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giovedì 17 novembre 2016

Mille evangelici insieme per la Festa dell’Amore

di Andrea De Polo
31 ottobre 2016
Conegliano. Alla Zoppas Arena il raduno dei fedeli romeni residenti in Italia Il parroco: «Per noi esiste un’unica famiglia, quella tra uomo e donna»

CONEGLIANO. Spira il vento dell’Est alla Zoppas Arena: sabato e domenica, il palasport di Campolongo si è trasformato in un’affollata chiesa evangelica romena per un migliaio di fedeli. Musica (balcanica), canti religiosi, bambini vestiti di bianco e ragionamenti teologici: sulla carta, era il convegno delle Chiese Evangeliche Pentecostali Romene del Nord Italia, nella pratica una grande festa di centinaia di famiglie che vivono in Italia. E che alla Zoppas Arena si sono incontrate, hanno pranzato e pregato insieme, in quello che per gli evangelici è uno degli appuntamenti più importanti dell’anno (trasmesso in diretta anche dalla tivù romena). “Porunca Iubirii” il titolo del convegno, letteralmente “Il comandamento dell’amore”. Ai ministri della fede evangelica, però, una domanda è d’obbligo: che differenza c’è tra la loro confessione e quella cattolica? I fedeli di entrambe sono cristiani, ma su alcuni temi la distanza è profonda: «Noi crediamo soltanto nella Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo», spiega Ioan “Giovanni” Asandoaie, uno degli anziani della chiesa «Non preghiamo i santi e la Madonna come i cattolici. I nostri “preti” si sposano». Lui, che è l’equivalente di un parroco, ha quattro figli. Continua: «Il tema di questo convegno è l’amore, quello di Cristo per le persone e quello delle persone nella famiglia». Ecco, anche sul concetto di “famiglia” c’è qualche differenza: «Per noi c’è solo quella tradizionale tra uomo e donna». Gli evangelici romeni nella Marca sono circa 3 mila, si concentrano nelle chiese di Mansuè, Oderzo, Treviso e Castelfranco. Ieri sono arrivati a Conegliano da tutto il Nord Italia, e la preghiera del mattino, dettata dal “pastore” Luigi Mitoi, uno dei “big” della chiesa evangelica locale assieme a Marius Livanu, si è aperta – alle 10 in punto – con un pensiero per le vittime del terremoto del Centro. Poi è stata soprattutto una festa. Convegno, sì, ma niente a che vedere con i convegni tradizionali. La domenica mattina assomigliava di più a un concerto. Cantavano tutti a squarciagola. «Qui tutti devono fare qualcosa», spiega Asandoaie, «i bambini suonano gli strumenti, i fedeli cantano o portano il rinfresco, abbiamo qui le corali delle chiese di Padova e Udine, mentre i ragazzi sono quelli della chiesa di Mansuè, la più numerosa della Marca con circa 500 fedeli».

Fonte: La Tribuna di Treviso

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