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martedì 22 novembre 2016

Le molte badanti romene in Italia tra commedie e libri

22 novembre 2016
Italia

(Giuseppe PACE). Sono quasi tre milioni gli anziani non autosufficienti nel nostro Paese, per l’esattezza 2,7 milioni. Lo sostiene il Rapporto Oasi 2016, l’Osservatorio sulle aziende e sul Sistema sanitario del nostro Paese, presentato dai ricercatori del Cergas Bocconi (Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale). Molti anziani sono riconoscenti verso le utili badanti romene. Secondo il Rapporto Oasi l’assistenza e la cura degli anziani non autosufficienti sono la vera sfida del futuro del nostro sistema sanitario, tra ricorso all’ospedale o alle badanti. Di questi 2,7 milioni di anziani non autosufficienti solo 200mila quelli presi in carico all’interno di strutture a loro dedicate. Altri 600mila ricevono un’assistenza non proporzionale ai propri bisogni presso il domicilio, mentre i restanti, circa 1,1 milioni, ricadono nel Sistema sanitario nazionale cercando assistenza e cure. Francesco Longo, responsabile del Rapporto Oasi 2016, afferma che “c’è una netta e tendenzialmente crescente divaricazione tra servizi sanitari regionali del Centro-Nord e del Sud in termini di offerta sanitaria pubblica, spesa sanitaria privata e, soprattutto, servizi socio-sanitari sia residenziali che informali”. Sono 2,7 milioni gli anziani non autosufficienti. La sanità è un volano di sviluppo economico. I dati Istat del 2014 indicano che l’assistenza sanitaria e sociale, con 149 miliardi, rappresenta un settore importante della nostra economia. Ma la spesa sanitaria sul totale della spesa per protezione sociale è in costante contrazione dal 2008 (quando pesava il 26,2%) a oggi (23,5%) e il livello di spesa totale pro-capite per la sanità in Italia (3.239 dollari nel 2014) è più basso di quelli di Regno Unito (3.377), Francia (4.508), Germania (5.182) e Stati Uniti (9.403). Nel Rapporto Oasi 2016 si osserva che è difficile un equilibrio quando la spesa sanitaria non è aumentata, mentre nel resto d’Europa cresceva a un ritmo medio vicino al 4%. Si evidenziano anche gli squilibri territoriali, non più in termini di deficit, visto che il risanamento è ormai abbastanza diffuso, ma in termini di copertura dei bisogni. La presa in carico dei non autosufficienti è più difficile in alcune regioni del Mezzogiorno e la speranza di vita varia a seconda dell’area di residenza e del titolo di studio conseguito. Quando insegnavo in Romania non poche donne mi chiedevano di trovare per loro un posto di badante in Italia. Esistono sia commedie come quella del giardiniere, in pensione, Grazian Gastone di Cadoneghe (PD) che saggi sul fenomeno badanti romene nel nostro Paese. Fare la badante “è uno dei lavori più logoranti sul mercato, con un ricambio elevatissimo perché le donne non ce la fanno” – questa la definizione dell’Acli-Colf, in cui si concentrano anni di vita di quasi un milione di donne romene emigrate in Italia per dare un futuro migliore ai propri figli, lavorando spesso con orari massacranti e in nero, senza tutele e tra mille pregiudizi. Il saggio“Badanti romene ambasciatrici d’amore”, scritto dall’avvocato italiano Giancarlo Germani e dalla giurista romena Alexandra Cristina Grigorescu, edito da Viola Editrice, vuole spiegare, raccontare e far conoscere una realtà marginale. La presentazione del libro è avvenuta Roma, dove vivono migliaia di romeni e tra questi molte badanti, e di giovedì pomeriggio, giornata che viene dedicata, di solito, alla libera uscita delle collaboratrici durante la settimana. Grigorescu, nata a Bucarest, laureata in Giurisprudenza in Romania e dal 2010 in Italia dove oltre al mestiere di avvocato è anche vicepresidente dell’Associazione Italia-Romania per l’integrazione e lo sviluppo, racconta: Vogliamo spiegare agli italiani una realtà che resta spesso sottotraccia in Italia abbiamo voluto spiegare come lavorano queste donne che sono arrivate dalla Romania con zero euro in tasca, ma che hanno portato un grandissimo contributo in Italia, l’amore. In questo rapporto tra Romania e Italia grazie a loro c’è più amore. Le badanti romene spesso sono malviste ma hanno portato e portano, secondo il libro di Grigorescu e Germani, un grande contributo al nuovo welfare, con grande vantaggio della società italiana e delle famiglie italiane. L’avvocato Germani si domanda: Quanto vale avere una persona straniera, brava, seria e affettuosa vicino ai propri cari, a prezzi spesso modici considerando che in Italia siamo sempre più anziani e andando avanti non avremo pensioni e welfare? E’ ora che pensiamo a instaurare rapporti più umani e approfonditi per migliorare le vite delle badanti e delle persone a cui esse badano. Il sottotitolo del libro:“Vita, speranze, sacrifici, luoghi comuni, pregiudizi e leggende metropolitane sulle principali protagoniste del welfare familiare in Italia” Alla fine di ogni capitolo è stato abbinato un articolo o più articoli di cronaca relativo a “fatti, misfatti e storie di vita registrati dai media italiani sulle badanti romene”. Germani ha spiegato che uno dei temi che trovano maggiore spazio nel testo è la mancanza di tutela sindacale che si verifica per lo più nei primi anni di ondata migratoria. Sono quasi tre milioni gli anziani non autosufficienti nel nostro Paese, per l’esattezza 2,7 milioni. Tra le badanti degli anziani le romene costituiscono la stragrande maggioranza. Molte vengono rimpiante dai familiari che le hanno viste accudire con dedizione i loro cari fino alla fine della vita. In ospedale si assiste spesso alla badante romena che piange per l’anziano morto senza più familiari. Ricordo nomi di badanti in Italia, ma conosciute in Romania. Carmen che era stata a Morcone (BN), Doina a Latina, Oana in Molise, Silvia a Padova, ecc.. Certo vi sono anche casi di badanti che rubano e che non lasciano un buon ricordo in casa dove sono state in servizio. Un mio colto collega romeno, divenuto prete ortodosso poi, mi spiegava che in Romania non vi è stata applicata la Dottrina Sociale della Chiesa, come in Italia, e pertanto non vi sono là molte associazioni di volontariato. Ciò per dire che il regime comunista di N. Ceausescu utilizzò le gerarchie religiose per rafforzare il proprio personale potere senza preoccuparsi della spiritualità attiva ed operante in società. La religione senza opere resta solo per pochi cultori.

Fonte: Caserta24Ore

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