema era diventato talmente presente nella vita, anche quotidiana, della Bulgaria da diventare non solo per i dirigenti politici più importanti ma anche per una buona fetta dell’opinione pubblica di quel Paese una vera e propria ossessione. Un peccato se pensiamo alla promettente crescita economica fatta registrare dalla Bulgaria ai primi del Novecento quando centinaia di chilometri di nuove linee accrescevano ogni anno la rete ferroviaria, Sofia si modernizzava a ritmi impetuosi e lo stato bulgaro ogni anno accademico investiva fior di denari nell’educazione nelle migliori università straniere di molte decine di giovani liceali.
Gli estratti del diario del ministro Abrašev citati da Cain ci confermano i sentimenti di rabbia che animavano molti bulgari all’indirizzo dei romeni e dei poco generosi alleati balcanici. Viene da chiedersi se i bulgari una qualche ragione non l’avessero. Lo sforzo militare dispiegato sino ad allora era stato importante se non decisivo per la sconfitta ottomana e già gli alleati mostravano verso Sofia atteggiamenti non del tutto concilianti; ed ecco che in un momento così delicato la Romania fece di nuovo capolino con la richiesta di una rettifica di confine sul Danubio in Dobrugia del Sud. Ora lasciando da parte la pretestuosità della pretesa romena perché mai la Bulgaria avrebbe dovuto cedere?Credo che l’inconsistenza delle richieste romene spieganola testardaggine bulgara; tuttavia ben presto la questione era quasi diventata secondaria perché in un baleno la pretesa romena aveva perso il suo carattere di contenzioso bilaterale e si era trasformata in una questione internazionale. Silistra e il suo circondario erano diventati una preoccupazione delle diplomazie delle Grandi potenze e l’occasione per l’intervento per i russi che di colpo non solo acquistavano nuovo smalto nel Sud-est dell’Europa ma guadagnava punti importanti in una capitale sempre più cruciale quale era Bucarest. Non parliamo poi dei cosiddetti alleati di Sofia che nella questione videro giustamente,dal loro punto di vista,uno strumento fondamentale per indebolire le posizioni bulgare. Lo capì evidentemente anche una persona accorta come Ivan Gešov, pronto a sacrificare Silistra per evitare guai maggiori, eppure anch’egli consapevole, al pari di un altro politico bulgaro, molto meno duttile, come StojanDanev, che l’eventuale cessione di Silistra sarebbe stata solo una pezza momentanea e che le ambizioni romene si spingevano ben oltre la polverosa città danubiana. Il risultato fu che le forze più intransigenti e nazionaliste ebbero la meglio con i risultati che ben conosciamo. Tuttavia resta aperta una domanda, pur comprendendo i motivi di ordine internazionale che spinsero il governo romeno presieduto dal conservatore Maiorescu a chiedere la cessione di Silistrae poi a lasciar intendere di voler ottenere ancora altro, era davvero possibile per i bulgari fidarsi dei romeni e, soprattutto, continuare a cedere nei loro confronti e a conservare la necessaria freddezza con gli altri protagonisti della vicenda? Offrire una risposta non è facile, di sicuro lo scoppio della Seconda guerra balcanica rappresentò l’esito finale di anni di tensioni etniche e diplomatiche in cui tutti i protagonisti avevano preferito imboccare la strada solo in apparenza più facile, quella cioè del continuo gioco al rialzo.
Il risiko sperimentato nelle ovattate e fumose atmosfere delle cancellerie e nei salotti delle legazioni era sfuggito di mano alle varie volpi balcaniche e le pretese con cui avevano alimentato i sogni e le aspirazioni delle rispettive borghesie cittadine, degli intellettuali, di giornali sempre più violenti, di pope infervorati ecc. si erano alla fine saldati con i sogni di gloria e di potere delle élite militari, diventate a Sofia come a Belgrado, ad Atene come a Bucarest un elemento sempre più fondamentale e capace di influenzare in maniera decisiva l’andamento della discussione politica. Il gioco, insomma, era entrato in una fase diversa. La pace di Bucarest (agosto 1913) seguita alla breve guerra che aveva messo in ginocchio la Bulgariafu soltanto una tregua e del resto non c’erano i presupposti perché potesse essere qualcosa di più solido. Poco meno di un anno dopo dalla firma della pace tutti i protagonisti di queste convulse vicende si trovarono di nuovo coinvolti in una nuova questione di portata ben più ampia, quale fu la Prima guerra mondiale. Nonostante il coinvolgimento nel conflitto dei vari Paesi arrivò con tempi e modi diversi i protagonisti,dai bulgari Radoslavov e Ferdinando, al leader romeno Brătianu, fino al greco Venizelos, sapevano tutti esattamente come e da quale parte intervenire e in questo senso davvero, almeno politicamente parlando, la Grande guerra nei Balcani fu qualcosa di diverso dal resto del continente.
Insomma, i saggi contenuti nel volume offrono agli studiosi davvero una notevole gamma di spunti, riflessioni, notizie e informazioni. Per gli specialisti di storia dell’Europa centro-orientale il volume rappresenta uno strumento indispensabile utile non solo per attingervi notizie ma anche e soprattutto per confrontarsi con una pagina fondamentale della storia del Sud-est dell’Europa e tout-court, direi, di tutto il nostro continente.

Alberto Basciani

Fonte: Corriere della Sera