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venerdì 26 agosto 2016

Andreea, giovane romena con la passione per le lingue


la Citta di Salerno
CRONACA
I NUOVI ITALIANI

di Alberto Gentile
23 agosto 2016
«Parlo bene anche l’inglese, mi piace viaggiare e conoscere altre culture»

SALERNO. La presenza di alunni stranieri nelle nostre scuole (secondo i dati del Ministero dell’Università e dell’istruzione relativi all’anno scolastico 2014/15, gli studenti con cittadinanza non italiana sono 814.187, pari al 9,2% della popolazione studentesca), rappresenta un significativo indicatore di stabilità del fenomeno migratorio nella penisola. I banchi di scuola, occupati in misura sempre maggiore da bambini e ragazzi originari di un altro Paese, sono diventati lo specchio, multietnico e multiculturale, dell’Italia che verrà. Per molti alunni la scuola è il primo luogo in cui avviene l’incontro con il mondo e con la cultura del paese che li ha accolti; di conseguenza, è nel contesto scolastico che essi iniziano a percepire le differenze della propria famiglia. Una sensazione che Andreea Pascuta, ventenne studentessa di origini romene residente ad Eboli, conosce bene. «Da bambina cercavo di somigliare ai miei coetanei, imitandone comportamenti ed abitudini, persino quelle alimentari. I primi tempi, tuttavia, sono stati traumatici: non conoscevo la lingua, non riuscivo a comunicare e per questo all’asilo ero presa di mira dagli altri bambini. Ricordo che tornavo a casa piangendo tutti i giorni».

Le origini. Nata a Timisoara, città capoluogo del distretto di Timis famosa per essere stata la prima a ribellarsi alla dittatura di Ceausescu, Andreea è arrivata in Italia nel 2002, all’età di sei anni. «Mio padre Florin era un poliziotto; dopo la cruenta rivoluzione del 1989 decise però di abbandonare le forze armate. La Romania post-comunista era un paese poverissimo con stipendi molto bassi, che oscillavano tra i 250 e i 300 euro mensili – ricorda Andreea - Mia madre Valerica lavorava in una fabbrica dove si producevano motori per automobili; il suo stipendio era costituito da buoni pasto! La nostra fortuna fu conoscere un signore di Campagna che aveva aperto una pizzeria a Timisoara, il quale propose a mio padre di trasferirsi a Eboli per lavorare come elettricista. Dopo qualche mese di ambientamento io e mia mamma lo raggiungemmo per stabilirci definitivamente».

La dittatura. Con l’avvento del regime comunista la Romania, oltre a sprofondare nella miseria, si chiuse in se stessa, anche culturalmente. Era molto diffusa una mentalità patriarcale con una visione fortemente sbilanciata dei rapporti tra uomo e donna; quest’ultima prendeva il cognome del marito, ed era difficile per le ragazze che intendevano studiare accedere ai livelli di istruzione superiori. «Mia madre sarebbe voluta diventare professoressa di francese, ha sempre studiato in maniera autodidatta, contro il volere del padre, pur non avendo mai avuto né i mezzi né le possibilità per poterlo fare. Mio nonno paterno non mi ha addirittura mai voluto accettare – aggiunge con un velo di amarezza – essendo io l’unica figlia del suo primogenito. I miei genitori hanno invece sempre riconosciuto il valore dell’istruzione, lasciandomi libera di compiere le mie scelte. Mio padre, in particolare, pur essendo stato segnato dalla durezza della dittatura, ha avuto nei miei confronti un atteggiamento liberale».

Il percorso scolastico. Dopo le scuole medie Andreea decise quindi di iscriversi al liceo classico per ampliare il proprio bagaglio culturale ed approfondire la conoscenza della lingua italiana, sperimentando nel contempo un efficace metodo di studio; una scelta in controtendenza rispetto alla stragrande maggioranza dei figli di immigrati, che si orientano prevalentemente verso istituti tecnici e professionali. Quest’estate ha sostenuto l’esame di maturità («mi sono diplomata con 75/100, ma soltanto perché ho avuto un debito negli anni precedenti»); per il futuro la scelta è ricaduta sulla facoltà di Lingue e letterature straniere. «Un percorso quasi obbligato: sono bilingue, visto che a casa parliamo rumeno, mi piace viaggiare, mi affascina conoscere altre culture. Oltre l’inglese, che parlo correttamente, sono rimasta colpita dall’olandese. Sì, mi sento decisamente una cittadina del mondo». Una mentalità propria della generazione Erasmus, che però mal si concilia con la ridondante normativa italiana: Andreea infatti non ha ancora ricevuto la cittadinanza italiana, pur avendone maturato i requisiti. «L’iter da percorrere per ottenere la cittadinanza è lungo e costoso».

I pregiudizi. Nonostante la comunità romena sia molto diffusa ed integrata nel territorio salernitano, (basti pensare, ad esempio, alla presenza del consigliere rumeno Samson Niculai nel consiglio comunale di Pertosa), rappresentando inoltre la prima comunità straniera per numero di residenti, persistono pregiudizi e stereotipi nei loro confronti, soprattutto in riferimento agli episodi di criminalità. «Tante volte ho sentito battutine discriminatorie che ironeggiavano sulla mia nazionalità, ma non mi sono mai lasciata influenzare dalle brutte notizie che a volte si leggono sui giornali. Sono le persone come mio padre e mia madre, con il loro lavoro, la loro forza e il loro orgoglio, a rappresentare degnamente la Romania. Soltanto una volta, in quinta elementare, ho perso la testa, reagendo con violenza contro un mio compagno di classe che mi importunava di continuo».

L’impegno civico. La famiglia Pascuta è molto attiva nel sociale: papà Florin è socio fondatore dell’associazione “Amici Sud Italia”, che offre sostegno ed orientamento agli stranieri da poco tempo stabilitisi nel Belpaese; Andreea è stata invece eletta di recente al Consiglio del Forum dei Giovani di Eboli, concentrando il suo impegno civico sulle tematiche relative ad immigrazione e integrazione. Attraverso l’associazione sono entrati poi in contatto con la Consulta della Festa dei Popoli che organizza l’omonimo evento, al quale la comunità romena partecipa in gran numero sin dalla seconda edizione. «Per la nostra collettività è un momento di importante di aggregazione e riscoperta di cultura, usanze e tradizioni, oltre ad offrire l’opportunità di arricchirsi entrando in contatto con le altre realtà straniere qui presenti – dice Andreea, la quale ha organizzato lo scorso giugno a Eboli una mostra fotografica itinerante che ha anticipato l’ottava edizione della manifestazione – La Festa dei Popoli di quest’anno, avente come tema l’abito, era da noi particolarmente sentita visto che i vestiti sono l’elemento più importante della Romania dal punto di vista socio-antropologico. Per l’occasione abbiamo sfilato con il “port u popular”, abito proveniente dalle regioni della Transilvania e dell’Oltenia; i modelli che abbiamo presentanto sono ricamati a mano e risalgono alla seconda metà del secolo scorso».

Fonte: La Città di Salerno

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